Carlos Castaneda: Sciamanesimo, Tensegrità e Filosofia Tolteca

✦ Arte, Bellezza e Poesia

La cultura sciamanica di Carlos Castaneda

Tra antropologia e mistero: il viaggio di un “guerriero-viaggiatore” verso la consapevolezza.

“Lo sciamanesimo è una tradizione visionaria, un’antica pratica che consente di usare gli stati alterati di coscienza per mettersi in contatto con le divinità e con gli spiriti della natura.”
— Nevill Drury

Carlos Castaneda è stato uno dei maggiori esponenti della letteratura sciamanica, nonostante i suoi scritti siano stati spesso oggetto di dibattito critico. Sebbene figure come De Mille e Weston Le Barre abbiano messo in dubbio la veridicità storica delle sue esperienze, molti esperti — tra cui Michael Harner — considerano il contenuto informativo dei suoi testi estremamente accurato e attuale.

L’uomo dietro il mito

Uomo avvolto nel mistero, Castaneda nacque probabilmente tra il 1923 e il 1935, dichiarando origini brasiliane nonostante gli siano state spesso attribuite radici peruviane. Dopo un’infanzia difficile, i suoi studi antropologici negli USA lo portarono a incontrare don Juan Matus, lo stregone che sarebbe diventato il suo maestro e la guida verso lo sciamanesimo Yaqui.

Definito “antropologo-psicologo” per la sua attenzione agli stati alterati di coscienza, Castaneda ottenne il master con la celebre tesi “Gli insegnamenti di don Juan”, opera che segnò l’inizio della sua diffusione della cosmologia tolteca.

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Tonal e Nagual: La Dualità dell’Esistenza

Secondo la tradizione tramandata da don Juan, gli Yaqui sarebbero i discendenti dei Toltechi, un antico impero messicano legato leggendariamente ad Atlantide. Il fulcro della loro filosofia risiede nella dualità tra:

  • Tonal: La realtà ordinaria, il mondo in cui viviamo quotidianamente.
  • Nagual: La realtà non ordinaria, una consapevolezza profonda accessibile solo attraverso specifiche tecniche.
📖 La lotta contro l’Ego
Castaneda era restio a farsi fotografare. Sosteneva che le immagini “intrappolano l’ego”, lo stesso ego che lo sciamano deve combattere per diventare un guerriero-viaggiatore: guerriero perché lotta contro le forze che ostacolano l’elevazione spirituale, viaggiatore perché si muove tra diversi stati di coscienza.

Le “Piante Maestro” e lo Stato di Trance

Nello sciamanesimo messicano, l’uso di sostanze naturali è storicamente diffuso per indurre la trance. Castaneda descrisse l’uso del peyote (mescalito), della datura inoxia (yerba del diablo) e del fungo psilocybe mexicana (humito), noto ai Mazatechi come “fungo parlante” per la sua capacità di diagnosticare malattie e stabilire contatti spirituali.

Attraverso la trance, raggiunta anche tramite il suono ossessivo di tamburi e sonagli, l’anima dello sciamano si distacca dal corpo per incontrare entità divine. Questo percorso non è per tutti: la “vocazione” si manifesta spesso attraverso una crisi iniziatica che prepara il soggetto al contatto con il mondo “altro”.

Tecniche per il Risveglio

Lo sciamano è, essenzialmente, un uomo risvegliato che ha imparato a gestire il proprio flusso energetico. Tra le pratiche fondamentali descritte da Castaneda troviamo:

  • L’Arte di Sognare: La pratica del sogno lucido, dove l’individuo è consapevole di sognare e può integrare tonal e nagual.
  • La Ricapitolazione: Una tecnica respiratoria per rivivere gli eventi della vita, purificandosi dalle energie negative accumulate.
  • La Tensegrità: I “passi magici” ereditati dagli antichi stregoni per recuperare salute e determinazione.

Oggi l’approccio occidentale verso queste pratiche è più aperto, sebbene permangano pregiudizi. Eppure, l’idea che ogni essere umano possieda la stessa energia dell’universo continua a rendere il messaggio di Castaneda profondamente attuale.

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