La fede-tratto dal libro”Lo specchio dell’anima” di M.G.Lavorgna

La Fede
Il significato principale della parola “Fede” (traduzione dal greco πιστις, pistis), si riferisce a colui che ha fiducia, che confida, che si affida, la cui persuasione è salda; dunque per fede, nell’accezione comune , si intende il credere in qualcosa o qualcuno, o per meglio dire la credenza nel potere della “Divinitas”, trascendendo le barriere della logica razionale, al di là dei convincimenti personali.
La fede è uno dei perni essenziali nella scala dei Valori Umani ed in tutte le religioni è stata considerata un dono di Dio.
La fede è credere nella parola del “Maestro”, seguirla e viverla fino in fondo per incontrare, alla fine della strada, la propria evoluzione. I cercatori della Verità, cristiani, mistici, alchimisti, hanno affrontato molto chiaramente tali percorsi di perfezionamento in maniera più o meno consapevole e ciò indipendentemente dal fatto che essi abbiano percorso una via interiore o che piuttosto abbiano messo in atto la loro fede in una dimensione più sociale o se – nel senso di un “cristianesimo pieno” – abbiano unito entrambi gli aspetti. Da millenni in molte culture si è alla ricerca del superamento della lacerazione interiore dell’uomo, come ad esempio il processo attuato dagli alchimisti taoisti. Per questa ragione gli uomini possono comprendere più facilmente questo percorso, in particolare se lo fanno comparando le diverse forme di yoga (la parola indiana “yoga” significa anch’essa “riunione” con l’origine).
Sono nata in una famiglia che mi ha inculcato, fin dalla nascita, il valore della “Fede”, quale unico sentimento salvifico per la remissione dei peccati, attribuito nello specifico al cattolicesimo, per l’appartenenza religiosa a questo credo. La risonante cantilena della recitazione dei lunghi rosari, le interminabili preghiere in latino e in italiano, il “Timor di Dio” e la paura dell’Inferno, quale punizione del peccato, sono stati il frutto dell’educazione datami da mio padre , ancora molto vivida nella mia memoria, unita alle militanze in ambito cattolico, perpetuate in permanenze di tanti anni in Istituti ecclesiastici (preponderanti i collegi di suore) per la mia formazione unilaterale, esclusiva e settaria, in termini fideistici.
La convinzione che la “Fede” in un Dio trascendente, unico artefice della Creazione e delle sue Creature, arbitro degli Umani destini, nonché insindacabile dispensatore di poteri taumaturgici, rappresentasse la spinta vitale di forza e di speranza, ha sicuramente costituito l’ancora di salvataggio per superare i dolorosi eventi frapposti nel mio percorso ed è stata in quel contesto, per certi versi, l’arma di risoluzione più efficace ed infallibile. Ma allo stesso tempo l’ombra del dubbio ha fatto da cartina di tornasole, facendo leva sulle mie fragili certezze, costruite sul credere in assunti dogmatici senza alternative, provocando spesso “crisi” o perdite della stessa fede, lasciando spazio alla ricerca introspettiva per colmare il vuoto che ne derivava.
La fede e il dubbio sono come la luce e l’ombra, ed è la natura dell’anima che attrae tanto la fede quanto il dubbio, perchè tra loro vi è una costante lotta.

Ci si chiede allora: come trovare la fede e come svilupparla?
La risposta, che ciò possa avvenire, proviene da un’approfondita analisi introspettiva che ciascun Essere Umano può compiere, valicando le barriere del pregiudizio e della diffidenza, per separare la sfera dello spirito dalla materia, il mondo fisico ( di cui si percepisce l’esistenza tramite la percezione sensoriale ) da quello metafisico, comprensibile a livello coscienziale, grazie all’ascolto della voce del “Cuore”.
Ecco quanto afferma il noto filosofo Norberto Bobbio a proposito della fede: ”IO non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione – perché non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio – è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’ uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione, e sono limiti davvero angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi mentre, volendo percorrere la strada che penetra nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo, più sappiamo di non sapere”.
Sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino che, nel corso dei secoli, ha portato l’umanità a incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con la stessa. E’ un cammino che si è svolto – né poteva essere altrimenti- entro l’orizzonte dell’autocoscienza personale: più l’uomo conosce la realtà e il mondo e più conosce se stesso nella sua unicità, mentre gli diventa sempre più impellente la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza;”la forte incidenza che la filosofia ha avuto nella formazione e nello sviluppo delle culture in occidente non deve farci dimenticare l’influsso che essa ha esercitato anche nei modi di concepire l’esistenza di cui vive l’oriente. Ogni popolo, infatti, possiede una sua indigena e originaria saggezza che, quale autentica ricchezza delle culture, tende esprimersi e a maturare anche in forme prettamente filosofiche.”(da alcune riflessioni tratte dall’enciclica di Giovanni Paolo II “Ratio e Fides”).
Per quanto concerne la personale esperienza del mio percorso, l’incontro con il Maestro spirituale indiano Sai Baba è stato determinante per avermi Egli fornito le chiavi di lettura, tramite la conoscenza della dottrina vedica , culla di millenarie saggezze, per comprendere questi sostanziali interrogativi dell’Essere Umano, quali ad esempio il concetto di “Unità nella Diversità”, o di essere figli dell’Unico Dio, gocce di un unico oceano, trascendendo le barriere di ogni fede e cultura.
Intrisa di dottrine e tradizioni da secoli a noi tramandate nella nostra cultura occidentale, concetti come Karma, ( ossia legge di causa ed effetto ), Reincarnazione, Unità del tutto e Servizio incondizionato reso al prossimo, mi risultavano incomprensibili, né tantomeno l’indirizzo cattolico, che avevo ricevuto, mi consentiva di approfondire tali tematiche. E’ comunque insito nella natura dell’Uomo il tema della “ricerca”, vuoi che essa sfoci in campo razionale vuoi che in quello spirituale, per trovare un equilibrio psicofisico, atto a colmare le infinite carenze o dare risposte agli infiniti dubbi di carattere esistenziale. A volte succede, che dopo anni di salti nel buio, nel seguire ciecamente schemi e luoghi comuni, che ti sono stati conculcati dalla sfera politico-religiosa militante, all’improvviso si accenda una lampadina che ti fa comprendere che la “Luce” esiste e Tu vuoi vederla !
Così nel sentire quanto veniva rappresentato in merito alla Vita, alle opere ed alla dottrina professata da Sai Baba, che si fonda sull’osservanza dei 5 valori Umani, Universali ed inviolabili quali: Verità, Amore, Rettitudine, Pace e Non Violenza, si produssero in me mille riflessioni fino a paragonare questo” Maestro” ad un “novello Cristo”, disceso sulla terra in questa Era di confusioni e di caos , che, oltre a quanto Egli andava asserendo, moltiplicava il cibo, resuscitava i morti, attuando guarigioni fisiche e spirituali , mostrando continue prove di possedere attributi divini quali l’Onniscienza, l’Onnipotenza, l’Onnipervadenza. Una successiva riflessione fu di ordine religioso in quanto la mia educazione cristiana, cattolica osservante, mi portava a pensare con diffidenza e cautela che tutto ciò facesse parte di un’altra religione, per questo l’impedimento iniziale di approfondimento di tale conoscenza era fuorviante. Tuttavia appena appresi che Sai Baba non apparteneva ad alcuna fede, che anzi non ne aveva mai diffuso alcuna in particolare, ponendosi addirittura con grande rispetto e devozione nei confronti di ogni credo, considerato strumento per giungere all’Unica Verità che è Dio, l’Assoluto, uguale per Tutti, senza nome e senza forma, ogni mia reticenza si è dissolta.
“Esiste una sola Religione quella dell’Amore, esiste un solo linguaggio quello del cuore, esiste una sola casta quella dell’Umanità, esiste un solo Dio che è dappertutto”. Su tali basi ho compreso la sostanziale differenza che esiste tra i concetti di Religiosità e Spiritualità, che, per ignoranza, non conoscevo, identificandoli in una unica realtà.
