Coscienza di Sé nella Spiritualità Naturale: Una Prospettiva Non-Duale

✦ Scienza e Coscienza

Coscienza di Sé nella Spiritualità Naturale o Laica

Relazione di Paolo D’Arpini – Assisi, 15 Giugno 2008.

Tema: Scienza, evoluzione della Coscienza.

“Sii ciò che sei…” ovvero “Conosci te stesso”. Categorie di pensiero e categorie di esperienza: ateo – teista / agnostico – gnostico. Il linguaggio non è solo semantica. Eppure c’è già all’interno della mente un “seme” che consente la comprensione di concetti sottili, che non hanno corrispondenza nel mondo materiale. Ad esempio quando un bambino apprende a parlare ed a scrivere, non segue solo esempi concreti: tavolo, cibo, cane, ecc. Vi sono pure i concetti e sentimenti che vengono “riconosciuti” intuitivamente, per una sorta di ammissione interna che va al di là dell’esempio.

In questo caso si presuppone che vi sia già una pre-conoscenza innata di tali concetti, il linguaggio insomma non è altro che descrizione di un qualcosa che abbiamo già dentro. La stessa cosa si può dire della conoscenza di vita. La vita nasce dall’inorganico ma se non fosse già presente nella materia in forma germinale come potrebbe sorgere e trasformarsi in intelligenza e coscienza? Da ciò se ne deduce che la coscienza e l’intelligenza sono come una “fragranza” della materia e quindi non vi è reale separazione. La differenza è solo nella fase… La vita è un’espressione manifestativa della materia.

“La coscienza e l’intelligenza sono come una ‘fragranza’ della materia: non vi è reale separazione tra lo spirito e la sostanza.”

Il Pensiero Duale: Teismo e Ateismo

Partendo da questa considerazione generale osserviamo che la spinta evolutiva di questa intelligenza/vita si evolve attraverso stati diversi di consapevolezza. Sia in occidente che in oriente vengono descritti gli aspetti separativi e unificativi del processo mentale (solve et coagula ovvero: “il credere è statico lo sperimentare dinamico”). In Grecia come in India si è parlato di pensiero duale e pensiero non-duale.

Nel pensiero duale (dvaita) viene inserita ogni forma cristallizzata separativa, come il teismo e l’ateismo. Queste due categorie infatti sono viste come sfaccettature della stessa conformazione separativa. Il teista è colui che crede in un dio separato da sé, lo vede come un essere superiore alla sua mercé. L’ateo parimenti, crede di non credere, ovvero nega ogni sostanza all’ipotetico dio basando il suo credo sul relativismo materialista. Entrambe queste fedi si basano sulla piccolezza e separatezza dell’io. È un percorso puramente speculativo, basato comunque sul credere, un tentativo frustrante che non prende in considerazione l’agente primo, l’Io, se non in forma passiva.

La Via Non-Duale: Agnostico e Gnostico

La fase successiva dell’auto-conoscenza si definisce non-duale (advaita). In questo caso si inizia a tener conto del soggetto, della coscienza attraverso la quale ogni percezione e sentimento sono possibili, si riconosce nella consapevolezza la matrice della propria esistenza. In questa categoria si pongono l’agnostico e lo gnostico.

Alla base della ricerca dell’agnostico si pone l’esperienza diretta ed il superamento della concettualizzazione descrittiva. L’esperienza empirica viene portata alle sue estreme conseguenze con il riconoscimento della costante presenza dell’io nel processo implicato. Viene superato così il modello del credere in verità precostituite accettando la realtà intrinseca dello sperimentatore che esperimenta. Per cui l’agnostico esprime sostanzialmente una spiritualità laica. L’agnostico sa che non può esserci altra certezza che quella dell’esperimentatore ma allo stesso tempo non vi è ancora realizzazione definitiva. La sua è una saggezza in fieri, in maturazione.

La Gnosi (Jnana): La Fioritura dell’Io

Il costante e continuo discernimento dell’agnostico giunge infine ad una inaspettata e spontanea fioritura, e qui l’intelligenza individuale si scioglie e giunge a maturazione, la coscienza conosce se stessa: è la gnosi (jnana). Lo gnostico non sente il bisogno di dichiarare alcunché, la sua realizzazione è totale e definitiva, al di là di ogni concetto separativo. Egli conosce se stesso come il tutto inscindibile dal quale ognuno di noi proviene e risiede.

Oltre il Linguaggio: L’Unità del Saggio

Lo gnostico d’altronde non ha mezzi per esprimere la sua esperienza giacché il linguaggio umano è molto distante dall’esperienza diretta del sé. Infatti prima c’è la consapevolezza del sé, poi la coscienza dell’io individuale che assume una forma nello specchio della mente, quindi la riflessione del pensiero ed infine la descrizione del linguaggio parlato o scritto. Il saggio non vede differenza alcuna fra se stesso e gli altri, sa che la base è la stessa per ognuno (materia-spirito in continua trasformazione), egli “conosce” che la coscienza e l’esistenza sono inscindibili nell’assoluta unità (uno senza due).

📚 Letture consigliate per approfondire

  • 📘
    Sii ciò che sei
    Ramana Maharshi · Ubaldini Editore
    L’essenza dell’insegnamento advaita sul riconoscimento della propria vera natura.
  • 📘
    L’uomo non-duale
    Paolo D’Arpini · Edizioni Esonet
    Riflessioni sulla spiritualità laica e la conoscenza del Sé.
  • 📘
    Io sono Quello
    Nisargadatta Maharaj · Ubaldini Editore
    Dialoghi illuminanti sul superamento dell’illusione della dualità.
  • 📘
    La biologia della credenza
    Bruce Lipton · Macro Edizioni
    Per approfondire il nesso scientifico tra materia, pensiero e coscienza.
  • 📘
    Il mistero della mente
    Wilder Penfield · Adelphi
    Un classico sulle basi neurologiche della coscienza e il dualismo mente-corpo.

Relazione di Paolo D’Arpini
Assisi, Giugno 2008 – Convegno “Scienza ed Evoluzione della Coscienza”


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