“Il Tempo tra illusione e realtà” (La rivalutazione del feminino sacro in occidente). Relazione di Michelangelo Magnus

Mistero e Scienza

Il Tempo tra illusione e realtà

La rivalutazione del feminino sacro in occidente. Relazione di Michelangelo Magnus.

Meeting di Assisi ”L’Oriente incontra l’Occidente per una cultura di Pace”

Nella lingua italiana la parola tempo (dal latino tempus o più anticamente tempos, ha il significato di divisione, la cui radice indoeuropea, tem, indica tagliare), ha un’assonanza con tempio, ovvero lo spazio quadrato sacro, delimitato dagli auguri, ove si celebravano i riti. In particolare, secondo Varrone, in origine, l’augure segnava nel cielo, con la sua bacchetta (probabilmente di nocciolo), uno spazio immaginario, per circoscrivere un dato limite, nel quale osservava il volo degli uccelli. Se ne riceveva un buon auspicio, detto limite veniva tracciato poi in terra, dal sacerdote vestito di bianco, tramite i solchi rilasciati dalle ruote di un carro trainato da una coppia di buoi bianchi, con cui percorreva i confini del luogo, facendo attenzione nel passare, ad indicare il percorso esatto. All’interno di tali solchi, passava poi l’aratro a definire inequivocabilmente i confini. In alcuni casi, alcuni luoghi considerati particolarmente energetici o sacri, nel centro dell’area così delimitata, veniva disegnato un quadrato, ove veniva riprodotta la famosa scritta: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR

R O T A S
O P E R A
T E N E T
A R E P O
S A T O R

Il cui significato (ci riferiamo a quello letterale e non a quello simbolico) è attinente al rito sopra descritto ovvero: Il seminatore, o meglio, il sacerdote (SATOR), sul suo carro (AREPO è parola di origine probabilmente celtica, il cui significato è simile a carro), dirige (TENET), con perizia (OPERA), le ruote (ROTAS). Come tutte le parole palindrome, l’insieme di tali termini, era considerato come una formula sacra per tenere lontano le energie negative, ma ovviamente tali segni, avendo valenza simbolica, possono essere interpretati in diversi modi, al di là di quello letterale.

Riprendendo il nostro tema principale, il tempo dagli antichi romani, era a sua volta suddiviso in tempora ovvero le stagioni o parti dell’anno. L’unità base di misura del tempo nella vita quotidiana era il giorno (o tempus) diurnus, dal latino (diu = luce) da cui deriva il classico dies che ci richiamala parola italiana dei. A sua volta il giorno è diviso in ore, la cui radice or (in Egizio, uno degli attributi del dio del sole) è contenuta sia nella parola italiana oro sia in quella latina ora, richiamata nel famoso motto benedettino: “ora et labora” (“prega e lavora”), sia infine nel termine oracolo (dal verbo orare = parlare/pregare). Nell’antichità ogni frazione di tempo era dedicata a un dio ed era propizia per certe cose e nefasta per altre, ancora oggi tali concetti li troviamo nelle effemeridi, nelle quali ogni pianeta del sistema solare, oltre al sole e la luna, governa un’ora precisa, secondo ritmi ciclici.

Da quanto sopra esposto appare evidente che tempo e spazio nell’antichità erano considerati dagli uomini come qualcosa di sacro, di prezioso, di immutabile, in altre parole di appartenente alla sfera del sacro e degli dei. Si badi, non solo in occidente, ma anche in oriente, ad esempio in India, ove esiste una visione simile del concetto di tempo e la sua suddivisione in una sequenza di numeri naturali, ma data la brevità del nostro intervento, rimandiamo chi volesse approfondire la questione, al saggio di Marie-Louise Von Franz “Le tracce del futuro” della TEA Edizioni.

Quanto all’occidente già nel secolo settimo, il poeta greco Esiodo, ne “Le opere e i giorni”, ci presenta una figura di agricoltore che alza gli occhi al cielo per cogliervi i segni propizi al raccolto, seguendo istintivamente l’esigenza di una comunicazione tra cielo e terra e sembra che proprio così sia nata nell’uomo la religiosità che si esprime nella preghiera. Nella “Teogonia” lo stesso autore, proponendosi di narrare la nascita delle divinità, espone una teoria cosmogonica che tende a spiegare come dal Caos, uno spazio tenebroso in cui si aggirava una materia indistinta ed indifferenziata, ebbero origine gli dei primordiali che sono la personificazione delle forze della natura e la cui nascita determinò il passaggio dal Caos indistinto al Cosmo, ovvero l’universo ordinato. Tra le divinità generate dal Caos troviamo: Gea (la Terra), ed Eros (la forza attrattiva che spinge gli elementi a combinarsi). Gea da origine poi ad Urano (il Cielo), e unendosi a lui partorisce Crono (in greco Khronos), il dio del Tempo che diverrà poi padre di Zeus. Col Tempo inizia la storia e sotto il suo regno si sviluppa l’età dell’oro. Da Zeus in poi, ebbero origine le divinità olimpiche che, a differenza di quelle primordiali, erano antropomorfiche. Dunque dall’unione della Terra e del Cielo si generò la storia degli uomini i quali, tuttavia, non smisero mai di interrogarsi di fronte al mistero sconfinato dell’universo. La parola Khonos deriva dal greco “Korone” che significa “corvo o cornacchia”, il dio veniva infatti spesso rappresentato con una falce con cui stroncava la vita dell’uomo, con un corvo al suo fianco. Il corvo era un uccello oracolare, che secondo gli antichi greci ospitava l’anima del re sacro. Riprenderò più avanti questo concetto per eventuali approfondimenti, rimando a Robert Graves (I miti greci, Editore Longanesi).

