La preghiera-Testimonianza di Anil Kumar dall’insegnamento di Sai Baba

LA PREGHIERA testimonianza di Anil Kumar

papa-francesco-ad-assisiCari Fratelli e Sorelle! Spesso vediamo Dio in modi diversi. Se chiediamo a qualcuno: “Perché hai bisogno di Dio? Hai veramente bisogno di Dio? Perché? Perché abbiamo bisogno di Lui? Come ci avviciniamo a Lui? Cosa ci perdo se non so niente di Dio? Cosa guadagno a conoscere Dio? Qual è il beneficio di andare da Lui? Qual è il punto di contatto? Qual è il contratto tra noi due?”, questi sono tutti pensieri che ci vengono in mente. Oggi parliamo di questo argomento, alla luce degli insegnamenti del nostro Signore. Il punto di contatto tra un devoto e Dio, il processo attraverso il quale avviene questo contatto è la preghiera. Il devoto è in contatto con Dio attraverso la preghiera. La preghiera è il solo mezzo di comunicazione tra il devoto e Dio. E necessario pregare? Perché preghiamo? Perché dovremmo pregare? Molto spesso quando preghiamo, siamo sinceri su questo, abbiamo un terribile bisogno di Lui. Preghiamo per un problema famigliare, per un ambizione politica, per lo status sociale, per avere un guadagno, il successo nella vita… queste sono le cose che ci fanno pregare. Noi pensiamo che la preghiera sia una serie di richieste, una serie di suppliche, una sorta di aiuto per avere successo, questo, cari amici, è la quintessenza, il vero significato della preghiera per molta gente. Se chiedete ai seguaci delle varie religioni: “Perché preghi?” -Mio padre è malato- “Perche preghi?” -Voglio che mio figlio si sposi!- Ah ecco! (eppure tuo figlio si può sposare anche senza la tua preghiera!) Ma lo stesso io voglio pregare in modo che non faccia nessun errore nella sua scelta. In altre parole, questo fatto del matrimonio è ciò che mi spinge alla preghiera. Cerco un lavoro e magari sono stato in interview, ma ancora prego in modo da assicurarmi un buon lavoro: “Oh Dio, Tu che sei nell Alto dei Cieli, concedimi attraverso il Tuo Santo Nome, la grazia e l aiuto che ti chiedo!” Ebbene queste sono le preghiere dei seguaci di qualsiasi religione ma, spiritualmente parlando, sono preghiere dovute al più grande egoismo, sia personale che sociale. “Sono egoista e voglio essere scelto, perciò prego.” Noi abbiamo un Dio qui (il Signore Venkateswara di Tirupati) nel nostro paese, e noi lo preghiamo in questo modo: “Signore, ti farò dono dei miei capelli se mio figlio riuscirà ad entrare nel college di Ingegneria!” Dio che è responsabile della tua capigliatura, non ha certo bisogno che gliela restituisci! Siamo riusciti a portare Dio al livello dei capelli ! ( Oltretutto facciamo anche un buon affare considerato che ricrescono dopo 15 giorni!). In altre parole la preghiera sembra essere divenuta una sorta di commercio: “Se avrò la promozione ti offrirò 10 noci di cocco.” Oppure: “Ti offro 25 noci di cocco se in questo affare riesco ad avere un profitto di due milioni sui miei centinaia di migliaia.” 25 noci di cocco possono costarti 100 rupie in cambio di due milioni di guadagno! Questo sì che è un affare!! Vogliamo abbindolare anche Dio? Desideriamo compiacerlo con i nostri capelli, le noci di cocco o qualche fiore particolare in cambio della promozione, del matrimonio, della posizione o di una casa. Ma vedete Dio non è proprio un cattivo affarista! Conosce bene i conti! Non è nient altro che il Manager dell Universo! Noi conosciamo solo alcuni sistemi di commercio, ma Egli sa come condurre l intero Universo! Lui è il Manager del Cosmo, e sa perfettamente il valore che attribuite a queste preghiere. In poche parole, abbiamo ridotto la preghiera ad una transazione di affari, in conformità ai nostri bisogni: “Il mio parente è in ospedale, ti prego mio Dio di farlo andare subito in cielo dove non sarà più ammalato! So che sei molto occupato ma non mi preoccupo. Ti prego fallo andar via subito. Hai bisogno che ti faccia una chiamata internazionale?” ( Per fortuna che Dio non risponde al telefono, perché se avesse un numero di telefono dovrebbe essere pieno di ricevitori su tutto il Suo corpo per rispondere a simili telefonate!). Il punto è che le nostre preghiere sono rivolte solamente ai nostri bisogni, sono solo una richiesta per delle nostre necessità, nient altro che un affare commerciale pieno di egoismo. Posso chiamare questa una preghiera? Posso