SAI BABA E LA CONOSCENZA DEL SE’ -M.GABRIELLA LAVORGNA PRES.MANDIR DELLA PACE

Come i mistici della tradizione orientale: Rama, Krisna, Budda, Yogananda, Vìvekananda o quelli della tradizione occidentale come Francesco D’Assisi, Tommaso D’Aquino e Giovanni della Croce che hanno fornito all’umanità esempi di Saggezza e di Verìtà, Sai Baba fonda il suo messaggio sull’unica realtà che è quella che proviene dal proprio sé interiore e che si identifica in una coscienza universale. L’interpretazione errata di tale messaggio dà luogo alla realtà di Maya ovvero dell’ illusione; concetto quest’ultimo poco comprensibile alla dinamica mentale dell’occidentale, abituato a codificare tutto nella classificazione del bene e del male, cercando la spiegazione nell’aspetto dualistico del problema. Nell’accezione comune ,avendo la Verità due facce, qualunque storia diventa un enigma perché è fatta di specchi e la stessa serve per verificare come ciascuno di noi si identifichi con essa o se ne distacchi .
A tal proposito mi sovviene la risposta all’enigma ,proposto dalla Sfinge ad Edipo Re:
“E’ l’Uomo, il peggior nemico di se stesso. ”
Pongo in evidenza il racconto di un significativo e quanto mai appropriato episodio ,narratomi dal soggetto attore, un illustre urologo della capitale. Era il 1992 quando lo stesso venne ricevuto da Sai Baba. Il medico, pieno di dubbi e bramoso di sapere, chiese a Sai Baba cosa doveva fare per ottenere la conoscenza .In quel preciso istante venne a mancare la luce e dopo qualche secondo il neon si riaccese. La domanda venne riproposta e la luce nuovamente scomparve; nel frattempo Sai Baba gli dette una risposta non comprensìbile tanto da farlo rimanere perplesso. All’uscita il medico chiese come mai la luce fosse sparita per ben due volte ma rimase sorpreso quando seppe che la corrente elettrica non era mai venuta a mancare. Allora riflettè su quanto desiderava sapere ed ebbe la risposta di come arrivare alla conoscenza: togliere la corrente elettrica alla mente e spegnere così ogni pensiero ed ogni desiderio per arrivare alla conquista del sé. I grandi Maestri di Verità hanno cercato di spiegare all’uomo l’inconoscibile usando dei paragoni, delle parabole, dei miti, degli annedoti sfruttando un simbolismo noto ai dotti, ai sapienti e agli iniziati perché non è possibile trasferire sul piano umano ciò che nella dimensione materiale non ha paragone. Per comprendere la verità occorre un piano di coscienza adeguato pertanto non so fino a che punto l’esperienza degli altri possa risultare probante nell’esaltare o denigrare qualcuno con questi termini di paragone ;il riconoscimento dello stesso può avvenire solo per sperimentazione diretta. Ciascun uomo ravvisa negli altri i propri difetti e tende a giudicare sulla base di ciò che pensa. Gesù esortava a non guardare il granello di polvere nell’occhio del proprio fratello quando nel proprio si nasconde la trave La Verità non potrà mai essere distrutta ed emergerà sempre finchè la goccia corrisponderà all’oceano. Ciò è quanto il cuore mi detta.
M.Gabriella Lavorgna Pres.Ass.ne “Il Mandir della Pace”

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