Lo stesso concetto delle origini del mondo è riportato nei primi passi della genesi, cito testualmente: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno”. In realtà il concetto di tempo, se si fa caso, nasce con l’avvento nella nostra dimensione umana dell’idea della morte, cosa ci fosse prima della morte, lo dice la parola amore ovvero assenza di morte (a privativa; mors = morte). Quindi gli uomini possono diventare immortali gli dei, quando trovano l’oro spirituale (nella parola amor c’è ancora una volta il suffisso or, che ci rimanda al metallo prezioso caro al dio sole) che è dentro di loro (loro). La XIII^ carta dei tarocchi indica la morte (la signora con la falce che ci richiama il Dio Crono), il cui significato è quello della trasformazione. Senza la nascita e la morte del sole e della luna, a indicare il giorno e la notte e la degenerazione delle cellule che conducono all’invecchiamento e all’abbandono del nostro corpo fisico, difficilmente potremmo avere un idea del tempo che trascorre.

Ci chiediamo quindi il tempo esiste veramente, oppure è solo un illusione? Ed inoltre: è possibile guardare indietro nel tempo? E’ possibile viaggiare nel tempo? Ed infine è possibile prevedere il futuro ed eventualmente modificarlo? A questi quesiti abbiamo cercato di rispondere nei due romanzi firmati con lo pseudonimo di Michelangelo Magnus, dal titolo rispettivamente: “La macchina del tempo e la ricerca della Menorah” e “Il tesoro più nascosto”, che al loro interno nascondono degli indizi per trovare un duplice vero tesoro, sia materiale, sia spirituale, costituendo di fatto una vera e propria caccia al tesoro, per coloro che sono in cerca di se stessi. I due romanzi, di cui il primo ambientato nel 1983-84 e il successivo nel 2012, analizzano alcuni fatti realmente accaduti, in particolare si narra della scoperta effettuata ad opera di Padre Ernetti del cronovisore, macchina che sarebbe in grado di permetterci di poter vedere il passato. Storicamente tale invenzione fu realizzata negli anni 50 del secolo scorso, ma la notizia fu resa pubblica solo nel 1972. I romanzi in questione, non si limitano tuttavia ad analizzare la possibilità di rivedere il passato, ma riportano anche alcuni dettagli degli esperimenti realizzati dall’Ing. Ferlini esposti nel suo libro, oggi introvabile, pubblicato dalle edizioni Mediterranee nel 1986, intitolato “La barriera magnetica”. In tale opera l’autore, un eminente scienziato del M.I.T., fa intendere che presumibilmente riuscì a varcare, fisicamente, la barriera dello spazio tempo.

Ma andiamo per gradi: la nostra ricerca sul cronovisore, iniziata alla fine del secolo scorso, cerca di ricostruire e ricollegare vari spezzoni di misteri e di fare luce su uno degli enigmi più intricati ed appassionanti dell’umanità, ovvero se è possibile oltrepassare la barriera dello spazio tempo. In tali libri si ipotizza che sebbene l’ideatore del cronovisore, fosse stato Padre Ernetti, tuttavia il vero realizzatore della macchina, fu probabilmente lo scienziato Ettore Majorana (nato a catania nel 1906, scomparso durante un viaggio da Palermo a Napoli il 25.03.1938), il quale, dopo essersi nascosto sotto le vesti di monaco, in alcuni monasteri della Campania, vivendo, aggiungiamo noi, forse per un certo periodo, anche nell’Eremo camandolese di Visciano (NA) (ciò perchè ancora oggi in tale paese si narra la leggenda che in quel luogo visse un monaco, che come si diceva in giro, si era ritirato lì per evitare di lavorare alla creazione della bomba atomica, uomo talmente colto che veniva soprannominato “il professore”), sarebbe poi emigrato all’estero. Secondo altre fonti parrebbe che lo studioso, sarebbe successivamente emigrato in Argentina (ove si sarebbe rifugiato durante la guerra, svolgendo l’attività di ingegnere). Fatto sta, in ogni caso che, nel dopoguerra lo scienziato sarebbe poi tornato in Italia, sotto le vesti (vere o presunte di monaco), vivendo in alcuni monasteri italiani, da noi non ancora esattamente individuati, salvo poi, trasferirsi definitivamente, dopo gli anni sessanta, in un eremo sito nel Lazio (che si trova vicino a un Paese, di cui non faremo il nome, che ha dedicato una via proprio a Padre Ernetti), ove l’illustre scienziato sarebbe vissuto fino agli inizi del nostro millennio (uso il condizionale, perchè le nostre fonti sono indirette e ad oggi non abbiamo potuto verificarle personalmente).

