Il Canto di Dio e la Scienza della Devozione
Un dialogo interreligioso tra il Rev. Alvin Hart e Satyaraja Dasa
Questo articolo riporta una serie di conversazioni tra il Reverendo Alvin V. P. Hart, cappellano episcopaliano presso il St. Luke’s Hospital di New York, e Satyaraja Dasa (Steven J. Rosen), ricercatore e autore nella tradizione Vaisnava. Attraverso sei capitoli, il dialogo tocca temi fondamentali come l’universalità della religione, l’etica del vegetarianesimo, la dottrina della reincarnazione nella Bibbia, la profondità della Bhagavad-gita e i paralleli tra la figura di Gesù e quella di Sri Caitanya Mahaprabhu.
Introduzione del Reverendo Alvin V. P. Hart
Negli ultimi trent’anni, in qualità di Cappellano Episcopaliano presso il St. Luke’s Hospital di New York, ho avuto modo di occuparmi della cura d’anime e ho assistito alle fatiche e alle difficoltà di molte persone nel confrontarsi con la propria fede, specialmente nei momenti di crisi e di malattia. In questo lungo periodo di tempo ho maturato la convinzione che, in ultima analisi, la verità religiosa è una sola, sebbene si esprima attraverso canali diversi.
Le conversazioni che seguono, nate dalla mia amicizia con Satyaraja Dasa, rappresentano per me una preziosa opportunità di approfondimento. Il suo approccio alla tradizione Vaisnava, basato sugli insegnamenti di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, mi ha permesso di scorgere profondi paralleli con la teologia cristiana e di arricchire la mia comprensione del divino.
Capitolo Uno: La Religione è una sola
Rev. Hart: Abbiamo parlato spesso della natura universale della religione. Mi sembra che, nonostante le differenze esteriori, il fine ultimo sia identico per ogni sincero cercatore.
Satyaraja Dasa: Esattamente. Nelle scritture vediche questo concetto è espresso dal termine Sanatana Dharma. Sanatana significa “eterno” e Dharma significa “funzione” o “natura”. Come la natura dello zucchero è la dolcezza e quella del fuoco è il calore, la natura eterna dell’anima è il servizio a Dio. Questa funzione non cambia mai, indipendentemente dal tempo, dal luogo o dalla fede che si professa.
Rev. Hart: È un concetto che trovo molto simile alla visione cristiana della Philosophia Perennis. Spesso però ci scontriamo con il settarismo. Come lo spieghi?
Satyaraja Dasa: Il settarismo nasce quando ci identifichiamo con le etichette materiali. Se io dico “sono indù” e tu dici “sono cristiano”, stiamo definendo noi stessi in base a una designazione temporanea. Ma l’anima non è né indù né cristiana. L’anima è una particella spirituale, servitrice del Supremo. La vera religione inizia quando trascendiamo queste etichette per riscoprire il nostro legame d’amore con Krishna, o Dio.
Il termine sanscrito che definisce la “religione” non come un credo mutevole, ma come l’essenza eterna e intrinseca dell’essere vivente nel suo rapporto con il Creatore.
Capitolo Due: Vegetarianesimo e Compassione
Rev. Hart: Un tema che mi sta molto a cuore è quello della compassione verso tutte le creature. So che nella tradizione Vaisnava il vegetarianesimo è fondamentale. Come si collega alla vita spirituale?
Satyaraja Dasa: Non si può parlare di amore per Dio se non si ha compassione per le Sue creature. Krishna dice nella Bhagavad-gita che Egli è il padre che dà il seme a tutte le specie viventi. Quindi, ogni animale è nostro fratello spirituale. Uccidere un animale per il piacere del palato è una violazione del principio della non-violenza (ahimsa) e crea un pesante fardello karmico.
Rev. Hart: Spesso i cristiani citano passaggi della Bibbia per giustificare il consumo di carne, ma è interessante notare che nel Genesi, Dio originariamente diede all’uomo “ogni erba che fa seme” e “ogni albero che ha frutti” per nutrimento.
Satyaraja Dasa: È proprio così. La devozione inizia con la purezza, e la purezza inizia con ciò che mangiamo. Offrendo cibo vegetariano a Dio con amore, esso diventa Prasadam, o misericordia divina, che purifica il cuore di chi lo riceve.
Capitolo Tre: La Reincarnazione e la Bibbia
Rev. Hart: Parliamo della reincarnazione. È un concetto centrale in Oriente, ma molti cristiani lo ritengono estraneo alla Bibbia. Tuttavia, ci sono passaggi, come la domanda dei discepoli su chi avesse peccato perché un uomo nascesse cieco, che sembrano presupporre un’esistenza precedente.
Satyaraja Dasa: La reincarnazione, o trasmigrazione dell’anima, è una realtà scientifica descritta nei Veda. L’anima è eterna, mentre il corpo cambia, proprio come noi cambiamo i vestiti. Nella Bhagavad-gita (2.13), Krishna spiega che come l’anima passa dall’infanzia alla giovinezza e alla vecchiaia nello stesso corpo, così essa passa in un altro corpo al momento della morte.
