IL MIO INCONTRO CON SAI BABA Testimonianza di M.Gabriella Lavorgna

Il viaggio più significativo della mia vita è quello che mi ha ricondotto “a casa” dopo tanto peregrinare e tutto ciò è avvenuto nell’agosto del 1994. Si, la mia vera vita è iniziata lì, in India per cui ritengo che valga la pena di raccontare, come ulteriore testimonianza, tra le tante, cosa sia accaduto per far comprendere un mondo che, sebbene ci appaia così distante, così diverso dalla nostra ottica, offre lo spunto per delle serie riflessioni. In un mare di incomunicabilità di quest’era moderna, seppur vibrante di bramosa conoscenza, sento di trasmettere, a chi brancola ancora nelle incertezze della vita quotidiana , nel tentativo di trovare risposte agli umani “perché”o agli eterni interrogativi di chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, questa straordinaria esperienza che reca un messaggio comunque di speranza e di conforto. Premetto che ho sempre creduto che nella vita nulla succeda a caso e che ciascuno deve percorrere delle tappe obbligate; Così “per caso”successe che un giorno di quell’anno venni invitata a vedere un servizio giornalistico in video, proposto per Rai 2 dall’autrice Fausta Leoni, scrittrice del libro Karma , che parlava di”SAI BABA”, descrivendone i suoi poteri taumaturgici fisici e spirituali, i suoi insegnamenti e la sua missione: argomenti davvero affascinanti ma allo stesso tempo inquietanti per le nostre culture occidentali. Avevo sentito vagamente parlare di questo singolare personaggio del XX secolo da alcuni giornali ma l’interesse fino ad allora non era andato oltre l’aspetto puramente cronistico e comunque era stato da me recepito con diffidenza e pregiudizio verso le discipline orientali . Intrisa di dottrine e tradizioni culturali da secoli a noi tramandate, concetti come Karma (ossia legge di causa ed effetto), Reincarnazione, Unità del tutto e Servizio incondizionato reso al prossimo, mi risuonavano incomprensibili, né tantomeno l’indirizzo cattolico ricevuto mi consentiva di approfondire tali tematiche. E’ comunque insito nella natura dell’uomo il problema della “ricerca” sia che essa sfoci in campo razionale che in quello spirituale, per trovare un equilibrio, per colmare le infinite carenze o dare risposte alla molteplicità di dubbi di carattere esistenziale. A volte succede che, dopo anni di salti nel buio, seguendo ciecamente schemi e luoghi comuni, che ti sono stati impartiti senza alcuna rimozione, all’improvviso si accende una lampadina che ti fa capire che la “Luce” esiste e tu vuoi vederla. Così nel sentire tali descrizioni di ciò che veniva rappresentato in merito alla vita, alle opere ed alla dottrina proclamata da Sai Baba, che si fonda sull’osservanza dei 5 valori umani, universali ed indissacrabili quali: Verità-Amore-Rettitudine-Pace e NonViolenza, la prima riflessione che mi è balzata in mente è stata la seguente: come mai non sappiamo che esiste un novello ”Cristo” in quest’era attuale, come tale appariva dalla descrizione del suo operato , tra l’altro quello di moltiplicare il cibo o resuscitare i morti?