Ma torniamo al cronovisore, come nasce l’idea di Padre Ernetti. Già nel 1952, Padre Ernetti collaborava con Padre Gemelli (ovvero il vero fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), in quanto entrambi erano esperti di musicologia e in particolare, Padre Ernetti, di musica prepolifonica. Fu solo per caso che, i due studiosi, nel condurre osservazioni di acustica nel laboratorio di fisica sperimentale dell’Università citata, mediante l’utilizzo di un magnetofono a filo, mentre provavano ad eliminarne le armoniche per poter ottenere un suono più puro, odirono, in un momento di sconforto di Padre Gemelli, la voce del papà dello stesso, sebbene già da tempo defunto che lo incitava ad andare avanti. Da quel momento in poi i due scienziati continuano la sperimentazione, supportati all’inizio, anche da un terzo scienziato, ancora oggi vivente di cui non posso citare il nome, salvo poi estendere la ricerca nel 1954/1956, ad altri studiosi, tra cui citiamo quello avvenuto personalmente tra, uno dei tre scienziati ed Enrico Fermi (che proprio negli anni 50 tenne alcune conferenze in Italia proprio sui raggi cosmici e le risonanze). Oltre che con Fermi il gruppo ebbe rapporti anche con lo scienziato tedesco Wernher Von Braun (già inventore delle V2 e direttore della NASA) e il giapponese Hideki Yukawa (premio nobel per la fisica del 1949 e scopritore del mesone nucleare o pione, nonche studioso dell’ emissione e assorbimento di fotoni da parte di particelle cariche) e (ma questo lo supponiamo noi, anche con l’inventore Marcello Creti, che nel ricostruito monastero di San luca, fondò proprio in quegli anni il Centro Romano Esperienze Tecniche e Industriali, di tecnologia sperimentale).

Il funzionamento del cronovisore si basa a nostro avviso, sulle teorie in parte riprese oggi nel libro “Il Campo del punto zero” realizzato a cura di Lynne McTaggart, ed edito dalla Macro edizioni. Ovvero tutto intorno a noi esiste uno spazio percorso da onde sonore e/o sonoro/luminose (dato che il rapporto frequenza/lunghezza d’onda è ravvisabile anche se si analizza lo spettro della luce, che può essere diviso in circa 60/64 ottave musicali). Ora se si tiene conto che le onde sonore della voce e quelle luminose emesse ad esempio dalle mani e dai piedi umani, dette biofotoni, non si distruggono mai, ma continuano a rimbalzare tra la terra e la stratosfera e tenuto conto inoltre che, se anche si perdessero nel vuoto, alla fine tornerebbero indietro all’origine, perchè lo spazio è curvo, ecco che si spiega, come la vera storia dell’umanità non è andata persa, ma è solo stata celata da Dio all’uomo, fino al momento in cui tale creatura non fosse stata abbastanza matura per conoscerla.

Entrando nel dettaglio del funzionamento del macchinario, dobbiamo fare un affermazione che lascerà di stucco: per noi il vuoto non esiste, o meglio non esiste nella nostra dimensione spazio-temporale (che comporta come logica conseguenza che noi viviamo in uno spazio e un tempo finito, seppure infinito nella sua ciclicità e percorrenza, per intenderci il cerchio è uno spazio finito, ma la sua circonferenza può essere percorsa all’infinito, oltre i confini di tale cerchio od ellissi, vi è Dio, infinito ed eterno). Ci spieghiamo meglio dato che lo spazio, viene occupato costantemente da particelle subatomiche che si muovono a velocità inimmaginabili, tra cui ad esempio i tachioni, che viaggiano a velocità superiori a quelle della luce è raro trovare statisticamente spazi non occupati dalla materia. Per intenderci non è che il vuoto in apparenza non esista, ma questo spazio è spesso occupato dalla luce e/o da microparticelle, quali ad esempio i tachioni, che si comportano allo stesso tempo da corpuscoli e da onde e che si muovono così velocemente, che la loro posizione si può solo ipotizzare e non calcolare (ma data la rapidità con cui si spostano abbiamo moltissime probabilità di intercettare). Cercheremo di spiegarci con un esempio, se accendiamo una sigaretta al buio, chi ci è di fronte vedrà solo un puntino luminoso, ma se la muoviamo velocemente in orizzontale o in verticale, lo spettatore vedrà una linea retta, se entrambi i movimenti vengono effettuati consecutivamente, in tutte e due le direzioni, otterremo un onda. Se incrementiamo la velocità, la frequenza aumenterà, fino ad ottenere apparentemente un piano a livello visivo. Ecco pertanto che con un solo punto abbiamo allo stesso tempo un piano, oppure in assenza di movimento, solamente un punto. Ora mettiamo che la sigaretta accesa, venga fatta combaciare con un altra speculare alla stessa, quest’ultima si accenderà e successivamente effettuata una giravolta di 180°, trasmetterà il calore alla successiva che incontrerà sul suo cammino e così via. Quindi, supponiamo che invece del fuoco, siano le informazioni (le onde sonore/luminose), che si trasmettano di continuo, ecco che possiamo intuire come i messaggi si possano diffondere nell’etere. Lo stesso meccanismo avviene con le particelle subatomiche, ogni scontro genera una impronta informativa che verrà trasmessa a sua volta a un‘altra particella subatomica che dovesse incontrare sul suo percorso. Il moto delle vibrazioni trova solamente il limite in cui, la spinta iniziale finisce, cosa che avviene al massimo a livello della stratosfera, quindi l’informazione rimane confinata intorno alla terra, attratta dal magnetismo terrestre, probabilmente, secondo alcuni studiosi nel cosiddetto “strato di Kennelly-Heaveside” (ovvero la banda magnetica ionizzata posizionata nella ionosfera, che consente le comunicazioni radiotelevisive effettuate mediante la propagazione ionosferica).

