Dio e la nuova biologia-Relazione del Prof Vittorio Marchi

Novembre 13, 2004, Protomoteca Hall Campidoglio

“God and the New Biology” “Dio e la nuova Biologia

Intervento del Prof. Vittorio Marchi socio fondatore del Mandir della Pace
In un discorso sulla Religione, la Realizzazione, la Cultura e l’ Individuo estratto da “The Complete Works of Swami Vivekananda” lo stesso Swami, dopo aver parlato dei testi rivelati, dei Veda, della Bibbia, del Corano e dei libri sacri in genere con un grande saggio, un grande uomo santo del suo paese, concluse: “Colui che non fa altro che compulsare e studiare libri religiosi, mi ricorda la favola dell’ asino che trasportava un carico di zucchero, ma non ne conosceva certo la dolcezza.

L’ uomo non deve leccare i piatti dopo che altri vi hanno mangiato. Egli deve essere il suo proprio libro. Che valore c’ è nel dire e ripetere quello che dice o che ha detto a chiare lettere un altro molto tempo prima? Questa è istruzione, non è conoscenza. Con questo continuo ingurgitare minestre d’ altri è già un miracolo che non soffriamo tutti di dispepsia. Nessuno può insegnare la verità dalla bocca di un altro; né da un altro si può imparare la verità, né alcuno può insegnare niente agli altri.

Non è di nessuna utilità ingoiare le dottrine che gli altri trasmettono. L’ unica cosa che si può fare è cercare di risvegliare nell’ altro la capacità di pensare da solo.

Io stesso parlo a persone diverse da me. La diversificazione è un segno di vita. L’uguaglianza richiama la morte. Una sola persona è identica a se stessa, e questi è Colui che viene chiamato Dio. La mia ambizione dunque è di parlare a uomini e donne e non a delle pecore”.

Molti anni fa, mentre parlavo con un uomo che indossava un abito talare e mentre mi intrattenevo con lui su gli stessi argomenti, suesposti a chiare lettere da Vivekananda “appena” un secolo prima, improvvisamente mi sentii chiedere: “Ma, insomma, per Lei chi è Dio?”.

La risposta, come la domanda fu altrettanto secca: “ Dio non è Mistero – come dite Voi – ma è “MISTER-O, cioè Mister Ovunque”. Un leggera sfumatura svelava l’ arcano, ma non fu percepita e anzi fu respinta.

Di recente mi è stato trasmesso il testo originale della preghiera, più conosciuta al mondo: il Pater Noster, scritto in aramaico peshitta di Occidente, dal testo di Matteo (6:9-13).

Al primo rigo del testo nella traduzione letterale che qui riportiamo è scritto: “Padre Nostro, che sei ovunque” e non “ Padre Nostro che sei cieli “.

Facendo degli studi più approfonditi è stato possibile verificare la contraddittorietà delle due versioni. E ciò si spiega con il fatto che, a differenza delle dottrine Cattolica ed Evangelica attuali, la dottrina del cristianesimo delle origini e la stessa dottrina induista non erano “duali”.

Come asserisce infatti lo stesso Vivekananda il 90% delle dottrine esistenti al mondo sono duali e solo uno sparuto 10% ha conservato tracce delle dottrine delle origini.

La cosa merita un approfondimento.

Vivere alternativamente gli aspetti di questa realtà bipolare ha comportato grandi conflitti ideologici e l’ integrazione degli stessi oggi è alla base della Scienza per una nuova Conoscenza.

A creare questo inconscio riavvicinamento tra queste due incompatibili concezioni della Realtà, molto hanno inciso le ultime idee della fisica quantistica, il ramo della fisica che studia le particelle sub-atomiche ( elettroni, protoni, plasmoni, anomaloni, etc.).

“ Intanto – come asserisce Jan Charon, fisico e filosofo francese, ricercatore e scienziato noto in tutto il mondo – “bisogna andare più lontano dei cromosomi sul piano dell’ elementare e andare di fatto, fino alle particelle elementari , quali le studia la fisica. E’ ciascuna di queste particelle fisiche – che compongono i cromosomi – che conterrebbe la totalità dell’ informazione, abitualmente associata invece all’ insieme del gioco cromosomico, in un dato individuo”.

Noi non dubitiamo della plausibilità della dichiarazione resa da Charon, il fatto è però che essa si riferisce ad un elettrone concepito, secondo i criteri della meccanica classica, come una piccola particella compatta, tipo una pallottolina che gira meccanicamente intorno ad un nucleo.

Mentre secondo la fisica quantistica l’ elettrone è una realtà che non possiede nessuna dimensione.

E anzi esso è visto come un “quantum”, una forma di energia che si diffonde all’ infinito nello spazio ( e qui si avverte già un primo approccio a qualcosa che ha la qualità dell’ Infinito o dell’ Ovunque).