Con la convinzione che tutto questo facesse parte di un’altra religione l’impedimento iniziale di approfondimento di tale conoscenza era fuorviante ma non appena ho sentito che Sai Baba non appartiene a nessuna religione in particolare(anzi non ne propaga alcuna) bensì si pone con grande rispetto nei confronti di ciascuna perché afferma che esse sono tutti strumenti per arrivare all’unica verità che è Dio, uguale per tutti, senza nome e senza forma, ogni reticenza si è dissolta. A quel punto ho voluto saperne di più e da quel giorno “stranamente si è messo in moto uno strano meccanismo di”eventi casuali” che sono stati determinanti per l’evolversi della mia crescita spirituale. Quando non richiesto, venivo avvicinata da persone che avevano già acquisito questa realtà e mi predisponevano ad un mosaico che pian piano si andava costruendo; infine la lettura di libri, che riportavano testimonianze qualificate ed attendibili, in quanto attuali e riscontrabili, accresceva la mia curiosità fino a che, una volta formulato il desiderio di voler andare in India, mi si è presentata subito l’occasione. Bisognava sormontare soltanto preconcetti legati al contesto ambientale indiano, riguardo la proverbiale indigenza della popolazione, la scarsità di igiene ed il conseguente pericolo di contrarre infezioni, senza contare le difficoltà economiche, in cui al momento mi dibattevo e l’organizzazione non facile, connessa al lungo e tortuoso viaggio da percorrere, compresa la permanenza costà. I primi ostacoli venivano rimossi da una buona dose di fatalismo caratteriale e dalle innate capacità di adattamento, mentre ,per il resto, una serie di “fortuite coincidenze” hanno fatto sì che la tela fosse tessuta magistralmente da un ragno dal ”filo invisibile” – così l’ho definito – in modo tale che ogni barriera venisse abbattuta e potessi quindi approdare in un’inenarrabile dimensione che, pur avendo tutte le caratteristiche umane, trascende ogni interpretazione razionale. Una tunica arancione, l’aureola di capelli crespi e corvini che lo rende inconfondibile, definito in tutto il mondo come “il Santo dei miracoli”o il maestro dei maestri” questo è Sathya Sai Baba. E’ chiamato anche il “Santo scalzo”perché gira a piedi nudi lasciando impronte scarlatte. Per gli induisti costituisce la prova sicura che trattasi di un “Avatar”cioè “L’incarnazione del Divino”. Il villaggio di Puttaparti, dove nel 1923 è nato e vive tuttora ,trovasi nella zona meridionale dell’India: nei confini limitrofi una savana dalla terra arida con qualche agave e all’orizzonte piatte colline, come ai tempi dell’età della pietra, ma non appena si giunge a “Prashanti Nilayam”che significa” la dimora dell’eterna pace” l’atmosfera e il paesaggio cambia. Ben visibile da tutti i pellegrini, all’ingresso del villaggio, c’è un arco nel cui centro è situato il simbolo che riassume visivamente il concetto su cui si fonda l’insegnamento di Sai Baba: il SARVADHARMA che significa “legge eterna” e che allinea, in una fusione ideale, gli emblemi delle 6 religioni contemporanee più conosciute: la Croce, la Ruota di Budda, la OM del Bramanesimo, la Mezzaluna dell’Islam, il candelabro a 7 bracci e la fiamma di Zoroastro. Il maestro di verità proclama una sola religione: quella dell’AMORE e sulla base di questo principio, che costituisce la più grande forza di coesione, si accomunano uomini di ogni casta, credo e linguaggio, in un afflato di fraternità universale: Suo unico intento è di ricondurre il devoto all’oggetto della devozione che è DIO, non eliminando le religioni bensì le rivalità tra loro. Da qualunque punto di vista si voglia analizzare ,Sai Baba è davvero un mistero inaccessibile all’intelligenza umana. L’ha confermato lui stesso in uno dei suoi discorsi, così esprimendosi: “Non cercate di capirmi, non ci riuscirete mai; venite e sperimentatemi; Non comprenderete la mia natura né ora né mai e neppure se l’umanità si riunisse in unico sforzo!. Anche se voi oggi mi vedete camminare fra voi ,mangiare come voi, parlare come voi, ed avrete l’illusione di trovarvi un uomo come voi! Verrà il momento in cui vi sarà rivelata la mia divinità: siatene certi e pronti per quel momento!