Il mio incontro con Sai Baba-Testimonianza di G.Lavorgna

Agosto 1994:Il mio primo viaggio in India nell’Asharam di Sai Baba
Questo mio racconto e’ una mia testimonianza di una profonda esperienza di spiritualita’ integrale alla ricerca del proprio sé. E’ un viaggio ineguagliabile che opera una trasformazione nell’animo umano e sviluppa una consapevolezza per garantire armonia, equilibrio e pacificazione interiore:
Puttaparthi (il villaggio dove è nato e vive Sai Baba.
Migliaia di persone da tutto il mondo, di tutte le razze e di tutte le religioni si recano in India e precisamente da SAI BABA- Certamente il piccolo villaggio di Puttaparthi dove Sai Baba è nato ed attualmente risiede non è facilmente raggiungibile e per chi si avventura per la prima volta incappa in non pochi disagi. L’ India è una terra affascinante e proprio per le sue caratteristiche crea limiti all’occhio analitico e critico dell’occidentale. Prevedere di organizzarsi con il “FAI DA TE” significa quantomeno armarsi dì grande spirito di adattamento e di notevole pazienza, altrimenti si desista dall’idea. Non esistono programmi definiti in nessuna agenzia di viaggio che pianifichi i dettagli di rotta, per cui conviene affiancarsi a dei tour operators che conoscono già il percorso o a persone che hanno già fatto questo tipo di esperienza ,rivolgendosi direttamente ai rispettivi responsabili. I Centri Sai Baba, dislocati in varie città, forniscono alcune indicazioni riguardanti le partenze di gruppo o individuali con voli di linea e tariffe convenzionali. Ma il resto viene affidato alle capacità organizzative di ciascuno. C’è da dire, al di là delle osservazioni pratiche che, quando scatta la molla di voler partire per raggiungere Sai Baba non ci sono ma che tengano e l’entusiasmo iniziale supera ogni reticenza. Occorre sapere però alcune informazioni basilari: La rotta aerea è Roma/Mumbai (Bombay)/Roma Bombay/Bangalore/Rombay – Da Bangalore si prosegue in macchina privata per Puttaparthi che dista circa 170 Km (3 ore).La Lufthansa effettua voli diretti a Bangalore. Nei mesi estivi e nel periodi di maggiore affluenza è aperto anche l’aeroporto di Puttaparthi raggiungibile da Bombay con due ore di aereo ma opera solo due volte la settimana e non sempre perciò si riesce a trovare la coincidenza lo stesso giorno di arrivo a Bombay. Non appena giunti all’Aeroporto di Bombay , 8 ore di volo da Roma con Alitalia – 10 ore di volo con altre compagnie che fanno uno scalo intermedio, l’attimo di smarrimento è inevitabile. Lunghe code per il controllo passaporti e dei visti ed un’altra interminabile attesa per il recupero dei bagagli. Ci si rende subito conto di essere sbarcati in altra dimensione, seppur terrena! Non chiedete informazioni a chicchessia tanto non vi capiscono o vi chiedono immediatamente rupie. L’unico desk affidabile è il Tourist Information al quale si può chiedere come muoversi per arrivare in città ed ogni informazione relativa a sistemazioni alberghiere. La cosa cui occorre fare maggiormente attenzione è non accettare offerte di taxi da persone non autorizzate perché la fregatura è garantita ed è comunque a trattazione libera; per questo occorre prenotare il taxi al desk autorizzato con tariffe stabilite e prepagate. Fornitevi subito di rupie in tagli piccoli (5 e 10 Rs. = Lit. 250 e 500), dato che c’è subito l’assalto di persone che vogliono aiutarvi a portare i bagagli. Attenzione a chi effettivamente vi ha aiutato. Per trasferirsi all’aeroporto nazionale e prendere il volo interno per Bangalore o Putthaparti o Coimbatore (quando Sai Baba è nella residenza montana di Kodaikanal) occorre circa mezz’ora di taxì. E’ necessario sapere che non basta arrivare all’aeroporto nazionale per individuare la giusta destinazione perché sono varie le compagnie aeree nazionali che hanno, a loro volta, differenti