ASSISI-9/9/1999-Cenacolo Francescano- Meeting del Mandir della Pace L’Unita’ nella diversita’-Atti convegno

1-Relazione di Don Mario Mazzoleni-Teologo vaticanense e il pensiero di Sai Baba
2-Relazione di Abdel Qader Atif Imam Centro Islamico di Perugia
3-intervento del Presidente International Society for Krishna
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1-Chi adorano i musulmani come Allah? Chi adorano i cristiani come Geova o il Padre Celeste? Chi adorano i Vishnuiti come Vishnù? Chi adorano i Shivaisti come Sambhu? Chi esaudisce le loro preghiere? Chi dà loro salute, prosperità e gioia? E’ Dio, l’unico e solo Dio per tutti. L India da tempo immemore ha insegnato al mondo il messaggio dello spirito ed ha indicato i mezzi per ottenere ed assicurare gioia ed equanimità. Essa è stata per molti secoli la maestra spirituale del mondo. La preghiera che l India ha insegnato al suo popolo è: «Possano i popoli di tutta la terra essere felici». Questa è l essenza del pensiero indiano da tempi antichissimi. Questo ideale fu diffuso ed alimentato dai governanti di questo Paese, dai veggenti, dai saggi e dagli Yoghi che guidarono il Paese e dalle caste madri indiane che allevarono le generazioni in una atmosfera di valori spirituali. Ma quando il Paese fu coinvolto nelle vicissitudini della storia e il popolo fu soggetto alle pressioni di altri popoli, l ideale soffrì un regresso e le astrazioni della fede presero forma concreta cristallizzandosi in nomi e forma. Ciascuna di queste concretizzazioni si trasformò in sette che svilupparono teorie proprie. La religione Vedica divenne la generatrice di innumerevoli sette o credi come Ganajathia (centrata sul concetto di Ganapathi), Saaktheia (centrata sul concetto dell’energia cosmica come espressione del Divino), Soura (centrata sul sole come la sorgente, il sostegno e il fine del compimento spirituale) e Ceerasaiva (centrata su Shiva come il motivatore interiore di tutti gli esseri, ecc. Ciascuna di queste sette e molte altre che seguirono, elaborarono i loro rituali, i modi di culto e le priorità nei loro raggiungimenti spirituali e svilupparono il loro proprio corpo di dottrine sull individuo, sul mondo oggettivo e su Dio. Lo scopo di questi codici fu, in ogni caso, quello di purificare la mente e di insistere sulla pratica di alte virtù morali. Ma ciò fu presto ignorato e la sua importanza venne intaccata da superficiali conformismi. Il desiderio di ingrandimento personale porta le fedi, le sette e le religioni a diventare rigide e scarne. Oggi esiste un grande bisogno di riscoprire la sorgente di tutte le fedi che rende fertili i riti e le cerimonie, mentre un analisi pacata rivelerà che questa sorgente non è altro che la corrente sotterranea dell entusiasmo morale e dell avventura spirituale. La parola usata per indicare la religione è Matha e la parola per indicare la mente è Mathi. Dalla combinazione di queste due parole si deduce che è compito principale della religione rendere la mente ferma e forte. Lo scopo, l obbiettivo, la chiave, l essenza di tutti i credi, fedi e religioni sono la sublimazione della mente affinché essa possa garantire all uomo la liberazione e conferire felicità alla società della quale egli è una unità. Principi furono raccolti e pratiche furono adottate intorno a questo primordiale bisogno e i risultati furono i credi. Le religioni cercarono di imprimere santi ideali nel cuore dell uomo, ma i suoi desideri egoistici per il potere e il successo derivante dalla competizione non gli hanno permesso di sbocciare e crescere e lo hanno portato nella maggior parte dei casi ad usarle come strumento di tortura e persecuzione. Invece di unire l’umanità in un comune sforzo esse sono diventate un sistema di mura cintate, vigilate dall odio e dal fanatismo. Così ciascuna religione è divenuta un campo armato che affonda nell ambizione, nell ego e che cerca di allargare la sua influenza e prevenire le defezioni. E’ per questa ragione che la religione viene condannata come la radice dei conflitti e del caos e che l animosità è oggi presente in ogni parte del mondo. Ciò che invece si deve proclamare a gran voce è che la religione non è la causa di questo andamento. Le lotte fazionistiche e l odio fanatico sono dovuti essenzialmente ad un ego indisciplinato al quale è stata data la libertà di esprimersi. La religione invece si sforza di distruggere queste cattive tendenze e quindi deve venire sostenuta e non condannata. Ciò che è da condannare è la ristretta e pervertita attitudine ad odiare coloro che non la pensano come te e che hanno differenti opinioni sulla Forza misteriosa che anima l universo. I conflitti e le guerre di religione sono generati dall ignoranza e dalla avidità. Quando la gente non comprende che la famiglia umana è una unità indivisibile, cade nel buio dell ignoranza, della paura e incomincia a detestare il prossimo e le altre religioni. L amore