Testimonianza di Barbara Borgiotti sul turismo sessuale in Cambogia e i centri di recupero

Rock No War mi ha portato di nuovo a fare un viaggio speciale. Questa volta la destinazione è stata la Cambogia e il Laos, con un gruppo un po’ più piccolo rispetto a quelli dei viaggi precedenti fatti in Nicaragua, Brasile e Saharawi.

L’occasione era l’apertura a Savannakhet nel Laos di un centro di recupero per le bambine e le ragazze che sono state vendute ai bordelli e schiavizzate.

Siamo andati in 6, Giorgio il presidente, Gianni il fotografo, Ettore Bassi l’attore, e Marco Scarpati professore, avvocato e presidente di Ecpat Italia (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking) ed io, Barbara, con la mia telecamera ho fatto un reportage per Rock No War.

Il viaggio era molto lungo e ho portato con me il libro in cui Marco Scarpati racconta le storie di queste fanciulle e la situazione del traffico sessuale dei minori in Cambogia.

Lo sapevi che l’aumento di questo tipo di prostituzione è coinciso con l’arrivo dei caschi blu? I bravi peacekeeper che dovrebbero portare la pace nel mondo… guarda un po’ a cosa hanno dato il via!

La povertà di questi popoli è tanta, nelle campagne intere famiglie sono allo stremo e a volte l’unica possibilità di sopravvivenza per una madre è vendere una figlia per 200, 300 dollari. Le più richieste sono le bambine dagli 8 ai 10 anni, vergini. Molte vengono rapite: stando per la strada a giocare senza che le sorvegli nessuno, non ci vuole niente a portarle via.

Ti immagini? Io le ho viste per strada nei loro vestitini sporchi e con quegli occhi belli rotondi pieni di luce e di sorrisi…

Cosa ha dentro di sé un uomo che entra in un bordello e cerca una bimba così piccola e la paga dai 20 dollari per una notte, 200 se è vergine, e la può tenere anche una settimana? Può farle quello che vuole e poi restituirla…ma può anche chiedere di farla sparire…pagando una cifra in denaro per la sua morte. Ho letto e sentito da Marco dei veri e propri racconti horror, bambine trovate con ferite da coltello tra le gambe, bruciature di sigarette e varie strumentazioni che non sto a ripetere.

Hanno trovato un vecchio cinese con un bimba di otto anni, che i suoi figli gli avevano regalato per il suo compleanno. Stava sopra di lei nuda che piangeva su un materasso sporco e i figli dell’uomo stavano lì a guardare.

Una coppia di turisti per tutta la notte ha sentito lamenti nella stanza accanto alla loro nell’hotel dove soggiornavano e solo la mattina dopo si sono decisi a chiamare la polizia. Hanno trovato una bambina legata al letto con un occidentale che aveva abusato di lei tutta la notte. Lui è stato arrestato ma quando quelli di Ecpat sono andati al commissariato per vedere chi fosse, lui era già stato dimesso perché basta pagare… Con 1000 dollari sei fuori e torni a casa tua, senza problemi.

Girando per le strade di Siem Reap osservavo i turisti, soprattutto gli uomini soli e un po’ avanti negli anni, per vedere se dai loro occhi traspariva qualcosa… Nei miei pensieri gli chiedevo: “Che stai a fare in vacanza qui da solo? Cosa c’è da vedere qui per te?”

Viene dentro una rabbia tremendo al solo pensiero che uno di loro è qui per questo… Che stanotte nel mio albergo nella stanza accanto alla mia stiano togliendo per sempre un alito di vita a una bambina. Perché purtroppo da queste ferite non si guarisce più.

Ecpat insieme ad Asefip e con le donazioni di Rock No War hanno aperto questi centri per salvarle, per recuperarle, per cercare di donare una vita nuova a queste ragazze… perché sappiano che c’è uno shelter… un rifugio dove possono ricominciare.

A volte è la polizia che entra in un bordello e chiama questi volontari che vanno a prendere le ragazze. A volte sono loro stesse che, se riescono a scappare o a pagare il loro debito, si rivolgono alle associazioni perché, anche se hanno una famiglia ed è stata proprio la famiglia a venderle, non possono più tornare nelle loro case e nei villaggi perché quello che hanno fatto, o meglio quello che hanno subìto, è una vergogna per la famiglia che non le vuole più. Allora dove possono andare? Se non esistessero questi centri di recupero che altra speranza avrebbero se non quella di continuare a vivere in un bordello?