Nel 1935 Albert Einstein trovava invece biasimevole questa considerazione, perché l’inesistenza delle particelle come corpuscoli vedeva compromessa la validità della sua teoria della relatività circa le nozioni di spazio (distanza) tempo e velocità limite della luce, minacciata da Niels Bohr con una nuova affermazione che destabilizzava nettamente la sua teoria.

Diceva Niels Bohr: “ Tra i protagonisti di qualsiasi azione fisica al mondo non esiste alcuna distanza e nessuna separazione e tutto il sistema delle cose funziona all’ unisono con informazioni ed interconnessioni istantanee tra loro che abbattono qualsiasi barriera di spazio e di tempo”.

Aveva ragione Niels Bohr. Nel 1982 l’ equipe di ricerca dell’ Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, dimostrava in un esperimento rimasto celebre in tutto il mondo che tutti i componenti dell’ oceanica galassia elettronica del cosmo, a distanze indifferenti tra loro e una volta sollecitati in un punto, erano con perfetto sincronismo correlati ed informati sull’ evento prodotto in quel punto. Pertanto tutti i concetti quali località, posizione od altro, in un contesto dove le cose sono invece non locali, come dimostrava l’ esperimento di Aspect, cessavano di avere un senso in un Universo, dove nulla è veramente separato dal resto.

David Bohm, il più grande fisico quantistico della Princeton University, paradossalmente un protetto di Einstein, precisò meglio in cosa consistesse il fenomeno.

Si trattava di uno sconfinato oceano di presunte particelle tra loro interconnesse, ognuna delle quali si comportava come se fosse a conoscenza di ciò che ciascuna dei trilioni ( tanto per dare un numero ) di altre particelle stesse facendo, anche a distanza di anni luce l’ una dall’ altra.

Ma che cosa facevano tutte insieme, le presunte particelle, ragionavano? Erano dotate di coscienza o di visione a distanza? Insomma la realtà materiale dell’ Universo era una realtà totalmente intelligente?

E come faceva ciascuna di esse ad essere una parte che conservava intatta la totale interezza ed indissolubilità del Tutto?

LA FISICA DELLA COSCIENZA O PSICO-BIO-FISICA

Solo una realtà pseudoelettronica universale, capace di interagire mentalmente con la realtà materiale, tipo una fisica della coscienza, come la definì nel 1967 il fisico Fred Alan Wolf, che permettesse di sviluppare un modello olografico dell’ Universo, poteva spiegare tutto questo.

Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984, ebbe modo di dire: “ Sembra che le particelle elementari abbiano una tendenza mentale”.

Anche David Bohm, il grande fisico passato alla University of London non era contrario ad unire la coscienza alla fisica.

Egli obiettava solamente che i suoi colleghi fisici lo facessero in modo sbagliato, frantumando la realtà col dire che una cosa separata, la coscienza, interagisce con un ‘ altra cosa separata, una presunta particella sub-atomica.

Finchè tutte le cose dell’ Universo sono aspetti di UN INTERO egli riteneva che fosse privo di senso parlare di una coscienza da una parte e di materia dall’ altra, come interagenti.

E più ancora David Bohm non si arrestava a questa semplice riflessione, ma spingeva avanti questa idea facendogli compiere passi da gigante.

Intendendo tutto l’ Universo come parte di una continuità indivisa da ogni altra cosa (Undivided Universe ), nonostante l’ apparente separatezza dei suoi elementi, egli asseriva che lo stesso sperimentatore funzionava da strumento di misura, da laboratorio, da risultato sperimentale e anche da quella stessa brezza che soffiava dal di fuori del centro di ricerca su quelle stesse presunte particelle su cui indagava. In somma l’ osservatore era l’ osservato.

E ne deduceva: ma, allora se tutte le cose dell’ universo hanno questa stessa radice comune, la coscienza, e se la coscienza non è altro che una forma più sottile di materia, ed è presente nelle varie gradazioni del celarsi ( implicito ) e del manifestarsi ( esplicito ), altrettanto privo di significato è dividere l’ Universo in cose viventi ed in cose non viventi.

L’ INTERO, in ogni sua parte, o è tutto vivo o è tutto morto.

E francamente, a giudicare dai fatti, non si può dire che ciò che appariva a Bohm della realtà e che è tutti i giorni sotto ai nostri occhi fosse un Mar Morto di esistenza.

Pare invece che in questo senso si sviluppassero le convinzioni di Ilya Prigogine, fisico e chimico russo, premio nobel per la chimica nel 1977, mentre si occupava delle proprietà chimiche della materia. Finchè una scoperta del tutto nuova non gli fece un giorno cambiare completamente idea. Ciò perché, sotto i suoi occhi i fenomeni di “austrutturazione” della materia mettevano in luce una proprietà radicalmente nuova della materia stessa.