Per poter decifrare tali informazioni occorre tuttavia un supporto tecnico adeguato che le trasformi da onde, nuovamente in suoni e luci. Il primo strumento a noi noto, che casualmente riuscì ad intercettare una comunicazione proveniente dal passato, fu il registratore a filo di cui si è prima accennato. Successivamente, Padre Ernetti, supportato dalle conoscenze di altri illustri studiosi, che aderirono al progetto, per captare i suoni non usò più il filo del registratore, ma optò per delle antenne molto sensibili, mentre per riprodurre suoni e immagini, decise di usare alcuni cristalli speciali. Le immagini in questione venivano riprodotte inizialmente su un monitor in bianco e nero e successivamente con ologrammi (esattamente come lo si vede nel film “Guerre stellari”). Quindi le ricerche andarono avanti per parecchi anni e grazie alla macchina, i nostri studiosi poterono accedere a fonti privilegiate che li portarono a scoprire forse, anche il segreto della trasformazione della materia, grazie proprio alla magia della musica, di cui padre Pellegrino Ernetti era un esperto. La musica che tutto muove, è la chiave di volta, quindi daremo ancora qualche spunto, ai nostri uditori. Il famoso Pi greco, è dato dal rapporto 22/7, che è pari a circa 3 (oltre una sfilza infinita di numeri decimali), il valore ottenuto è allo stesso tempo l’espressione di tre ottave di risonanza consecutive. Un ottava, consiste in sette note in sequenza. L’ottava nota è, una ripetizione della prima (ma la sua frequenza è il doppio della stessa), ed è contemporaneamente, la prima nota della scala musicale successiva. Tre ottave sono quindi 3 sequenze di sette note, più l’inizio della successiva scala. Questa legge del tre la ritroviamo, nelle religioni, ma anche nella fisica, ad esempio l’atomo può essere suddiviso diviso in protoni, elettroni e protoni e, a livello di particelle subatomiche, in barioni, mesoni e pioni, oppure se facciamo riferimento ai “quanti subatomici” in quark, leptoni e gluoni. La stessa legge regola pure la tavola periodica degli elementi chimici, che è effettivamente formulata sulla base di un’ottava al quadrato. La stessa luce ha tre lunghezze d’onda primarie, ed è composta, se si considerano anche quelle infinitesimali, da sessantaquattro ottave, (pari a 3 volte 21 + 1). Nel dettaglio cromatico la luce è data dai sette gradi dello spettro, ove l’ottava nota è la luce stessa che tutto comprende. Se poi suddividiamo la scala del DNA, notiamo che anch’essa è composta dalla combinazione di 64 variazioni.

La menorah di cui si narra nei romanzi, aveva 7 bracci e 3 piedi (parlo dell’antica Menorah, non di quella riprodotta sull’arco di Tito, che ha un basamento ottagonale, composto di 3 gradini), mentre i calici sono 22 (esattamente come, 22 sono le lettere dell’alfabeto ebraico e 22 le tappe del cammino iniziatico, ripreso dagli arcani maggiori dei tarocchi). A nostro parere quindi, in questo simbolo e nei suoi rapporti matematici, per chi può intendere, c’è il segreto del funzionamento del cronovisore e forse dell’universo stesso. Ci dispiace dato il limitato tempo a disposizione, non poter dire di più, ma per adesso dobbiamo riprendere il discorso sul tempo. Il tempo sebbene percepito come reale, a volte è solo un illusione. La percezione dell’anno solare se noi vivessimo sul pianeta marte non sarebbe la stessa che sulla terra, in quanto tale pianeta, per effettuare il suo periplo intorno al sole impiega 686 giorni terrestri, quindi un anno trascorso su marte, corrisponde a circa due anni vissuti sulla terra. Una delle stelle più vicina alla terra è Proxima Centauri, che dista circa 4,28 anni luce. Quindi quando un terrestre vede quella, non vede che il passato di quell’astro, perchè la luce dal momento della sua emissione fino al momento in cui raggiunge l’occhio umano impiega circa 4 anni, quindi magari la stella non esiste più, ma comunque noi dalla terra continueremo ad ammirare la sua immagine, per altri 4 anni. Quando noi sogniamo possiamo essere all’istante, ovunque, in frazioni di secondo e fintanto che dormiamo percepiremo tali eventi come reali, salvo poi svegliarci e dire che “era tutto un sogno” (sebbene non avremo mai la certezza di quale possa essere effettivamente la realtà). Spesso abbiamo l’impressione che oggi il tempo si sia accelerato, in realtà non è così, è solo l’informazione che gira più velocemente e ci permette di aggiornare la scienza la ricerca e le invenzioni tecnologiche, a un ritmo sempre più accelerato. Indipendentemente se il tempo sia reale, oppure illusione, ci chiediamo comunque se oggi sia possibile guardare indietro nel tempo? Certo rispondiamo noi, quando vediamo un documentario della I^ guerra mondiale, non stiamo forse vedendo il nostro passato?. In coro risponderete si, ma in quel caso c’è il nastro su cui si impressionavano le immagini. Nel caso del cronovisore, ammesso che sia mai stato inventato, noi non sappiamo se tale macchinario si basasse sui principi esposti da Padre Ernetti, oppure su quelli accennati ad esempio, dal contemporaneo Padre Borrello (secondo il quale occorreva comunque che un oggetto esistente storicamente, rimanesse “impressionato”, dai suoni e luci circostanti, un pò come la pellicola di un film), oppure ancora, che tali immagini venissero proiettate da un ectoplasma realizzato da uno degli scienziati, dotato di poteri paranormali. Indipendentemente da tali ipotesi, l’idea di guardare indietro nel tempo, non ci sembra così assurda, da non richiedere un migliore approfondimento scientifico. Tale studio, in caso di esito positivo permetterebbe infatti di scoprire la verità storica dell’umana esistenza e di conoscere meglio noi stessi, e il fondamento delle nostre credenze, perchè come affermato da Gesù: “La libertà vi renderà liberi” (Gv. 8,32). Abbiamo trattato del cronovisore, accenneremo di seguito all’ipotesi di viaggiare materialmente nel tempo.

