IL KARMA NELLO SPIRITISMO

Non è una punizione: è una legge di causa ed effettoQuando sentiamo parlare di karma, spesso pensiamo a una sorta di conto da pagare: “hai fatto del male, quindi prima o poi soffrirai” Ma questa è una semplificazione che rischia di trasformare un concetto spirituale molto più profondo in una specie di giustizia divina punitiva.Nella Dottrina Spiritista di Allan Kardec il termine karma non è quello abitualmente utilizzato. Si parla soprattutto di legge di causa ed effetto, collegata al libero arbitrio, alla reincarnazione e al progresso dello Spirito. Il principio è semplice: ogni nostra azione, scelta, pensiero e sentimento produce delle conseguenze, e queste conseguenze contribuiscono alla nostra evoluzione. NON È DIO CHE PUNISCE Uno dei punti fondamentali è proprio questo. Kardec spiega che lo Spirito è responsabile dei propri atti e delle loro conseguenze, ma Dio non viene presentato come un giudice che assegna una punizione per ogni errore. La conseguenza nasce dalla causa. Alla domanda 258 del Libro degli Spiriti, Kardec affronta anche il tema delle prove che precedono una reincarnazione: lo Spirito può scegliere il genere di prova che vuole affrontare, esercitando così il proprio libero arbitrio. Ma attenzione: questo non significa scegliere ogni singolo evento della propria vita. Alla domanda 259 la risposta è ancora più chiara: “Tutte non è il termine corretto.” Lo Spirito non avrebbe previsto e scelto ogni dettaglio della propria esistenza. Gli avvenimenti particolari dipendono dalle circostanze e, molto spesso, dalle nostre stesse azioni e dal nostro libero arbitrio. Questa distinzione è fondamentale. Dire a una persona che soffre: “Hai scelto tu questa sofferenza, quindi devi accettarla” non rappresenta correttamente il pensiero di Kardec.
E COS’È ALLORA IL KARMA?

Il Cerchio Firenze 77 utilizza esplicitamente il termine karma e lo identifica con la legge di causa ed effetto. Nel loro insegnamento, questa legge fa parte di un percorso composto da tre elementi inseparabili: **legge di evoluzione legge di reincarnazione,

Il karma, quindi, non sarebbe una punizione, ma un processo attraverso il quale lo Spirito arriva progressivamente a comprendere ciò che ancora non comprende. Una causa produce un effetto e quell’effetto diventa esperienza. L’esperienza produce comprensione.La comprensione modifica interiormente l’individuo.E quella trasformazione può preparare nuove esperienze.

Per questo il Cerchio Firenze 77 afferma:“Il fine del karma è di dare quella coscienza la cui mancanza fa essere l’individuo in modo non armonico alla realtà di unione del Tutto.” Il dolore, quindi, non sarebbe il prezzo da pagare per essere stati cattivi. Sarebbe, nella loro prospettiva, uno degli effetti attraverso i quali la coscienza può arrivare a comprendere ciò che ancora le manca.

IL KARMA NON È SOLO “FARE DEL MALE”

Un altro aspetto interessante del pensiero del Cerchio è che la legge di causa ed effetto non riguarda soltanto le azioni. Le Guide parlano di azioni, desideri, pensieri e attività dell’individuo. Ogni movimento della nostra interiorità contribuisce a costruire ciò che siamo.

Ecco perché il karma, prima ancora di essere qualcosa che ci “accade”, sarebbe qualcosa che si costruisce dentro di noi.

François lo esprime in modo molto particolare quando parla dei “fili karmici”: attraverso le esperienze e le scelte della vita, l’individuo modifica il proprio essere interiore e prepara così le condizioni per esperienze successive.

KARMA NON SIGNIFICA FATALISMO

Se tutto fosse già stabilito, non avrebbe senso parlare di evoluzione. E soprattutto non avrebbe senso parlare di libero arbitrio.Lo Spiritismo sostiene invece che l’uomo conserva la possibilità di scegliere.La prova mette l’individuo davanti a una situazione, ma è ciò che egli sceglie di fare davanti a quella situazione a costruire il suo percorso.Per questo Kardec insiste sulla responsabilità personale: Dio non può punire o ricompensare un atto che non è ancora stato compiuto, perché la persona deve poter scegliere liberamente.Il karma, dunque, non dovrebbe essere letto come:

“È scritto che deve succedere.”

Ma piuttosto come:

“Ciò che facciamo contribuisce a costruire ciò che diventeremo.”

E PERCHÉ A VOLTE SOFFRE ANCHE CHI NON HA FATTO NULLA DI MALE?

Questa è forse una delle domande più difficili. Ed è proprio qui che bisogna evitare risposte semplicistiche. Nella visione del Cerchio Firenze 77, la realtà è considerata come una trama estremamente complessa di cause, effetti, relazioni e percorsi evolutivi. Non tutto ciò che appare casuale può essere compreso isolando un singolo individuo da tutto il resto.Questo però non significa che possiamo guardare una persona che soffre e stabilire:

“Sta pagando qualcosa che ha fatto in una vita precedente.”

Non abbiamo gli strumenti per formulare un giudizio simile.E soprattutto una simile affermazione rischierebbe di trasformare la legge di causa ed effetto in una forma di giudizio morale.Il Cerchio stesso sottolinea che il fine della legge è il riscatto e la comprensione, non la punizione.

IL KARMA È UNA CONDANNA? No.

Ed è forse questo il punto più importante. Nella prospettiva spiritista, nessuno è condannato per sempre. Se una causa ha prodotto un effetto che porta sofferenza, quell’esperienza può diventare occasione di comprensione e trasformazione. La possibilità di ricominciare rimane sempre aperta. La reincarnazione, in questo senso, non sarebbe una ripetizione infinita della stessa punizione, ma la possibilità di continuare il cammino fino alla progressiva costituzione della coscienza.Il Cerchio Firenze 77 riassume questo principio dicendo che la legge karmica permette all’uomo di costituire la propria coscienza, mentre la reincarnazione gli offre innumerevoli esperienze attraverso le quali questa coscienza può svilupparsi.

FORSE IL KARMA È MOLTO PIÙ VICINO ALLA COMPRENSIONE CHE ALLA PUNIZIONE

Potremmo allora immaginarlo non come una bilancia sulla quale qualcuno, dall’alto, pesa le nostre colpe. Ma come una legge naturale attraverso la quale ogni esperienza lascia qualcosa dentro di noi. Facciamo una scelta. Quella scelta produce conseguenze. Le conseguenze diventano esperienza. L’esperienza modifica il nostro sentire. E il nostro sentire modificato orienta le scelte successive. È un processo continuo.

Causa. Effetto. Esperienza. Comprensione. Evoluzione.

E forse è proprio questo il significato più profondo del karma nella visione del Cerchio Firenze 77. Non un Dio che ci punisce. Non un destino che ci condanna. Ma una realtà nella quale nulla di ciò che viviamo è separato dal nostro cammino interiore.

Come dissero i Maestri del Cerchio Firenze 77 già nel 1965: “Tutto è giustizia ed amore nel Cosmo. Il dolore arreca comprensione.”

Una frase che non dovrebbe essere usata per giustificare la sofferenza degli altri, ma per ricordarci che, nella prospettiva spiritista, la giustizia divina non avrebbe come fine la punizione: avrebbe come fine la comprensione.

Vedi Biografia e Impegno per la Pace

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