Relazione di Padre ERNESTO PIACENTINI teologo francescano
Meeting MANDIR DELLA PACE – Oriente incontra l’Occidente per una nuova civiltà di Pace nel sentiero francescano
Assisi /Torchiagina (9/9/2007)
DALL’IO AL NOI IL PERCORSO VERSO L’UNO
Introduzione
L’argomento nel contesto della tematica generale di questo convengo comporterebbe tante considerazioni di carattere teologico sullo sfondo trinitario. Il Dio uno e trino, cioè uno nella natura che è amore e trino delle persone che sono nell’amore in relazione di opposizione, cioè: l’amore amante (il Padre), l’amore amato (il Figlio ) e l’amore scambio di amore tra l’amante e l’amato (lo Spirito Santo). E ciò nella prospettiva di Dio che è amore infintito. Se si parte invece da Dio che è conoscenza infinita, allora si avrà Dio che è uno nella natura che è conoscenza infinita, nella quale conoscenza infinita si avranno per relazione di opposizione tre persone: Il Conoscente che è il Padre; il Conosciuto che è il Figlio, cioè il Verbo di Dio; e la stessa conoscenza che intercorre tra il Conoscente(il Padre) e il Conosciuto (il Figlio), cioè la Spirito Santo.Tutto questo ci illustra che nella Trinità abbiamo l’unicità di Dio, Dio unico nella natura, e la molteplicita di Dio nelle persone. Le Persone Divine infatti, procedenti dall’infinito per relazione di opposizione nel Dio che è uno per natura, ci illustrano che in Dio abbiamo l’unità della natura nella molteplicità delle persone, per relazione di opposizione. E quindi l’uno comporta il molteplice, ed il molteplice cammina, tende a ricomporsi nell’unità. Ma questo avviene da tutta l’eternità, come atto unico eterno, infinito, senza passare dalla potenza all’atto. E tutte le persone divine sono da tutta l’eternità. E’ il perfetto percorso dalla molteplicità del noi alla unicità dell’Io. E ciò nella vita ad intra di Dio Lo stesso avviene nella vita ad extra di Dio. Dio Crea fuori di se il mondo con tutte le creature e quindi si ha una molteplicità. Ma questa molteplicità delle creature tende a ritornare verso Dio. E allora si ha il molteplice che ritorna all’Uno. Le creature che sono frutto dell’amore di Dio, tornano a Dio come ritorno di amore verso di Lui, ricostituendo l’unità del mondo con Dio. Di questa tematica, propostami qualche anno fa avemmo modo di esporre qui al Mandir della Pace alcuni aspetti fondamentali. Oggi mi si propone un altro aspetto di questo cammino verso l’uno dalla moltleplicità. Si tratta di vedere come la molteplicità delle creature, delle culture, delle fedi, delle religioni debbano e possano trovare un sentiero unico verso l’Uno. Come si trova questo cammino? La risposta a questa domanda è il tema che mi è stato affidato: cioè il sentiero unico delle religioni nel il dialogo della Pace tra fedi e culture. Illustrare cioè in questo senso fino a che punto il Cristo ci lancia un messaggio universale, particolarmente in quelle parole: io e mio Padre siamo Uno. È una molteplicità ricomposta nell’unità nel ritorno ed immedesimazione del Cristo con il Padre. E questa deve essere la via del ritorno al Padre, all’unità di tutta l’umanità. In verità si tratta del sentiero unico delle religioni al Padre, nel dialogo di pace che esse devono fare. Tutte le fedi e tutte le culture trovano nel Cristo, per quello che egli è realmente ed essenzialmente, la strada che Egli indica per un dialogo di ritorno ed immedesimazione con il Padre. Occorre quindi che, come tematica affidatami, illustrando alcuni aspetti della teologia scritturistica, dogmatica ed interreligiosa, io illustri il ruolo di Cristo come esempio, via, cammino e sentiero unico proprio nel dialogo interreligioso della pace tra fedi e culture. Vediamo quindi il rapporto, in particolare tra il Cristo e la religione.