Rev. Hart: È noto che nei primi secoli del cristianesimo, autori come Origene sostenevano la preesistenza delle anime. Fu solo in seguito che tali idee vennero dichiarate eretiche per motivi politici ed ecclesiastici.
Satyaraja Dasa: La comprensione della reincarnazione è essenziale per capire la giustizia divina. Senza di essa, le disuguaglianze alla nascita sembrano arbitrarie. Il concetto di Karma spiega che siamo noi i responsabili della nostra situazione attuale, frutto delle nostre azioni passate, e che abbiamo la possibilità di elevare il nostro destino futuro attraverso la devozione.
Capitolo Quattro: La Bhagavad-gita e lo Yoga
Rev. Hart: Che cosa mi dici della Bhagavad-gita? In molte nostre conversazioni precedenti ne hai citati ampi stralci ed è un’opera da cui sono stato affascinato fin dai tempi del college.
Satyaraja Dasa: La Bhagavad-gita, o “Canto del Signore”, è l’essenza della saggezza vedica. Comincia con Krishna che conduce il carro di Arjuna nel mezzo del campo di battaglia. Il dialogo che segue costituisce l’insegnamento per un Arjuna sgomento di fronte al dovere di combattere. Krishna gli spiega che l’identificazione con il corpo è un’illusione e lo guida verso la comprensione del dovere spirituale.
Rev. Hart: Senti, sembra un po’ fuori tema, ma visto che parliamo della Gita, volevo chiederti dello yoga. Oggi è molto popolare il raja-yoga…
Satyaraja Dasa: Il sistema del raja-yoga (o astanga-yoga) è descritto nella Gita, ma Arjuna stesso lo respinge come troppo difficile per l’era attuale. Krishna è d’accordo e consiglia il bhakti-yoga, il re (raja) di tutti i processi yogici. La vera perfezione non sta in posizioni fisiche difficili, ma nel fissare la mente e il cuore sul Supremo attraverso il servizio d’amore.
Capitolo Cinque: La venuta di Gesù è predetta nei Veda?
Rev. Hart: Mi chiedevo se la venuta di Gesù fosse stata predetta nei testi vedici. Hai menzionato che le incarnazioni di Dio sono preannunciate…
Satyaraja Dasa: Sì, Gesù è considerato un saktyavesa-avatara, un’anima investita di speciali poteri divini. Di lui viene fatta menzione nel Bhavishya Purana, dove viene chiamato Isha (da Ishvara, il Signore). Il testo descrive come egli avrebbe predicato a popolazioni lontane e come sarebbe stato considerato il Messia.
Rev. Hart: È un’informazione incredibile. Questo conferma la dottrina vedica dell’universalismo, che riconosce la presenza del divino in ogni tempo e luogo.
Satyaraja Dasa: Esistono tre livelli di realizzazione del divino: Brahman (lo splendore impersonale), Paramatma (il Signore nel cuore) e Bhagavan (la Persona Suprema). Gesù ha portato i suoi seguaci verso una profonda comprensione della relazione con il Padre, che nella tradizione vedica trova la sua massima espressione in Bhagavan Sri Krishna.
Capitolo Sei: Sri Caitanya e Gesù Cristo
Rev. Hart: Non posso fare a meno di pensare al parallelo tra la vita di Sri Caitanya e quella di Gesù Cristo. Entrambi compirono miracoli e portarono un messaggio di amore radicale.
Satyaraja Dasa: Ci sono molti punti di contatto, ma anche differenze teologiche profonde. Sri Caitanya è considerato Krishna stesso che appare nel ruolo del Suo stesso devoto per insegnare il metodo del canto dei nomi divini (Sankirtana). Egli ha manifestato il Mahabhava, l’estasi suprema dell’amore per Dio.
Rev. Hart: C’è qualcuno nella tradizione vedica che ritieni più simile a Gesù Cristo?
Satyaraja Dasa: Vasudeva Datta, un grande devoto di Sri Caitanya, pregò il Signore di poter prendere su di sé i peccati di tutti gli esseri viventi per permettere loro di essere liberati. “Lascia che sia io a soffrire per le loro iniquità”, disse. Questo spirito di sacrificio universale è l’essenza stessa dell’amore divino che Gesù ha esemplificato sulla croce.
Rev. Hart: Abbiamo parlato della meta più elevata della vita spirituale. Come possiamo raggiungerla noi, esseri limitati?
Satyaraja Dasa: Attraverso i nove stadi della devozione, che partono dalla fede genuina (sraddha), passano per la compagnia dei devoti (sadhu-sanga) e l’iniziazione (bhajana-kriya), fino a raggiungere il puro amore per Dio (prema). La preghiera suprema per questa era è il Maha Mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. È un’invocazione alla potenza d’amore di Dio (Radha) affinché ci impegni nel Suo servizio.
Bibliografia Consigliata
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
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