Vale a dire: egli si accorse, durante i suoi esperimenti, che esisteva una specie di trama continua che univa l’ “inerte”, il “previvente” ed il “vivente”, dato che la materia tendeva per costruzioni successive, a strutturarsi in modo da diventare materia vivente e a costituirsi in aggregati molecolari stranamente “intelligenti”.

La Biologia ed anche la Chimica spiegano che è a livello molecolare che avviene questa strutturazione. Quello che le due materie però non sono in grado di spiegare è secondo quali leggi questo fenomeno avvenga.

Questa cosa è rimasta così enigmatica che Tutto ciò ha indotto Ilya Prigogine stesso, profondamente turbato dall’ onnipresenza di questo ordine stupefacente e soggiacente al caos apparente della materia, a dichiarare un giorno:

“ Quello che è sconcertante è il fatto che ogni molecola sa quello che fanno tutte le altre, contemporaneamente ad essa e a distanze macroscopiche. I nostri esperimenti ci mostrano che le molecole comunicano.

Tutti accettano l’ esistenza di questa proprietà nei sistemi viventi, ma nei sistemi non viventi essa giunge quanto mai inaspettata”.

Ora, noi riteniamo che Ilya Prigogine merita il massimo rispetto. Basta dire che nel corso della sua vita egli ha ricevuto la bellezza di ben 53 titoli onorifici.

Il limite tuttavia del genio di Ilya Prigogine è che egli non è stato un geologo “vedente”. Poiché, se egli lo fosse stato, come è successo a chi qui commenta, non si sarebbe fatto cogliere di sorpresa. Avrebbe sicuramente intravisto che la materia, da lui definita “inerte” in realtà non esiste.

Che la materia insomma è tutta vivente e che la trama di questa materia continua anche nel presunto “postvivente”.

Per averne una prova è sufficiente partire da una considerazione. I virus hanno una struttura cristallina ( e sono considerati viventi ).

I vari elementi chimici, i vari atomi hanno una struttura “cristallina” associata, struttura che insieme a quella di altri elementi chimici o atomi va a formare una struttura cristallina o reticolo atomico.

Anche i loro omologhi più grandi ovviamente, i macro o fenocristalli, hanno una struttura cristallina. Essi non sono il risultato di una semplice reazione chimica. Essi crescono e, come dice Katrina Raphael nei suoi libri, hanno capacità fenomenali: hanno un sesso e sono entità vive e coscienti.

Infatti basta guardare dall’ alto la struttura che si osserva intorno al corpo umano. Si vede che i nostri campi energetici crescono in maniera esagonale, proprio come fanno i cristalli. Non c’ è dubbio che certe loro forme sono costruite con una “autointelligenza” che lascia sbalorditi.

E fin qui abbiamo assistito solo allo spettacolo della “intelligenza” dei macrocristalli.Ma, i macro-cristalli sono formati da micro-cristalli, che a loro volta sono costituiti, come abbiamo visto sopra, da atomi con una struttura cristallina annessa.

Quando poi arriviamo in fondo alla scala atomica, ci accorgiamo che non ci sono eccezioni note. L’ unica scoperta che ci si presenta è per altro una scoperta annunciata: “Tanto nel grande, così nel piccolo” ( come diceva il filosofo egizio Hermete Trismegisto ).

Lo scopriamo da una fotografia che ci permette di “vedere” la materia ( i coni azzurri sono atomi di ferro depositati su una lamina di rame) .

E la prima sconcertante impressione che ne riportiamo è la intelligente disposizione degli atomi, offerta dall’ immagine, dalla simmetria, dal disegno delle forme e dalla perfetta rappresentazione in rilievo della loro struttura.

Naturalmente non esiste l a capacità di uno
strumento di vedere gli atomi direttamente.
Ma, con un metodo indiretto, utilizzando al posto delle lenti dei comuni microscopi, altri microscopi elettronici ad effetto tunnel, previsti dalla meccanica quantistica, si può arrivare a ricostruirne i modelli.

A questo punto c’ è da chiedersi: dove ci conduce la scoperta che l’ universo fisico osservabile, sia nel micro che nel macro, dagli elettroni e dagli atomi fino ai soli, alle stelle ai pianeti, alle galassie e alle nebulose, su su fino ai superclusters, è un tutto che non è fatto altro che di materia viva, vibrante sotto forma di un immenso oceano di energia pensante?

Evidentemente ad un sistema in cui il “previvente”, il “vivente” ed il “postvivente” formano un sistema unico vivente e continuo, dove non c’ è traccia di caduta nel nulla e dove tutte le cose tra questo e qualsiasi altro mondo si tengono e sono illimitatamente collegate e connesse tra loro.