La mattina che siamo andati a visitare il centro ci hanno detto che le ragazze non ci sarebbero state. Invece mentre eravamo lì a fare l’intervista al direttore abbiamo sentito un gran vociare e le abbiamo viste passare. Finita l’intervista siamo usciti, erano tutte nella stanza accanto sedute a dei tavoli rotondi a mangiare. Alcune avevano anche dei bambini in braccio, erano molto intimidite.

Ho iniziato a girare intorno ai tavoli con la telecamera…e le ho viste piano piano sorridere e prendere confidenza e poi ridere ogni volta che mi avvicinavo con l’obiettivo, felici che riprendessi i loro bimbi. Che belle ragazze, dai 10 ai 18 anni, carine, pulite, leggere… Sono tutte così minute che sembrano sempre ancora più giovani di quello che sono.

Finito il pranzo sono uscite in giardino e lì con Ettore si sono fatte tante risate. Sentire le loro voci cristalline e vedere i loro sorrisi è stato come sentire un’onda d’amore nel cuore. Non riuscivo però a pensare al loro passato, non riuscivo a guardare nei loro occhi pensando ai racconti di Marco della sera prima…Dovevo staccare la mente e mandare avanti solo il cuore… da cuore a cuore è un incontro di sole e aria e vento e luce negli occhi.

Siamo stati un po’ lì, abbiamo fatto tante foto e c’era un bimbo di neanche un anno in braccio alla sua mammina che non faceva altro che mandare baci a tutti, metteva la mano sulla bocca e poi lanciava baci e baci e baci.

Un bimbo felice… nato da un uomo senza un cuore.

Una coppia di giornalisti mi ha detto che dopo il primo giorno che erano stati lì sono tornati ogni mattina a salutarle e a passare un po’ di tempo con loro. In questo centro si svegliano la mattina alle 5.30, fanno esercizi di ginnastica, poi dopo colazione si occupano delle faccende di casa, poi vanno a scuola. Hanno anche corsi di cucito, di parrucchiera, sono seguite da psicologi e fanno terapie per cercare di sanare i traumi subiti.

Purtroppo non tutte ci riescono. Il bordello, come dice Marco, è come un miele che ti rimane attaccato alla pelle e ci vuole tanto tempo e tanto lavoro per staccarlo completamente. Alcune vi ritornano.

Molte di loro hanno malattie veneree, molte sono sieropositive. I clienti con loro non usano i preservativi perché sanno di non rischiare dato che loro sono piccole e hanno poche esperienze. Ma loro invece a queste bimbe gli attaccano di tutto. Quando le ragazze arrivano al centro la prima cosa che si fa è un check-up completo sulla salute.

Quelle che restano e seguono il programma del centro imparano anche un mestiere e vengono aiutate a tornare al loro villaggio e ad iniziare un’attività lavorativa, come per esempio, aprire un negozio. A volte va bene e questo aiuta anche la famiglia ad accettarle di nuovo visto che producono un po’ di ricchezza. A volte, invece, anche aprire un negozio in un villaggio non è possibile perché le persone sono talmente povere che non possono farsi cucire un vestito o tagliare i capelli a pagamento.

Certo la Cambogia è un paese che ce la sta mettendo tutta a ricostruirsi dopo la guerra e la decimazione di Pol Pot. Non è facile ma l’aria che si respira lì è di grande determinazione e volontà. Si capisce dai centri commerciali moderni, dai lavori stradali, dagli alberghi che nel giro di pochi anni si sono moltiplicati.

Siam Reap è una meta turistica per Angkor, l’antica città dei templi sommersa dalla giungla. Siamo andati lì il secondo giorno ed è stata un gita molto bella ma non si può pensare comunque di fare una gita e non incontrare bambini che vengono li per vendere braccialetti, libri e quadretti. Bambini molto piccoli e poveri che con una cantilena ad hoc non ti lasciano più. Anche qui vengono rapiti, circolano da soli per le mura dei templi e ci vuole poco a prenderli e portarli via.

Ho incontrato una bimba che raccoglieva bottiglie vuote seduta dietro un muro. Avrà avuto 7 anni, era bellissima, sporca e con un vestitino lacero, con accanto un fratellino di 4 cui cadeva giù la testina per il sonno che aveva. Non avevo neanche una caramella da darle e non volevo darle soldi perché per principio non do mai soldi ai bambini, ma quanto è stato duro lasciarli sotto quel sole così.

I templi sono bellissimi, sembrava di stare in Messico, ho visto che uno era come una piramide e siamo andati a scalare quei gradoni alti alti, stretti stretti…facendoci coraggio a vicenda. Da lassù era uno spettacolo e si percepiva un’energia molto forte. Pochi attimi che ti rimettono in sintonia con la vita. E poi la discesa…Quei gradoni ripidi erano facili in salita…ma a scendere… Noi tutti camminavamo all’indietro appoggiandoci di lato mentre le bimbe con le ceste di braccialetti in mano scendevano giù velocemente…Che figuraccia abbiamo fatto!!