Numerosi fisici contemporanei hanno studiato la possibilità fisica di spostarsi nel tempo, citiamo tra gli altri Frank Tipler, Kip Thorne, Stephen Hawking, John Gribbin, J. Richard Gott III° e in particolare Paul Davies, che ha addirittura ipotizzato una macchina oggi costruibile, ma con un dispendio tale di risorse economiche e scientifiche, attualmente impensabile. Queste teorie si basano tutte sul presupposto che lo spazio-tempo sia curvo e che pertanto se si riuscisse a creare in laboratorio una scorciatoia, si potrebbe tornare indietro nel tempo, tale scorciatoia viene denominata “cunicolo di tarlo”. Indipendentemente da tali congetture riteniamo che tale effetto sia stato ottenuto almeno 2 volte dall’uomo nel recente passato, ci riferiamo esattamente nel primo caso al cosiddetto “esperimento di Philadelphia” avvenuto nell’ottobre del 1943 e nel secondo caso, negli anni ottanta dello scorso secolo ad opera dell’Ing. Ferlini, il cui esperimento è ripreso nell’opera già citata. La prima esperienza, prende il nome dalla nota località sita negli Stati Uniti, fu ideata da Nikola Tesla con la funzione di schermare i radar ed impedire ai nemici di localizzare le navi americane. Nell’esperimento in questione si tentava di mettere in pratica la teoria di Einstein dei campi unificati (tale teoria enuncia che, nel creare un campo elettrico in un rocchetto, si spinge un campo magnetico, in quello elettrico. Dato che ogni campo occupa un piano di spazio, e i piani devono essere tre, verrebbe ad esistere anche un piano gravitazionale. Questo terzo campo potrebbe essere generato collegando fra loro dei generatori elettromagnetici, capaci di produrre un impulso magnetico utilizzando il principio di risonanza), ma il risultato fu che un intera nave sparì e ricomparve quasi simultaneamente a parecchi chilometri di distanza, le notizie sulla sorte di quei primi viaggiatori, ci dicono che l’equipaggio della nave morì nel giro di pochi anni, prevalentemente di tumori o leucemia.

Quanto all’esperimento di Ferlini, furono usati quattro enormi magneti a forma di ferro di cavallo, del peso di circa 4 tonnellate ciascuno, posti uno di fronte all’altro, a forma di croce, a una distanza determinata precedentemente in laboratorio. Tali magneti, che poggiavano su slitte di scorrimento graduate, vennero spinti lentamente facendoli convergere verso il centro della croce; quando arrivarono a una distanza critica prestabilita, venne a crearsi una nebbia di colore azzurrognola, che si diresse dal centro, verso i bordi più esterni, espandendo l’odore tipico dell’ozono, sebbene tale gas non venisse rilevato da alcuno degli strumenti a ciò predisposti. A questo punto Ferlini racconta che personalmente si avvicinò all’area critica, grande circa 3.000 cmq., posta a uno spazio di circa 50 cm dai poli e mentre effettuava una rilevazione, per meglio vederne la misura, si tolse la maschera antigas, di cui era dotato e inavvertitamente entrò nel campo magnetico così creato, scomparendovi all’interno per qualche secondo, come gli riportarono i suoi collaboratori. Quando riapparve (a seguito dell’allontanamento dei 4 magneti), era privo di coscienza e della maschera antigas che si era tolto (di cui se ne persero per sempre le tracce). Il resto degli sperimentatori, come si è accennato riuscirono a farlo ricomparire e a risvegliarlo, solo riportando i magneti alle loro originali posizioni, gli riferirono che la nebbia, durante il suo risucchio, aveva mutato lentamente colore, dall’azzurro, all’arancione, al verde, per poi tornare al colore iniziale. Ferlini raccontò che quando venne inghiottito dalla foschia, perse completamente i sensi, tuttavia, riferì, che durante tale fase, aveva avuto come la visione di una costruzione di pietra con il vertice inclinato ricoperto di una strana cappa metallica, che allo stesso parve una piramide rivestita da una lastra metallica, forse realizzata con rame. Come scienziato ipotizzò, un fenomeno del genere poteva essere dovuto a una possibile intossicazione derivante dall’aria ionizzata, lasciò comunque aperta l’ipotesi del viaggio nel tempo, precisando tuttavia che per creare tale fenomeno, oltre all’utilizzo dei magneti, aveva dovuto far ricorso ad alcuni strumenti creati dalla sua equipe, che avrebbero dovuto essere poi brevettati.