Per cui sia nell’ implicito ( invisibile ) che nell’ esplicito ( visibile ) tutto si riassume nel divenire di una “Sostanza infinita”, di un’ unica fonte eternamente creatrice di se stessa, che, come dice anche David Bohm, si trova oltre lo spazio ed il tempo.

Per millenni siamo stati educati a concepire la materia come una massa grezza e bruta, una sostanza ritenuta inanimata dalle vecchie idee della tradizione scientifica.

La verità è che la materia ha un rovescio incredibilmente strabiliante sullo spirito e che questo dal canto suo è inseparabilmente intrecciato con la materia. E che l’ una influisce sull’ altro è viceversa.

La verità è che la mancanza di distinzione tra le due realtà e la loro indissolubile interconnessione sono tutte qualità che entrano a far parte di un universo olografico, dove l’ intero coincide con ogni sua parte, e dove quindi lo SPIRITO E’ MATERIA.

Quasi avvertendo una perdita di confini tra le due realtà, visibile ed invisibile, dichiarava David Bohm: “ Alla base dei due piani di esistenza, quello fisico e quello spirituale, c’è sempre un’unica realtà. La separazione tra i due in materia e spirito è una astrazione, perché la sostanza è sempre una”.

Si può infatti dividere fin che si vuole l’ Intero di ogni cosa in milioni di miliardi di “pezzi”, ma ogni volta fino all’ ultima, la minuscola microcopia della Matrice ricupererà sempre l’intera informazione necessaria per ricreare intelligentemente e per intero l’ immagine completa delle sue origini iniziali.

Karl Pribram, grande neurofisiologo presso la Standard University decise di prendere in seria considerazione questo aspetto, quando si rese conto che, asportando per motivi clinici fino al 90% di porzioni di cervello di un individuo, il paziente trattato chirurgicamente non subiva mai la perdita di ricordi specifici. Dalle ripetute prove mediche eseguite otteneva sempre che i ricordi risultavano distribuiti.

Incominciò allora a farsi strada in lui il sospetto che il pensiero non dovesse concepirsi più localizzato nel cervello, ma che dovesse avere una dislocazione “non locale”, proprio come i presunti elettroni di David Bohm. Il quale, dal canto suo, in colloqui privati ammise spesso di credere che l’ Universo fosse tutto Pensiero. Proprio come la pensava l’ altro grande fisico Jeans James, anche lui dell’ avviso che l’ Universo, più che una grande macchina dovesse essere un grande Pensiero.

Dopo questi risultati la stessa Candice Pert, primario di biochimica cerebrale al National Institute of Mental Heath è stata costretta ad ammettere di non essere più in grado di dire dove il cervello finisce e dove la mente ed il corpo iniziano

Dice bene allora Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Internont College che, diversamente dalla collega, l’ ha intuito: “Al contrario di ciò che tutti credono, sembrerebbe non essere il cervello a produrre la coscienza, ma piuttosto la coscienza a creare la struttura del cervello – la materia, lo spazio, il tempo ed ogni altra cosa che abbiamo il piacere di interpretare come universo fisico” .

Non possiamo più escludere allora che sia il Pensiero ( eterna vibrazione ) onni-permeante l’eterno scultore che plasma la morbida argilla del corpo e la tenera creta di tutte le cose.

Senza dubbio questa è la cosa più conturbante che possa capitare di capire ad un uomo.

Peccato solo che abbiamo la sfortuna di non rifletterci mai, perché fin dall’ infanzia siamo educati a pensare concretamente di essere una realtà “solida”.

E noi siamo così profondamente convinti che i nostri corpi siano così solidi e così oggettivamente reali che ci sembra assurdo considerare l’ idea che noi ( come del resto tutte le cose) possiamo non essere altro che Pensiero Sottile coagulato in un nucleo denso, materializzatosi in una forma o guscio che ci serve unicamente per agevolare il nostro transito sulla terra.

Alle corte, si tratterebbe semplicemente di una “Sostanza infinitamente vibrante” (dal biblico “Verbo”, Vbr…che signfica vibrazione ).

Il fatto è che nel chiamarla Dio noi non ci crediamo e così noi non ci rendiamo conto di intrappolare la nostra mente in un circolo vizioso, dal quale solo raramente riusciamo ad emergere nel corso della vita.

La consideriamo una realtà impossibile perché invisibile ed impercepibile e quindi non siamo ancora abbastanza maturi e padroni delle nostre emozioni, attitudini e convinzioni per affrontare l’ evidenza che noi siamo effettivamente “Colei che, nella sua eterna mutazione, finisce sempre di volta in volta per rivelarsi a se stessa”.

Prof. Vittorio Marchi

shantij

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