…” Nelle strette viuzze che circondano l’Ashram di Sai Baba (la sede della comunità da lui creata) lo straniero si imbatte brutalmente in una realtà desolante: una sconfinata miseria, storpi, lebbrosi e mendicanti che chiedono aiuto, bambini nudi e sporchi con degli occhioni dolcissimi che cercano amore….;ma in questa stessa realtà ,dove si respira un’atmosfera paragonabile a quella della Palestina ai tempi di Gesù, sorgono edifici e costruzioni modernissime di Istituti, colleges, destinati agli studenti che gratuitamente studiano tutte le discipline scolastiche, e persino un attrezzatissimo ospedale, dalle apparecchiature avveniristiche tali da far invidia a simili strutture all’avanguardia del mondo occidentale. Tutto ciò è opera del maestro che, sin dall’età giovanile , aveva annunciato e profetizzato nei tempi e modi prestabiliti ,la loro realizzazione. Ha persino programmato la sua durata terrena che si concluderà all’età di 96 anni, dopo aver tracciato le basi per la trasformazione di questo mondo fenomenico. Nel villaggio adiacente, tutto è ancora primitivo ed incontaminato dalla modernità che sembra non sussistere; si macina il grano ancora con strumenti rudimentali!!! Ma a livello ”vibrazionale” si percepiscono sensazioni ed emozioni mai provate in altri angoli della terra… Le migliaia di pellegrini che si riversano, provenienti da tutto il mondo ,curiosi e non, devoti o scettici, rimangono impigliati in una rete inestricabile di poliedriche sfaccettature: Quando due volte al giorno, Sai Baba concede il suo Darshan, ovvero la sua apparizione divina tra gli astanti del “Mandir” (in sanscrito vuol dire tempio),gli stessi fanno la fila, a volte di ore, per assicurarsi un piccolissimo spazio, seduti a gambe incrociate, con la sola speranza di vederlo, od ottenere una sua benedizione, toccargli le vesti, consegnargli un messaggio, baciargli i piedi. Nel vasto piazzale dove si raduna la folla brulicante, in attesa di accedere nel tempio, tutto incredibilmente procede con ordine e disciplina, coadiuvato dall’ausilio di volontari chiamati”Seva” che si premurano di tenere a bada i presenti e di sorteggiare le file per destinare il posto all’interno:non esistono né spinte né raccomandazioni!… tutto si svolge in religioso e meditativo silenzio. Quando il Maestro appare, nel tempio, ogni brusìo cessa e l’aria è pervasa da una grossa carica di energia elettrizzante e che si avverte epidermicamente: In quel preciso istante ciascuno ha l’impressione di non essere più uno dei tanti ma di un unico essere a contatto con qualcosa di soprannaturale, o comunque di diverso. La mente divaga e si pone interrogativi di ogni genere; quindi a livello interiore si instaura un invisibile colloquio con il “Maestro,” unitamente ad una strana sensazione di benessere che allontana per un attimo ogni preoccupazione terrena:lavoro, salute, famiglia. Chi invece non è pronto a recepire la voce del cuore e si lascia dominare dalle elucubrazioni della propria” mente inferiore” per giustificare la “Verità” o razionalizzarla, nel timore di perdere le fragili certezze acquisite o radicate nell’ignoranza della “Conoscenza di se stessi” dichiarerà di non aver provato alcuna sensazione particolare in presenza dell’Avatar o pensa che sia frutto di suggestione collettiva. La mente è quella che produce il pensiero e quindi è capace di instaurare un vero processo inquisitorio allo Swami,(che esula da qualunque canone conoscitivo,)cercando di denigrare ciò che la “coscienza”gli detta, perché non vuole riconoscere la propria natura che è divina! E chi non ha un cuore puro non è in grado di comprendere la “Conoscenza” nemmeno di fronte a prove strabilianti che possono far cambiare idea!.. Ma lo straordinario di chi vive l’esperienza Sai Baba-a detta delle innumerevoli testimonianze, compresa quella della scrivente è proprio il constatare la graduale trasformazione di queste anime incredule. Sai Baba afferma a tal proposito: “Chi giudica solo dalle apparenze dimostra incompetenze nel campo spirituale; ma io non abbandono nessuno, anche se vi terrete lontani, neppure coloro che mi denigrano o che mi negano perché anch’essi saranno salvati: Non dubitatene!” Anch’io appena arrivata colà sono stata trascinata dal vortice dei dubbi e delle diffidenze e per il mio stato caratteriale, ho cercato di osservare quanto accadeva sotto i miei occhi increduli, con atteggiamento critico, razionale e distaccato. Vedevo i visi della gente radiosi di gioia al suo passare e mi chiedevo cosa ci fosse di tanto straordinario; eppure non era la visione di uno spettacolo fantasmagorico !… Possibile che si tratti di una allucinazione collettiva ,che paralizza ogni facoltà intellettuale o di discernimento, relegandoti in una dimensione tutt altro che terrena? Ed inoltre: che poteri di attrazione ha questa “tunica arancione, che sembra nascondere un corpo inesistente ed impalpabile, dal quale scaturisce una straordinaria energia vitale e di Amore, e che con il solo ruotare delle mani materializza continuamente una cenere, chiamata ”Vibhuti”, profumata e dalle eccezionali virtù terapeutiche? Assistevo quotidianamente a qualcosa che sfuggiva ad ogni interpretazione razionale mentre gradualmente intuivo di essere approdata, in una dimensione, ai confini della terra ,che mi gratificava da ogni cosa avessi desiderato ancora!…

Gabriella Lavorgna-Whitefield agosto 94

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