‘’Il bisogno di spiritualità per curare ‘’anima e corpo’’

Vademecum per un volontario che offre servizio di Assistenza ad un malato

Il bisogno di spiritualità è un aspetto troppo spesso trascurato nell’assistenza ad un malato. Opinione molto diffusa è che questo campo debba essere trattato solo dai religiosi, il che in parte è vero, ma anche le persone che danno assistenza possono occuparsene, almeno a un livello semplice. Il termine Spiritualità non deve necessariamente fare pensare a un credo religioso: la spiritualità è qualcosa di molto più profondo, allargato e personale. Un individuo che abbia profondi valori vive la propria vita nel loro rispetto ed è pronto anche a sacrificare una parte di sé, a volte anche la vita stessa, per il rispetto di queste idee. I valori hanno quindi molta importanza nella vita degli individui ed è indispensabile tenerne conto quando si assiste un ammalato. I propri comportamenti devono essere autovalutati con molta attenzione, essi devono essere armonici, rispettosi e non destare indifferenza né ostilità nei confronti delle persone e delle loro idee, pena un rapporto molto superficiale e la sensazione di essere incompresi e non accettati. Anche le credenze hanno un impatto enorme e devono essere rispettate, soprattutto nei momenti in cui una persona si trova, per vari motivi, in difficoltà. La società attuale ha modificato il modo di intendere il sacro; pur assistendo a una brusca riduzione delle vocazioni e a una diminuita partecipazione della popolazione a riti e culti religiosi, è nato di pari passo un profondo interesse per lo spirito. Se in passato la devozione era quasi un obbligo, oggi dalla spiritualità si pretende un beneficio in termini di equilibrio emotivo, di incremento di energie e di ottimismo per superare le difficoltà; inoltre, sono tante le persone che vanno alla ricerca dell’ “esperienza interiore”. Molti soggetti instaurano con il divino un approccio “confidenziale”, che li fa sentire liberi di confessare le proprie mancanze, di chiedere aiuto e molto altro ancora. L’effetto terapeutico della devozione è enorme: conferisce un significato a tutto quello che esiste, favorisce l’accettazione della realtà e ne giustifica anche gli aspetti drammatici. Conoscere il nucleo, la parte più intima delle persone, quando possibile, è una priorità assoluta, soprattutto quando vi sono malattie terminali che richiedono anche un forte sostegno psicologico e spirituale. Come parenti ci si troverà a contatto con il familiare, sicuramente lo si conoscerà meglio di quanto possa conoscerlo un estraneo. Molte difficoltà possono invece sorgere con volontari o amici che hanno poca dimestichezza con il vissuto della persona: la mancanza di confidenza può risultare un ostacolo al dialogo. La promozione della spiritualità dovrebbe essere un valido strumento, non solo nei momenti della malattia. Il cammino sul sentiero interiore può essere lastricato di problemi; molti concetti legati alla salvezza dell’anima possono condurre a una serie di dubbi di carattere etico e, alcune volte, rendere l’assistenza difficoltosa o addirittura impossibile. Anche la sofferenza interiore causata da domande che non trovano risposte può diventare motivo di grande tormento; ovviamente tali dilemmi devono essere affrontati con persone preparate e, in tutti i casi, è bene considerare anche questo aspetto. La perdita della fede come risultato di un evento luttuoso può sommarsi al dolore per l’estinto e causare un vero terremoto nella vita di un credente. Il dolore fisico in alcuni casi può essere considerato come una forma di purificazione che deve essere accettata per la propria o l’altrui salvezza. Fortunatamente, questa convinzione sta lentamente lasciando spazio a nuovi concetti, ma per molti anni è stata un’area molto trascurata: lasciare soffrire una persona per mesi o anni non è di certo né logico né umano. Quanto fin qui esposto, seppur in breve, rende molto bene l’idea di come la spiritualità possa condizionare la vita di un individuo e causare a volte periodi di crisi profonda, per questo motivo se la persona richiede un aiuto di natura spirituale è importante che anche un volontario sia in grado di sapersi orientare o almeno abbia la sensibilità necessaria per capire il problema senza sottovalutarlo. Per coloro che richiedono più o meno esplicitamente un sostegno, è necessario predisporre una strategia pianificata in modo che l’assistente non si faccia trovare impreparato. I principali interventi si basano sull’ascolto attivo e sul supporto spirituale.