entrate e desk per il chek-in , per cui è sufficiente mostrare al taxista il biglietto di volo indicante la compagnia aerea prenotata; non sapere ciò comporta una grande perdita di tempo e si rischia di perdere l’aereo, tanto più che le coincidenze sono quasi sempre a breve termine. Giunti all’aeroporto di Bangalore l’impatto con l’India è traumatico, in un caos totale e la pazienza è messa a dura prova. Ricordiamoci comunque che stiamo percorrendo un percorso spirituale e che i sacrifici subìti verranno ripagati da altro tipo di gioie, altrimenti con altra ottica è tutto discutibile. Appena fuori sul piazzale i tassisti, autorizzati o meno, si propongono di accompagnarti ma qualunque destinazione va contrattata prima. Appositi desk all’interno, con l’immagine di Sai Baba, sono autorizzati ed affidabili. Per Putthaparti sono circa 170 km (3 ore costa circa 120 Rs – 60.000 Lire l’affitto di una macchina); per Withefield invece sono 30 km (mezz’ora di macchina). Non ci sono autostrade o superstrade per cui il viaggio è piuttosto faticoso e rocambolesco; le strade comunque sono asfaltate. Il villaggio di Putthaparti dove è nato Sai Baba e dove vive tuttora si trova nell’India Meridionale; nei confini limitrofi una savana dalla terra arida con qualche agave e all’orizzonte piatte colline, come ai tempi dell’età della pietra, ma non appena si giunge a PRASHANTI NILAYAM (che significa la dimora dell’eterna pace), l’atmosfera cambia ed è paragonabile a quella della Palestina ai tempi di Gesù. Nei villaggi adiacenti tutto è ancora primitivo e incontaminato dalla modernità che sembra non sussistere; si macina il grano ancora con strumenti rudimentali!… Ma in questo stesso contesto sorgono edifici e costruzioni architettoniche di Istituti, collèges destinati agli studenti e persino un modernissimo ospedale, attrezzatissimo di apparecchiature avveniristiche tali da far invidia a simili strutture all’avanguardia del mondo occidentale. Le migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo, che si riversano quotidianamente, curiosi e non, devoti o scettici, rimangono impigliati in una rete inestricabile di poliedriche sfaccettature. A livello ‘vibrazionale’ si percepiscono sensazioni ed emozioni mai provate in altri angoli della terra, che sfuggono ad interpretazioni razionali , ma ciò che si intuisce gradualmente è la sensazione di essere approdati in una dimensione oltre i confini della terra, che gratifica più di ogni cosa che si desideri ancora!! Quanto al soggiorno e la permanenza in loco, Puttaparthi pullula di residences, alberghi ove ci si può sistemare a prezzi che si aggirano intorno alle 15/20.000 L. al giorno (solo dormire) in stanze in affitto, a contrattazione libera, ma per chi desidera fare una “full immersion di spiritualità” e che comunque è la più consigliabile, la sistemazione può essere richiesta, al servizio Seva, addetto all’accomodation dell’Ashram di Sai Baba, aperto dalle 6.00 a.m. alle 21.00. Le stanze vengono assegnate al momento, in funzione della disponibilità delle stesse: stanze per gruppi familiari o per raggruppamenti di persone dello stesso sesso, altrimenti ci si deve adattare, in periodi di grande affollamento in dormitori chiamati halls. Gli edifici sono di recente costruzione, con locali abbastanza capienti per ospitare 4/5 letti, con annesso Bagno (Water-lavabo-doccia). Letti e materassi sì affittano nel villaggio per poche rupie. Non è possibile fare alcuna riservazione. Il pagamento è alquanto irrisorio e simbolico :meno di mille lire al giorno. L’acqua calda non c’è; ma data la temperatura esterna, sempre piuttosto calda ,tranne che a dicembre nelle prime ore della mattinata, tutto ciò ha poca rilevanza. Non è possibile cucinare all’interno perché non c’è la cucina, ma, in caso di bisogno, un piccolo fornello elettrico, può essere