dirmi “religioso”? Posso dichiarare di essere spirituale? L egoismo e la spiritualità sono due poli opposti, uno positivo e l altro negativo e non possono camminare insieme. Perciò cos è la preghiera? Cosa dice il Bhagavan in proposito? Perché dovremmo pregare? In quale modo più vasto ci coinvolge la preghiera e qual è il suo più profondo significato? Ecco, oggi parliamo di questo e tentiamo di approfondire questo argomento alla luce di ciò che Baba mi suggerisce dentro e che desidero condividere con voi tutti. Per cominciare la preghiera è umiltà. Sì, mi ricordo bene quello che accadde quand ero uno scolaro della 12ma Classe. Mi venne chiesto di offrire una preghiera il giorno dell anniversario del nostro College. Lessi con tutto il cuore la preghiera di R. Tagore : “Dove la mente è senza paura, dove il sapere è libero, dove il limpido corso della ragione non ha perduto la sua via nell arido deserto delle abitudini…” leggevo di cuore. Un ora prima della funzione, il mio insegnante mi disse: ” Sei pronto ?” “Sì, Signore!” “Bene, ripetimi ora la preghiera.” “Dove la mente è senza paura ….” Mi ascoltò pazientemente e poi disse: “Questa non è una preghiera.” “Ma come Signore, questa è una preghiera! Cos altro può essere una preghiera?” “Tu stai pregando come se avessi preso Dio per il collo – Dove la mente è senza paura, dove la conoscenza è libera… – questa è una preghiera violenta, una preghiera che fa pressione. Non posso in nessun modo chiamarla preghiera.” E poi mi disse: “Quando preghi, ci deve essere umiltà. Quando preghi ci deve essere reverenza. La preghiera deve portare in sè adorazione, devozione piena, rispetto. Quando preghi in quel modo, la tua voce non è affatto in atteggiamento di preghiera.” Questa è stata la mia prima lezione sulla preghiera e da allora ho compreso che non posso pregare in maniera prorompente, rude e dura oppure aspra, poiché la preghiera deve essere soffice, dolce, piena di rispetto, piena di riverenza e di adorazione. Questa è la preghiera. Perciò amici miei, cos è la preghiera? La preghiera è umiltà. Colui che non è umile non è un devoto. La preghiera non è leggere e gridare a voce alta. Molto spesso, preghiamo ad alta voce per far sapere a tutti che siamo devoti, poiché essere devoti , ora, è diventato uno status symbol, una condizione sociale! “Aspetta, che prego ad alta voce così la gente potrà considerami un uomo religioso, un buon uomo, un uomo affidabile” (sebbene non sia vero). Un uomo umile può offrire solamente una preghiera vera. L ego e l arroganza non trovano spazio nella meraviglia e nella bellezza della preghiera, poiché preghiera è umiltà. Preghiera è sottomissione: “Signore, prego affinché io possa essere uno strumento nelle Tue Mani, perché io posso essere solo questo. Non ti chiedo nient altro.” Se sono un chirurgo di successo, bene, evviva! Lode al Signore! Se sono un buon insegnante, evviva! Lode a Dio! Qualsiasi cosa diventa una lode a Dio, non posso reclamare nulla dal momento che sono soltanto uno strumento. Il microfono non può protestare per la qualità del discorso, perché è solo uno strumento che amplifica e migliora il suono. Questo è tutto. Allo stesso modo, la preghiera diventa una sottomissione che ha questo significato: “O Dio! Io rimetto me stesso nelle Tue Mani, usami come Tuo strumento.” Però dovremmo essere per lo meno un buon strumento! Il medico non può certo lavorare con strumenti polverosi ed arrugginiti! Gli strumenti vanno sterilizzati e puliti in modo da poter essere utilizzati per operare. La preghiera è una sottomissione dove ci rendiamo valevoli per la Missione Divina. Una volta qualcuno a Kodaikanal disse: “Oh Dio! Io ti dedico la mia vita e la offro nelle Tue Mani!” Swami ascoltò pazientemente, perché la pazienza è Swami e Swami è la pazienza ed infatti è abbastanza paziente da sopportarci. Abbastanza paziente da sopportare i nostri errori, le nostre mancanze, le nostre diffidenze. Alla fine disse: “Tu dedichi la Tua vita a Me? Sai cosa significa dedizione?” L uomo rispose: “Swami, io ti offro me stesso!” “Vedo. Prima devi però possedere la tua vita, pensi che questo corpo ti appartenga? No. Sei il proprietario di questo corpo? No! Perché? Perché guardi ciò che non dovresti, ascolti ciò che non dovresti mai sentire, pensi a ciò a cui non dovresti pensare, vai in luoghi