La Caccia: una contraddizione insanabile con l’idea stessa di Pace

Articolo del Mandir della Pace per una riflessione sull’abolizione di una pratica anacronistica

C’è un equivoco di fondo che la nostra cultura ha normalizzato: che la Pace riguardi solo gli esseri umani. Che si possa parlare di Pace tra i popoli mentre si dichiara guerra al resto del vivente.Per Il Mandir della Pace, questo è inaccettabile. Non esiste una Pace a metà. La Pace o è integrale – con se stessi, con gli altri esseri umani, con la Natura e tutti i suoi abitanti – o non è Pace. È solo una tregua armata. In questa visione, la caccia non è un tema marginale, folcloristico o tecnico. È una questione centrale per ogni autentica Educazione alla Cultura di Pace.

  1. Il fallimento etico: educare alla morte mentre si predica la vita
    Ogni atto venatorio si fonda su un principio: la vita di un essere senziente può essere soppressa per diletto, per abitudine, per sport. Non per necessità.

Che messaggio affidiamo alle nuove generazioni? Nelle scuole insegniamo il rispetto, l’empatia, la gestione non violenta dei conflitti. Poi, per legge, consentiamo che nei nostri boschi un uomo si apposti per uccidere un capriolo, una volpe, un fagiano. Si insegna che la compassione è selettiva, che la violenza è legittima se autorizzata da un calendario venatorio.Non si può costruire una cultura di Pace educando all’indifferenza per la sofferenza. La caccia desensibilizza. Normalizza l’atto di puntare un’arma su un vivente che fugge, che ha paura, che vuole vivere. È l’esatto opposto del risveglio della consapevolezza che la Fondazione persegue.Un essere che ama la Pace non può gioire della morte.
2. Il fallimento ecologico: il mito del “controllo” della Natura
Tra gli argomenti più ripetuti a difesa della caccia c’è quello della “necessità ecologica” e del “controllo faunistico”. È un mito da decostruire.La Natura non ha bisogno di fucili per regolarsi. Ha bisogno di ecosistemi intatti. Sono proprio decenni di caccia selettiva, di eliminazione dei grandi predatori (lupo, orso, lince) e di alterazione degli habitat a creare gli squilibri che oggi si pretende di risolvere sparando.

La scienza ci dice altro:

  • La caccia non riduce i danni all’agricoltura in modo stabile; li sposta e spesso li aggrava, frammentando i branchi e spingendo la fauna a riprodursi più rapidamente. • L’inquinamento da piombo: ogni anno in Italia vengono dispersi nell’ambiente migliaia di tonnellate di piombo da munizioni, che avvelenano terreni, falde acquifere, rapaci e uccelli acquatici. Un disastro ambientale legalizzato. • L’inquinamento acustico, il disturbo alla nidificazione, l’abbandono di bossoli e rifiuti, il bracconaggio mascherato da attività lecita.
    Chi ama davvero la Natura non la attraversa armato. La custodisce.
  1. Il fallimento sociale: sicurezza, costi e consenso
    La caccia è anche una questione di sicurezza pubblica. Ogni stagione venatoria conta feriti e morti tra cacciatori e, gravissimo, tra civili – agricoltori, escursionisti, ciclisti – colpiti per errore. Il diritto di un cittadino a camminare in sicurezza in un bosco pubblico vale meno del diritto di un altro a sparare nello stesso bosco?
  2. È una pratica sempre meno rappresentativa. I cacciatori in Italia sono in costante e drastico calo, invecchiati, meno del 1% della popolazione, eppure gestiscono il destino del 100% della fauna selvatica, che per legge è patrimonio indisponibile dello Stato, cioè di tutti noi.
  3. Mantenere questa pratica ha un costo pubblico enorme: vigilanza, piani faunistici, risarcimenti per danni, ripopolamenti artificiali di animali allevati in cattività solo per essere liberati e poi abbattuti.
  4. Perché auspicarne l’abolizione legislativa?
  5. Per Il Mandir della Pace, non si tratta di demonizzare le persone, ma di superare una pratica. Molti cacciatori sono cresciuti in una tradizione culturale che va compresa, non odiata. Ma la tradizione non può essere un alibi per l’eternità. Anche altre tradizioni violente sono state abolite in nome di una coscienza più evoluta.
  6. Auspichiamo un percorso legislativo coraggioso, uniforme e coerente con l’Art. 9 della nostra Costituzione che oggi tutela l’ambiente, la biodiversità e gli animali:
  1. Superamento graduale ma definitivo dell’attività venatoria ricreativa, come già avvenuto in molti parchi nazionali e in diversi paesi che hanno fatto scelte di civiltà.
  2. Conversione delle risorse: i fondi e le competenze oggi destinate alla gestione venatoria siano riconvertiti in custodia del territorio, in progetti di rewilding, in guardie ecologiche, in educazione ambientale.
  3. Gestione scientifica e non cruenta della fauna: dove sussistono reali conflitti, si adottino metodi ecologici, dissuasori, corridoi faunistici, reintroduzione dei predatori naturali e, solo in casi estremi e documentati, interventi di personale specializzato pubblico, mai per divertimento privato.
  4. Conclusione: Pace è una parola intera
  5. Non possiamo invocare la Pace nel mondo se manteniamo la guerra nei boschi. Non possiamo chiedere ai nostri figli di rispettare ogni forma di vita se la legge permette di uccidere per hobby.
  6. Abolire la caccia non è un attacco a qualcuno. È un atto di coerenza. È dire che l’Italia sceglie di evolvere. Che il rispetto non si ferma alla soglia della nostra specie.Per una vera Educazione alla Cultura di Pace, dobbiamo avere il coraggio di insegnare che nessun essere vivente è un bersaglio.
  7. Il Mandir della Pace c’è. E non tace.

Vedi Biografia e Impegno per la Pace

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