La Simbiosi tra Biosfera e Noosfera
Professor Ludovico Galleni · Università di Pisa
Il Sacrificio di Dorothy Stang e l’Eredità di Teilhard
L. Galleni è docente di Zoologia presso l’Istituto di Agraria, Università di Pisa. Autore di testi autorevoli è di impostazione cattolica ed appassionato ricercatore del dialogo tra Natura e Cultura.
“Come punto di partenza, visto che abbiamo presentato un certo numero di donne e di esperienze io volevo partire dalla morte di Doroty Stang, una suora dell’Ordine di Nostro Signore di Nour, uccisa all’ inizio della quaresima in Amazzonia, dove vi lavorava con un progetto – mi verrebbe da dire – di sostenibilità, con 400 famiglie che là vivevano senza distruggere la foresta. Oggi sembra che l’unico modo per risolvere il problema della povertà in Brasile sia quello di distruggere e recuperare ricchezza, in realtà si distrugge e si impoverisce, Doroty Stang mostrava che si poteva vivere, non sopravvivere senza distruggere la foresta.
E stata uccisa e ciò che mi ha colpito, a parte gli ultimi momenti di questa figura che cerca di convincere i suoi uccisori leggendo loro dei brani della Bibbia, è che il memoriale che è stato organizzato intorno alla sua vita parte con alcune frasi di Pier Teilhard de Chardin, che è una figura che a me interessa molto e di cui appunto vorrei ricordare brevemente alcune idee… Quest’anno ne è stato ricordato il 50°della morte a New York, proprio 2 settimane fa al G.Town University; hanno partecipato alcune figure importanti per il nostro discorso: il premio nobel per la Pace la Vangani Matani e Suor Maria Teresa Mc Gillis, una domenicana che sta lavorando al progetto Genesis (la Genesis Farm cioè un tentativo che in fondo recupera certe tradizioni del monachesimo di una struttura che si auto sostiene anche dal punto di vista ecologico) e poi la Elena Pregian che probabilmente avrete visto interpretata da Susan Saranton nel film “That man wolking”. E’ una persona che lavora con i condannati a morte ed ha dimostrato, come i condannati a morte negli Stati Uniti appartengano alle fasce più povere, segno di ingiustizia che in qualche modo va recuperato.
La Legge di Complessità-Coscienza
T. negli anni tra i venti e i quaranta del ventesimo secolo è stato uno dei primi scienziati che ha posto il problema dello studio della biosfera, quello di cui accennava prima il professor Laszlo, cioè se vogliamo capire fino in fondo i meccanismi evolutivi non possiamo più studiare questo o quel gene questa o quella specie questa o quella popolazione occorre arrivare a studiare l’ evoluzione a livello di biosfera; quindi la biosfera non è soltanto l’entità che mette insieme viventi e non viventi; questo sottile strato vivente che circonda il nostro pianeta ha anche una storia e i meccanismi di questa storia sono fondamentali per capire più in generale i meccanismi dell’ evoluzione.
In Teilhard l’idea di fondo era quella che l’ evoluzione fosse un gigantesco muoversi verso…quindi era un superamento un po’ di certe letture del Darwinismo che facevano pensare all’evoluzione come un movimento adirezionale e per certi aspetti casuale, in realtà in Teilhard l’ evoluzione era un gigantesco “muoversi verso” che portava la materia ad organizzarsi in strutture sempre più complesse. In una sintesi che lui chiama “Legge di “complessità-coscienza”, quindi, c’è un muoversi verso la complessità e la coscienza. (nota di redazione: crf. Wilhelm Reich nelle conclusioni)
L’Ipotesi Gaia: La Biosfera come Organismo
Ciò che è affascinante del Teilhard paleontologo di mestiere è che cerca di dimostrare (come sto facendo io nel mio piccolo) la presenza di questa legge fossile dopo fossile, ramo filetico dopo ramo filetico per dimostrare come in fondo l’evoluzione sia caratterizzata fondamentalmente da parallelismi e canalizzazioni (i parallelismi sono più importanti: sono proprio quelli che vanno, almeno negli animali, verso forme sempre più cerebralizzate); quindi ci sono dei significati più profondi nell’evoluzione considerata con un approccio ampio, globale e non riduzionista, che portano a studiare la biosfera. Ecco il primo punto allora: la scienza della biosfera. C’è un altro autore e qui diventa importante anche per il dialogo tra culture, un russo, Vladimir Vernazk, che nello stesso periodo di Teilhard propone la necessità di studiare la vita a livello di biosfera.