Ci siamo seduti un attimo e vicino a noi c’era una bimba che avrà avuto 3 anni con delle cartoline in mano. Si avvicinava a noi e ad altri turisti per venderle. La mamma dietro la guardava e seguiva. Come si fa a respingere due manine così piccole? Così poi sempre con quelle manine prendeva i soldi e li dava alla mamma. Una grande piccola lavoratrice. Non so quanto tutto questo sia giusto, ma è così.

Il giorno dopo siamo partiti per il Laos. Savannakhet è una piccola cittadina che si raggiunge dopo un’ora di aereo e 5 di macchina. Non c’è niente, negozietti , stradine…e il Mekong. Che bello questo fiume grande, grigio, luminoso, trasmette una calma infinita, ci si incanta a vedere i suoi riflessi e le canoe lunghe di legno, con il pescatore che accucciato sulla cima aspetta che arrivi un pesce.

E poi c’è un ponte…quel ponte che la collega con la Thailandia.

Il ponte del dolore per le bimbe, dei desideri per gli uomini. Mi dicono qui che non ci sono bordelli e che vengono dalla Thailandia a rapirle o circuirle con la promessa di vita migliore perché le ragazze laotiane sono più innocenti rispetto alle thailandesi. Quindi nel giro di pochi anni anche qui c’è stato un aumento molto forte del traffico di bambini.

Abbiamo partecipato all’inaugurazione di un centro molto bello, fatto di 6 casette in ognuna delle quali le ragazze possono svolgere delle attività, e c’è anche un asilo per i loro bimbi. Questo centro ne può ospitare 80-100, e ci sarà bisogno di ancora tanto più spazio negli anni a venire. C’era anche un ministro e altri rappresentanti del governo che si sono impegnati a sostenere il lavoro dei volontari e a fare il possibile per combattere questo traffico.

Marco Scarpati, che difende i diritti dei bambini, per 5 giorni non hai mai smesso di parlare. Ci ha raccontato tante cose su questi paesi dove il traffico sessuale di bambini è sempre in aumento. Anni fa finì su tutti i giornali per aver comprato 3 bambine in un bordello per portarle al centro di recupero. E’un omone nato nel ’60, con un grande cuore. Ha l’energia di un grande papà che i bambini percepiscono e lo adorano. È un uomo che vorresti avere come amico, anche se poi lui racconta che i suoi amici si lamentano perché non c’è mai. I suoi studenti lo inseguono anche su facebook e lui tutte le sere si collega per rispondere almeno a qualche domanda, e gliene fanno tante. E’ una persona divertente e ha reso questo viaggio così toccante più leggero per noi che eravamo qui per la prima volta. Lui vuole che nei suoi centri lavorino solo persone fidanzate o sposate perché non si può lavorare con le ragazze abusate se si è repressi sessualmente dato che, proprio a causa degli abusi subiti, le ragazze si comportano in modo seduttivo e bisogna essere molto centrati per saper mantenere il distacco. Ha conosciuto sua moglie a scuola e insieme sognavano di cambiare il mondo. Lei è buddista, hanno adottato una bimba vietnamita e hanno un figlio loro. Proprio per i problemi incontrati per adottare la figlia lui ha iniziato ad andare in questi paesi e non ha più smesso. È il suo modo di realizzare il sogno di portare qualcosa di buono nel mondo. È molto bello sentire come parla della moglie e dei figli.

Marco ha creato questo centro a Seam Reap con Somaly Mam, una donna cambogiana anche lei vittima del traffico, che ha poi sposato Pierre, un francese, con cui ha creato nel 1997 un’associazione no-profit, la AFESIP (Agir pour les femmes en situation précaire) che dalla Cambogia si è estesa in Thailandia, Vietnam e Laos. Sono stati più volte vittime di ricatti e più volte hanno rischiato la vita. Hillary Clinton ha appoggiato la sua causa . Somaly Mam era una delle donne che portava la bandiera olimpica alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 insieme alla scrittrice cilena Isabel Allende, l’attrice e ambasciatrice dell’Unicef Susan Sarandon e alla keniota Wangari Maathai Kenia, Nobel per la pace 2004.