che non dovrebbero essere frequentati. Perciò non hai il controllo dei sensi. Il corpo non è sotto il tuo controllo. Ma lo stesso dici, Come puoi offrire in dono la proprietà di qualcun altro? Se prendo il tuo orologio e ti dico: “Tieni, te lo dono in regalo” sicuramente c è in me qualcosa che non va! Devi essere il proprietario per dare qualcosa, per donare qualcosa. Senza questo possedimento, se non puoi reclamare questo possesso, allora non potrai dire: “Offro me stesso ..” No, no, no! Prima assicurati di esserne il proprietario. E come puoi dire di essere il proprietario? Quando tu potrai controllare la vista, quando potrai controllare l udito, quando potrai controllare il gusto; quando tutti i tuoi sensi saranno sotto controllo allora potrai dire: “Io sono il proprietario di questo corpo ed ho il diritto di offrirlo.” Perciò diventa il proprietario, il maestro del tuo stesso corpo, della tua vita e poi la preghiera sarà un atto di sottomissione: “Io rimetto la mia vita nelle Tue Mani, mio Signore, come strumento per adempiere la Tua Missione. Oh Signore adoperami!” Questa dovrebbe essere la preghiera. Il terzo punto è la resa. La preghiera è resa. Ma ci arrendiamo veramente quando preghiamo? No, le nostre preghiere sono sempre al condizionale: “Se non passerò gli esami, non andrò in chiesa per un anno. Non guarderò la faccia di Dio nel tempio. Farò in modo che per lo meno senta la mia mancanza per un pò!” nvece, se tutto va bene, il senso della nostra preghiera è: “Grazie e arrivederci!” La preghiera e resa. Cosa si intende per resa? Nella preghiera al Signore diciamo: “Sia fatta la Tua volontà come in Cielo, così in terra”, non la vostra volontà né la mia. Dopotutto amici, se noi ci arrendiamo nelle Mani di Dio con totale spirito di resa, incondizionatamente, qualsiasi cosa facciamo saremo certamente dalla parte giusta! E non c è dubbio che saremo i primi beneficiari della nostra resa. La preghiera è resa. Il risultato può essere negativo o positivo. Potete passare l esame o fallire, potete fare buoni affari o perdere ogni cosa, ma la preghiera è preghiera. Nel vero senso della parola essere pronti e preparati per qualsiasi cosa accada nella vita, sia esso successo o fallimento, vittoria o sconfitta questa è di per sé una vera preghiera. Dunque, perché prego dal momento che qualsiasi cosa che deve accadere, accade? Questa può essere la domanda. Perché allora sprecare tempo, se è certo che quello che deve accadere avviene ! Perché dovrei pregare? Noi preghiamo per il solo scopo di incoraggiare il nostro spirito a sopportare ogni sofferenza, ogni situazione ed ogni eventualità e per prepararci ad accettare il successo e tutte le cose positive con spirito di umiltà. Questo significa prepararci psicologicamente o mentalmente a far fronte ad ogni situazione, sia essa positiva o negativa. Questo e pregare. Un uomo di preghiera non è mai frustrato nella vita e non è mai egoista poiché sa: “Sia fatta la tua volontà, sia in cielo che in terra.” Dio ha predisposto il Suo Piano e le cose accadono in conformità al Suo Piano Divino. Ciò che egli vuole, accade. Non quello che scegliamo o preferiamo noi. Così la preghiera non è altro che una preparazione ad affrontare ogni situazione, non una nostra scelta o preferenza. “Ti prego, o Signore, in anticipo rispetto alla promozione che avrò agli esami” No! Questa non è una preghiera. “Ti prego o Signore in attesa di avere una cura adeguata o per lo meno per una parcella medica non troppo pesante.” No! La preghiera è solo una preparazione ad affrontare ogni sfida nella vita, in un modo o nell altro. C è un personaggio nel Bhagavata, un ragazzo di nome Prahlada. Sfortunatamente nella sua famiglia lui è un devoto mentre il padre è un vero non-devoto! Parti opposte, quindi, nella stessa famiglia, come spesso accade; talvolta il padre è devoto e la madre no. Oppure la madre è devota ed il padre è contro di lei. Se poi sono entrambi devoti, i figli finiscono per strada! Questo non è un problema solo di oggi, anche se siamo tanto confusi da pensare che sia solo un nostro problema. Al contrario è un problema di ognuno, che è sempre esistito durante ogni epoca ed ovunque. Allora, questo ragazzo ha il padre contro di lui, che discute in ogni momento. Il figlio sostiene che Dio esiste, il padre afferma che non esiste nessun Dio. Il