Il mito del Giudizio Universale nella Cappella Sistina
Relazione di Giancarlo Iacomucci (Litofino) · Meeting ‘L’Oriente incontra l’Occidente’, Assisi 2001
— Ermete Trismegisto, Pimandro
Le premesse della mia ricerca sono due fonti sapienziali fondamentali. La prima è il Vangelo di Matteo (10, 26-27): «Non temeteli dunque. Non c’è nulla di coperto che non debba essere svelato, e nulla di nascosto che non debba essere conosciuto. Ciò che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; quel che udite nell’orecchio, predicatelo sui tetti». Ho scelto queste parole perché il mio intento è svelare dei segreti rimasti a lungo celati.
La seconda premessa è tratta dalle parole di Ermete Trismegisto nel Pimandro (cap. V): «Il Dio invisibile è visibilissimo». Se analizziamo la creatura umana in rapporto al Creatore, possiamo conoscere i pensieri del pittore al momento della creazione dell’opera, così come guardando un quadro comprendiamo l’intento dell’artista.
Queste premesse sono profondamente affini alla scoperta del volto subliminale di Michelangelo, nascosto tra le «pieghe pittoriche» del Giudizio Universale. Ricordiamo che alla corte dei Medici, in quel periodo, si traducevano proprio gli scritti di Ermete. Considerando il tema del meeting «L’Oriente incontra l’Occidente», ho voluto parlare della «Creazione di Adamo» nella volta della Cappella Sistina, poiché ritengo che tale titolo sia perfettamente rappresentato in quell’immagine.
L’anatomia del Divino: Cervello e Cuore
In essa l’Occidente, razionale e scientifico, è impersonato dalla scoperta del neurologo Frank L. Meshberger, il quale afferma che la forma del Dio Creatore attorniato da angeli è incredibilmente simile all’immagine di una sezione sagittale del cervello umano. Tuttavia Meshberger fa una «mezza scoperta», perché non tiene conto del colore del manto che avvolge il divino.
Questo manto color rosso sangue, insieme allo svolazzo nella parte posteriore, suggerisce chiaramente la forma di un cuore con la sua vena principale, l’aorta. Secondo la mia visione, la sezione sagittale del cervello è contemporaneamente la sezione del cuore, un’immagine che avrebbe colpito profondamente l’uomo orientale, più intuitivo e interiore. Oriente (il cuore) e Occidente (la ragione) sono contenuti nella stessa forma del divino e sono un tutt’uno. Quando quest’unità avviene, quando c’è equilibrio tra testa e cuore, allora si crea l’Adamo, il vero uomo.
Il Cristo interiore e lo svelamento dell’Apocalisse
Questo è il messaggio profondo che Michelangelo ci lascia. Rappresentandosi in forma inconfondibile al centro della sua opera, egli sposta l’interesse dell’osservatore dal Cristo storico giudicante (esteriore) al Cristo interiore: il sé stesso (il profilo subliminale) che si giudica e si conosce. È questo giudizio interiore il vero Giudizio Universale cui siamo tutti personalmente chiamati.
La parola Apocalisse, nel linguaggio comune, è diventata sinonimo di fine del mondo o Armageddon. Ma la conoscenza universale illustrata da Michelangelo parla chiaro: la fine del mondo deve essere la fine del modo di vedere le cose esteriori a noi. Se ci mettiamo al centro degli eventi, al centro del nostro personale giudizio universale, allora ci sarà la conoscenza di sé e la parola Apocalisse riprenderà il suo vero significato: svelamento.
Quando non ci sono più i veli che ci impediscono di vedere, allora c’è vera conoscenza. Per dimostrare che quanto scritto non è un volo pindarico, è necessario evidenziare la scoperta del profilo subliminale di Michelangelo nel Giudizio Universale.
Il volto nascosto di Michelangelo: In alcuni disegni di Leonardo e di Michelangelo ho notato un particolare modulo compositivo che, attraverso la giustapposizione di gruppi di figure umane, arriva a comporre una più grande figura: un volto. Tale immagine non è facilmente estraibile a colpo d’occhio perché la percezione è bloccata sulla scala minore delle piccole figure componenti.
Superando tale blocco, ho individuato nella zona centrale del Giudizio Universale il profilo di un volto orientato verso destra. È un gigantesco autoritratto di Michelangelo, fedele alle caratteristiche fisionomiche trasmesse dall’iconografia coeva. Se a partire dalla nuvola che sorregge San Giovanni si fa scorrere una linea d’inviluppo lungo la rima azzurra che isola la zona centrale, si evidenziano: la zona occipitale (contorno del gruppo Adamo), la volta cranica (sopra il Cristo), la fronte (tra il braccio sporgente e la testa di San Pietro), i seni frontali (il dorso di San Pietro), il naso (figura verde inginocchiata), i baffi (gruppo a sinistra di San Biagio e Santa Caterina) e la barba (i dannati in caduta).
Punti di riferimento particolari sono l’occhio (contornato dalle gambe di San Pietro) e l’orecchio (figura di San Lorenzo sulla nuvola). Il profilo è conforme all’incisione di Niccolò Beatrizet (il Beatricetto) che ritrae Michelangelo all’età di 71 anni.
Giancarlo Iacomucci (Litofino), nato a Urbino nel 1947, è pittore, incisore e studioso d’arte. La sua ricerca si concentra sull’intersezione tra grafica innovativa e messaggi esoterici nei grandi maestri del Rinascimento.
Assisi, Settembre 2001
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