Per “Religiosità” si intende il Sentimento del sacro, del soprannaturale, di fede nella divinità, collegata alla parola Religione, dal latino re-ligare = unire, quindi Ri-unione, un complesso di credenze di uomini che si rapportano con Dio (l’Essere invisibile che domina il mondo sensibile). Tale rapporto normalmente viene mediato da un’organizzazione clericale o similare, che indica i dogmi di fede, le regole, le dottrine e gli insegnamenti, elaborati in conseguenza di una rivelazione divina, da parte di un Maestro;
La Spiritualità, invece, quale motore dell’Essere, segue i dettami che gli giungono dalla Scintilla divina, presente nel suo Sé interiore e, quindi, rappresenta l’intima e diretta relazione con Dio.
Da sottolineare che la Religione evidenzia la dualità del rapporto tra l’Uomo e Dio, come due esseri distinti e separati, mentre la Spiritualità pone come prerogativa l’Unità, la non dualità, (in sanscrito: “Advaita”), di tutta l’esistenza e la fusione nella Coscienza dell’Assoluto.
La Spiritualità è sinonimo di solitudine ed introspezione: ricerca di Dio in noi, Unità con Lui. Questo atteggiamento l’ho ritrovato nelle mie radici cristiane, quando il Maestro Gesù afferma in maniera consapevole che “Il Regno di Dio è dentro di Noi”.
Seguendo le orme di Gesù, nella sua connotazione di “Cristo Cosmico”, relegato nella sua duplice Natura, “Umana e Divina”, si giunge ad un punto di incontro tra le correnti di pensiero di Oriente ed Occidente, percorrendo una via reale che indica un segnale, a mezzo del quale gli uomini possano tornare a Rimembrare, cioè a riacquistare le loro caratteristiche originarie, quali membri di un unico sistema,”Ut omnes unum sint”(“affinchè tutti siano Uno”), ovvero della stessa sostanza del Padre.
Una relazione interiore dell’uomo con “Cristo” e con Dio può avvenire tramite il silenzio, la meditazione e la preghiera, grandi strumenti per sintonizzarsi con il “Divino”. E’ questa l’unica strada percorribile per giungere ad una Spiritualità Universale, che unisca tutti i figli dello stesso Padre. E’ questo il momento del superamento dei dogmatismi religiosi.
In virtù di questa personale convinzione, maturata nell’elaborazione dei miei percorsi introspettivi, promuovo attivamente, da più di 20 anni, tramite una rete di volontariato, che ho costituito: ”Il Mandir della pace” (la parola Mandir in sanscrito vuol dire “Tempio”), iniziative atte a risvegliare la consapevolezza in ciascuno di noi al fine di sviluppare una cultura di Pace, ponendo in risalto il valore del dialogo interreligioso, sull’esempio di Francesco d’Assisi, simbolo di Fratellanza Universale, per una Cooperazione tra tutti i popoli dall’ Oriente all’ Occidente. Sentire in me il dovere e la responsabilità di impegnarmi sui temi del “Dialogo”, è stato quando ho capito che tutti noi siamo responsabili del tessuto umano e che è possibile un cammino insieme, liberandoci dai pregiudizi e dall’egoismo di credere che ciascuno di noi tutti sia il vero possessore della Verità.
Il messaggio eterno di qualsiasi Religione è la Realizzazione del Sé ed il suo scopo essenziale è di aiutare l’Essere Umano a sviluppare il suo più alto potenziale. La Spiritualità deve essere un’aspirazione cosciente per stimolare un serio impegno individuale e si dimensiona come “Movimento consapevole”, destinato a radicarsi nel sociale, esercitando un enorme ascendente sull’economia, sulla politica, sulla medicina, sulla psicologia, sulla religione intesa come ricongiunzione dell’uomo al divino, nell’affrontare in maniera costruttiva il problema centrale dell’esistenza: le diversità di espressione come realizzazione della stessa Unità. La vera essenza sta nel comprendere che non è il mondo ad essere diviso, ma è la Coscienza umana che ha bisogno di separare per fare una propria esperienza del mondo. Ogni divisione, apparentemente in opposizione, appartiene alla stessa Unità: l’Amore, la tolleranza, la solidarietà rappresentano l’unico collante in grado di realizzare una coesione tra le coscienze degli uomini per avviare un autentico processo di pace
”Amatevi l’un l’altro come fratelli”…
In questo processo fra dualismo e non-dualismo, si manifesta tutto il gioco della vita e della coscienza.

shantij

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