figlio vuole pregare Dio, il padre vuole che il figlio preghi solamente lui! “Prega me che è abbastanza. Perché pregare Dio?” Questo conflitto costante ha prodotto una grande agitazione, tale da indurre il padre a considerare questa una sfida: “Come osa uno scolaretto dire di no a me che ho il mondo in mano, quando il sole, le stelle, i pianeti, i cinque elementi sono sotto il mio controllo! Come osa dire di no a me quando tutti mi temono? Lui invece, viene a dirmi – Niente da fare. Io prego Dio! – Cosa c è che non va in lui?” Mandò quindi, il ragazzo a scuola da un esperto professore, ma Prahlada convertì anche lui. “Vedi quanto l istruzione sia inutile” diceva. Il padre allora ricorse a metodi violenti. Gettò il figlio dalla cima di una montagna, lo fece calpestare da un elefante, mordere da un serpente, ma sopravvisse a tutte le sfide! Bhagavan spesso recita un poema a proposito di questa storia. Cosa racconta questo poema? Dice che Prahlada non pregò mai per avere aiuto da Dio, non chiese un ambulanza, né chiamò la polizia in suo soccorso! Egli cantava semplicemente la gloria di Dio: “Narayana, Narayana, Narayana!” Non pianse, né chiese aiuto per le sue sofferenze: “Oh Signore, guarda in che stato sono, sei forse cieco? Non hai visto che sono stato gettato dalla montagna? Nel fuoco?” Egli pregava continuamente dicendo solo: “Narayana, Narayana, Narayana” Ed ecco cosa accadde; questa preghiera incessante ha fatto in modo che Narayana fosse al servizio di Prahlada, così come un funzionario suona il campanello e l attendente arriva correndo: “Sì, Signore, comandi!” Dio è divenuto il servitore del ragazzo proprio perché questo ripeteva incessantemente il Suo Nome. Prima che il padre gettasse Prahlada dalla cima della montagna, Dio era già là pronto ad afferrarlo, come una palla da cricket presa al volo da un giocatore! Pronto a prenderlo perché non si facesse alcun male, poiché adesso se si faceva del male era un insulto a Dio e non al ragazzo. Quando Prahlada fu gettato nell oceano, Dio era là, con le sue mani distese per farlo galleggiare affinché non sprofondasse e quando fu gettato nel fuoco, le Sue Mani lo sollevarono al di sopra, in modo che non si bruciasse. Dunque, amici miei, questa preghiera della semplice ripetizione del Suo Nome ci salverà incondizionatamente in qualsiasi momento. Non dobbiamo chiedere niente. Questa è l efficacia e la grandezza della preghiera. Il Bhagavan ripete spesso questa storia del magnifico esempio di Prahlada nei suoi Discorsi, il quale semplicemente cantò il Suo Nome, senza mai nominare le sue grandi sofferenze fisiche. Questa è ciò che si chiama: : “Signore, sono pronto. Se vuoi esaminarmi, testarmi, eccomi, sono pronto!” La preghiera è resa. La preghiera è umiltà. La preghiera è sottomissione. Ed allora la preghiera ci dona la beatitudine. Cosa significa beatitudine? Non si tratta di una cosa materiale, non è una sensazione terrena, non è un oggetto fisico, né uno stato mentale psicologico. La beatitudine è uno stato spirituale non-duale dove si è al di sopra del successo e del fallimento, al di là del dolore e del piacere, della perdita e del profitto. Spesso confondiamo la felicità con la beatitudine. La felicità è materiale, la beatitudine è spirituale. La preghiera è per avere la beatitudine perché preghiera è beatitudine. La preghiera ti porta alla beatitudine, ti porta e a godere di uno stato di beatitudine. Così dovrebbe essere. Cos altro è la preghiera? La preghiera è dipendenza totale e fiducia nel Signore. Amici miei, noi dipendiamo dalla gente che però ci tradisce, dai congegni elettronici e dall elettricità che spesso vanno in tilt, dipendiamo dal denaro che però non viene in nostro aiuto se siamo in pericolo o se abbiamo dei problemi! Molte cose non possono essere comprate! Cercate di comprendere questo. Noi dipendiamo da moltissime persone e da moltissime cose indipendenti. La preghiera ci chiede di dipendere unicamente da Dio. La preghiera vuole che riponiamo la nostra fede in Dio e che confidiamo in Lui, non nelle persone o negli oggetti e tantomeno nel mondo. Una volta che ci affidiamo a Lui tramite la preghiera, diventa una Sua responsabilità prendersi cura di noi. Non importa se vacilliamo, se trasgrediamo, se esageriamo in certe cose. Ci viene dato un semplice esempio da Baba: un bambino camminava al