Ammettendo che sia possibile viaggiare nel tempo molti si chiedono cosa succederebbe se io tornassi indietro nel tempo e uccidessi i miei avi, o impedissi ad esempio il realizzarsi di un invenzione? Per quanto ci riguarda ipotizziamo che, per tutto il resto del mondo da cui sono venuto non cambierà nulla, mentre io entrerò a vivere in una realtà parallela alla mia, che potrà anche essere similare a quella da cui sono partito, ma non sarà più la stessa per me, rispetto alla precedente, perchè risentirà delle variazioni apportate dal mio intervento, quindi ritornando dal punto in cui sarò partito potrebbe succedere che pur mantenendo il mio livello di coscienza, mi troverò in un altro corpo fisico, oppure tale coscienza degli avvenimenti sparirà insieme al mio corpo fisico, quando compirò il viaggio inverso, tornando nel limbo in cui si trovava, prima di incarnarsi in un altro individuo. L’argomento dei paradossi è interessante e varrebbe la pena di approfondirlo, ma dati i tempi ristretti del mio intervento passo ad analizzare l’ipotesi se sia possibile prevedere il futuro e se all’uomo è consentito modificare il suo destino.

Ad entrambe le domande rispondo affermativamente, non spiegherò in questa sede di come ciò sia possibile, rimando all’uopo alla teoria della sincronicità di Carl gustav Jung a cui mi rifaccio, preciso tuttavia che l’esito finale che attende ognuno di noi potrà essere accelerato o ritardato, ma non eluso, detto in termini spiccioli, prima o poi il mio corpo fisico deve dissolversi (l’immortalità riguarda solo la coscienza non il suo contenitore). Ciò precisato, nei miei due romanzi ho cercato di prevedere il prossimo futuro, basandomi su circa un centinaio di profezie, il risultato a grandi linee è questo, se l’umanità non farà niente nel prossimo futuro per cambiare il corso della storia, grandi catastrofi si abbatteranno sulla terra a far data in particolare dal 21.12.2012, per circa una ventina d’anni. Poi a causa della lezione subita, si farà strada a livello religioso, una rivalutazione dei valori inerenti il feminino sacro, dapprima in chiave esasperata (diremmo noi femminista), ma successivamente ricondotta nei giusti termini, con la rinascita sulle ceneri del vecchio mondo, di una nuova e fulgida era, dagli indiani denominata: Satya Yuga, ovvero l’età dell’oro (come naturale successione al ciclo negativo del Kali Yuga, ovvero l’età del ferro). Ma ci chiediamo noi: tale travaglio è necessario o può essere impedito? E in caso di risposta affermativa, come può essere impedito? Rispondiamo che tale scotto potrebbe essere evitato se solo la gente o meglio la maggioranza degli uomini, concordasse di pensare positivo. E’ infatti scientificamente provato che il pensiero genera un’energia, che se sviluppata da una massa ingente di persone è in grado di modificare il corso degli eventi. Questa forza di persuasione, fu studiata in particolare da W. Reich e C. G. Jung, che cercarono di capire la psicologia di massa, sottostante al fenomeno dell’insorgere del fascismo e del nazismo, i cui effetti sono stati recepiti anche dal nostro codice penale, che tra le attenuanti della pena prevede all’art. 62, n. 3 c.p. “l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto”.

Recentemente tali cosiddette “suggestioni” sono state studiate scientificamente da alcuni ricercatori, tra cui Helmut Schimt, i cui risultati sono riportati nel libro “Il Campo del punto zero” già citato (pagg 149 s.s.). Questo scienziato, per provare scientificamente il potere del pensiero, fece costruire una macchina che avrebbe dovuto dare ogni cento coppie di valori, il 50% delle volte un valore (mettiamo lo zero) e il restante 50% l’altro valore (ad esempio l’uno). In effetti la macchina, se non subiva alcuna sollecitazione umana, dava tale risultato, ma suggestionata da sole 18 persone, diede come esito, nei valori, con uno sbilanciamento del 50,9% contro un 49,1%, che sebbene minimo, dimostrava che l’uomo aveva un influenza sulle macchine e in particolare sul computer. Queste risultanze e in particolare su alcune osservazioni sul gioco del lotto, ci hanno indotto a sfidare il CICAP, su una previsione di un terno al lotto, ovvero 9, 19, 90 sulla ruota di Milano, che dovrebbe essere estratto tra il 15.06.08 e il 31.07.2008, purchè la notizia venga divulgata adeguatamente dai mass-media. Le nostre osservazioni partono dal fatto che mediamente i numeri centenari del lotto, negli ultimi 5 anni, sono stati estratti usualmente nelle 10 volte successive al momento in cui tale notizia è stata divulgata dai telegiornali. Il ritardo dei numeri a volte è stato segnalato dai media dopo circa 100 estrazioni, altre volte dopo 130 o 150 estrazioni. Si badi che la statistica non è una scienza esatta e un numero ritardatario, in teoria, potrebbe non uscire mai. Nel nostro caso, nel momento in cui è stato redatto questo articolo (ovvero il 12.08.2008), il terno da noi proposto dal 1947 ad oggi è uscito mediamente ogni 136,6 estrazioni, il ritardo più lungo registrato è pari a 660 estrazioni, e al momento in cui si scrive, non esce da 333 estrazioni (dati ripresi dal sito internet: www.lottologia.com), quindi nulla esclude che questo terno possa essere estratto prima o dopo il periodo da noi indicato. Per quale motivo dunque quei numeri dovrebbero essere estratti proprio in quel periodo?

