La Preghiera
Testimonianza di Anil Kumar dall’insegnamento di Sathya Sai Baba
Cari Fratelli e Sorelle! Spesso vediamo Dio in modi diversi. Perché abbiamo bisogno di Lui? Come ci avviciniamo a Lui? Qual è il punto di contatto tra noi e l’Assoluto? Oggi parliamo di questo argomento alla luce degli insegnamenti del nostro Signore. Il punto di contatto tra un devoto e Dio, il processo attraverso il quale avviene questo legame, è la preghiera.
Oltre l’Egoismo Commerciale
Molto spesso quando preghiamo abbiamo un terribile bisogno di qualcosa: un problema familiare, un’ambizione politica, il successo sociale. Pensiamo che la preghiera sia una serie di richieste, una sorta di aiuto per avere successo. Spiritualmente parlando, queste sono preghiere dovute al più grande egoismo, sia personale che sociale.
Siamo riusciti a portare Dio al livello di una transazione d’affari: “Se avrò la promozione ti offrirò dieci noci di cocco”. Ma Dio non è un cattivo affarista! Egli è il Manager dell’Universo e conosce perfettamente il valore reale che attribuiamo a queste suppliche. L’egoismo e la spiritualità sono due poli opposti che non possono camminare insieme.
La Prima Lezione: L’Umiltà
La preghiera è innanzitutto umiltà. Mi ricordo bene quando, da studente, mi venne chiesto di offrire una preghiera. Lessi con tutto il cuore i versi di Rabindranath Tagore, ma il mio insegnante mi disse: “Questa non è una preghiera. Stai parlando come se avessi preso Dio per il collo. È una preghiera violenta”.
Da allora ho compreso che la preghiera non può essere rude o aspra. Deve essere soffice, dolce, piena di rispetto e adorazione. Colui che non è umile non è un devoto. Molto spesso preghiamo ad alta voce per far sapere a tutti quanto siamo religiosi, ma l’ego e l’arroganza non trovano spazio nella bellezza della vera preghiera.
La vera preghiera non è esibizione, ma un dialogo intimo e personale che richiede la sottomissione dei sensi e il controllo della propria vita interiore.
Essere uno Strumento
Preghiera è sottomissione: “Signore, prego affinché io possa essere uno strumento nelle Tue Mani”. Ma dovremmo essere, per lo meno, un buon strumento! Il medico non può lavorare con ferri polverosi e arrugginiti. Prima di offrire la nostra vita a Dio, dobbiamo assicurarci di esserne i proprietari, controllando i nostri sensi e le nostre azioni.
La Resa Incondizionata
La preghiera è resa (surrender). Le nostre preghiere sono spesso condizionali: “Se non passerò l’esame, non andrò più in chiesa”. Invece, arrendersi nelle Mani di Dio significa dire con totale spirito di fiducia: “Sia fatta la Tua volontà”.
Dio ha predisposto il Suo Piano Divino. La preghiera non serve a cambiare i Suoi piani, ma a preparare psicologicamente il nostro spirito ad affrontare ogni sfida, ogni sofferenza o ogni successo con lo stesso equilibrio.
L’Esempio di Prahlada
Nel Bhagavata si narra di Prahlada, un ragazzo devoto il cui padre era un potente ateo. Nonostante le persecuzioni violente — gettato da una montagna, calpestato da elefanti — Prahlada non chiese mai aiuto o soccorso. Cantava semplicemente la gloria di Dio: “Narayana, Narayana!”.
Questa preghiera incessante ha fatto sì che Dio fosse sempre al suo servizio. Prima che il padre lo gettasse nel vuoto, Dio era già là per afferrarlo. Questa è l’efficacia della semplice ripetizione del Nome: ci salva incondizionatamente in ogni momento.
Beatitudine vs Felicità
La preghiera ci dona la beatitudine (Ananda). Non è una sensazione terrena o uno stato mentale, ma uno stato spirituale non-duale, al di là del dolore e del piacere. Spesso confondiamo la felicità materiale con la beatitudine spirituale. La preghiera ci porta a godere di questo stato di pace perenne.
L’Autista del Cosmo
Molti devoti ricordano l’esperienza di J. Hislop. Una volta la sua auto si ruppe in mezzo alla foresta mentre andava a un Darshan. Provò a ripararla da solo per ore, inutilmente. Solo alla fine chiamò Dio: “Sai Ram!”. Immediatamente apparve un camionista che riparò tutto e sparì nel nulla.
Swami gli disse poi: “Io sono l’Autista! Perché mi hai chiamato solo alla fine? Saresti arrivato un’ora prima!”. La preghiera è dipendenza totale e fiducia nel Signore, non nelle cose del mondo.
Un Processo Senza Tempo
La preghiera non può essere relegata a un lasso di tempo. Non si prega solo la domenica o per un’ora al giorno. Essa deve essere continua come il respiro. “La fede in Dio è il tuo respiro (Swaasa)”. È un processo eterno che trascende lo spazio e il tempo.
Ed è una cosa intima. Come dice la Bibbia, se preghi nelle strade per farti vedere, cerchi solo il riconoscimento sociale. La preghiera è un dialogo così caro e vicino che non ammette spettatori. Dio perdona incondizionatamente e protegge la nostra dignità, anche quando noi stessi abbiamo commesso degli errori.
Solidarietà Universale
Infine, la preghiera è solidarietà e fratellanza. “Muoviamoci insieme, cresciamo insieme”. Non ci isola, ma ci unisce come compagni di viaggio verso l’Assoluto. “Loka Samasta Sukhino Bhavantu”: che tutti i mondi siano felici. Questa è la preghiera universale che non chiede benefici per sé, ma per l’intera creazione, inclusi animali e piante.
Durante la festa di Deepavali viaggiamo dall’oscurità alla luce. Accendere la lampada (diya) rappresenta la purificazione della mente affinché la luce brillante del Sé interiore possa brillare ovunque. Possa il Signore benedirvi in questo sacro cammino verso la saggezza.
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