Essere Pace secondo il principio antropico, secondo il principio atmico
Relazione di Giovanni Tartara
Assisi – VII Edizione ”L’Oriente incontra l’Occidente insieme per la Pace” (11.09.2004)
“Se riuscirete a lasciare passi di pace e liberi da ansia su questa terra, non avrete più bisogno di andare nella Pura Terra o nel Regno dei Cieli”
Thich Nhat Hanh
La Via della Pace
“Se una persona volge la sua visione all’interno solo allora sarà in grado di capire il vero significato della vita, la vera filosofia del conoscere, il vero compito di educare all’IO.”
Sri Sathya Sai Baba
ESSERE… ANDARE: I due poli della vita.
La maestosa stabilità della montagna, la tortuosa precarietà del sentiero. La quiete della vetta, l’inquietudine di un passo. L’infinito dell’orizzonte, i limiti di un ciglio. Il tetto del desiderio, la pausa del provvisorio. Un cerchio, un arco. Oscillare tra due poli, sentirsi braccio di un pendolo, cercare il principio e la fine, finché il cuore non trovi la pace. Essere ‘desiderium habens dissolvi et esse cum..’ (Fil. 1,23), perdere questa forma e trovare quella dell’essere insieme con… Il cerchio, chiuso, perfetto in se stesso.
‘Essersi’, come intende Maria Zambrano (Notas de un metodo), nella forma riflessiva, assolutamente intraducibile in italiano, uscire da sé, potersi vedere, ‘posse aliud esse ac videri’: essere altro da quello che si appare (Agostino Contra Academicos, III, 9-25).
Andare ‘Inquietum est cor nostrum donec requiescat…’ (Conf. I, 1), espressione brevissima e lirica del destino dell’uomo, che è inquietudine, a volte fraintesa, mai eliminata. La figura dell’esistenza non può essere il cerchio, ma l’arco gettato oltre ciò che incontra, nel senso di muoversi, uscire da sé, diventare stranieri a se stessi, introdurre l’alterità dov’era il regno della identità e, qua, trovare la pace.
‘Qui e ora: nel tempo e nello spazio. Chi sono? Dove sono? Dove vado? Per quanto?’ Domande per un dialogo e un conflitto: alla filosofia, sfera della conoscenza; alla scienza, sfera dei fatti accertati; alla religione, l’intera sfera delle convinzioni morali, come se il mondo fosse diviso in tre. Alla base l’eterna dialettica tra ‘so e non so’, e in più la lacerazione dell’unità, o dell’insieme, la negligenza della visione insiemistica che attribuisce ai componenti nuove proprietà. L’insieme di punti fa la lunghezza di una retta: proprietà che il punto non ha. L’insieme di rette fa una figura: una superficie proprietà che la retta non ha, e l’insieme di superfici fa il volume, proprietà che la superficie non ha.
Un conto è ruotare un punto luminoso e definire gli effetti ottici, altro passare al cerchio. Un conto dividere e misurare la terra, invasa dal Nilo, o fra il Tigre e l’Eufrate, altro pensare triangolo, quadrato, trapezio. Un conto lasciare Ur (Gn, 12,1), andarsene dalla propria terra, dalla parentela, dalla casa di tuo padre, nel deserto, verso la terra che ti mostrerò, altro è trascendere l’ambiente, con fede.
Vuoi il labirinto della vita? È la strada di Qohèlèt: laico, impegnato a scalare la vita e superare se stesso nella tristezza dell’inquieta solitudine, sotto il peso del vuoto, nel timore del nulla. Vuoi continuare per la tua strada? Chi non ha visto la strada al sorgere del giorno, fra due filari d’alberi, fresca, viva, non sa che cosa sia la speranza. Questi i due poli.
2. Chi siamo, allora?
Due risposte fondamentali:
A) Un corpo celeste che viaggia nel cosmo. È banale e, per me che osservo, persino opprimente trasportare con me stesso, ovunque vada, il centro del paesaggio che attraverso, il centro di un cerchio infinito, che non esiste, come osserva Empedocle, proprio perché infinito, o che suggerisce l’ipotesi geocentrica di Tolomeo. Posso supporre che questa convergenza di linee sia non solo visuale, cioè geocentrica, ma antropocentrica, anzi strutturale, antropomorfica (Chiesa cattolica), e mi faccia ‘uomo’, centro di costruzione, non più sperduto nella solitudine del cosmo, ma inserito nell’uni-verso con volontà di ‘vivere universale’, tendente all’UNO. Tutto converge e si ‘ominizza’ in me, mondo nel mondo, dove nulla è reale finché non lo provo. Sempre un essere che viaggia nel cosmo, anche per Copernico (De revolutione orbium coelestium, 1543). In senso lato un ‘Principio antropico’.
B) Un essere che evolve. Per Darwin (L’origine della specie, 1859), eludendo il principio, c’è un processo generale definito evoluzione, la cellula cambia, la specie cambia, vale anche quando ha preso la forma dell’uomo; gli toglie l’illusione che la natura e l’universo siano stati creati per lui e che il suo scopo sia rispecchiato nell’ordine del cosmo. Per Teilhard de Chardin (Le Phénomène humain, 1930), l’amletico dubbio: Esseri umani chiamati a fare un’esperienza divina? Esseri divini chiamati a fare un’esperienza umana? Concezione volta alla conclusione che l’evoluzione dell’universo va verso una perfezione crescente e che in linea di massima, partendo da questi presupposti, è l’unico modo per una cosmologia.
Per John Barrow (The Anthropic Cosmological Principle, 1986), il nuovo principio antropico, che precede la cellula e, affrontando il principio, risale al nucleo del carbonio. Irrinunciabile punto di riferimento al problema cosmologico, ineludibile per le straordinarie coincidenze nella forma delle leggi fisiche e dei valori delle costanti di natura, compatibili con la nostra esistenza come osservatori. Per Giovanni Paolo II (1996), riaffermando il principio creazionista, all’uomo è stata infusa l’anima intelligente e l’uomo è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso.
La parola intelligenza ripone tutto sul tappeto, rompe il cerchio e chiama in causa non il fenomeno evolutivo della cellula, manifestazione dell’evoluzione, ma il principio evolutivo della cellula, il perché la cellula evolva: perché la prima, perché la seconda, perché un insieme per fare un fiore, un frutto, un albero; un insieme di api, uccelli, acqua, sole, luce e notte, per fare l’ambiente. Principio, che vale sia per il prima sia per il dopo. La vita!
3. Siamo Intelligenza
A) Per osservare l’universo (secondo il principio Antropico). “Il problema centrale della scienza e dell’epistemologia è decidere quali postulati assumere come fondamentali. I grandi filosofi idealisti hanno sempre considerato la Mente come prioritaria dal punto di vista logico, e anche i filosofi materialisti assumono che le proprietà innate della materia siano tali da permettere, o addirittura implicare, l’esistenza di un’intelligenza che la contempli.” (John D. Barrow, e Frank J. Tipler, Il principio antropico, Adelphi, 2002).
Questa possibilità indusse Brandon Carter ad archiviare il principio geocentrico di Tolomeo, a limitare il principio eliocentrico di Copernico, e a sostituirvi il principio antropico, secondo il quale la nostra posizione nell’universo è necessariamente privilegiata, compatibile cioè con la qualità di osservatori. Se, ad esempio, parliamo delle dimensioni dell’universo, non possiamo non pensare che la nostra esistenza agisca da selettore nella valutazione delle proprietà osservate. Le moderne osservazioni astronomiche hanno rivelato che l’universo visibile si estende per 15 miliardi di anni luce.
L’universo per raggiungere quest’espansione ha avuto bisogno di 15 miliardi di anni, cioè abbastanza tempo per produrre i costituenti degli esseri viventi. In un universo sensibilmente più piccolo non ci sarebbero astronomi. Noi siamo, di fatto, una forma di vita intelligente basata sul carbonio che si è sviluppata spontaneamente su un pianeta di tipo terrestre attorno ad una stella di tipo spettrale G2, in un ciclo di tempo sconfinato. Ogni osservazione da noi compiuta è necessariamente subordinata a questo dato fondamentale. Bisogna però considerare anche i limiti di questa conoscenza logica.
B) Per leggere dentro le cose e comunicare (secondo il principio Atmico). È la materia che prende coscienza, che legge dentro le cose e comunica. È l’intuizione di ciò che si nasconde dietro le vibrazioni comunicate dalle cose; è l’intelligenza di discernere ciò che si può addizionare, togliere, rifiutare, al sé, a me, nella finalistica di crescere che riafferma il processo e la problematica della ‘comunicazione’. È lo schema della cellula che per ‘crescere’, si dimensiona, si moltiplica, si specializza, dialogando con l’ambiente. Il suo crescere fa l’uomo, la cui legge rimane il crescere comunicando. L’uomo non può evolvere da uno schematico ‘comando’, da un ordine cui rispondere soltanto con un comportamento di ossequio e di sudditanza. L’uomo cresce per apprendimento attraverso il processo di selezione, scelta, accettazione o rifiuto.
Per vivere ‘non è possibile non comunicare’, (‘con’ munus = insieme per un servizio, dentro un munus per un servizio; la pace, ad esempio); (‘in-moenia’, ‘immune’, protetto, difeso, tra le mura). I due sensi si rifanno al nostro bisogno di sopravvivenza: impossibile senza un compito, debolissima senza una protezione. È accaduto ad intere specie animali, scomparse per mancanza di spazio vitale. È accaduto e può accadere ad intere comunità. Agli Ebrei nei lager privi della capacità di resistere ad un ambiente ostile (P. Levi, Se questo è un uomo). Agli uomini del regno di Nemrod, quando si tagliarono fuori con la torre del distacco. La vita è dialogo (Hölderlin). Intelligenza è dunque vedere al di là del come le cose si manifestano. ‘Vedere’, significa essere di più, unirsi a… perché oggetto e soggetto si sposano nell’atto della conoscenza.
4. Per Essere
A) “Codificatori del cosmo domando la curiosità” (secondo il principio Antropico). È nota a tutti l’esperienza di Mosè sul monte Oreb, davanti al roveto ardente. La rivelazione del nome di Dio: “IO SONO COLUI CHE SONO” (Èhiè asher èhiè), l’Essere; o meglio ‘IO SARÒ COLUI CHE SARÒ’, il Divenire. Mosè si chiede: “Perché mai il roveto non brucia?” È la voce della meraviglia, dello stupore. Mosè ci dà una lezione vincolata al mondo fisico (sensi), al mondo mentale (memoria) e al mondo emotivo (vissuto del cuore). Ci porta al limite della barriera umana.
So che vivendo nel tempo dovrò cambiare ottica. Il tempo mette dei vincoli. Nel pensiero il pane ‘è’; nel tempo il pane ‘diventa’. Nell’immutabilità dell’essere, il pane è perenne; nell’urgenza del divenire attraversa la semina, la crescita, la macinatura. Ma nel mondo del divenire, la reversibilità non è concessa, perché il tempo è freccia, mentre l’‘essere’ è senza tempo. Nell’eternità c’è l’essere; nel tempo il divenire.
B) Educatori del SÈ (secondo il principio Atmico). Lezione completa, quella di Mosè. Deve distinguere ciò che i sensi dicono da ciò che la mente tende a spiegare; trascendere il fatto fisico su cui lo spirito soffia. Quando arriva su quella soglia, l’uomo bussa alla porta dell’ESSERE. La soglia dell’ESSERE è il punto dove la domanda non si queta. Se sto di qua dalla soglia, resto nel mondo fenomenico, assillante di domande, avara di risposte. Se guardo al di là, c’è lo stupore per ciò che si presenta come inatteso. Una via che non conduce necessariamente a castelli di pensiero, ma alla purificazione del cuore. Al di là è il luogo dove abita l’IO SONO COLUI CHE SONO. Dove non c’è più l’io che vuole, ma l’IO che accetta, l’IO che accoglie con accettazione creativa.
L’esperienza fatta da Mosè apre al regno dell’Essere dove tu non sei chi ha gli occhi ma colui che vede, non chi ha orecchi ma colui che ode. Non sei nel mondo di chi ha, ma nel mondo di chi è. Una situazione olistica di non dualità, ma di fusione, di uni-verso. Entro nella casa della luce. È fatta di colori, suoni, profumi. Il moto ondoso costruisce il messaggio, come la parola costruisce il pensiero.
Sathya Sai Baba (Discorso del 28.10.2003) nobilita l’uomo: da osservatore lo candida a ‘educatore’, colui che trae da Sé il disegno del regno. “È molto difficile comprendere i concetti spirituali, ma vanno inseguiti con grande determinazione… Comprendere il Principio dell’Atma equivale a comprendere la realtà immanente. Se continuate nella ricerca su ‘Chi sono Io’, alla fine comprenderete la Verità; il Principio dell’Io non è altro che il Principio dell’Atma.”
5. Essere Pace
A) Osservando la materia (secondo il principio Antropico). Possiamo avanzare nella osservazione della materia classificandola sotto tre profili: pluralità, unità, energia.
- Vivere la pluralità. La pace è ‘polifonia’, armonia di molte voci. Accettare la pluralità significa scoprire che ogni essere è privo di colore e forma nel piano profondo, diverso da come appare nel piano fenomenico.
- Vivere l’unità. Quanto più polverizziamo la materia, tanto più essa appare unita. Atomi ed elettroni manifestano una perfetta identità di comportamento. Non esiste separazione tra materia e spirito; sono una cosa sola come i poli di una calamita. La mano non ha cinque dita, ma è cinque dita.
- Vivere l’energia che compatta. L’energia è la sostanza di cui sono fatte tutte le cose; è ciò che tutto muove. Le particelle elementari della fisica moderna consistono di energia. L’energia può trasformarsi in materia, calore, luce. Tra dentro e fuori riconosciamo un’unità di base: un’energia centripeta che ci rende solidali col tutto e un’energia centrifuga che ci spinge verso la complessità. La pace non è atarassia, ma compartecipazione ed equilibrio.
B) Ascoltando lo spirito (secondo il principio Atmico). Il regno di Dio non è un luogo ma un modo di essere. Non ci può essere un regno di Dio senza l’uomo, e un regno dell’uomo senza Dio. “Il regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17, 21). La formula vuole sostituire al termine ‘utopia’ il termine ‘profezia’. A rendere lontano il regno è la lentezza dell’uomo nel farlo apparire, perché deve uscire dal cuore di ognuno. Giustizia, pace, libertà, amore sono connotazioni del regno dell’uomo presenti nel suo cuore. Il regno siamo noi, quando educhiamo dalla nostra complessità ciò che dentro unisce.
Essere pace è inter-essere; impegna a diventare operatori e facitori di pace, a produrre l’energia necessaria perché si manifesti il regno nascosto nel cuore.
IO sono pace! IO sono OM, il respiro dell’universo!
📚 Bibliografia per la Pace
-
Il principio antropico
John D. Barrow · Adelphi
L’opera scientifica di riferimento citata nella relazione. -
La voce dell’Avatar
Sathya Sai Baba · Milesi
Discorsi sulla realizzazione dell’Atma e i valori umani.
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