Cultura di Pace per una nuova Era -Relazione di M. Gabriella Lavorgna

Una “Cultura di pace “va intesa come insieme di valori, atteggiamenti, tradizioni , modi di comportamento e stili di vita fondati sul rispetto per la vita, i diritti umani, la cessazione dei conflitti, e sulla promozione e la pratica della nonviolenza tramite l’educazione, il dialogo e la Cooperazione tra popoli da Oriente ad Occidente”. Far sì che la “ conoscenza”, da libresca e acculturata ,fine a se stessa, possa trasformarsi in “consapevolezza” , strumento necessario e indispensabile per sviluppare una “Cultura” di Pace , globalizzata , è questo l’obiettivo che si pone la Fondazione “Il Mandir della Pace”(la parola Mandir in sanscrito vuol dire “Tempio”), un movimento di volontariato , che promuove i sopracitati servizi, nell’ottica di questo parametro, per abbattere le barriere della sterile retorica . Il fine è quello di contribuire, attraverso i canali della Cultura , dell’Arte, della Scienza e della Comunicazione, in Pensiero, parole ed azioni , alla crescita della “Coscienza Umana” promuovendo la realizzazione di progetti ,volti a determinare nuovi modelli socio-economici, opportuni per lo sviluppo e la diffusione di una cultura di Pace per favorire l’aggregazione di una ‘’Massa critica’’ che determini sul piano evolutivo un’espansione di coscienza che caratterizzerà la Nuova Era. Niente che riguardi l’uomo può prescindere dalla cultura, Tutto è cultura, anzi; perché cultura non è nozionismo, non è lo sfoggio di un’erudizione che schiaccia ma non consola, che sorprende ma non completa. Anche quando il fato sembra dominare l’esistenza dell’uomo, egli resta il signore della storia, il protagonista in ogni era e in ogni parte del mondo e soltanto perché ha cultura, E’ grazie alla cultura che l’ordine vince sull’anarchia, che la civiltà continua a crescere sempre e ad avanzare, inarrestabile, nel tempo e nello spazio. Se dalla caverna si passa alla città, nonostante le commistioni di razze e le lotte per la supremazia, il deus ex machina è sempre la cultura, ossia la civilizzazione dei popoli. In assoluto la cultura è strumento di libertà. La sua realizzazione storica coincide proprio con la scoperta di quei valori che solo nel segno dell’uomo trovano misura e qualità. Fenomeno di larga interpretazione, la cultura corrisponde alle istanze di ogni tempo, assicura a tutti un eguale punto di partenza, dà a ciascuno la corresponsabilità delle proprie e delle altrui azioni. Ed é giusto, in questo mutare della vita sociale, la promozione del nostro destino, la sicurezza delle relazioni umane, l’universalità del nostro linguaggio. Soltanto così la sua comunicabilità ha un senso. in quanto l’idea si fa discorso oggettivo capace di diffusione e di traduzione in beni concreti, ossia in godimento della comune civiltà universale. D’altra parte l’Arte, il Pensiero, la Scienza sono categorie dello spirito, atte ad esprimersi e a dilatarsi per esigenze di Comunicazione, per insopprimibile virtù di linguaggio. Ecco perché, sul piano stesso della riflessione, essendo proprietà sociale, la proprietà intellettuale si trasforma, prima o poi, in comune patrimonio. Lo spirito dell’uomo non è mai arido. Se certe sue idee, certi suoi sentimenti sono universali, più volte scoperti e riscoperti dalla filosofia, dall’arte, dalla scienza stessa, ciò significa che la Cultura è dimensione universale. Ogni cultura, ogni civiltà, ogni tempo, ogni moda tentano di dare una loro risposta ai grandi interrogativi irrisolti della vita; e gli uomini nei secoli corrono sempre verso il futuro, animati e avvinti dalla stessa ansia, dallo stesso desiderio, dalla stessa bramosia di conoscere, di scoprire, di sapere, protési sempre, in una corsa che sembra ricondurli al medesimo posto, pur spingendoli continuamente ad altezze maggiori, dove lo sguardo può finalmente spingersi verso più vasti orizzonti. Tuttavia l’opera di mediazione nella comunità sociale può essere svolta soltanto dalla “Cultura” che scandisce tutte le antinomie e che partecipa a tutti i contrasti per incontrarsi ed unificarsi in quelle Verità universali che strappano la maschera al bruto per restituirci l’Uomo. Oggi, era della civiltà tecnologica, è il tempo della trasformazione della materia in energia, della conquista dell’etere, del tempo spazio consentito all’uomo. Ma l’uomo non è mutato. è sempre lo stesso, come sempre lo stesso è il concetto di Cultura, che, in termini pratici, vuol dire saper usare nel modo migliore gli impulsi e le qualità dell’uomo sociale E’ così che nella nostra cultura, la più vasta, dopo un lungo giro di millenni forse per la prima volta l’uomo diventa “gli uomini.” L’Umanità intera, insomma. Quel patrimonio, che era del singolo o d’una ristretta classe, ora si offre alla Comunità, a quella smisurata comunità che si chiama il mondo. Tutto ciò che era ed è cultura dispersa, forse, lontana, ignorata, deve tornare a confluire nel bene di ognuno. Tutti i popoli spaziando da Oriente ad Occidente , dovranno collaborare, come i vapori degli stagni o delle paludi tornano ai flutti del mare, o la foresta alla voce del vento, E tutte le razze dovranno aprire il loro grembo segreto all’Umanità, comunicando Arte e Cultura in tutte le loro forme. Sarà questo il traboccare di un comune patrimonio, l’immergersi in una totale elevazione dell’intelletto, La civiltà, dunque, non deriva, se non indirettamente dalla tecnica ch’essa genera, ma discende dall’essere l’uomo nato ad acculturarsi, a socializzarsi, a responsabilizzarsi. Ecco perché la Cultura è bene personale ed insieme universale ed è forse la più grande consolazione ai mali che vanità, sopraffazione e tirannide fanno cadere sulla terra, sotto tutte le latitudini e sotto tutte le bandiere.

shantij

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