fianco della madre, la madre lo teneva per mano mentre, verso sera, passeggiavano nei giardini . Ad un tratto spuntò un ragazzone che minacciò il bambino: “hei tu, sta attento perché ti riempio di botte!” lo disse solo per divertirsi, ma il ragazzino ripose subito: “Dai fatti avanti, anch io te le suonerò!” Il ragazzone rise e disse: “Come fa un bambinetto a picchiare uno grosso come me?” e il piccolo rispose : “Sono qui con mia madre, non vedi ? Sono al sicuro, fatti sotto, essere insignificante!!” Il fatto di essere protetto dalla vicinanza della madre ha permesso al bambino di accettare questa sfida ! Allo stesso modo, qualsiasi cosa accada, una volta che abbiamo vincolato Dio con la nostra preghiera di assoluta resa, Lui ci proteggerà. J. Hislop, il cui nome è abbastanza familiare tra i devoti, ci dà un altro esempio. Tanto tempo fa venne a Puttaparthi (naturalmente è venuto diverse volte, sto solo raccontando una delle sue esperienze) poiché desiderava essere presente alla festa del Shivaratri. Mentre stava viaggiando in direzione di Puttaparthi, la sua auto si ruppe proprio in mezzo alla foresta. Pensò: “Devo essere domani mattina al Darshan e questa macchina si rompe proprio a metà strada, che situazione pazzesca! Cosa faccio adesso?” Cercò di ripararla da solo. Si sporcò tutto, controllò ogni cosa, ci mise viti, bulloni e pezzi vari, ma non riuscì ad aggiustare niente. Cercò l aiuto di qualcun altro, insieme cercarono i far partire l auto spingendola nel tentativo di recuperare un po di velocità, ma non si mosse di un solo millimetro! Adesso era proprio a posto! Solo allora cominciò a pregare Bhagavan! “Sai Ram, Sai Ram” ( in caso di emergenza selezionate il numero 100, che vi metterà in contatto con la sala di controllo. Perché questa è la sala di controllo, non lo sapete?) Così incominciò a dire: “Sai Ram, Sai Ram!” (numero 100) “emergenza!”. Immediatamente apparve un camion, il conducente si fermò, scese e disse: “Posso aiutarla , Signore?” Hislop rispose: “Certo, ho un problema!” ed il camionista, in breve tempo ,riparò l auto. “Grazie” disse Hislop, ma quando si girò per dare un po di denaro al camionista, questi era sparito! Scomparso nel nulla! Una volta seduto al Darshan , Swami passò davanti a lui ed egli gli disse: “Grazie Swami, un autista è venuto in mio aiuto e così oggi ho potuto essere qui per il Darshan.” Swami rispose: “Autista? Io sono il tuo autista, perché dici , io sono l Autista!” Swami andò avanti, poi si fermò, lo guardò e disse: “Dovevi chiamarlo prima l autista! Saresti stato là un ora prima! Mi hai chiamato solo alla fine, con un ora o due di ritardo! Cosa potevo fare? Io stavo aspettando qui, ma non mi chiamavi! Volevi ripararti l auto da solo. Va bene, d accordo, allora arrangiati, ho altri a cui pensare Io!!” Così cari amici, la preghiera è dipendenza totale da Dio. Come il bambino con la madre, così noi pure dovremmo abbracciare e stringere Dio, in modo che Lui possa portarci in un posto sicuro, poiché nelle Sue Mani siamo sicuri e salvi!. Per questo diciamo: ” Padre, Oh padre!” e con questo intendiamo che è preciso dovere del padre occuparsi dei suoi figli, della loro sicurezza e protezione. Per questo la preghiera è dipendenza assoluta. La preghiera è un processo. La preghiera è senza tempo. Prima di mangiare alcuni dicono: “Preghiamo! Dobbiamo dire una preghiera, no?” Oh, certo! E il resto del giorno cosa fai? C è chi dice: “Io prego dalle sei alle sette.” Oh-oh e il resto del tempo? La preghiera non ha tempo! Possiamo continuare a pregare: “Ovunque ed in qualsiasi momento, pensaMi!” Pensare a Dio in qualsiasi posto ed in ogni momento è preghiera. La preghiera non può essere relegata ad un lasso di tempo, perché non ha tempo. L eternità è preghiera. Ma noi condizioniamo la preghiera ad un determinato giorno: “Io prego la Domenica.” E cosa accade tutti gli altri giorni? “Io prego Venerdì” , “Prego Giovedì”. Che cosa terribile! La preghiera continua per l eternità. Non è un momento in posto speciale, ma un processo continuo e senza tempo, poiché la preghiera è al di là del tempo e dello spazio! Non c è un posto particolare per offrire una preghiera! “Io ho una stanza di preghiera (puja room).” Oh certo, tu preghi là, e fuori da quella stanza cosa fai ? giochi a carte, bevi alcolici? Cosa vuol dire? Ad ogni metro c è un