LA PSICOLOGIA DELL’ EMERGENZA, del dr. Ciro Aurigemma, psicologo

Negli ultimi anni la psicologia si è arricchita di una nuova branca la “psicologia dell’emergenza” che interviene appunto in situazioni di crisi dovute a diverse cause quali catastrofi naturali, crolli, incendi, incidenti stradali, aerei, sul lavoro, ecc., esplosioni e guerre, ma anche in situazioni meno gravi, tuttavia pesanti per chi le vive come furti, violenze, mobbing, forti stress improvvisi di qualunque origine.

Dopo il terremoto in Irpinia dell’1980 nacque, anche ad opera del Centro ‘A. Rampi’ di Roma (www.centrorampi.it), la Protezione Civile in Italia. In seguito col terremoto dell’Umbria, che è stato particolare per la lunga ed estenuante durata del periodo delle scosse, la psicologia è entrata maggiormente in gioco con interventi sul campo e adattamento delle tecniche alla particolarità della situazione di emergenza.

È nata così anche da noi questa branca della psicologia con la partecipazione di psicologi e associazioni come la Sipsot, Società italiana di psicologia dei servizi ospedalieri e territoriali e la nascita nel 1999 della Sipem, Società italiana di psicologia dell’emergenza (www.sipem.org) con un convegno all’Università di Roma. All’interno di quest’ultima si è deciso poi di formare operatori specializzati in ‘Psychological Disaster Managment’ (gestione psicologica del disastro) con esperti del settore. La Sipem è stata fondata dalla dottoressa Maura Mauri, che dirigeva un servizio ospedaliero psicologico di emergenza a Roma presso il Policlinico e dal dr. Lo Iacono, presidente della Sips, ed è ora presieduta dal dr. Michele Cusano, dirigente di una Unità operativa di psicologia presso l’ASL FG/3 a Foggia, che si occupò dei superstiti e dei parenti delle vittime del crollo del palazzo di via Giotto in quella città. Anche nel disastro di via Ventotene a Roma e nel terremoto recente del Molise questa associazione è stata presente con volontari ed esperti per sostenere le persone colpite e i parenti delle vittime, con buona accoglienza della popolazione e degli Enti locali. Recentemente poi è stata premiata dal capo dello Stato Ciampi per meriti legati a queste attivita’ col premio nazionale della solidarietà 2003 “Luciano Tavazza”, promosso dalla Fondazione italiana per il volontariato. Di questo si è parlato in un recente convegno dell’Ordine psicologi del Lazio sul tema in cui si è fatto il punto sullo sviluppo delle attivita’ del settore.

Le tecniche attualmente piu’ utilizzate sono defusing, debrifig, EMDR e psicologia cognitivo-comportamentale . Il defusing e il debriefing sono due tecniche di gruppo per la gestione dello stress da evento traumatico e sono due momenti all’interno del Programma CISM – Critical Incident Stress Management – Gestione dello Stress da Incidenti Critici. La tecnica del defusing viene utilizzata immediatamente dopo che si è verificato l’evento e ha obiettivi di natura piu’ contenitiva delle reazioni, il debriefing invece è successivo ed è più strutturato del primo, inoltre l’intervento di sostegno psicologico è più specifico e approfondito. Il CISM può essere applicato sia in caso di crisi a gruppi di vittime che di soccorritori ad elevato rischio.

I sette ‘elementi – chiave’ del CISM:

  • Istruzione – Immunizzazione prima dell’incidente
  • Smobilitazione
  • Intervento individuale durante la crisi
  • Defusing
  • Debriefing per lo stress da eventi critici (CISD)
  • Sostegno familiare
  • Reti per l’invio

Il trauma da evento critico è definito in quest’ambito come “qualsiasi situazione che provochi un senso opprimente di vulnerabilità o di perdita di controllo (Roger M. Salomon, Ph.D.)” “Qualsiasi situazione che porta le persone a provare reazioni emotive particolarmente forti, tali da interferire con le loro capacità di funzionare sia al momento che in seguito (Jeff Mitchell, Ph.D.)”