Ma tale ricerca riceve un’ulteriore importante arricchimento dal punto di vista scientifico con “l’ipotesi Gaia” di Lovelock ; ora non entriamo nei dettagli però in L. c’ è un punto importante che arricchisce la visione di T. e di V., cioè l’idea che la biosfera si comporti come un organismo: attenzione, non è un organismo ma per certi aspetti ha delle caratteristiche che ricordano un organismo perché le sue parti sono collegate con sistemi di controllo che permettono il mantenimento della stabilità nel tempo cioè uno dei grandi problemi è proprio questo: come mai le condizioni adatte per la vita si sono mantenute sulla terra per tempi anche geologicamente molto lunghi. L’idea di Loveloch è che sia la vita stessa che attivamente interagisce con la non vita per mantenere stabili certi parametri.
La Noosfera: La Sfera delle Relazioni Pensanti
Questo è importante perché, se mi permettete il termine, c’è uno scopo nella biosfera che è quello di mantenere stabili i parametri che permettono la sopravvivenza della vita; se volete c’è un grosso cambiamento dal punto di vista dei meccanismi evolutivi e del senso dell’evoluzione se accettiamo questa idea di L. Ma la cosa che mi interessa qui è che l’approccio globale alla vita richiede anche un approccio globale all’umanità, che deve trovare dei modi per interagire con la biosfera. Qui ancora ricordo T. e V. in un periodo affascinante in cui si trovano ad insegnare a Parigi: T. insegna geologia all’istituto cattolico e V. svolge alcune lezioni di geochimica alla Sorbona, insieme al filosofo Eduard de Rua: ambedue coniano un altro termine, la “noosfera” cioè la sfera degli esseri pensanti, che è l’insieme non solo degli esseri umani ma anche delle relazioni che li collegano perché il concetto di sfere non è semplicemente un concetto di singoli oggetti ma anche di relazioni dagli oggetti che il riduzionismo tende a trascurare perché il riduzionismo smonta e smontando perde le relazioni. (Importante!)
C’è stata una fase della biologia che è stata importante ed è stata riduzionista però oggi non ci possiamo più permettere soltanto questo tipo di approccio; allora a questo punto ecco che emerge la teoria della noosfera e noi possiamo per un attimo cercare di trovare rapporti. La biosfera ha questo importante aspetto “la stabilità”, e sempre più stanno emergendo dei rapporti precisi tra la diversità biologica e la stabilità. Questo è uno degli aspetti affascinanti del lavoro di Vandana Shiva, cioè la dimostrazione che un ecosistema è caratterizzato dalla biodiversità, cioè da relazioni che sono sempre più alte e numerose perché sono tanti gli oggetti che compongono un ecosistema e che queste relazioni partecipano al mantenimento della stabilità.
Biodiversità e Stabilità: Oltre il Riduzionismo
Ecco perché alla fine i due termini biodiversità e stabilità diventano quasi sinonimi perché non c’è poi stabilità se non si mantiene la biodiversità e (qui si apre un altro fronte) uno dei problemi grossi degli organismi geneticamente modificati dal punto di vista dell’ etica ambientale è proprio l’abbattimento della biodiversità perché si costruiscono poche forme e quelle forme si diffondono (è affascinante, sicuramente l’avrete letto: il libro di Vandana Shiva : “Le monoculture della mente: il problema del riso geneticamente modificato per l’ inserimento del gene della vitamina A”; in fondo-dice-ci avete fatto togliere la Batua che era una delle nostre piante che ci dava vitamina A, ci avete abbattuto la biodiversità, e adesso ci sostituite con questo riso manipolato.