altare, ad ogni passo c è un luogo sacro dove Dio risiede ed accoglie le tue preghiere. Certo, la preghiera è senza tempo, al di là dello spazio e continua come continua il respiro. Il Bhagavan dice: “La fede in Dio è il tuo respiro (Swaasa)”. Perciò quand è che dovreste pregare e fino a quando? Finché il respiro non si ferma! Dal momento che la preghiera è un processo eterno e non è limitata dal tempo e dallo spazio. La preghiera è personale. Questa è la ragione per cui nella Sacra Bibbia si dice chiaramente: “Se tu preghi a voce alta, nelle strade, Dio non ti ascolterà.” Perché, in questo caso, quello che tu vuoi è solo far sapere alla gente quanto sei spirituale. Vuoi il riconoscimento della società ! Ma la preghiera non è esibizione, non è una mostra, è semplicità, è qualcosa di personale. “Io non voglio che tu ascolti il dialogo tra me e Dio! Voglio parlare con Lui personalmente, perché la preghiera è una cosa troppo intima e personale, perciò per favore lasciami solo.” Se parlo con te di cose mie personali, non desidero che altri ascoltino: “Per favore, devo dire alcune cose, potete lasciarci soli? grazie!” Chi altro potrebbe esserci di più intimo e più caro, chi potrebbe esserci più vicino a noi che Dio, nella vita? Per favore cercate di comprendere questo. Dio è così intimo, così vicino e così caro e ti porterà ad aver fiducia in Lui, in modo che tu possa condividere con Lui qualsiasi cosa accade. La preghiera è personale. I Bhajans sono collettivi e si cantano insieme con la comunità. Ma la preghiera si pronuncia da soli, quando sei da solo ed apri il tuo cuore a Lui. Un semplice esempio. Qualcuno che ha il privilegio di avere un interview dice: “Swami, ho commesso uno sbaglio. E un mio errore e lo ammetto, ti prego Swami perdonami.” E Swami risponde: “Il passato è passato, dimenticalo. Perché continui a ripensarci? La cosa non ti deve più preoccupare. Basta, è tutto finito.” Dio perdona, ma l uomo non perdona mai. L uomo ricorda perfino nella vita seguente! E ti inseguirà se possibile, perché non perdona mai! Se c è qualcuno che perdona incondizionatamente, quello è Dio. Ci sono alcune cose che facciamo che non vogliamo che altri vengano a sapere. Dio proteggerà la nostra dignità ed il nostro rispetto. Nessuno, infatti, vuole essere coperto di vergogna. Nessuno è preparato per l umiliazione, per l insulto. Ci sono cose che ho fatto che potrebbero portarmi alla vergogna, all insulto, all umiliazione. Con chi altri potrei confidarmi se non con Dio? La preghiera è un modo personale di comunicare con Dio, e Lui si prenderà cura di noi. Un altro semplice esempio (che proviene dai Discorsi di Swami): uno studioso era molto apprezzato dal re, egli sedeva sempre nei posti preferenziali ed il re lo elogiava spesso dicendo: “Tu sei un grande uomo”. L erudizione è competizione, è ego, è orgoglio. Per questo tra gli studiosi non esiste unità, non c è comprensione, né accordo. Sono d accordo nel non essere mai d accordo, poiché l erudizione li rende estremamente egoisti. Se uno dice: “E un bellissimo giorno oggi!”, l altro risponde “potrebbe essere molto meglio!”; se tu dici: ” E nuvoloso!”, lui ti risponderà: “lo era molto di più ieri!” Così molti eruditi cominciarono ad odiarlo proprio a causa della preferenza che il re mostrava per lui. Andarono a casa sua e gli dissero: “Pensi di essere un grand uomo? Pensi di essere unico? Coraggio, noi ti sfidiamo. Ti proponiamo un dibattito, mostraci la tua sapienza! E vediamo chi vincerà!” Chi è il vero sapiente? E colui che possiede equità mentale, equità spirituale, che è bilanciato. Colui che non prova alcun senso di superiorità, né ha complessi di alcun genere. E uno studioso nel vero senso della parola. Quest uomo rispose: ” Io sono pronto ad accettare la sconfitta. Non voglio discutere con voi. Voi pensate che io sia uno studioso, io non so se sono uno studioso oppure no; sono benvoluto dal Re e non so nemmeno perché! Voi siete sicuramente migliori di me, anche se io sono il preferito. Quindi vi prego di accettare la mia sconfitta e di andarvene.” Poi dopo aggiunse: “Vi metterò la mia dichiarazione per iscritto, nero su bianco. Va bene? Poi la metterò in una busta sigillata, di modo che possiate mostrarla al re. A quel punto il re non mi guarderà più in faccia e si occuperà di voi, sarà vicino a voi e diventerete i suoi