Poi siamo andati a Bangkok ed è stato come quando dopo un’immersione si torna su e si respira di nuovo l’aria. Non c’è la terra rossa che vola, non c’è più la paura delle zanzare, c’è acqua pulita e cibo che si può mangiare più tranquillamente. C’è tanto traffico, questo si, ma il popolo thailandese è carino e mi è piaciuto. Ho visto il Buddha gigante che dorme e sono andata nella strada piena di negozietti e bancarelle caratteristiche che mi aveva indicato mia sorella. Mi ha ricordato molto l’India. Avevo solo 2 ore, ho fatto tutto di corsa ma ne è valsa la pena e sono riuscita a mangiare i noodles con le verdure…che buoni ! La sera siamo andati a cena in uno shopping centre megagalattico di 7 piani dove bisogna stare attenti a non perdersi.

Com’è possibile che solo ad un’ora di aereo da qui non hanno niente, vendono le figlie per mangiare e poi, dietro l’angolo c’è un’abbondanza da paura? C’è davvero qualcosa che non funziona nel nostro mondo. E la sensazione di sicurezza che si sente quando si torna qui è vera? O è solo un’altra manipolazione di questa modernità? Penso al pescatore nel Mekong che stava li ad aspettare il suo pesce, nella pace e nella musica del vento. Noi che stiamo aspettando? Quale musica ci risuona intorno? E non si potrebbe avere quella pace con meno povertà? È un piatto troppo difficile da cucinare? Non ne conosciamo ancora la ricetta?

Con noi a cena c’era un amico di Marco che lavora ad Ecpat internazionale che ha la sede a Bangkok. Ci ha raccontato che gli uomini vanno nei locali per rimorchiare e poi dicono che sono le ragazze che li cercano senza che loro facciano niente… Questo niente è portarsele a letto e pagare. E anche andando in giro per strada sia ad Ettore che a Gianni hanno mostrato album con foto di ragazze per farli scegliere…E anche nel nostro albergo a 4 stelle c’erano persone che ti contattavano e facevano da tramite per avere un boy o una girl.

Alla fine anche in aeroporto guardando ogni uomo pensavo chissà con quale bambina o bambino sulla coscienza bendata sta tornando a casa. Magari torna dai suoi figli e con quale coraggio li guarda negli occhi senza ricordare quello che è stato capace di fare ad uno di loro che ha solo gli occhi un po’ più a mandorla. Molti uomini si giustificano dicendo che qui sono portati alla prostituzione per natura!!

Una volta Marco era andato in un bordello per vedere se c’era qualche bambina piccola, perché quelle piccole le tengono nascoste, non le mettono in mostra, te le danno solo su richiesta e costano un po’ di più di quelle più esperte. Così mentre stava contrattando con il capo del bordello sono entrati degli scozzesi un po’ ubriachi e hanno iniziato a giocare con le ragazze più grandi, (si parla sempre di 15-16 anni) tirandosi giù i pantaloni davanti a tutti. Lui si è sentito talmente schifato da quello che stava accadendo che è uscito. Era con un amico e hanno camminato un po’ per togliersi di dosso quella brutta sensazione. Dopo qualche ora, entrando in un locale per bere qualcosa, si accorgono che ad un tavolo c’erano proprio quegli stessi scozzesi che stavano festeggiando un compleanno con le loro mogli ignare di dove erano appena stati i mariti.

Secondo me oltre a fare centri per salvare le ragazze bisogna fare qualcosa anche a monte, qui in occidente, per salvare questi uomini.

Dicono che nell’esercito italiano stiano facendo fare dei corsi ai soldati su questi problemi, ma cosa si fa per i soldati americani e tedeschi e tutti gli altri? E per tutti gli altri milioni di uomini che preferiscono seguire i loro desideri pervertititi generando dolore e dolore…e blindando le loro coscienze piuttosto che entrare in contatto con se stessi ?

Marco racconta che una volta un monaco buddista gli ha detto che lui ha un buon karma e lui ha risposto: “Si lo so, ho una famiglia, un lavoro che mi piace e mi permette di vivere bene, viaggio, ho tanti amici”. Il monaco ha proseguito dicendo: “Queste opportunità la vita te le offre perché tu le usi al meglio. Il buon karma è la tua capacità di sentire il dolore dei bambini. È come l’erba che quando cresce fa rumore. Ma non tutti sentono questo rumore. Il dolore dei bambini è come questo rumore. C’è chi non lo sente affatto, c’è chi lo sente in lontananza, c’è chi lo sente come te. E sentirlo di fa muovere il cuore e agire e fare tutto questo per loro. Questo è un buon karma.

Abbiamo chiesto più volte di essere portati nelle strade dei bordelli a Siem Reap, ma hanno sempre glissato. Forse è meglio così. Non c’è bisogno di mandare in onda immagini dure per smuovere le nostre coscienze. Basta guardare gli occhi di una queste ragazze e rimanere un attimo in ascolto… Anche il nostro cuore può sentire il rumore dell’erba che cresce.

shantij

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