In ambito religioso, è risaputo che convogliando le orazioni di una catena di individui a favore ad esempio di un malato, si crea una bolla energetica che porta veramente un aiuto al bisognoso. In ambito magico primitivo, era altresì noto agli antichi sacerdoti, che se il popolo riteneva che un idolo o un totem fosse capace di guarire, qualora venisse ad esempio toccato, questo oggetto, un pò alla volta, prendeva vita e a fronte di molti, a cui succhiava l’energia, a qualcuno a ciò predisposto, la dispensava e quando il miracolo avveniva, ecco che i devoti si moltiplicavano, e di conseguenza i miracoli aumentavano. Sulla base di tali considerazioni riteniamo che, una massa critica di persone sia in grado di influenzare anche una macchina automatica, come quella del lotto, ma perchè ciò avvenga occorre che i mass media diano un adeguata rilevanza all’esperimento (perchè lo stesso abbia qualche possibilità di riuscire occorre che milioni di italiani si concentrino su tali numeri). Quanto al periodo scelto per l’estrazione, lo stesso è casuale, ma tiene conto che ci vuole almeno un anno per promuovere una tale iniziativa, da parte di sconosciuti, quali siamo noi, per raggiungere il vasto pubblico. Se l’esperimento riuscisse vorrebbe dire che se una massa ingente di persone, può influenzare una macchina, quindi a maggior ragione potrebbe influenzare positivamente il prossimo futuro.

Il pensiero non è tuttavia l’unica energia disponibile e neppure la più potente, in realtà ve ne è una sicuramente più significativa, questa è l’energia orgonica (o energia vitale o campo V), che si sprigiona ad esempio durante l’orgasmo (non a caso tale termine deriva dal sanscrito urgas ovvero esuberanza di forze o energia). Tale energia fu studiata in particolare da W. Reich nei due libri da lui dedicati alla cura dei tumori ovvero “La funzione dell’orgasmo” Vol I e “Biopatia del cancro” Vol. II. Il Dr. Reich dimostrò che la radiazione orgonica, oltre che scaturire dall’orgasmo, coincideva anche con l’energia che il Sole emana. In particolare scoprì che questo particolare tipo di energia, viene immagazzinata dalla materia organica e respinta dai metalli (sarà un caso, ma la parola orgasmo in italiano, ha come prefisso or, che ci suggerisce che, non solo questo tipo di energia è preziosa, come l’oro, ma che è uguale a quella che si origina dal dio sole, proprio come individuato da Reich). Successivi esperimenti mostrarono che questa onni-presente energia poteva essere accumulata in contenitori costituiti da strati alternati di materiale organico (cartone/legno/lana di pecora) e metallo (lastre metalliche/lana d’acciaio). Reich chiamò questi contenitori “accumulatori di orgone”, successivamente questi manufatti ebbero un ruolo primario nei suoi esperimenti, per curare i tumori.

Riteniamo tuttavia, sulla base dei nostri studi che l’energia sprigionata dall’orgasmo, non abbia solo funzioni curative, ma possa influenzare anche gli uomini. Entrando nello specifico, qualcuno si sarà chiesto per quale motivo una pornostar, attrae gli uomini più di una donna sconosciuta, anche se quest’ultima a volte in confronto è più bella e più disinibita. La risposta è semplice, perchè molte persone desiderano passionalmente di possedere quella diva e spesso nel pensarlo, compiono atti di onanismo, che producono tramite l’acme, un investimento energetico che affluisce al soggetto in questione, rendendolo più affascinante. Per lo stesso motivo, se un uomo mantiene relazioni con più donne, per ogni orgasmo che si procura è investito dall’energia che ne deriva e appare agli occhi delle altre ragazze, più affascinante, rispetto a un uomo monogamico (ciò si badi indipendentemente dalla qualità e quantità di rapporti sessuali praticati, perche la forza di più individui è superiore al singolo). La stessa cosa vale anche per le donne poligame? La risposta è Si. Va tuttavia precisato nella fattispecie, che non tutte le donne raggiungono l’orgasmo e tra l’altro, spesso si limitano solo l’orgasmo clitorideo e solo raramente raggiungono l’orgasmo vaginale, ciò a causa della nostra cultura tuttora ancora impregnata di maschilismo, che cerca di sopprimere qualsiasi soddisfazione (non motivata dall’amore), del desiderio sessuale al femminile (perchè si teme che grazie al sesso usato in maniera spregiudicata, la donna potrebbe assurgere a posizioni di potere). Si giustifica quindi l’orgasmo della donna, solo qualora tale piacere sia derivato da una relazione amorosa non omosessuale, possibilmente nell’ambito di una relazione sentimentale stabile, e non quando tale piacere è semplicemente dettato da un naturale sfogo sessuale. Questa è spesso la privazione di fondo, che impedisce a molte donne di vivere naturalmente il proprio piacere, privazione che spesso si manifesta poi in un rancore, a volte ingiustificato, verso l’uomo. Sarebbe quindi opportuno creare delle scuole di sessuologia non solo teorica, ma anche pratica, per far sì che la donna possa superare le proprie inibizioni e vivere felicemente ed integralmente la propria vita sessuale.