preferiti.” Gli altri furono molto contenti di questa soluzione. L uomo scrisse la dichiarazione. “Signore, io non posso competere con gli altri studiosi, non sono niente paragonato a loro e quindi dichiaro la mia sconfitta.” Firmò e consegnò loro la lettera sigillata. ” Ora mostratela al Re” disse. All assemblea della sera tutti si trovavano riuniti. Uno degli eruditi disse al re: “Oh Re, tu pensi che quest uomo valga qualcosa? In realtà non è così, non è niente al nostro confronto e lo ha lui stesso dichiarato in questo scritto!” “Bene” disse il Re “leggi questo scritto!” Questi aprì il sigillo, tolse la lettera e si mise a leggere: “O mio Re! Tutti questi studiosi sono stati sconfitti da me questa mattina. Io ho vinto. Vi dico questo solo per informarvi.” La lettera, non era quella originale, era stata interamente riscritta da Dio stesso, poiché il prestigio del devoto è il prestigio di Dio, poiché non c è differenza tra lui e Dio. Perciò Dio non permetterà mai che tu venga umiliato, non permetterà mai che tu possa essere disonorato, da nessuno e in alcun modo! La preghiera è personale. Io posso confidarmi con Dio e raccontargli cosa accade nella mia vita. Prego in tutta modestia, pentendomi di quello che ho fatto, perché so che la mia preghiera farà in modo che Lui mi perdoni. Il perdono è Divino. La vendetta è umana. La vendetta è bestiale. Dio è pronto a perdonare quando preghiamo in intimità. Adesso facciamo un altro passo in avanti. Bhagavan dice: “La preghiera è solidarietà.” La preghiera non ci isola, non è solitudine è fratellanza. Cosa significa fratellanza? Dovreste sentire la preghiera data prima del Discorso Divino, in tutte le occasioni, a Prashanti Nilayam. Qualche ragazzo viene e recita alcune strofe (A.Kumar recita una preghiera in sanscrito che viene cantata frequentemente). Non sono mantras senza significato, imparati con il cuore e ripetuti verbalmente. Essi vanno in profondità. Hanno un significato profondo ed intenso. E significano: “Muoviamoci insieme. Cresciamo insieme. Camminiamo insieme ed illuminiamo il nostro intelletto. Camminiamo insieme e cresciamo lungo il sentiero della saggezza e dell intelligenza. E mentre ci muoviamo insieme allontaniamo ogni conflitto, ogni fraintendimento, ogni lotta. Cresciamo in ricchezza, in pienezza ed in prosperità. Cresciamo nella forza e nell amicizia.” Questa è una preghiera aperta. La preghiera è fratellanza, è vivere insieme, crescere insieme, considerarsi l un l altro e mostrare interesse per l altro. Un uomo di preghiera è sempre interessato agli altri. Amici miei, molti di voi conoscono la definizione di cultura del Bhagavan. Fu Eliot, famoso scrittore di letteratura inglese, che disse: “La cultura è un modo di vivere”, ma Baba è andato oltre ed ha detto: “Considerazione per gli altri è cultura.” Se sono seduto al Darshan e spingo qualcun altro, non ho cultura. Se sono un blocco davanti a te e ti impedisco di vedere, non ho cultura. Se non sono abbastanza corretto, se non sono disciplinato allora non ho cultura. Cultura , infatti, significa considerazione per gli altri. Preghiera è crescere insieme in unità, in armonia e nella comprensione più assoluta. Siamo pellegrini che percorrono lo stesso sentiero. Pellegrini che vanno verso Dio passando da Prashanti Nilayam. Siamo compagni di viaggio. Questa è preghiera. La preghiera è universale. Cosa significa? Cosa diciamo alla fine dei bhajans? Loka Samasta Sukino Bhavantu (Che tutti i mondi siano felici), questa preghiera non è assolutamente individuale, non si riferisce a un beneficio personale ma è universale. Non prego per la prosperità dell India, dell Andra Pradesh, di Puttaparthi, né per la mia stessa prosperità!!, perché fare ciò non è una preghiera. Dio filtra le preghiere senza senso, quelle stravaganti! (Anil Kumar scherza) ecco perché si aggiusta di continuo i capelli! La sua capigliatura serve da filtro! Non permette alle preghiere false, egoiste e brutali di passare!! Così , quando comincia una preghiera… è bello da vedere! Lui si mette a posto graziosamente i capelli e fa volar via tutte le preghiere senza senso!! Proprio come il vento scuote dolcemente i narcisi ed i girasoli ed essi si muovono al suo tocco ed alla sua musica… Cosa si intende per preghiera violenta? Molti di voi avranno visto i giornali ultimamente. Un famoso attore del cinema è stato rapito da un gangster chiamato Veerappan. Il giornale diceva che quest ultimo pregava ogni giorno! Ah! E cosa pregava? Per aver successo nei suoi rapimenti? Per poter uccidere impunito tanta gente quanta voleva? Questa è una preghiera violenta, una preghiera pericolosa. Nella preghiera per il benessere universale come il “Loka Samasta”, “Loka” significa l intero universo. Ciò significa che non si riferisce solamente all umanità ma anche agli animali, alle piante, ai minerali, all intero universo! “Oh Dio tu ti sei manifestato sotto forma di materia, di vegetali, di animali, di esseri umani. Ebbene, che tutta la creazione, l intero Universo sia felice!!” Questa preghiera è universale. Amici cari, la preghiera ha un approccio pluridimensionale, dei propositi pluridimensionali, dei benefici pluridimensionali e deve essere guardata da questo punto di vista. Non è un telegramma spedito in un momento di emergenza! Non è solo un gridare a Lui. Una volta qualcuno pregò: “Oh Dio, dovresti aiutarmi!” Un uomo moderno, con le sue moderne cognizioni di computer, un uomo che va di pari passo con la scienza e la tecnologia del laser, venne e disse: “Tu stai pregando Dio, ma pensi che Lui veramente ti ascolti? Dov è Dio? Io sento la tua preghiera, ma Dio la sente? Dove si trova Dio? Quanto è lontano?” Il primo uomo disse allora: “Dio è distante quel tanto da arrivare a sentire la mia voce. Egli è dove arriva la mia voce. Se la mia voce può arrivare lontano, Lui sarà là. Così la distanza tra me e Dio è uguale a quella del suono che ricopre lo stesso spazio. Suono che può essere udito esattamente dove Dio colloca se stesso.” Vedete amici, questi sono tutti diversi aspetti della preghiera che ci dovrebbe elevare da un livello all altro. Noi preghiamo e preghiamo e preghiamo, ma dov è la fine della preghiera? La preghiera finisce quando noi stessi diveniamo preghiera, allora non esisteremo più, resterà solamente la preghiera. “Io prego Dio”. In questa affermazione ci sono tre figure: io che sono qui, Dio che è là e la preghiera nel mezzo. Preghiamo e preghiamo finché non esisterà più e rimarrà solo la preghiera; uno stato di perdita di identità, quando il nome e la forma svaniscono, ed io non sono più, dove esiste solamente Dio nella preghiera. Questa è la fine della preghiera. C è un personaggio nella Bibbia che si chiama Eleisha, egli pregò e pregò finché lui stesso divenne preghiera. Noi dovremmo fare altrettanto, pregare e pregare finché il nostro scompare e resta solo la preghiera. Possa il Signore benedirvi! Prima di lasciarvi, permettetemi di fare gli auguri di Deepavali a tutti i nostri amici qui. Deepavali è una festa sacra dove si accendono luci ovunque. Deepavali è un giorno buio, non c è la luna durante questa notte, e quindi si accendono le candele. Significa che noi viviamo nel buio dell attaccamento, dell illusione, dell ignoranza, della schiavitù. Nel buio del mondo. Nel buio dell avidità e della lussuria. Nel buio della rabbia. Per questo sprofondiamo nel buio della sofferenza. Siamo nel buio perché consideriamo noi stessi solo materia, solo un corpo fisico. Durante la festa di Deepavali, la festa delle luci, noi viaggiamo dall oscurità alla luce. Questa luce è la conoscenza. Questa luce è spiritualità. Questa luce è saggezza, effulgenza, auto illuminazione. La luce radiosa è il nostro Spirito, che è luce e diletto per il mondo intero. Deepavali è il giorno in cui si viaggia dal buio alla luce. Questo è il motivo per cui in ogni religione esiste un altare con le lampade. In chiesa le candele sono vicine all altare. La preghiera è: “Oh Signore, fammi viaggiare sul sentiero della luce!” Questo giorno è dunque la celebrazione della luce, la luce della conoscenza, della discriminazione, della saggezza. La luce che vi porterà verso l obiettivo della vostra esistenza, che spazzerà via il buio di tutto ciò che è mondano, effimero, transitorio ed egoista. Accendere la lampada, rappresenta la purificazione e l identificazione della mente con la luce, cosicché la propria effulgenza, la luce brillante del Se interiore, possa brillare intensamente ed espandersi ovunque. Possa il Signore benedirvi in questo sacro giorno di Deepavali! Grazie a tutti! Sai Ram Anil Kumar

Prashanti Nilayam, 22.10. 2000

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