I. – CRISTO E LA RELIGIONE
Da un esame delle Sacre Scritture, si ricava che il Cristo non ha mai detto esplicitamente, in termini dogmatici, chi egli era; egli per farsi conoscere ha solo parlato e agito. Quando egli si designa con appellazioni come: “il Cristo, il Figlio del Padre, o il Figlio dell’uomo”, il suo scopo era quella di invitare i suoi uditori a interrogarsi sulla sua identità.Quello che egli diceva di se stesso teneva i suoi uditori sospesi. Le sue affermazioni più esplicite mettevano i dottori della legge in un imbarazzo inestricabile, poiché essi non potevano ne riceverle ne comprenderle veramente.La pedagogia di Cristo era consistita nel manifestarsi nelle attitudini, nelle parole, nelle azioni che avevano per lui valore di segni, segni che quasi domandavano a quelli che gli stavano intorno: “Che cosa dicono che io sia”( Nt 16,13-15; Cr 8, 27-29; Lc 9,18-20). E’ quindi compito nostro cercare di penetrare il suo mistero, per capire, se questo è possibile, la realtà del suo essere.Noi invero vediamo Cristo manifestarsi costantemente in relazione con Dio che egli chiama suo Padre. In questo egli si mostra profondamente religioso, al punto che tutta la sua vita appare come un atto perfetto di religione. Ed è su questa attitudine religiosa del Cristo verso il Padre che è fondata la religione cristiana. Per i cristiani, il Cristo è il fondamento e l’ideale della religione. Ma il riscontrare ed incontrare le religioni ci chiede di rimetterci ancora una volta di fronte al problema di Cristo e della religione.Nella sua vita egli non ha mai corso il rischio di andare nei territori dei gentili. E’ con i suoi Asposti ed i loro successori che il Cristo è penetrato nel mondo greco e Romano, come anche in altri mondi. Con l’azione dei suoi missionari partiti per tutte le direzioni, egli si è trovato ad affrontare centinaia di religioni o sette religiose. E’ quindi lecito domandare a Cristo: “di fronte alla religione, chi sei tu?”
a) Il Problema della religione.
La religione è essenzialmente relazione dell’uomo al divino, ed è anche tutta la spiegazione o espressione di questa relazione. L’esperienza di questa relazione fa corpo con la realtà umana la più profonda ed è per questo che essa è irraggiungibile fuori della coscienza che noi ne possiamo avere. Sfortunatamente la religione non è ordinariamente afferrata che nelle sue manifestazioni esteriori, preghiere, cerimonie, e teologie. Esistono alcune volte alcune persone che hanno coscienza delle loro esperienze religiose al suo livello più profondo. Questa esperienza religiosa diviene allora, come per il Cristo, la presa di coscienza da parte dell’uomo della sua relazione sostanziale al suo Dio. E nello sperimentare i propri limiti, l’uomo si rende conto in effetti che il suo essere non esiste che per ed in una relazione ad una sorgente sulla quale egli non ha nessun potere. Quando il fatto di questa relazione è conosciuto e integrato nella coscienza, l’uomo diviene un essere religioso. Questa attitudine noi la vediamo realizzata alla perfezione nel Cristo che si riconosce come essendo tutto del Padre e per il Padre.La scienza delle religioni non arriva che difficilmente a considerare il problema a questa profondità. Essa si ferma ordinariamente allo studio delle manifestazioni religiose, riti, cerimonie, preghiere, teologie e spiritualità. A questo livello è facile inquadrare, classificare, analizzare e comparare. Questi studi sono indispensabili, ma non costitutiscono che un primo approccio dello studio del fatto religioso. Da questo bisogna passare alla psicologia per arrivare alla mistica. In effetti solo la mistica permette di assaggiare il fenomeno religioso alla sua sorgente.Questo entrare progressivo nel cuore della esperienza religiosa deve farsi ora, ai nostri giorni, non più semplicemente nel contesto occidentale, ma anche a partire da tutte le tradizioni religiose viventi. Il Cristo non si presenta più unicamente a genti della propria cultura o agli Occidentali che sono a lui già familiari, ma a miliardi di credenti che aderiscono a religioni diverse dalla propria.
2) La radice della religione
Se le religioni hanno preso forme così diverse, è perché noi siamo qui al livello delle espressioni della religione e non alla sua radice. Poiché la religione getta le sue radici nel più profondo della natura umana, bisogna attendersi di trovare una attitudine religiosa innata presso quelli che vivono più vicini alla natura, sia che questa sia la grande natura, o la natura innata che essi hanno dal cielo. Per l’animista, il riconoscimento del mondo spirituale in lui, intorno a lui, sopra di lui è così naturale come lo è il respirare. Lo spirito e gli spiriti sono ovunque, in tutte le cose. Al disopra di tutto si trova un Grande Spirito che domina l’universo. Quelli che vivono in questa forma di esperienza religiosa riconoscono quindi l’esistenza di un mondo spirituale, e il loro atteggiamento nei suoi riguardi è veramente religioso.Una tale attitudine non deve essere chiamata attitudine religiosa “primitiva”, poiché questo termine è ordinariamente peggiorativo, ma deve essere chiamata attitudine religiosa ”fondamentale” poiché del resto, la si ritrova alla base di tutte le religioni. Le mistiche più sublimi sono delle elaborazioni di questa esperienza fondamentale dell’uomo davanti al mistero. La speculazione teologica e spirituale non fa altro che spiegare l’esperienza religiosa di base. I grandi mistici dopo aver utilizzato mille metodi ed elaborato delle spiritualità spesso anche complicate, ritornano sempre alle esperienze le più semplici. Per i buddhisti cinesi, questo è il ritorno alla natura originale, per i Taoisti e molti altri, è il ritorno alla sorgente o al tao, per il cammino del soffio primordiale. Per il Cristo è il ritorno al Padre sorgente del suo essere.