In passato noi, da poligami, ci abbiamo provato, con le nostre numerose compagne e in alcuni casi, siamo riusciti da profani della psicologia, a far vivere in tali donne, una sessualità libera e consapevole. Oggi vorremmo continuare tale opera, se non fosse per gli impegni familiari assunti nei confronti del partner e dei figli e, sopratutto perchè, a fronte di una fittizia liberalizzazione sessuale, mai come ora lo Stato, tramite la magistratura e la legge si è imposta in un opera apparentemente moralizzatrice, volta in particolare a colpire il maschio playboy e l’omosessuale, al fine di censurare ogni effusione o approccio sessuale, compreso il semplice scambiarsi un semplice bacio, tant’è che se si continua così, a breve nessun uomo proverà più fare delle avances sessuali o a baciare o palpare una donna (o un partner dello stesso sesso), per evitare di essere denunciato per violenza sessuale o atti di libidine o ipotesi similari. In altre parole oggi di sesso se ne parla e se ne vede molto, ma si pratica poco e male. Per denunciare tale atteggiamento invasivo da parte dello Stato nella sfera privata, abbiamo dedicato il nostro secondo libro a una storia d’amore che si svolge tra due donne lesbiche e che rivaluta la cultura nomade, ultimo rimasuglio del feminino sacro. Riteniamo infatti che, passata l’era del femminismo, i tempi siano maturi per la riscoperta degli aspetti legati ai culti lunari, non a caso il “Codice Da Vinci”, ha avuto un tale successo planetario, proprio perchè rivaluta tali valori. Precisiamo tuttavia per non farci fraintendere, che non intendiamo qui proporre di fare sesso a soli fini edonistici o per soddisfare gli istinti, nè di fondare un nuovo culto basato sull’orgasmo, in quanto siamo consapevoli che l’autorealizzazione spirituale passa sopratutto attraverso il controllo delle passioni. Nè vogliamo proporre i modelli obsoleti quali la prostituzione sacra, o le orge dionisiache, o gli antichi riti delle sacerdotesse druide, che quali intermediarie tra cielo e terra, dopo aver effettuato la sacra unzione con l’olio di nardo del corpo dell’eletto, per mezzo delle sacre nozze, tramite l’orgasmo, lo consacravano re, quanto piuttosto di riscoprire il femminino in tutti i suoi aspetti (quindi non solo sessuali), buttato fuori dalla porta, dalle religioni tradizionali. In effetti qualche passo in avanti è stato fatto in questo senso, ad esempio dagli ultimi papi cattolici (Giovanni Paolo I ad esempio aveva dato un indicazione in tal senso, dicendo che Dio è “Padre e Madre”; mentre il suo successore ha cercato di rivalutare il culto mariano), ma ci si chiede in particolare, il clero di oggi conosce ancora il simbolismo sacro, conosce ad esempio il vero significato della messa e la sua funzione, ed è in grado di insegnarlo? Non sta a noi dare tali risposte, ma senza essere grandi profeti possiamo ipotizzare (comparando circa un centinaio di profezie di varia provenienza) che, tra qualche anno, se la Chiesa Cattolica non si aprirà ai laici e in particolare alle donne, subirà al suo interno una nuova scissione, forse già con l’avvento del prossimo Papa.

Indipendentemente da tali ipotesi, ci auguriamo che il lato femminile dell’umanità, nel prossimo futuro abbia sempre più rilevanza e che le donne riscoprano la loro vera identità, in armonia e non in opposizione, con il principio maschile. Da tale unione del maschile e femminile, ci aspettiamo infatti che l’onda d’amore così generata, in sintonia con la vibrazione di base della terra (che raggiungerà il suo acme, il 21.12.2012), porti a una migliore armonizzazione tra i popoli, senza più conflitti di razza e religione, nel rispetto dell’ambiente e delle bellezze di madre natura. Nel frattempo sarebbe auspicabile riproporre, a soli fini scientifici, l’iniziativa, recentemente suggerita da una coppia australiana, alle altre coppie del pianeta, di fare l’amore contemporaneamente in un certo giorno, per creare un onda d’amore. Suggeriamo noi che se l’esperimento fosse fatto anche alla stessa ora (tenendo conto dei fusi orari) e tale investimento energetico fosse dedicato pensando che possa far bene alla vita madre natura, probabilmente l’intera popolazione del pianeta ne trarrebbe beneficio (non fosse altro, perchè l’amore scarica le tensioni che generano la violenza). Quindi la proposta che lanciamo, in linea con la riscoperta dei principi del feminino sacro, per migliorare il futuro del nostro pianeta, è quella di cominciare a pensare positivo, facendo nostro il mai obsoleto slogan: “facciamo l’amore, non facciamo la guerra”.

Avv. Massimo Colangelo in arte Michelangelo Magnus

Bibliografia Consigliata

Vedi Biografia e Impegno per la Pace

Facebook Twitter YouTube 


Scopri di più da

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta