Tra i grandi Iniziati di tutti i tempi rimane luminoso il “Poverello d’Assisi” il quale nella sua vita introspettiva scoprì dal di dentro i segreti del Regno di Dio, guidato e pilotato dalla luce del Logos, di quella stella polare che col suo raggio ha orientato l’umanità trasformandoli in Santi, Saggi e Profeti.
Egli visse da povero anziché predicare da una posizione di potere e di ricchezza; testimoniò la sua parentela con Gesù col seguire le sue orme, anziché dogmatizzarlo ed imprigionarlo con catene ancora più strette di quelle con cui Egli fu legato dai Farisei del suo tempo. Fariseismo, sacerdotalismo, dogmatismo, intolleranza, imperialismo religioso, economico, e politico, manovre diplomatiche e ogni forma di intimidazione, anatemizzazione, inquisizione e roghi sono tutti ormai storia del passato dopo che Papa Giovanni XXIII ha aperto le porte e le finestre della Chiesa a ogni luce che venga da qualsiasi parte del mondo: “Ut Unum sint”, affinché siamo tutti Uno nel Padre Celeste.
Preghiera Semplice
O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace.
Dov’è odio, ch’io porti Amore,
Dov’è offesa, ch’io porti Perdono,
Dov’è discordia, ch’io porti Unione,
Dov’è dubbio, ch’io porti Fede,
Dov’è errore, ch’io porti Verità,
Dov’è disperazione, ch’io porti Speranza,
Dov’è tristezza ch’io porti Gioia,
Dov’è tenebra, ch’io porti Luce.
Fa’ che io non cerchi di essere consolato, ma di consolare;
di essere capito, ma di capire;
di essere amato, ma di amare.
Perché è dando che si riceve,
è perdonando che si è perdonati,
è morendo che si risorge a Vita Eterna.
Questo canto è la quintessenza della vita spirituale scaturita dalla profondità “atmica” del Santo Francesco. Dopo la sua conversione dalla vita dei sensi ai valori imponderabili dello spirito, approdò nel seno di Dio e continuò il suo viaggio nell’eterno irradiando una luce che rischiarava l’orizzonte di coloro che cercavano un’isola di tranquillità in mezzo alla irrequietezza del mondo.
Noi ritroviamo San Francesco sulle strade dell’India proprio perché egli ha percorso lo stesso sentiero che intraprendono i Santi della disciplina Bhakti (lo yoga dell’amore divino): la via della meditazione introspettiva, del silenzio, della preghiera e dell’effusione amorosa del cuore nella vita di Dio. Tra i grandi dell’Occidente, l’unico santo cristiano che realizzi “un Ponte tra l’Europa Cristiana ed il mondo indo-buddista” è certamente Francesco.
Dante, parlando di lui e della sua città natale, così si esprime: “Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi che direbbe corto, ma Oriente se proprio dir vuole” (Par. XI, 52-54). Inoltre il Poverello adottò il modo di vivere, di pensare, di agire proprio dei fakiri e dei Sannyasin dell’India: essi vestono di stracci, hanno come tetto il cielo, come letto la madre terra, sentono la fratellanza universale con tutte le creature, tutte uscite dalla mano di Dio.
San Francesco per gli indiani è più di un monaco o un eremita: è un Paramahansa, un fondatore di una scuola di spiritualità redentrice, un profeta che ha un messaggio per l’umanità, un vangelo di salvezza e di emancipazione, come lo furono Yogananda o Ramakrishna. Il legame più forte è lo yoga dell’Amore Universale, il Bhakti Yoga, lo yoga che ci unisce a Dio attraverso lo sviluppo dell’Amore divino, germe latente in tutti gli uomini.
Spinti dall’impegno di creare nuovi ponti tra le religioni d’Oriente e d’Occidente, superando le muraglie che le religioni esclusiviste hanno costruito, comprendiamo le parole di Giovanni XXIII: “Ricerchiamo quello che ci unisce, dimentichiamo ciò che ci divide, aiutiamoci a creare un unico mondo, con un unico Dio Padre, un’unica cittadinanza religiosa e civile, unendoci in un unico Amore universale: il regno di Dio sulla terra.”
Tratto dal libro di P. Anthony Elenjimittam: “Francesco: lo yoghi dell’Amore cosmico”, Edizioni L’Era dell’acquario.
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