Commentario al Discorso Divino del 9 Ottobre 2002: Uno strumento musicale da accordare

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Uno strumento musicale da accordare coi buoni sentimenti

Riflessioni sul Discorso Divino del 9 Ottobre 2002 di Sathya Sai Baba

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Prima di approfondire questo commento, ti invitiamo a leggere il testo integrale del Discorso Divino:
Sathya Sai Baba: Uno strumento musicale da accordare.

Sai Ram, cari fratelli e sorelle! Oggi vorrei riflettere insieme a voi su un Discorso davvero meraviglioso che il nostro amato Sathya Sai Baba ha tenuto il 9 ottobre 2002, proprio nel primo giorno dei festeggiamenti di Dasara. È un messaggio potentissimo che va dritto al cuore della nostra sadhana.

Siamo scintille del Divino, perché ci ostiniamo a soffrire?

Swami parte da una verità assoluta tratta dalla Bhagavad Gita: “Mamaivâmsho”, ovvero “Io sono una parte di Dio”. Pensateci bene: in ognuno di noi c’è questa essenza luminosa, e Baba ci ricorda che per questa parte divina non esiste la minima traccia di dolore, ansia o sofferenza. Eppure, ci comportiamo spessissimo come se fossimo vittime tormentate da qualche demone interiore.

Ma Swami ci rassicura col suo infinito amore: non c’è nessun demone e nessuno spirito maligno in noi! I pensieri cattivi e le nostre miserie sono solo una nostra illusione e nascono perché facciamo un uso sbagliato dei nostri buoni sentimenti.

“Il corpo è come una vînâ; accordalo con pensieri sacri per udire la musica di Dio.”

Accordiamo la nostra “vînâ” con il Satsang

Per far emergere la nostra vera natura, Baba ci regala un’immagine poetica: il nostro corpo è come una vînâ, il bellissimo strumento musicale indiano. Se vogliamo che emani suoni celestiali e ci porti all’estasi spirituale, dobbiamo “accordare” il nostro corpo mantenendolo in sintonia con pensieri sacri. Ma qual è il segreto per non perdere l’accordatura? Sono le buone compagnie!

Swami cita il proverbio “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Ci racconta che perfino un criminale spietato come Ratnâkara, semplicemente ascoltando e obbedendo a sette saggi, si è trasformato nel grande Vâlmîki, l’autore del Râmâyana. Il monito di Baba è perentorio: dobbiamo allontanarci immediatamente dalle persone negative per non assorbire la loro energia inquinata, e rifugiarci nel Satsang.

Il vero senso di Navaratri e delle tre Madri

Visto che eravamo nei giorni di Navaratri, Swami ci spiega in modo stupendo il significato di Durgâ, Lakshmî e Sarasvatî. Non dobbiamo immaginarle solo come divinità esterne, ma come poteri (shakti) dentro di noi:

  • Durgâ è l’energia che distrugge la negatività interiore.
  • Lakshmî è colei che ci assicura ogni comodità e prosperità spirituale e materiale.
  • Sarasvatî non è solo l’apprendimento scolastico, ma è Prajñâna Brahman: la Consapevolezza Totale e Costante, l’intelletto puro e l’incarnazione della parola.

Con queste tre energie al nostro fianco, ci ricorda Swami, non siamo affatto poveri o abbandonati, ma abbiamo la capacità di sperimentare una Beatitudine infinita.

💎 Spezzare la Colonna
Nella storia di Prahlâda, il padre spacca una colonna per rabbia, facendo apparire Narasimha. Swami svela che quella colonna rappresenta il nostro corpo fisico; romperla significa spezzare l’attaccamento al corpo (Dehabhimana) per far nascere finalmente l’attaccamento alla nostra Anima (Âtmâbhimâna).

La fede di Prahlâda contro l’istruzione senza cuore

In questo discorso Baba fa anche una bella tirata d’orecchie all’istruzione moderna occidentale. Ci fa notare che studiare tanto senza avere Valori Umani genera solo ego, rabbia e inquietudine. L’unica vera educazione è quella che produce umiltà e obbedienza. Ci porta l’esempio dolcissimo del piccolo Prahlâda.

Suo padre, il re demone Hiranyakashipu, voleva che imparasse ad accumulare ricchezze e a soddisfare i desideri (Artha e Kama), ma Prahlâda aveva capito che la vera istruzione è solo quella che porta alla Liberazione (Moksha) attraverso il Nome divino, “Namo Nârâyanâya”. Grazie a questa fede totale, il veleno diventava nettare e gli elefanti feroci perdevano la loro forza.

L’arma suprema: l’Amore e il “Riflesso”

Alla fine, tutto si riconduce all’Amore e all’insegnamento immortale dei Veda: “Aiutare sempre, mai danneggiare”. Swami ci svela un grande segreto sulla legge di “reazione, risonanza, riflesso”. Siete pronti? Le persone cattive là fuori in realtà non esistono: le cattive qualità che vediamo nel prossimo sono semplicemente il riflesso e l’eco delle nostre stesse imperfezioni interiori. Tutto è una nostra illusione!

Invece di rincorrere l’illusione delle bombe atomiche, Swami ci invita ad armarci solo di Amore, perché con l’Amore si possono ammansire perfino le bestie feroci e si può conquistare il mondo intero. Facciamo tesoro di queste sue parole meravigliose: iniziamo, viviamo e concludiamo le nostre giornate con l’Amore, cantando il Suo dolce Nome per purificare i nostri cuori e aiutare l’universo intero.

Buon studio e Sai Ram a tutti!

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