L’UNITA’ NELLA DIVERSITA’: INSIEME PER LA PACE NEL TERZO MILLENNIO (dall’insegnamento di grandi maestri) – Relazione di Gabriella Lavorgna

religions-for-peace-kyotoL’UNITA’ NELLA DIVERSITA’: INSIEME PER LA PACE NEL TERZO MILLENNIO

La saggezza dei maestri che hanno aiutato l’umanità ad evolversi afferma che bisogna nascere ogni giorno: vale a dire che ogni giorno è necessario aprire il varco al dubbio per ridiscutere con se stessi e perfezionare le proprie idee; non importa se la discussione viene provocata dagli altri oppure da noi: conta il dibattere, il cercare.

Sarà questo il modo migliore per salvarci dall’accettare senza remore una teoria che ci pare convincente nel momento in cui ci viene esposta.

E’ necessario discuterla, discettarla poiché quando capiterà l’occasione di doverla difendere e controbattere le obiezioni altrui, potremo trovarci come se avessimo costruito sulla sabbia: ad una lieve scossa tutto crolla.
Si può anche abbandonare una teoria, che ci è sembrata giusta fino a quel momento, ritenuta non più consona al nostro punto di vista.

Ora, perché questo possa realizzarsi – suggeriscono i Maestri – bisogna tener presente sempre che si raggiunga l’intrinseca struttura di un’idea e che ciò avviene solo quando si è arrivati a conoscerne la logica fondamentale che l’ha ispirata e non la si accetta ad occhi chiusi.

Come è necessario l’uso della skepsi, altrettanto necessaria è la spinta che l’essere umano sente nel ricercare la propria felicità -magari forgiandone i mezzi per ottenerla- come può raggiungere esattamente il suo opposto.

Cercare la felicità – anche se è una illusione (la Maya nel linguaggio vedantico) – è un diritto e nessun Dio potrà biasimarlo, né condannarlo per tale scopo.

In una visione più realistica – ecco appunto il valore del dubbio – ci si rende conto della rapidità con cui felicità e dolore si succedono e si scontrano: da ciò può nascere una maggiore consapevolezza e una ricerca di equilibrio intimo, tale da aprire la via a quella pace interiore che porta al raggiungimento della serenità sia logica che psicologica.

Ora, come ebbe a suggerire il MAHATMA GANDHI, il cambiamento del nostro “assetto interno” può aprire la possibilità di operare cambiamenti anche fuori di noi, dal dialogo con gli altri esseri umani alla creazione di migliori forme di convivenza e/o di comportamento.
E qui entra in gioco, per effetto di una controllata volontà, la compagna naturale, conseguenza della serenità di spirito: la tolleranza, che dal punto di vista della convivenza umana, inizia dal rispetto della persona nei confronti delle opinioni altrui.

Questo dovrebbe condurre, innanzi tutto, alla soluzione di un problema secolare: riportare alla loro fondamentale “unità”, salvandone la diversità, -le varie credenze religiose troppo spesso divise dalla pretesa di molte di esse di possedere l’unica verità possibile.

La riduzione di ogni credo religioso a “giusta opinione” è uno dei grandi sentieri che conducono al “MANDIR” dove risiede la benigna divinitas pacis.
Se si riesce a conquistare l’equilibrio intimo, con esso verrà la pace, procuratrice di ogni felicità.

Cambiando noi stessi, cambierà il mondo che ci circonda e la sua vibrazione.

Ciò che esiste, esiste in quanto ciascuno di noi lo sceglie e lo costruisce: nel momento in cui agiamo non seguiamo una storia già scritta per noi, ma la stiamo scrivendo nell’eternità.

E abbiamo il dovere di scriverla nel miglior modo possibile.

“E’ nella Realtà solo colui che ha identificato nella verità oggettiva la propria”

Il progresso verso la pace inizia, insomma con il far emergere dalle coscienze quel bisogno di unità e di solidarietà che porta a vivere meglio con gli altri e con lo stesso ambiente intorno a noi: dall’equilibrio umano a quello ecologico queste le premesse necessarie alla realizzazione di un’autentica situazione “pacifica”.

Un altro gradino da salire è costituito dal non accostarsi a concezioni di vita e di cultura diverse dalle nostre attraverso ottiche di esotismi intellettuali o di pura erudizione:

Una strada più percorribile sarebbe quella dell’apprezzamento dei valori e dell’ essenza dei contenuti, secondo una ricerca dei messaggi a carattere universale che essi contengono, senza rifiutare possibili coinvolgimenti.

Attraverso il gioco della diversità reali o apparenti potrebbe rivelarsi una via che conduce all’unità.
Questi differenti e pur univoci atteggiamenti mentali e modi di agire sembrano dimostrare chiaramente un fatto: bisogna essere in pace con se stessi per costruire la pace.

E’ importante a tal punto sottolineare e definire quella gamma di significati ed attinenze con cui si dispiega questa parola così breve e così immensa, la cui concreta realizzazione determinerebbe una svolta epocale.

Pace significa un’unità di intenti che si forma via via dall’apporto di varie correnti di pensiero, di fede, di concezioni di vita a livello politico, ambientale, economico-sociale, tutte intese nella ricerca di possibili accordi: Pace è cessazione di contrasti di ogni tipo e di ogni grado (NON VIOLENZA), è applicazione di valori (VERITA’ e RETTITUDINE), è TOLLERANZA e COMPASSIONE.

Pace significa il raggiungimento di una civiltà superiore, dove l’armonia e l’ordine non vengono imposti ma nascono dalla CONSAPEVOLEZZA con cui uomini che hanno acquisito il senso della responsabilità verso se stessi, gli altri e tutto ciò che li circonda mettono in discussione le loro stesse idee e cercano di intendere le altrui: la Pace nasce da un’autentica dialettica, in cui ogni interlocutore non tende a raggiungere la vittoria ma l’armonia di un accordo.
Pace dunque come unione di volontà, unità finale di azione:

Sono queste le fondamenta del ”MANDIR” che sarà costruito sempre e soltanto come un’energia profonda da tutti quelli che vogliono astenersi da violenza.

Forse non sarà mai possibile estirpare dal mondo la guerra, il contrasto, le sue forme aggressive di attuazione, sia a livello fisico che a quello morale, perché nella natura la violenza fa da sfondo ed in alcuni casi è addirittura necessaria: “La guerra è madre di tutte le cose“ disse Eraclito da Efeso, grande osservatore e studioso della natura.

Anche se ciò potrebbe apparire come controsenso, cioè che la vera pace implica anche il concetto di conflitto come faccia della stessa medaglia, la prassi sarebbe quella di non rifiutare ma di inglobare ogni genere di contraddizione potandone “la pianta tentacolare” che insidia ovunque la società umana.

La forbice è il principio della tolleranza e la premessa è la volontà di amare.

“Accettare gli altri con la stessa benevolente comprensione dell’egoismo con cui guardiamo noi stessi e con la stessa ottica accettare la natura di cui siamo parte nel rapporto uomo-animale-ambiente”.

Il concetto di “AMORE” implica il rispetto e la compassione entrambe come chiavi di volta della ricerca e della realizzazione della pace.

Compatire (dal latino cum-patere) significa ”soffrire insieme” partecipando quindi alla vita degli altri non per ottenerne vantaggi o piaceri ma per comprendere ed aiutare dividendone anche le sofferenze; estendere la consapevolezza dell’idea dell’io a quella del noi: ecco il cerchio si chiude, siamo tornati alla tolleranza: la premessa delle premesse.

Gabriella Lavorgna (Dall’insegnamento dei grandi maestri)

shantij

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