solo può convincere l uomo della verità che ”Esiste una sola casta, la casta dell umanità e che esiste una sola religione, la religione dell Amore”. Poiché nessuna religione esalta la violenza e disprezza l amore, non è giusto incolparla dei caos esistente ora nel mondo. E deplorevole che i religiosi intraprendano campagne denigratorie e facciano propaganda per fare proseliti. Sarebbe sufficiente che ognuno vivesse gli ideali proposti dal fondatore della propria religione, senza invidia né odio e il mondo sarebbe più felice e diventerebbe una pacifica dimora dell uomo. La religione Indù professò l unità di tutta la creazione e dichiarò che !a diversità non è che una genuina rappresentazione della verità. Ma, dato che la fede nell unità può giungere alla coscienza solo in una mente risvegliata e purificata, essa ha proposto sia la dualità che la molteplicità con i vari Dei messi a rappresentare le facce dell intero. Le fedi Shivaite e Vishnuite furono le principali che utilizzarono queste dualità centrando su Shiva e Vishnù gli aspetti dell’ Uno. Questo processo di scissione dei diversi aspetti e punti di vista si verificò in tutte le grandi religioni. L Islam ha la Shia e la setta Sanni, mentre la cristianità ha i cattolici e i protestanti. Ma per profondo che sia il divario, nessuna setta nega Dio e nessuna setta esalta la violenza e il falso. I nomi potranno essere differenti ma non il concetto. Ci si può riferire a Dio come Allah, pregarlo come Nanaz, i Pundits possono essere conosciuti come Khajis e gli scolari possono essere acclamati come Mullahs, le scritture possono essere i Veda per gli Indù, il Korano per i mussulmani, la Bibbia per cristiani, ma la corrente sotterranea di energia è in ogni caso l’Amore, l’amore di tutti gli esseri verso tutti gli esseri. I fondatori ebbero sempre in vista l’unità di tutta la vita e la marcia progressiva dell’uomo dall umanità ai più alti stadi della Divinità. LA FILOSOFIA ADVAITA: MONISMO Il primo fra gli interpreti dei Veda che fondò una scuola di filosofia su cui basò la sua disciplina spirituale fu Shankaracharya. Durante la sua breve vita stabili sicure fondamenta alla logica e alla intuizione che la verità è solo l’Uno e che tutto è un apparenza sull’Uno. Questa è la regola dell “Uno senza il Secondo”. La filosofia Advaita mostra l’individuo, la natura e Dio in perfetta armonia. Gli assiomi Vedici: «lo sono l’Uno, voglio diventare i molti», «Dio è immanente in tutto», «Tutto ciò è avvolto e interpretato da Dio» sono stati spiegati dall intelletto di Shankaracharya come potenti verità. RAMANUJA CHARYA LA FILOSOFIA VISHITADVAITA O MONISMO QUALIFICATO Il monismo propugnato da Shankaracharya sulla base dei testi Vedici rappresentò una soluzione semplice per soddisfare i bisogni interiori della maggioranza degli individui. Gli uomini erano legati ai culti e ai riti che li avvicinavano al potere Divino e difficilmente riuscivano a comprendere la verità dell unità della loro realtà interiore. Le loro emozioni e le loro attività dovevano essere sublimate quindi attraverso discipline fondate sulla devozione. Pertanto Ramanuia Charya commentò i testi Vedici da un diverso punto di vista e diede una interpretazione modificata dell Advaita che si chiamò poi «Qualificata» (Vishistha). Il cammino della devozione fu indicato per portare l’uomo sino ad immergersi nel Divino. Lo scopo è l’unione del fiume con il mare. Le acque del mare trasformate in vapore dal calore del sole e condensate in nubi, si trasformano in pioggia che poi bagna la terra e forma i fiumi che a loro volta ritornano al mare. Immergersi nella sorgente dalla quale si è preso nome e forma è l’ultimo destino dell uomo. Il fiume ha un amore travolgente per il mare dove infine l’amato, l’amante e l’amore, tutti e tre, si immergono nell’estasi illuminante. L’amore o Prema è l’attaccamento verso Dio che non permette che si possa diminuire la sua qualità o la sua grandezza. Dio è amato dal devoto per se stesso e non per ottenere un beneficio, un favore o una benedizione. Questo amore è spontaneo, è sublime ed è come il bambino che di fronte allo specchio si diverte nel vedere la propria immagine riflessa, ma senza alcun desiderio né attaccamento. MADHVACHARYA: FILOSOFIA DVAITA – IL DUALISMO Il completo arrendersi e l annientamento della personalità sono pure gli obbiettivi di molti aspiranti. Lo zucchero non può essere assaggiato e gustato dallo zucchero, ma una formica può gustare la sua dolcezza. Madhvacharya cercò di soddisfare questo desiderio dell uomo dichiarando che l’individuo rimarrà sempre separato dall universo e che non ci può essere unione. Nell’Advaita un lampo di illuminazione intellettuale rivelò che solo l Atma esiste e che tutto il resto è solo apparenza illusoria. La Visista Advaita dice che il fiume è una parte integrante del mare. La Dvaita infine dice che la purezza deriva dall adorazione e che quest ultima è sufficiente per ottenere la grazia di Dio. ALTRI FILOSOFI E ALTRE RELIGIONI Altri veggenti indicarono il cammino verso lo stesso obbiettivo. Guru Nanak annunciò che l’universo appartiene a Dio e che l’uomo non dovrebbe desiderare di accumulare o di appropriarsi, anche minimamente, del tesoro DIVINO. Consigliò di proteggere la pianticella della devozione dalla peste del dubbio e della pigrizia rimanendo vigili e coltivando i valori. Delle maggiori religioni posso menzionare il Buddismo. Il Budda fu così colpito dalle sofferenze della vita umana che investigò nel comportamento della mente e dell intelletto per cercare di scoprire i rimedi e le discipline per superarlo. Analizzò i vagabondaggi della mente che portano l’uomo nel vortice dei desideri, le vie della ragione e individuò le aree dove il pregiudizio prende le radici. Predicò il Dharma (la Virtù e la Compassione) e indicò il cammino verso l illuminazione, il Nirvana. Il Jainismo predicato da Mahavira è una religione che diventò un movimento in tutta l’India. Tale religione esaltò Jina o l’eroico conquistatore dei sensi, delle emozioni e degli stratagemmi dell’intelletto. Insegnò all uomo a svolgere i propri doveri con fede ferma ed entusiasmo. Dichiarò che tutte le cose e gli esseri sono santi e pellegrini sulla via della realizzazione e pertanto ogni offesa recata ad essi deve essere scrupolosamente evitata. La religione Parsi fu fondata da Zoroastro che volle che l’uomo avesse sempre il fuoco della saggezza acceso nella propria coscienza affinché i mali pensieri e le cattive tendenze potessero essere ridotti in cenere. Tutti i pensieri, le parole e le azioni devono essere riempiti dalla luce della virtù. Il fuoco della saggezza deve distruggere tutti i desideri mondani e rendere l’uomo puro per entrare nel paradiso della libertà. L adorazione e gli atti di servizio altruistico sono necessari per ottenere tale illuminazione. LA RELIGIONE DEL SAI Se accettiamo il senso letterale del termine religione che vuoi dire: «Legare l’uomo a Dio» la religione del SAI è l’essenza di tutte le fedi e di tutte le religioni, incluso l’Islam, il Cristianesimo e il Giudaismo. Il motivo che sta dietro alla formazione e all’ espansione di tutte queste fedi è sempre lo stesso. I fondatori e i propagatori furono tutte persone piene di amore e di saggezza e il loro scopo, il loro obiettivo, il loro compito era lo stesso per tutti. Nessuno di loro aveva il proposito di dividere, di confondere o di distruggere. Essi cercavano di vedere il bene, di fare il bene, di essere buoni, di controllare le passioni e le emozioni, gli impulsi e gli istinti, dirigendo le facoltà della ragione verso canali benefici all’individuo e alla società. Essi sapevano che la mente, che è il campo dove crescono i desideri, gli attaccamenti e le ambizioni, doveva essere pulita e orientata in modo corretto. SAI considera la pratica delle discipline predicate dalle varie religioni molto più importante che la fede cieca in un fascio di teorie filosofiche. Nessuno ha il diritto di dare consigli agli altri sino a quando egli stesso non mette in pratica ciò che predica. Anzitutto stabilisci il regno dell’Amore nella tua propria casa, fra i tuoi familiari, fai diventare la famiglia un centro di vita armoniosa, di comprensione e di mutua fede. Il santo dovere dell uomo è di essere sempre cosciente dell’Atma che dimora in ogni essere vivente e questo lo renderà conscio della sua affinità con gli altri. Questa è la base della fratellanza e la paternità di Dio. Elimina il vizio dell’egoismo, il male della cupidigia e il veleno dell’invidia. Quando cerchi la gioia fuori di te, ricordati che esiste una gioia più grande che giace ed attende nel profondo della tua coscienza. Quando hai paura di qualche cosa ricordati che la paura nasce, si ciba e trova terreno fertile nella tua mente e tu puoi vincerla negandola. Come può la paura sbarrare il cammino di un aspirante spirituale? Essa non può contaminare il Sadhaka che ha la luce di Dio nel suo cuore. La fede in Dio Onnipotente è l armatura che il Sadhaka deve vestire, e tutti gli uomini di tutti i Paesi sono Sadhaka, sia che ne siano coscienti oppure no. Sii fermo e non vacillare! Sii fedele al tuo ideale e non disperare. Prega fintanto che Dio non ti ascolti e non allontanarti da Lui se la Sua Grazia non è ancora discesa su di te perché essa non è al tuo comando. Quando una religione cerca di estendere la propria influenza ricorre alla diffamazione delle altre religioni ed esagera la propria eccellenza. Ricorre alla pompa e alla pubblicità invece che alla pratica e alla fede. SAI vuole che i fedeli di ciascuna religione coltivino la fede nell’ eccellenza della propria e realizzino la sua validità attraverso una pratica intensa. Questa è la religione del SAI, la religione che nutre tutte le religioni ed enfatizza la loro comune grandezza. Adottate questo principio con gioia e coraggio.

2-Relazione di Abdel Qader Atif Imam Centro Islamico di Perugia
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno organizzato questo incontro e alla promotrice e coordinatrice del Mandir della Pace Dr.ssa Gabriella Lavorgna. Un particolare saluto e ringraziamento all’amico Padre Massimiliano Mizzi Direttore del Centro Francescano Internazionale per il dialogo interreligioso di Assisi che ha indicato il mio nome per partecipare a questo incontro e permettendomi così di poter esprimere il mio pensiero su un argomento così importante. Infine un caloroso saluto a tutti i presenti e a tutti i partecipanti a questo meeting che ha per tema “l Oriente incontra l Occidente: insieme verso un Terzo Millennio”. Con il permesso degli organizzatori vorrei aggiungere qualcosa al titolo. Vorrei poterlo pronunciare così: Verso un Terzo Millennio di Pace con Giustizia e Tolleranza. Il Terzo Millennio verrà di sicuro, non c è alcun dubbio, ma quello che non è certo è se con esso giungerà anche la pace con giustizia e tolleranza fraterna. Per questo motivo io mi dichiaro pessimista e non ottimista. Qualcuno di voi presenti potrebbe obiettare: ma come! Tu, uomo religioso e di fede ti dichiari pessimista? Come può essere? Voglio subito chiarire un concetto: mi dichiaro umanamente pessimista perché quello che stiamo vedendo accadere sul nostro pianeta è profondamente triste. Mi coglie il pessimismo poiché oggi, in questo mondo moderno prevale l intolleranza e la prepotenza, l ingiustizia e la corruzione. Non potremo quindi mai avere un terzo millennio sereno se non riusciremo veramente a cambiare tutto quello che ora appare completamente negativo al nostro spirito. Ho invece assoluta speranza e fede e, quindi, ottimismo, nell aiuto di Dio e nella Sua infinita Misericordia. Allah (Gloria a Lui, l Altissimo) dice nel sublime Corano: ” In verità Allah non modifica la realtà di un popolo finché esso non muta nel suo intimo”. Perciò non avremo mai un terzo millennio tranquillo se rimaniamo come prima e non cerchiamo di cambiare. L Islam 14 secoli fa è stato inviato da Dio per correggere e ricostruire ciò che l attività dell uomo aveva corrotto e distrutto. L Islam è stato inviato per completare e perfezionare l etica della vita umana su questa terra ma purtroppo questa è mancata e manca tuttora e l uomo, per i suoi perduranti, negativi comportamenti, ne subirà certamente tristi conseguenze. Allah dice nel Suo libro: “La corruzione è apparsa sulla terra e nel mare a causa di ciò che hanno commesso le armi degli uomini affinchè Dio faccia gustare parte di quello che hanno fatto, forse ritorneranno (sui loro passi)”. Perciò se l Uomo non torna sulla strada giusta, quella che Dio ha disegnato per lui, l Umanità sarà
perduta e ben misera sarà la sua fine. Oggi giorno con tutte le scoperte scientifiche e con tutto il progresso tecnologico che abbiamo raggiunto, non si riesce ad assicurare una benché minima parvenza di vivibilità a tutto il genere umano. La fame e la miseria nel mondo aumentano anziché regredire; c è soltanto confusione, paura generalizzata, se non terrore, prepotenza dilagante. La sapienza umana e le sue capacità operative vengono messe a disposizione del male. Un esempio eclatante è quello della proliferazione delle armi nucleari. Si sta svolgendo una spasmodica maratona per la fabbricazione di bombe atomiche, all idrogeno, che possano distruggere l Umanità intera. Nel campo alimentare impera la carne pazza o, per meglio dire, la mucca pazza, alimenti e bevande alla diossina e chissà ancora quante altre cose a noi sconosciute. Nel campo sanitario malattie nuove, strane, pericolose, incurabili, tipo l AIDS, tumori di ogni sorta e altre malattie anche di natura psicologica. Nel campo sociale constatiamo il degrado anche nella famiglia. Sono sempre più rare le famiglie unite e solidali. Nel campo sociale la fa da padrone l egoismo soggettivo e di massa, la povertà di molti a fronte della ricchezza sempre più massiccia di pochi, l arretratezza, l oppressione, il sesso dilagante, il razzismo, ecc.. Visto il quadro della situazione, mi riesce quindi difficile riuscire ad individuare su quale base umana possiamo iniziare a costruire il futuro per un ipotetico terzo Millennio di Pace. Fin qui ecco spiegato il mio pessimismo nei confronti dell Uomo. Per fortuna viene in mio soccorso (ed anche in soccorso di tutti) l Opera e la presenza del Signore. Così dice il nostro Signore Creatore di ogni cosa, il Sapiente, Colui che conosce la natura e la sostanza di ciò di cui abbiamo bisogno: “In verità questa è la Mia retta Via; seguitela e non seguite i sentieri che vi allontanerebbero dal suo tracciato. Ecco cosa vi comando affinché siate timorati di Dio”. Quindi, ci indica di seguire la Sua Via e di agire sul giusto binario. Mi sia permesso, a questo punto, soffermarmi brevemente su alcuni principi dell Islam, sulla base dei quali l Umanità potrà iniziare a costruire la Pace per il Terzo Millennio. LA PACE. E questa una parola che corre spesso sulla bocca di molti. Troppi, forse, perché questa parola possa essere ritenuta valida e la sua essenza credibile. Purtroppo, ancora molti non sanno e tanti altri dimenticano che Pace è uno dei nomi di Dio, Allah, il Creatore di ogni cosa. Islam vuol dire obbedienza ad Allah e quindi, di conseguenza, obbedienza alla Pace. L Islam è stato mandato sulla terra da Allah per creare un mondo pacifico, un mondo tranquillo e felice, un mondo vivibile per tutti. Occorre soltanto seguire la linea che Allah ha disegnato per noi. Il saluto islamico che si rivolge a chi si incontra è “Pace su di voi”. Un saluto dal grande significato e molto importante per chi lo comprende realmente. Ogni tanto Iddio manda dei segni agli uomini, perché essi comprendano e ne traggano beneficio. Un segno è senz altro quello che la stessa frase, sempre dettata da Dio, è stata rivelata anche ad un Grande della Fede Cristiana Cattolica: Francesco d Assisi: Questi Segni, io sono convinto, sono stati inviati per unire gli uomini e non per dividerli. Gli insegnamenti dell Islam ai suoi fedeli sono chiari e determinanti: ci chiede e ci insegna ad essere in pace con noi stessi, ad essere in pace con Dio, ad essere in pace con il prossimo, ad essere in pace con la Natura e con l ambiente intorno a noi. Ogni punto di questi insegnamenti ha un grande significato e grandi finalità. Per questo essere in pace con sé stessi vuol dire smettere di pensare male, non odiare gli altri e non invidiare chi ha avuto più fortuna. Ciascun uomo deve pulire la propria coscienza da ogni peccato, curare il cuore da ogni male, deve avere grande amore per gli altri e tenere in considerazione la propria morale. Deve cacciare via dalla mente ogni brutto pensiero e tenere in altissima considerazione la propria morale; deve cacciare via dalla mente ogni brutto pensiero che corrompe la coscienza e che abbassa il tono della propria morale di vita. Deve lottare in sé stesso contro la vendetta. Si conosce troppo poco dell Islam, purtroppo, perché queste cose possano essere sapute da tutti. La realtà è questa e spesso, anche per colpa di noi islamici, lo ammetto, la mancanza di informazione è stata la causa di notevoli incomprensioni se non addirittura di veri e propri scontri cruenti. C è ancora troppa confusione nelle coscienze e nelle menti ma, ne sono certo, con la buona volontà di tutti e l aiuto di Dio, si riuscirà a raggiungere l armonia fra gli uomini. E a questo punto che cambio il mio atteggiamento e divento ottimista. L Islam ci spiega che essere in pace con Dio vuol dire conoscere Dio (Allah), amarLo degnamente, obbedirLo, seguire la strada che ha disegnato per l Umanità e non uscire dal binario. Anche se le tentazioni di farlo sono tante e forti, Dio ci guiderà lungo il retto sentiero e non saremo abbandonati al male. L Islam ci dice ancora che essere in pace con gli altri significa rispettare le idee altrui, le fedi e le culture degli altri e che l uomo deve creare patti e accordi, trovare soluzioni a qualunque problema. Impone all uomo di non mancare mai a patti stipulati e sottoscritti e, tantomeno, di farlo per interessi o scopi profani che alla fine potrebbero condurre solo a disgrazie delle quali ne subiscono conseguenze nefaste i più deboli, incapaci di difendersi. Bisogna ascoltare gli altri e le loro ragioni senza crearsi pregiudizi ne formulare giudizi. Dobbiamo tentare di comprenderci e rispettarci reciprocamente, spuntando pensieri cattivi, incomprensioni e atteggiamenti che a loro volta possono creare grande panico e grande confusione, malintesi che alla fine possono far scoppiare guerre fra popoli, conflitti fra Nazioni, motivandoli in mille modi. Cari amici se l uomo crede di farcela da solo sbaglia di grosso! La storia umana ci dimostra chiaramente che quando l uomo ha dimenticato i comandamenti del suo Creatore si è perso ed è finito male. Al contrario, quando ha lasciato che la Voce di Dio arrivasse fino a lui, ha avuto successo e tutto è andato per il verso giusto. Infine, l Islam ci guida a cercare di essere in pace con la natura vivente e la natura non vivente che ci circonda e che attira la nostra attenzione. Ascoltate cosa dice il sublime Corano, il Libro del Signore, a proposito di questo in un capitolo intitolato Le Api: – “1. Egli ha creato i cieli e la terra secondo verità. Egli è ben più alto di ciò che Gli associano. – 2. Creò l uomo da una goccia di sperma, ed eccolo manifesto oppositore. – 3. Creò le greggi da cui traete calori e altri vantaggi e di cui vi cibate. – 4. E come è bello per voi, quando le riconducete (all ovile) e quando uscite al pascolo. – 5. Trasportano i vostri pesi verso contrade che non potreste raggiungere se non con grande fatica. In verità il vostro Signore è dolce, misericordioso. – 6. E (vi ha dato) i cavalli, i muli e gli asini, perché li montiate e per ornamento. E crea cose che voi non conoscete. – 7.Guidarvi sulla retta via è prerogativa di Allah, poiché altre vie se ne allontanano. Se volesse vi guiderebbe tutti. – 8. Egli è Colui che ha fatto scendere l acqua dal cielo, bevanda per voi ed erba per i pascoli. – 9. Per mezzo Suo ha fatto germinare i cereali e l olivo, le Palme e le vigne e ogni altro frutto. In verità in ciò vi è un segno per gente che sa riflettere. – 11. Vi ho messo a disposizione la notte e il giorno, il sole e la luna. Le stelle sono sottomesse al Suo Ordine. In realtà in ciò vi sono segni per gente che comprende. Ha creato per voi sulla terra tutte le cose, di diversi colori. In verità in ciò vi è un segno per gente che ricorda. – 12. Egli è Colui che vi ha messo a disposizione il mare affinché possiate mangiare pesce freschissimo e trarne gioielli con i quali vi adornate. Vedi la nave scivolarvi sopra sciabordando, per condurvi alla ricerca della Sua grazia, affinché Gli siate riconoscenti. – 13. Ha infisso sulla terra le montagne, affinché non oscilli sotto di voi e ha disposto fiumi e sentieri affinché non vi smarriate. – 14. E ha stabilito punti di riferimento: le stelle che vi fanno da guida”. Così, con queste frasi, il Signore ha stabilito un grande rapporto con la natura che ci circonda dalla quale noi traiamo giovamento e che dobbiamo rispettare. Il messaggero dell Islam Mohammad (Pace su di lui) ci ha insegnato a non bestemmiare il tempo né il clima freddo o caldo, a non insultare il vento, a non offendere il gallo, simbolo dei ritmi naturali e altri animali; ci ha educato a non sputare sulla terra e nei luoghi di culto, ci ha impedito di fare i nostri bisogni fisici nell acqua ferma, ha proibito di bruciare piante o tagliare alberi, ci ha insegnato a non consumare acqua più del necessario. anche se ci troviamo su di un fiume. Un detto del Profeta recita così: “Anche se è arrivato il giorno del Giudizio ed hai in mano una piantina, coltivala, e Dio ti ricompenserà”. Dice ancora: “Qualsiasi collaborazione nel pulire le strade dalla sporcizia è un bene che fa parte della fede”. E così l Islam ha indicato al fedele di essere in sincronia con la natura e di rispettarla. Il Profeta ci ha educato a rispettare gli animali esprimendo in un suo detto che una donna fu castigata da Dio perché aveva tenuto una gatta in gabbia fino alla morte senza dargli del cibo o lasciarla libera e così fu mandata all inferno. In un altro detto si narra che un gruppo di ragazzi stava tirando a segno su di un uccello premiando chi fra loro lo avesse centrato. Al sopraggiungere di un compagno del Profeta fuggirono precipitosamente. Il compagno del Profeta, raggiuntili, chiese loro: chi ha fatto ciò? Dio maledice chi fa queste cose. Il Profeta disse che Dio maledice chi usa un essere vivente per divertimento. Ci sono molti altri racconti che ci parlano del rispetto verso gli animali. Ed infine, concludendo, posso dire che nella secolarizzata società contemporanea si è diffusa la pericolosa tendenza dì considerare tutte uguali le vie e le ipotesi di realizzazione spirituale con la sola condizione che s inseriscano in un quadro etico coerente e rispettoso del pensiero altrui. Tendenza miope e sciagurata nonché foriera di quella catastrofe morale e spirituale che osserviamo nella progredita civiltà attuale nella quale l uomo è divenuto una belva assetata di potere e ricchezza, pronta a calpestare ogni cosa per ottenerli o un passivo produttore di merci e servizi, con la sola aspirazione del massimo consumo per il maggior profitto con la minore spesa. La via che ci è indicata dal Creatore è l unica capace di condurre l uomo alla salvezza nell altra vita e costruire, in questa, una società su basi etiche certe e condivise nelle quali anche coloro a cui Dio non ha dato denaro e potere possano vivere decorosamente e dignitosamente. Così, nel sublime Corano Dio dice: ” O VOI CHE CREDETE! ENTRATE TUTTI NELLA PACE, NON SEGUITE LE TRACCE DI SATANA. IN VERITA EGLI E IL VOSTRO DICHIARANTE NEMICO”. Sura 2. AL BAQARA

3- intervento del Presidente International Society for Krishna

Dobbiamo saper riconoscere di cosa ha bisogno la società di oggi alle soglie del terzo millennio. Non più limitata, come nel Medioevo, dalle frontiere che separano le comunità tra loro, la società umana ha guadagnato in ampiezza e tende oggi verso uno Stato mondiale, comune a tutti. Secondo lo Srimad-Bhagavatam, gli ideali del comunismo spirituale sono fondati sull unità della razza umana, anzi sull unione dell energie di tutti gli esseri viventi. Tutti i grandi pensatori moderni hanno avvertito la necessità di raggiungere questi ideali. Il messaggio dello Srimad-Bhagavatam risponde realmente a questa esigenza di universalità che anima la società umana. Inizia perciò con l aforisma “janmady asya yatah” della filosofia del Vedanta, volendo così affermare l ideale di una causa comune. Al giorno d oggi l umanità non si trova più nell oscurità dell oblio. Ha compiuto notevoli progressi nel campo degli agi materiali, dell educazione e dello sviluppo economico, ma in qualche punto dell organizzazione sociale esiste una falla e per questo motivo scoppiano grandi conflitti, spesso anche solo per ragioni insignificanti. Abbiamo dunque bisogno di un “indicazione” che ci permette di realizzare l unione degli uomini, attraverso cui conseguire un fine comune nella pace, nella fratellanza e nella prosperità. Quest esigenza sarà soddisfatta dagli insegnamenti dello Srimad-Bhagavatam e della Bhagavad-GITA, opere culturali che mirano alla rispiritualizzazione dell umanità intera. Nella Bhagavad-Gita Krishna rivela la formula per ottenere la pace: “bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram suhridam sarva-bhutanam jnatva mam santim rochati”. “Sapendo che Io sono il beneficiario ultimo di tutti i sacrifici e di tutte le austerità, il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli esseri celesti, l amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi, la persona pienamente cosciente di me trova sollievo alle miserie materiali e ottiene la pace”. Le anime condizionate che sono prigioniere dell energia illusoria desiderano ardentemente la pace in questo mondo, ma ignorano le condizioni necessarie per ottenerla. La Bhagavad-Gita qui rivela la formula per ottenere la pace di riconoscere Krishna come il beneficiario di tutte le attività dell uomo. L uomo deve offrire ogni cosa al servizio trascendentale del Signore Supremo perché il Signore è il proprietario di tutti i pianeti e dei loro esseri celesti. Nessuno eguaglia il Signore. Secondo l autorità dei Veda (Svetasvatara Upanisad 6.7). Egli Supera anche Brahma e Siva, i più grandi tra gli esseri celesti (tam isvaranam paramam mahesvaram). Nella morsa dell illusione, gli esseri viventi cercano di dominare tutto ciò che li circonda, mentre in realtà sono completamente dominati dall energia materiale dei Signore. Il Signore regna sulla natura materiale e tutte le anime condizionate sono sottomesse alle rigide leggi di questa natura. Senza comprendere tale verità fondamentale non è possibile raggiungere la pace in questo mondo, né a livello individuale né a livello collettivo. La pace perfetta si ottiene dunque diventando completamente coscienti di Krishna, cioé realizzando che Krishna è il Signore Supremo e tutti gli esseri individuali, compresi i potenti esseri celesti, Gli sono subordinati. “L anima saldamente ferma nella devozione raggiunge una pace perfetta, perché offre a Me il risultato di tutte le sue attività, mentre una persona che non è unita col Divino, ed è avida del frutti del proprio lavoro rimane condizionata”. L Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, l ISKON, trasmette questa scienza spirituale che ci permette di conoscere la sorgente ultima d ogni cosa, l Essere Supremo, ed anche la relazione che ci unisce a Lui. Essa è costituita da una congregazione mondiale di devoti e studiosi che praticano il Bhakti-yoga, l eterna scienza del servizio d amore e devozione a Krishna, Dio, la Persona suprema. Hare Krishna, hare Krishna hare hare hare harè hare Rama, hare Rama hare hare hare harè

Assisi 2001 L Unità nella diversità INSIEME PER LA PACE NEL TERZO MILLENNIO “Shantimandir -Il Mandir della Pace” Atti del Convegno GIANCARLO SANCHINI Karma Bhakti, Inani Yoga nel Vangelo di Giovanni- Relazione di Giancarlo Sanchini (Pastore Valdese)

La storia degli uomini è ricca di scritti sacri, di rivelazioni e di mezze rivelazioni, di siano imposture o, nella migliore delle ipotesi il frutto di una ispirazione imperfetta. E stata questa scoperta che mi ha spinto, ormai molti, molti anni fa, ad approfondire lo studio dei sistemi filosofico-religiosi in presunta religioni, di sette, di scuole e di sistemi salvifici ai quali si attaccano con estrema intolleranza unita ad una grande passione soprattutto gli spiriti dotati di una conoscenza limitata o nulla. Questi uomini la cui ignoranza è molto spesso inversamente proporzionata alla loro intolleranza, pretendono che solo questo o quel libro sia l unico Verbo eterno di Dio e, per logica conseguenza che tutti gli altri essendo la mia formazione culturale avvenuta nel suo ambito, ho avuto più facilità a comprendere l insegnamento di colui opposizione al Cristianesimo, ed a compiere alcune scoperte che mi hanno poi permesso di guardare alla religione nella quale sono stato allevato con occhi più disincantati, ma probabilmente con maggiore amore. Premetto che non ritengo il Cristianesimo ne superiore ne inferiore alle altre religioni ma, che ne è stato il “Maestro” cioè Gesù di Nazareth detto il Cristo. Insegnamento che pure non si discosta nelle sue linee essenziali da quello di altri grandi Maestri universali. Il Vangelo che, sempre a mio giudizio, interpreta meglio il Suo Messaggio è quello scritto presumibilmente in Asia Minore, ad Efeso, verso la fine del primo secolo nell’ ambito di una chiesa che aveva come riferimento l Apostolo Giovanni, il discepolo che Gesù, il Maestro, amava. E in questo Vangelo che il rapporto che si instaura tra il Maestro divino ed i Suoi discepoli diviene, attraverso l azione di Gesù, unità e presenza costante, unità e presenza che trascendono e non rendono neppure più necessaria una stretta vicinanza fisica. Il Maestro diviene parte integrante della vita del Suo discepolo, parla in lui ed attraverso lui. Ne diviene guida ed assume l incarico di condurlo verso la salvezza. Lo fa divenire uno con la Sua divina realtà. Devo a questo punto fare riferimento al massimo poema epico indiano : la Bhagavad Gita. In questo poema Krishna, uno dei principali Avatar di Vishnù, divino Maestro ed amico di Arjuna, l’essere umano smarrito nelle problematiche esistenziali, Krishna dicevamo prende le redini del carro da guerra dell’ amico e lo guida alla scopertà delle verità intrinseche nelle quotidiane battaglie e nelle contraddizioni di cui la vita è piena. Quante volte l essere umano si trova ad un bivio? Quante volte pur con tutte le buone intenzioni si trova a scegliere tra due o più soluzioni che possono decidere il destino della propria esistenza? Quante volte la decisione sembra dover pregiudicare un rapporto, fare del male ad alcune persone care, oppure offenderle? La scelta giusta non è quella di ritirarsi dalla battaglia, cioè una non scelta, ma quella di affrontare la situazione. Con amore, con giustizia, ma anche con fermezza. Perchè secondo l’ insegnamento dato ad Arjuna e, attraverso questi a tutti gli esseri umani, qualsiasi azione ma anche qualsiasi non azione porterà ad una catena di cause e di effetti. a quello cioè che nella religione induista viene chiamato Karma. Il Karma non può mai essere evitato, ma si può affrontare e risolvere attraverso una unione, termine che è alla base del significato, in verità un pò più complesso, della parola Yoga, con colui che guida la nostra vita, cioè Dio. Il rimedio suggerito da Krishna è quello di sgombrare la mente dai sentimenti personali e di rimettere il frutto dell’ azione nelle mani del Signore della propria esistenza. Nelle mani del Signore di tutte le esistenze. Sua sarà l azione, Suoi saranno i frutti. In Giovanni il concetto viene espresso in altri termini, ma i presupposti sono gli stessi. In questo Vangelo viene espressamente dichiarato che è la Verità la potenza salvifica per eccellenza. Ma per attingere alla Verità bisogna di nuovo compiere una prima azione. Quella di sgomberare la mente da tutti i pregiudizi, da tutti i pensieri precostituiti e fuorvianti per raggiungere il massimo della possibile obiettività. Perchè solo così si può raggiungere la Verità. Che inoltre in questo Vangelo è anche uno degli attributi di Gesù, il quale, per Sua stessa ammissione è Via, Verità, Vita. La Verità salva dunque per un duplice fattore, perchè aiuta a tenere libera la mente dai pregiudizi accumulatisi nel nostro cammino culturale, perchè aiuta a liberarci da inutili e fuorvianti fardelli e perchè prospetta il diretto intervento di colui che la impersona, il divino Maestro attraverso una unione con Lui. Azione che diviene anche in questo caso Yoga. Unità con il divino Maestro e, attraverso questi con il Signore della propria esistenza. Con il Signore di tutte le esistenze. Ritornando alla Bhagavad Gita, Krishna indica ancora le vie per l’unione dell’ essere umano con il Supremo reggitore dell’universo tutto. Sono le vie della devozione e della conoscenza che vengono rispettivamente chiamate in Sanscrito Bhakti ed Jnani Yoga. Sono strettamente collegate perchè solo attraverso il riconoscimento in Dio dell’origine imperitura di tutti gli esseri, scatta nelle grandi anime l’Amore e l’amicizia nei confronti del Creatore di tutte le cose. Queste anime sono pronte ad aprirsi alla luce ed all’ampiezza della natura più divina a cui l’uomo può accedere. E un cammino stretto al principio, irto di incertezze e difficoltà ma inesprimibilmente largo alla fine. E un sentiero che conduce alla liberazione ed alla perfezione. Non è una crescita dell uomo in Dio ma, al contrario una crescita della consapevolezza della presenza di Dio nell uomo. Ed è questo il vero scopo della vita. La trasformazione continua della natura inferiore dell’ uomo affinchè dalla crisalide nasca la farfalla. In una crescita che, attraverso l esempio possa coinvolgere tutta la società. Fede ed ampliamento della coscienza. Consapevolezza ed amicizia con Dio. Amore e conoscenza della realtà del Signore della nostra esistenza, del Signore di tutte le esistenze. In una unione, in uno Yoga sempre più forte. In Giovanni il concetto è ancora più chiaro e viene in continuazione ribadito da Gesù ai Suoi discepoli, i quali vengono ripetutamente invitati a consolidare il loro rapporto con Lui. Perchè, essendo stati scelti, hanno la possibilità di compiere il cammino con Lui, attraverso Lui, per mezzo di Lui. Dice Gesù: Io sono la vera vite. Voi siete già stati liberati grazie alla parola che vi ho annunciato. Rimanete uniti a me ed io rimarrò unito a voi. Come il tralcio non può dare frutto da solo senza l apporto della vite, neppure voi potete dare frutto se non rimanete uniti a me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Ed ancora: Il mio comandamento è questo: amatevi come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo, morire per i propri amici. Io non vi chiamo più servi, perchè il servo non sa cosa fa il padrone. Vi ho chiamato amici perchè vi ho fatto sapere tutto ciò che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho destinato a portare molto frutto, un frutto duraturo. Allora il Padre vi darà tutto ciò che gli chiederete nel mio nome. Questo io vi comando, che vi amiate gli uni gli altri. E con questo comandamento, rivolto a tutto il genere umano che vorrei chiudere questa mia breve riflessione. Con un ultima annotazione. Sia nel testo induista che nel Vangelo di Giovanni la salvezza non dipende da nessuna istituzione ecclesiale, ma semplicemente da un contatto personale e diretto con il Signore di tutte le Esistenze. Un Dio che è Padre e Madre di tutta l umanità e che esprime Sé stesso nel divenire della creazione. Può essere raggiunto solo attraverso un cammino individuale che presupponga però la propria resa nei confronti dell Assoluto che diviene così partecipe, guida e fattore della propria vita attraverso un elevazione spirituale che porterà come frutto attraverso l esempio, l elevazione di tutta la società.
Giancarlo Sanchini E predicatore laico della Chiesa Valdese. Da anni appassionato e profondo conoscitore di storia delle religioni, nell’ incontro con le grandi filosofie orientali e principalmente con quello che definisce il suo grande Maestro: Sri Sathya Sai Baba ha trovato lo spunto risolutivo per la comprensione dell’ intrinseca unità di tutte le religioni. I frequenti viaggi professionali uniti alla conoscenza di varie lingue gli hanno permesso di rafforzare la cognizione di un umanità etereogenea, ma unita nelle sue aspettative essenziali. In quest ‘ottica ha da alcuni anni iniziato un attività di scrittore . Sono stati pubblicati “Ritorno all’ Assoluto” Ed. Biblos – “Ruah-Il vento di Dio” Ed. Milesi di prossima pubblicazione “Una voce nel deserto” Ed. Milesi.

shantij

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