Ma se la biodiversità mantiene la stabilità non basta dare il riso con la vitamina A, bisogna anche spendere per inserire la biodiversità o per recuperare la stabilità quindi si aggiunge disastro a disastro. Vandana Shiva è una delle figure chiave: stabilità – diversità – complessità, questi sono i grandi temi. Questo vale anche per la noosfera e allora cosa vuol dire la stabilità per la noosfera, quali sono i parametri? Perchè il problema, sempre, è quello di cercare di trovare un equilibrio fra la diversità; questo è un momento in cui non sempre riusciamo a capirci fino in fondo sulla diversità culturale: per esempio la battaglia sulle mutilazioni dei genitali è difficile da accettare come una diversità culturale.
Simbiosi e Cooperazione: Motori dell’Evoluzione
Credo che anche qui ci sia un progetto di questo genere: l’idea di una stabilità che è collegata a certi parametri di fondo e per la noosfera pensavo alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che nonostante tutto è un bel punto di riferimento, però poi all’ interno di questa è necessario riconoscere la ricchezza delle diversità culturali. Anche qui ci sono due strutture, mi piacerebbe fare questo parallelo tra biosfera e noosfera, cioè come gestire i rapporti tra biosfera e noosfera…Ecco quindi l’idea della simbiosi: che tra l’altro è stata proposta da una donna Lili’ Margulis.
È una delle grandi novità, anche se se ne è sempre parlato: quando io seguivo da studente negli anni sessanta i corsi di zoologia. era uno degli esempi importanti; però io direi che la L.M. è riuscita a fare capire al modo della scienza che la simbiosi è uno dei concetti chiave dell’evoluzione. Abbiamo per tanti anni parlato di competizione e di lotta per la sopravvivenza come motori dell’evoluzione, ma a poco a poco sta emergendo anche come motore dell’evoluzione la cooperazione e la simbiosi. Sapete bene che per L.M. il passaggio dalle cellule primitive a quelle più evolute è un problema di simbiosi: forse pochi sanno (questo è un discorso più tecnico da zoologo) che certi ambienti estremi come le sorgenti idrotermali sottomarine sono colonizzate da animali che hanno batteri simbionti nel loro citoplasma, che li fanno diventare autotrofi: quindi situazioni difficili si superano non con la competizione ma con la simbiosi.
Questa è una grande novità che è difficile ancora da far capire perché per ora l’idea di fondo è l’evoluzione per competizione che poi utilizziamo in tutti i momenti della nostra vita. Quando si va a livello di sfere è simbiosi per cosa? E allora qui ritorna l’idea della stabilità: in fondo la biosfera nell’ interpretazione di Lovelock ha questo punto di riferimento che è la stabilità: viventi e non viventi interagiscono per mantenere la stabilità che permette la sopravvivenza della vita. La noosfera deve avere lo stesso scopo: perché la noosfera (e questa è una cosa che noi non riusciamo a capire fino in fondo) può evolversi e continuare ad abitare la terra solo nel rispetto dei meccanismi della biosfera.
Prof. Ludovico Galleni
Docente di Zoologia · Università di Pisa
📚 Bibliografia consigliata: Scienza e Noosfera
-
Il fenomeno umano
Pierre Teilhard de Chardin · Queriniana
Il capolavoro che tenta di conciliare evoluzione biologica e progresso spirituale verso l’Omeg. -
Gaia. Nuove idee sull’ecologia
James Lovelock · Feltrinelli
La formulazione classica dell’ipotesi Gaia: la Terra come sistema vivente autoregolato. -
L’universo simbiotico
Lynn Margulis · Il Saggiatore
Un’analisi rivoluzionaria della simbiosi come forza trainante dell’evoluzione cellulare e planetaria. -
Darwin, Teilhard de Chardin e gli altri
Ludovico Galleni · Edizioni San Paolo
Un saggio fondamentale sul dialogo tra scienza evoluzionista e pensiero teologico. -
La rete della vita
Fritjof Capra · Rizzoli
Una visione sistemica della vita che integra biologia, fisica e teoria della complessità.
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