EVENTI CRITICI – caratteristiche:

  • Sono improvvisi
  • Travolgono sensazione di controllo
  • Si basano sulla percezione di una minaccia potenzialmente letale
  • Possono comprendere perdite emotive o fisiche
  • Violano i modelli su “come funziona il mondo”

EMDR è una sigla per ‘Eye Movement Desensitization and Reprocessing’ (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari): un metodo innovativo che sembra abbia aiutato con successo più di un milione di individui, reduci da eventi traumatici (abuso sessuale, violenza in famiglia, guerra,ecc.), ma anche con altri disturbi (depressione, dipendenze, fobie, ecc.). E’ una metodologia che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione ritmica destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze passate. La stimolazione sembra attivare il sistema innato di elaborazione dell’informazione e sembra altresì inflenzi i meccanismi inerenti l’immagazzinamento della memoria. Il trattamento con l’EMDR permetterebbe secondo i suoi sostenitori di accellerare il trattamento di molte patologie. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, le cognizioni del paziente diventano più adattive dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono in intensità. Si sente che il ricordo della esperienza traumatica fa parte del passato.

Uno degli studi più rigorosi dal punto di vista scientifico (Wilson, Bechker, Tinker) pubblicato nel Journal of Consulting and Clinical Psychology (1995) ha analizzato 80 soggetti che presentavano disturbi derivanti da un’ampia gamma di traumi (abuso fisico e psicologico, morte di una persona cara, violenza e molestie sessuali, malattie, fobie e trauma da combattimento). L’efficacia dell’EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per quelli con Disturbo Post Traumatico da Stress (il 46%) che per quelli che non avevano tutti i requisiti per questa categoria diagnostica. Gli effetti sono stati mantenuti nel follow – up a 90 giorni.

Si basa sul fatto che i due emisferi cerebrali hanno delle funzioni diverse e complementari a livello psicologico. Quindi, la stimolazione in modo alternata dei 2 lati, che avviene durante l’EMDR potrebbe stimolarli simultaneamente.

Gli eventi traumatici incidono sull’equilibrio, causando un cambiamento patologico negli elementi neuronali, che mantengono le reazioni condizionate agli eventi nella loro forma ansiogena originale (Pavlov). Cio’ genera tra le altre cose i pensieri intrusivi, i flashback e gli incubi. Shapiro l’ideatrice del metodo afferma che i movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica (e con le convinzioni dal punto di vista cognitivo ad essa legati) restaurano l’equilibrio neuronale, modificando la patologia della rete neuronale e permettendo di proseguire l’elaborazione dell’informazione.

I 5 studi più recenti con soggetti che avevano subito violenza sessuale, combattimento in guerra, perdita di una persona cara, incidenti e disastri naturali hanno concluso che l’84% di loro non manifestavano più sintomi di stress legati a questo evento. Nel 1995 il Dipartimento di Psicologia Clinica dell’American Psychological Association progetto’ uno studio per definire fino a che punto questo metodo terapeutico era supportato da evidenze empiriche solide. I risultati raggiunti fecero giungere alla conclusioni che l’EMDR era efficace nel trattamento del disturbo Post Traumatico da Stress e che ha un indice di efficacia più alto di altri trattamenti.

Da punto di vista integrato, neuropsicofisiologico (Trimarchi 82, 2000) che amplia la psicologia cognitivo-comportamentale , possiamo dire che gli studi attuali sul cervello basati sul brain imaging possono spiegare e ampliare la comprensione dei fenomeni legati al trauma, comprendendo che esso attiva una reazione automatica, che bypassa le aree superiori del cervello e viene amplificata da traumi passati e amplifica a sua volta la percezione di traumi futuri. Se non si capisce bene come funzione il cervello e le cause dei disturbi si possono sviluppare ansie generalizzate, anticipatorie, attacchi di panico, fobie, depressioni,ecc., invece adeguate informazioni, lo sviluppo dei lobi frontali nella loro potenzialità progettuale e un adeguato training di superamento del condizionamento possono ottenere buoni risultati duraturi nel tempo.

Ciò avviene quando l’Io, ovvero la coscienza, che si sviluppa nei lobi frontali destro e sinistro, attraverso specifiche informazioni, mette l’individuo in condizione di gestire sia le informazioni in arrivo agli organi di senso, che le informazioni attivate dalla memoria di eventi traumatici all’interno del cervello stesso. Per cui il metodo NPF, oltre a portare a soluzione i vissuti esperienziali negativi, consente di prevenire la riattivazione di tali memorie o di altre situazioni ansiogene.

‘Cultura e Natura ‘ Rivista del C. E. U. n. 1/ 2004

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