L’ascolto attivo
Deve consentire alla persona in difficoltà, anche non malata, di poter esprimere liberamente i propri dilemmi in un contesto di comprensione, di fiducia, in un ambiente in cui il tempo passi completamente in secondo piano. Proprio per questo motivo è bene staccare i telefoni, spegnere televisione, radio e magari lasciare i bambini ai nonni. La sensazione che il paziente deve provare è quella di sentirsi capito, di avere un amico pronto a interpretare i suoi sentimenti e le sue esperienze. La presenza di una persona vuole dire molto, significa “esserci” quando se ne ha bisogno.Anche il tocco terapeutico può rivelarsi particolarmente utile in quanto favorisce la comunicazione tra le persone e promuove il benessere; alcuni studi sostengono che possa addirittura influenzare positivamente la fede. Il tocco terapeutico è rappresentato da semplici gesti: stringere la mano della persona, abbracciarla, trasmettere calore attraverso il proprio corpo.Gli individui che presentano un’alterazione di questo bisogno manifestano una necessità enorme di trovare un significato alla propria esistenza. Possono sorgere moltissime domande che esigono una risposta. Probabilmente la ricetta ideale non è a portata di mano, ma ciò che conta è un atteggiamento di apertura e di ricerca, unito alla capacità di mettere in discussione se stessi. Un altro importante aspetto da considerare è la reminiscenza degli eventi; durante questa operazione si possono ricordare, condividere e analizzare alcuni episodi particolarmente dolorosi o significativi dell’esistenza. Può sembrare scontato ricordarlo, ma la persona che ascolta è tenuta al più stretto segreto, oltre a tradire inconsapevolmente la fiducia sarebbe un atto di enorme vigliaccheria raccontare a terzi quello che viene confidato, senza voler considerare poi gli aspetti legali. Il supporto spirituale non deve necessariamente venire da un religioso. Sicuramente l’immagine che riveste un prete o un monaco è decisamente più incisiva, ma ciò non toglie che anche un volontario o un parente possano svolgere un buon lavoro, sempre che la persona in causa sia interessata a questo argomento: non bisogna dimenticare che qualsiasi forzatura su questi temi è sempre sbagliata. Organizzare un incontro con un prete senza esplicita richiesta, tanto più se a casa del paziente, è un atto di violenza assolutamente da evitare.L’espressione supporto spirituale può assumere significati di varia natura, ma in linea di massima si intende una particolare assistenza al paziente per aiutarlo a sentirsi in equilibrio e in collegamento con ciò che trascende la materialità. La necessità di valutare il sistema di credenze è determinante ai fini di capire i reali bisogni spirituali di ogni soggetto.L’esigenza di voler dimenticare il passato, di perdonare, di leggere alcuni testi sacri, di rappacificarsi con alcuni individui, di accrescere la speranza e altro ancora, sono alcuni esempi di ciò che può accadere in alcuni particolari momenti della vita di ognuno. Il perdono assume una dimensione piuttosto importante e richiede uno sforzo da parte del soggetto per superare alcune difficoltà e riconciliarsi con il mondo, con le persone e con il proprio Dio. Sono tanti gli avvenimenti drammatici dell’esistenza che possono condurre l’individuo a intraprendere un percorso attraverso la spiritualità intesa come “cura per l’anima”. Esperienze come lo stupro o la violenze familiari (anche solo verbali) protratte negli anni, e in particolare ricevute durante l’infanzia, causano gravi ripercussioni nella sfera emotiva di una persona; lavorare su questi aspetti richiede molta esperienza e non sempre l’individuo riesce a riconciliarsi con il proprio passato. In tali situazioni, così complesse e delicate, è meglio affidarsi a professionisti preparati; ciò non toglie che un volontario o un parente sia comunque al corrente di questi aspetti e magari indirizzi o consigli la consultazione di uno specialista.Chi crede può certamente trovare un importante conforto nella preghiera; l’assistito potrebbe sentirne la necessità, quindi, ove possibile, bisognerebbe soddisfare questa richiesta, senza tralasciare, in ogni caso la possibilità di una valida terapia per alleviare la sofferenza.Il desiderio di rivolgersi a un’entità superiore può essere legittimo, ma talvolta questo aspetto emerge in concomitanza con alcuni problemi specifici e in qualche caso potrebbe addirittura nascondere un atteggiamento di regressione. Altre volte, accostarsi alla religione diventa del tutto naturale per le persone che hanno vissuto in un momenti difficili nella propria vita. Quali che siano le motivazioni del paziente, devono essere rispettate e mai derise. Può succedere che ci si ritrovi a dover parlare di argomenti che sono del tutto inaspettati o che una persona che non ha mai nutrito alcun interesse per il sacro, a un tratto senta la necessità di colmare questo vuoto; anche l’operatore si trova a dovere fare discorsi che non ha mai approfondito e può sentirsi a disagio e non all’altezza. La speranza che vi sia qualcosa oltre la morte, oppure la richiesta di aiuto per un parente malato spingono gli individui a modificare radicalmente il proprio modo di vivere. Possono affacciarsi domande a cui è difficile dare delle risposte: per esempio quando al soggetto viene diagnosticata una malattia potenzialmente mortale e decide di affrontare un viaggio in un luogo sacro oppure di intraprendere un corso di meditazione o di preghiera. Molte volte in seguito a un lutto, i familiari si rivolgono ai medium con la speranza di poter riallacciare un contatto con l’estinto; tutti questi aspetti cruciali devono essere considerati attentamente e soprattutto capiti. Un comportamento di derisione non fa che aumentare la frustrazione e creare attriti che in alcuni casi diventano motivo di gravi incomprensioni. Un valido aiuto può essere fornito dal familiare o da un volontario disposto a seguire in questi momenti così delicati il soggetto e a tutelarlo da “parassiti” che possono anche dilapidare il capitale della famiglia con la promessa di far guarire o rincontrare il proprio caro.Chi assiste può lavorare su alcuni aspetti cruciali come la promozione della speranza, cioè l’infondere la capacità di guardare avanti, verso un futuro di luce con un’aspettativa ottimistica. Per mettere tutto ciò può essere utile iscriversi a gruppi di aiuto, in cui altre persone condividono le proprie esperienze e si aiutano reciprocamente a superare un particolare momento di sofferenza. La comprensione di soggetti che hanno vissuto le stesse tragedie è un farmaco molto potente ed è bene ricordare che alcuni episodi o esperienze drammatiche possono essere immaginati ma mai capiti, se non da coloro che li hanno vissuti personalmente.

shantij

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