utile per preparare una bevanda o un piccolo pasto. Nell’Ashram esistono ben due funzionanti mense: una per i palati occidentali e l’altra di gusto indiano per soddisfare le varie esigenze dei residenti, entrambe gestite da volontari che si adoperano a turno per rendere un servizio alla Comunità. Il pasto, molto frugale e rigorosamente vegetariano, sia per ragioni di igiene che per dominare il controllo della mente da impulsi errati, consistente in riso o noodles, verdure, insalate, sandwiches. patate, legumi, frutta, dessert, latte, thè, ha un costo altrettanto irrisorio e simbolico e si aggira al massimo intorno alle mille lire (20 rupie). Uomini e donne sono separati ed in stanze attigue e non si può parlare ad alta voce. La mattina per la colazione sono aperte dalle 6.30 alle 8.00;per il pranzo dalle 11.00 alle 13.00 e per la cena dalle 19.00 alle 20.00. Tutto il cibo, servito in queste mense ,è benedetto da Sai Baba il quale consiglia vivamente di astenersi dal mangiare cibi, in ristoranti che si trovano all’esterno dell’ashram, perché sono inquinati da vibrazioni che disturbano a livello sottile l’equilibrio dell’uomo e comunque ,data la scarsità di igiene , possono essere dannosi. All’interno dell’Ashram si trova un centro commerciale, dove poter comprare, ad un prezzo calmierato rispetto all’esterno, nel villaggio adiacente, generi alimentari di prima necessità, bevande, frutta e vegetali, indumenti e tessili, fotografie, cassette, libri, oggetti artigianali, ed altri svariati articoli ed una Banca dove poter agevolmente fare operazioni bancarie e di cambio di valuta. Esiste anche un efficiente servizio postale e telefonico per chiamate locali, interurbane e intercontinentali, che opera dalle 5.00 a.m alle 22.00. L’incontro con Sai Baba avviene due volte al giorno attraverso il “Darshan”, ovvero il Suo passaggio tra la folla, ove distribuisce la Sua energia d’amore ai presenti. Per accedere al” Mandir”, il tempio dove questo si svolge ,dalle 5.00 del mattino alle 6.30,nello spazio antistante, dopo aver depositato le scarpe in angoli appositi ma incustoditi(occorre una buona memoria per ritrovarle dopo), si formano delle file, allineate in verticale, dove ciascuno si inserisce in silenzio e senza spinte. Le stesse vengono poi sorteggiate per essere distribuite numericamente all’interno. Nell’attesa si rimane seduti a terra e su un cuscino, in stato meditativo, o leggendo letture spirituali o recitando mantra e preghiere. Gli uomini e le donne sono seduti in aree separate sia all’esterno, per le file, che all’interno per il “Darshan” Durante lo stesso Sai Baba accetta lettere dai devoti, contenenti preghiere, espressioni di gratitudine o di amore. La risposta non avviene per iscritto ma Swami risponde sul piano sottile e a livello vibrazionale. Lui parla con alcuni o li ascolta, dà loro benedizioni, benedice articoli e materializza Vibuti, una cenere sacra che ha poteri terapeutici, di ordine fisico e spirituale. Se la lettera non viene presa da Swami ciò non significa che Egli non ne conosca il contenuto e da dove proviene. Si può inserire la stessa in un mail-box situato nell’ufficio postale. La risposta arriverà inaspettata e nei modi più imprevisti. Ricordate ciò che si chiede perché può accadere anche a distanza di tempo. Il momento del Darshan è il più prezioso e bisogna assimilare ogni sensazione ed emozione che ne deriva. Esso trasforma l’individuo sui piani sottili , lo aiuta a scoprire la sua divinità e a ritrovare se stesso nel cammino smarrito. Chi è Sai Baba? Nessuno lo può dire. Presso gli indiani egli viene definito come un Purnavatar ossia una discesa del Divino in forma, umana, con pienezza di poteri. Ma Sai Baba stesso ammonisce: … non cercate di capirmi, non ci riuscirete mai! Cercate di mettere in pratica tutto ciò che serve per risvegliare la vostra realtà interiore. SAI BABA è un Maestro di Verità. La sua vita è il suo messaggio, ed uno degli obiettivi che intende raggiungere è l’unificazione delle religioni. Breve cenno sulla vita di Sai Baba Nasce in India il 23 Novembre 1926, a Puttaparthi, un piccolo villaggio nella regione dell’Andra Pradesh, e la sua vita è stata una manifestazione continua e palese delle sue origini soprannaturali. Il suo concepimento fu preconizzato con una manifestazione Divina, e tutta la sua infanzia, fin dai primi passi, è costellata da straordinari miracoli, atti d’amore ed infinita compassione. All’età di 8 anni, aveva già molti gruppi di devoti che lo seguivano ed attingevano ai suoi insegnamenti Spirituali, e già in quel periodo dell’infanzia iniziarono a svilupparsi poteri miracolosi e potenti: distribuiva il Prasad, ossia del cibo sacro offerto a Dio, dopo averlo estratto da una borsa vuota, creava cose dal nulla, prediceva eventi, guariva delle malattie inguaribili, e infiniti altri prodigi ancora, la cui descrizione richiederebbe la stesura di interi volumi. A 14 anni lasciò la famiglia per dedicarsi completamente ai suoi devoti e alla sua missione Da allora i miracoli non si contano più, in ogni parte dei mondo, dove è apparso, ha guarito molti infermi, ha moltiplicato il cibo per le folle che lo seguivano, e migliaia e migliaia di persone sono state e continuano ad essere testimoni del suo potere taumaturgico, ma milioni e milioni di persone di ogni parte del pianeta, provenienti da ogni religione, sperimentano il suo più grande miracolo: la trasformazione dell’animo umano. La sua forza consiste soprattutto nel trascinare le persone, anche le più ribelli e reticenti, sulla via del bene e dell’amore Arriva dall’india un segnale d’amore ,un messaggio Universale Nessun altro essere umano sulla terra può fare tanto quanto sta facendo Sai Baba per l’India e per il mondo intero: 10.000 villaggi vengono assistiti nei campi economico, sociale, culturale e spirituale; in campo educativo ha fondato un sistema completamente nuovo, dove accanto ai programmi ministeriali, vengono impartite agli alunni lezioni di vita basati sui valori umani: Verità, Rettitudine, Pace, Amore e Non violenza; ha fondato università ed un numero enorme di scuole dove si diplomano e si laureano studenti, qualificati sia per la professione che per la propria rettitudine ha fondato ospedali dove la povera gente, di qualunque parte dell’India, può operarsi e curarsi gratuitamente; sono migliaia i centri in tutto il mondo che diffondono nel proprio paese la cultura dei valori, dell’amore e della non violenza, occupandosi di assistenza anche ai poveri e bisognosi locali, il volontariato nell’organizzazione Sai Baba è l’unica manodopera che sostiene materialmente la sua opera; l’insegnamento di Sai Baba fa leva soprattutto sul servizio disinteressato ai poveri, agli ammalati, ai bisognosi, per realizzare concretamente la Spiritualità dell’uomo, Sai Baba vive perennemente per la sua missione, dormendo solamente 3 o 4 ore al giorno su un modesto giaciglio, mangiando solo pochissimo cibo, solo vegetariano, lavorando 20 ore al giorno e dedicando tutto il suo tempo solo ed esclusivamente agli altri. Sai Baba non appartiene ad alcuna religione, e non ne propaga alcuna, la sua missione trascende ogni istituzione religiosa. Sai Baba non chiede che la sua persona venga venerata, egli raccomanda di onorare Dio nella forma verso cui ognuno sì sente attratto e nella quale si è stabilito per cultura o educazione, e di seguire gli insegnamenti e i modi di culto e di preghiera della propria religione. Sai Baba aiuta l’individuo ad essere consapevole della Divinità che è insita in se stesso e a comportarsi coerentemente; con questa verità spinge l’uomo a compiere il proprio dovere nei confronti della famiglia e della nazione.
IL MIO INCONTRO CON SAI BABA
Il viaggio più significativo della mia vita è quello che mi ha ricondotto “a casa” dopo tanto peregrinare e tutto ciò è avvenuto nell’agosto del 1994. Si, la mia vera vita è iniziata lì, in India per cui ritengo che valga la pena di raccontare, come ulteriore testimonianza, tra le tante, cosa sia accaduto per far comprendere un mondo che, sebbene ci appaia così distante, così diverso dalla nostra ottica, offre lo spunto per delle serie riflessioni. In un mare di incomunicabilità di quest’era moderna, seppur vibrante di bramosa conoscenza, sento di trasmettere, a chi brancola ancora nelle incertezze della vita quotidiana , nel tentativo di trovare risposte agli umani “perché” o agli eterni interrogativi di chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, questa straordinaria esperienza che reca un messaggio comunque di speranza e di conforto. Premetto che ho sempre creduto che nella vita nulla succeda a caso e che ciascuno deve percorrere delle tappe obbligate; Così “per caso” successe che un giorno di quell’anno venni invitata a vedere un servizio giornalistico in video, proposto dall’autrice per Rai 2, che parlava di”SAI BABA”, descrivendone i suoi poteri taumaturgici fisici e spirituali, i suoi insegnamenti e la sua missione: argomenti davvero affascinanti ma allo stesso tempo inquietanti per le nostre culture occidentali. Avevo sentito vagamente parlare di questo singolare personaggio del XX secolo da alcuni giornali ma l’interesse fino ad allora non era andato oltre l’aspetto puramente cronistico e comunque era stato da me recepito con diffidenza e pregiudizio tipicamente nostrano. Intrisa di dottrine e tradizioni da secoli a noi tramandate, concetti come Karma (ossia legge di causa ed effetto), Reincarnazione, Unità del tutto e Servizio incondizionato reso al prossimo, mi risuonavano incomprensibili, né tantomeno l’indirizzo cattolico ricevuto mi consentiva di approfondire tali tematiche. E’ comunque insito nella natura dell’uomo il problema della “ricerca” sia che essa sfoci in campo razionale che in quello spirituale, per trovare un equilibrio, per colmare le infinite carenze o dare risposte alla molteplicità di dubbi di carattere esistenziale. A volte succede che, dopo anni di salti nel buio, seguendo ciecamente schemi e luoghi comuni, che ti sono stati impartiti senza alcuna rimozione, all’improvviso si accende una lampadina che ti fa capire che la “Luce” esiste e tu vuoi vederla. Così nel sentire tali descrizioni di ciò che veniva rappresentato in merito alla vita, alle opere ed alla dottrina proclamata da Sai Baba, che si fonda sull’osservanza dei 5 valori umani, universali ed indissacrabili quali: Verità-Amore-Rettitudine-Pace e NonViolenza, la prima riflessione che mi è balzata in mente è stata la seguente: come mai non sappiamo che esiste un novello ”Cristo” in quest’era, che oltre a quanto asserito, moltiplica il cibo e resuscita i morti ? La successiva considerazione è stata di ordine religioso: la mia educazione radicalmente cristiana nonché cattolica osservante mi portava a pensare con diffidenza e cautela che tutto ciò facesse parte di un’altra religione per cui l’impedimento iniziale di approfondimento di tale conoscenza era fuorviante ma non appena ho sentito che Sai Baba non appartiene a nessuna religione in particolare(anzi non ne propaga alcuna) bensì si pone con grande rispetto nei confronti di ciascuna perché afferma che esse sono tutti strumenti per arrivare all’unica verità che è Dio, uguale per tutti, senza nome e senza forma, ogni reticenza si è dissolta. A quel punto ho voluto saperne di più e da quel giorno “stranamente si è messo in moto uno strano meccanismo di”eventi casuali” che sono stati determinanti per l’evolversi della mia crescita spirituale. Quando non richiesto, venivo avvicinata da persone che avevano già acquisito questa realtà e mi predisponevano ad un mosaico che pian piano si andava costruendo; infine la lettura di libri, che riportavano testimonianze qualificate ed attendibili, in quanto attuali e riscontrabili, accresceva la mia curiosità fino a che, una volta formulato il desiderio di voler andare in India, mi si è presentata subito l’occasione. Bisognava sormontare soltanto preconcetti legati al contesto ambientale indiano, riguardo la proverbiale indigenza della popolazione, la scarsità di igiene ed il conseguente pericolo di contrarre infezioni, senza contare le difficoltà economiche, in cui al momento mi dibattevo e l’organizzazione non facile, connessa al lungo e tortuoso viaggio da percorrere, compresa la permanenza costà. I primi ostacoli venivano rimossi da una buona dose di fatalismo caratteriale e dalle innate capacità di adattamento, mentre ,per il resto, una serie di “fortuite coincidenze” hanno fatto sì che la tela fosse tessuta magistralmente da un ragno dal ”filo invisibile” – così l’ho definito – in modo tale che ogni barriera venisse abbattuta e potessi quindi approdare in un’inenarrabile dimensione che, pur avendo tutte le caratteristiche umane, trascende ogni interpretazione razionale. Una tunica arancione, l’aureola di capelli crespi e corvini che lo rende inconfondibile, definito in tutto il mondo come “il Santo dei miracoli”o il maestro dei maestri” questo è Sathya Sai Baba. E’ chiamato anche il “Santo scalzo”perché gira a piedi nudi lasciando impronte scarlatte. Per gli induisti costituisce la prova sicura che trattasi di un “Avatar”cioè “L’incarnazione del Divino”. Il villaggio di Puttaparti, dove nel 1923 è nato e vive tuttora ,trovasi nella zona meridionale dell’India: nei confini limitrofi una savana dalla terra arida con qualche agave e all’orizzonte piatte colline, come ai tempi dell’età della pietra, ma non appena si giunge a “Prashanti Nilayam”che significa” la dimora dell’eterna pace” l’atmosfera e il paesaggio cambia. Ben visibile da tutti i pellegrini, all’ingresso del villaggio, c’è un arco nel cui centro è situato il simbolo che riassume visivamente il concetto su cui si fonda l’insegnamento di Sai Baba: il SARVADHARMA che significa “legge eterna” e che allinea, in una fusione ideale, gli emblemi delle 6 religioni contemporanee più conosciute: la Croce, la Ruota di Budda, la OM del Bramanesimo, la Mezzaluna dell’Islam, il candelabro a 7 bracci e la fiamma di Zoroastro. Il maestro di verità proclama una sola religione: quella dell’AMORE e sulla base di questo principio, che costituisce la più grande forza di coesione, si accomunano uomini di ogni casta, credo e linguaggio, in un afflato di fraternità universale: Suo unico intento è di ricondurre il devoto all’oggetto della devozione che è DIO, non eliminando le religioni bensì le rivalità tra loro. Da qualunque punto di vista si voglia analizzare ,Sai Baba è davvero un mistero inaccessibile all’intelligenza umana. L’ha confermato lui stesso in uno dei suoi discorsi, così esprimendosi: “Non cercate di capirmi, non ci riuscirete mai; venite e sperimentatemi; Non comprenderete la mia natura né ora né mai e neppure se l’umanità si riunisse in unico sforzo!. Anche se voi oggi mi vedete camminare fra voi ,mangiare come voi, parlare come voi, ed avrete l’illusione di trovarvi un uomo come voi! Verrà il momento in cui vi sarà rivelata la mia divinità: siatene certi e pronti per quel momento!…” Nelle strette viuzze che circondano l’Ashram di Sai Baba (la sede della comunità da lui creata) lo straniero si imbatte brutalmente in una realtà desolante: una sconfinata miseria, storpi, lebbrosi e mendicanti che chiedono aiuto, bambini nudi e sporchi con degli occhioni dolcissimi che cercano amore….;ma in questa stessa realtà ,dove si respira un’atmosfera paragonabile a quella della Palestina ai tempi di Gesù, sorgono edifici e costruzioni modernissime di Istituti, colleges, destinati agli studenti che gratuitamente studiano tutte le discipline scolastiche, e persino un attrezzatissimo ospedale, dalle apparecchiature avveniristiche tali da far invidia a simili strutture all’avanguardia del mondo occidentale. Tutto ciò è opera del maestro che, sin dall’età giovanile , aveva annunciato e profetizzato nei tempi e modi prestabiliti ,la loro realizzazione. Ha persino programmato la sua durata terrena che si concluderà all’età di 96 anni, dopo aver tracciato le basi per la trasformazione di questo mondo fenomenico. Nel villaggio adiacente, tutto è ancora primitivo ed incontaminato dalla modernità che sembra non sussistere; si macina il grano ancora con strumenti rudimentali!!! Ma a livello ”vibrazionale” si percepiscono sensazioni ed emozioni mai provate in altri angoli della terra… Le migliaia di pellegrini che si riversano, provenienti da tutto il mondo ,curiosi e non, devoti o scettici, rimangono impigliati in una rete inestricabile di poliedriche sfaccettature: Quando due volte al giorno, Sai Baba concede il suo Darshan, ovvero la sua apparizione divina tra gli astanti del “Mandir” (in sanscrito vuol dire tempio),gli stessi fanno la fila, a volte di ore, per assicurarsi un piccolissimo spazio, seduti a gambe incrociate, con la sola speranza di vederlo, od ottenere una sua benedizione, toccargli le vesti, consegnargli un messaggio, baciargli i piedi. Nel vasto piazzale dove si raduna la folla brulicante, in attesa di accedere nel tempio, tutto incredibilmente procede con ordine e disciplina, coadiuvato dall’ausilio di volontari chiamati”Seva” che si premurano di tenere a bada i presenti e di sorteggiare le file per destinare il posto all’interno:non esistono né spinte né raccomandazioni!… tutto si svolge in religioso e meditativo silenzio. Quando il Maestro appare, nel tempio, ogni brusìo cessa e l’aria è pervasa da una grossa carica di energia elettrizzante e che si avverte epidermicamente: In quel preciso istante ciascuno ha l’impressione di non essere più uno dei tanti ma di un unico essere a contatto con qualcosa di soprannaturale, o comunque di diverso. La mente divaga e si pone interrogativi di ogni genere; quindi a livello interiore si instaura un invisibile colloquio con il “Maestro,” unitamente ad una strana sensazione di benessere che allontana per un attimo ogni preoccupazione terrena:lavoro, salute, famiglia. Chi invece non è pronto a recepire la voce del cuore e si lascia dominare dalle elucubrazioni della propria” mente inferiore” per giustificare la “Verità” o razionalizzarla, nel timore di perdere le fragili certezze acquisite o radicate nell’ignoranza della “Conscenza di se stessi” dichiarerà di non aver provato alcuna sensazione particolare in presenza dell’Avatar o pensa che sia frutto di suggestione collettiva. La mente è quella che produce il pensiero e quindi è capace di instaurare un vero processo inquisitorio allo Swami,(che esula da qualunque canone conoscitivo,)cercando di denigrare ciò che la “coscienza”gli detta, perché non vuole riconoscere la propria natura che è divina! E chi non ha un cuore puro non è in grado di comprendere la “Conoscenza” nemmeno di fronte a prove strabilianti che possono far cambiare idea!.. Ma lo straordinario di chi vive l’esperienza Sai Baba-a detta delle innumerevoli testimonianze, compresa quella della scrivente è proprio il constatare la graduale trasformazione di queste anime incredule. Sai Baba afferma a tal proposito: “Chi giudica solo dalle apparenze dimostra incompetenze nel campo spirituale; ma io non abbandono nessuno, anche se vi terrete lontani, neppure coloro che mi denigrano o che mi negano perché anch’essi saranno salvati: Non dubitatene!” Anch’io appena arrivata colà sono stata trascinata dal vortice dei dubbi e delle diffidenze e per il mio stato caratteriale, ho cercato di osservare quanto accadeva sotto i miei occhi increduli, con atteggiamento critico, razionale e distaccato. Vedevo i visi della gente radiosi di gioia al suo passare e mi chiedevo cosa ci fosse di tanto straordinario; eppure non era la visione di uno spettacolo fantasmagorico !… Possibile che si tratti di una allucinazione collettiva ,che paralizza ogni facoltà intellettuale o di discernimento, relegandoti in una dimensione tutt altro che terrena? Ed inoltre: che poteri di attrazione ha questa “tunica arancione, che sembra nascondere un corpo inesistente ed impalpabile, dal quale scaturisce una straordinaria energia vitale e di Amore, e che con il solo ruotare delle mani materializza continuamente una cenere, chiamata ”Vibhuti”, profumata e dalle eccezionali virtù terapeutiche? Assistevo quotidianamente a qualcosa che sfuggiva ad ogni interpretazione razionale mentre gradualmente intuivo di essere approdata, in una dimensione, ai confini della terra ,che mi gratificava da ogni cosa avessi desiderato ancora!…

shantij

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