3) Sviluppo delle religioni.
Su questa esperienza fondamentale della relazione dell’uomo con il divino, si sono edificati i maestosi edifici delle religioni. Sui fondamenti animisti, il Giappone ha elaborato lo Shintoismo; la Cina ha costruito la sua religione popolare con tutti i suoi dei che sono stati in eguito incorporati nel panthéon taoista; l’India lasciando sviluppare la sua mistica si è abbandonata ai miti e ai suoi grandi dei. Le religioni quindi sono passate per alcune tappe successive di elaborazione. Il primo stadio è quello de quale noi stiamo parlando. Poi in seguito, a partire dagli spiriti sparsi ovunque nell’universo e nelle cose, noi assistiamo a quello che possiamo chiamamre la fabricazione degli Dei: il dio del cielo, quello della terra e le innumervoli divinità che abitano gli astri, gli elementi, le montagne, le spiagge, il mare, le foreste, la notte, il fuoco. Molte religioni sono restate a questo livello, ma altre, come il giudaismo hanno rigettato questi dei, per riconoscerne uno solo. Per queste religioni monoteiste non esiste che un solo Dio e tutto quello che si manifesta nell’universo è espressione della sua potenza, della sua presenza e del suo amore. Finalmente, il monoteismo rende meglio conto che tutto l’altro sistema dell’esperienza la più fondamentale dell’uomo si affaccia davanti al divino a condizione che questo monoteismo accetti allo stesso tempo l’immanennza di Dio in tutte le cose per la sua presenza e la sua potenza. E’ in questa corrente monoteista che il Cristo si è manifestato. A differenza di altri fondatori di religioni, egli non si presenta come un ispirato, un semplice annunciatore della Parola o indicatore di un cammino. Egli invita i suoi uditori a farsi attenti a capire quello che egli è attraverso quello che egli dice e quello che egli fa. A misura che egli prende, egli stesso, come uomo, coscienza della sua relazione con questo Dio che egli chiama suo Padre, egli ci fa penetrare l’essenza del suo stesso essere, che è religione, vale a dire legame sostanziale dell’uomo a Dio.
4) Gradi della profondità della coscienza religiosa.
Oggettivamente parlando non esiste che un solo essere che sia Dio, l’Assoluto, origine di tutte le cose. Tutto l’uomo ha più o meno coscienza di una relazione fondamentale con questo essere. Questa coscienza è quindi più o meno esplicita e profonda. E’ in realtà effetto della esperienza religiosa come di tutte le altre esperienze umane. Ogni essere vive la sua vita ad una profondità che gli è propria. La conoscenza che egli ha delle cose è quindi più o meno vicino alla realtà. La maggior parte non hanno coscienza profonda di quello che sono ed essi non si fermano che al livello dei loro atti. Per altri l’esperienza si colloca a livello affettivo. Rari sono quelli che hanno coscienza di se stessi a livello più profondo del loro essere.E’ così che si acquista coscienza religiosa. Per la maggior parte dei credenti, la religione non è che un insieme di atti da compiere per onorare Dio e salvatore della sua anima. Essi vivono una religione superficiale che è orientata verso Dio, ma non si colloca in una vita religiosa profonda. Quello che si dice degli individui si puo’ dire anche delle religioni. Ognuna dentro di se si colloca ad un livello ben determinato che la caratterizza.Si può dire, appoggiandosi alle testimonianze più antiche, che il buddhismo è una religione che si collaca ad un livello ben definito della non conoscenza di Dio, perché questa fu l’esperienza di Buddha. L’assoluto per cui il Buddha riconosceva l’esistenza non poteva essere altro che colui che noi chiamiamo Dio. Ma la coscienza che egli aveva della sua relazione a questo assoluto non è ne superata e neanche veramente esplicita. Essa è restata centrata sulla sua propria esperienza.Il Confucianesimo che non è considerato come una religione, ha pertanto un carattere religioso, poiché essa comporta una relazione de l’uomo sia al cielo sia all’imperatore di En,haut (Shang-ti). Ma questa coscienza religiosa si colloca sia a livello di riti, sia a livello di vita morale, avendo per finalità quella di realizzare l’unione dell’uomo con il cielo. Anche se non si ha oggettivamente che un solo Dio, l’idea che l’uomo se ne può fare è più o meno vicina, o lontana, della realtà. Da questa proviene la diversità delle teologie, delle spiritualità, delle religioni. Esse hanno tutte una più o meno profondità. Se una religione mette troppo fortemente l’accento sui riti, sulle pratiche, sulle osservance, essa rischia di restare in superficie e di non aprire ad una vera conoscenza di Dio. In questo caso, resta difficile di adorare Dio in “spirito e verità” (Jn 4,23). I grandi fondatori di religioni hanno essi stessi riconosciuti i loro limiti. Questi limiti, il Buddha li riconosceva perfettamente. Ma in questa prospettiva, il Cristo ci appare come avente un posto a parte, un posto unico in rapporto alla religione.
5) Cristo e a religione.
Il Cristo ha questo di particolare, che è venuto non per organizzare un culto religioso come quello, per esempio, della religione giudaica. Egli si presenta come veniente da Dio, ed avente con lui una relazione tutta speciale, una relazione di figlio con suo Padre. In lui stesso egli realizava l’unione dell’uomo con Dio. Egli non ha fatto, su questo punto delle dichiarazine dogmatiche. Ma quelli che lo hanno conosciuto e hanno riflettuto sul senso dei suoi atti e delle sue parole, hanno riconosciuto che egli veniva dal Padre. Essi sono quindi arrivati alla conclusione che egli era, per il suo stesso essere, il legame perfetto, la relazione assoluta dell’uono con Dio. La coscienza che Cristo aveva di questa relazione costituisce l’atto assoluto di religione. Egli è in effetti tutto Dio e tutto uomo. Egli ha così i due termini della religione e questo atto è lui stesso.Nel passaggio della religione giudaica al cristianesimo, si nota che Cristo non è venuto ad istituire altri sacrifici, altri riti, ma a riportare tutto a lui nel sacrificio della Croce. Egli è l’essenza stessa della religione, egli ne è la sostanza e l’espressione . Dopo due millenni, noi non abbiamo ancora realizzato tutto il significato di questo fatto, poiché da dopo la morte di Cristo, la Chiesa si è organizzata una liturgia e dei riti ad immagine di quelli della religione giudaica. Difficilmente sarebbe potuto essere diversamente, ma questo ha forse fermata a chiesa a domandarsi e realizzare in un modo radicale quale coscienza aveva il Cristo d’essere, nel suo stesso essere, la “religione” dell’umanità Il contatto del cristianesimo con le grandi religioni ci spinge inoltre a porci il problema in nuove prospettive. Bisogna ricordarlo mettendosi ai diversi punti di vista di queste religioni, siano esse l’animismo, il taoismo, il confucianesimo, l’hinduismo, il bouddhismo, senza dimentacare le religioni monoteiste. Noi potremmo così portare sullo stesso Cristo gli aspetti nuovi che ci potranno permettere di penetrare lentamente nella coscienza che egli aveva di essere allo stesso tempo Dio e uomo. In questo contesto noi faremo prendere coscienza che noi non abbiamo ancora pienamente approfondito il mistero di Dio,del Cristo perfetto “religioso” della religione nuova.Ciò che avrà potuto bloccare questo processo è una falsa nozione di cristocentrismo nel cristianesimo. Per molti il Cristo è l’ultimo oggetto del loro quadro religioso.Pertanto il Cristo ci raduno sempre al Padre e ci orienta verso il Padre. Quando il Cristo è divenuto veramente centro della nostra via, egli ci porta verso il Padre e ce lo fa conoscere. In questo atto di ritorno al Padre, il Cristo ci fa compiere in lui e per lui l’atto perfetto di religione.Con Cristo avremo allora fatto il sentiero unico che tutti gli uomini, tutte le religioni devono fare verso Dio quando potremo dire come lui “io e il Padre, io e mio Padre, siamo uno”. È il messaggio universale di Cristo oggi a tutte le religioni e a tutti gli uomini. P.Piacentini Ernesto
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Bibliografia Consigliata
- San Francesco d’Assisi di Jacques Le Goff
- Francesco d’Assisi di Chiara Frugoni
- Fratelli tutti di Papa Francesco
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