Pace e dialogo – Relazione del Prof. Aldo Stella al Meeting del Mandir della Pace

Assisi, Meeting del Mandir della Pace

A) Fondamenti teoretico-speculativi

a. La verità è innegabile. Chi nega la verità non si avvede di attribuire verità alla negazione e, dunque, non fa che riproporre quella verità che pure vorrebbe negare. È la stessa situazione in cui si trova chi afferma che tutto è relativo: questi non si avvede che almeno la sua affermazione “tutto è relativo” deve valere come assoluta, se intende affermare qualcosa, dal momento che ad-firmare indica il tenere fermo, l’assumere qualcosa come stabile.

b. La verità non è determinabile. Se venisse determinata, essa verrebbe definita da qualcosa di diverso da sé, dall’altro dalla verità, cioè dalla non-verità. Per questa ragione, la verità non può non essere assoluta (ab-soluta), sciolta dalla relazione che la vincola ad altro. Le molte verità dell’esperienza sono tali perché intendono fondarsi su quell’unica Verità che tutte le trascende.

c. La verità come intenzione pura. L’unica verità che compare nell’esperienza è l’intenzione pura che spinge ciascuno a ricercare la verità assoluta e a superare le proprie opinioni soggettive. Ricercare la verità significa mettere in discussione i propri presupposti e certezze. La prima pretesa da smascherare è quella egoica, che induce ogni “io” a considerarsi il centro e il fine del mondo. L’ego è la prima contraffazione della Verità.


B) Articolazione del discorso

1. Valore del Dialogo

Il dia-logos indica il pervenire alla ragione (logos) mediante (dia) la ragione dell’altro. Pensando si produce una dialettica tra intenzione e pretesa: l’intenzione è rivolta al vero e fa dismettere all’ego la sua boria; la pretesa, invece, riduce il vero a un enunciato di cui l’ego si ritiene artefice.

2. Dialogo e Verità

Il dialogo è la forma più adeguata dell’intenzione di verità. Pensare è porre domande nell’intento di rispondere. Chi pre-tende postula di essere già arrivato; chi in-tende accetta di mettere in discussione le proprie certezze, riconoscendo la differenza tra la certezza (soggettiva) e la verità (oggettiva).

3. Dialogo e Pseudodialogo

Il dialogo fittizio è la somma di due monologhi: ciascuno finge di dialogare, ma vuole solo imporre la propria opinione. Ma perché imporre l’opinione se si fosse effettivamente certi della sua verità?

4. Polemos e Dialogos

Imporre un’opinione instaura una dinamica polemica: il polemos è la guerra di chi non vuole vincere insieme all’altro (con-vincere), ma sull’altro. Ci si allea con l’altro solo per trionfare sulla propria pretesa e ricercare insieme una verità oggettiva.

5. Pace e Dialogo

Chi pretende di possedere la verità finisce per imporla e non può non essere violento. Chi riconosce il proprio “non sapere” si apre all’altro, perché solo tramite l’opinione dell’altro può riconoscere il limite della propria. L’apertura è la condizione per una effettiva pacificazione.

6. La crescita nella Pace

Solo mediante il dialogo l’io può allargare i propri orizzonti e oltrepassare i limiti. L’egoismo è il male radicale perché impedisce la ricerca della salvezza, che risiede nella verità e nell’apertura al “tu”.

7. Pace e Verità

Pace indica il convenire su qualcosa di comune (stessa radice di patto: pak). Solo la verità è in grado di neutralizzare la differenza dei punti di vista perché è effettivamente universale.

8. Pace, Verità e Dialogo

Nel dialogo tacciono le pretese. Smetto di fare la guerra all’altro quando scopro che l’altro è essenziale alla mia ricerca: senza l’altro mi perdo nelle mie pretese. Perdendomi nell’altro, mi libero dall’egoismo.

9. Inesauribilità della ricerca

La verità rimane un ideale che spinge l’uomo sempre avanti verso unità più comprensive. Il dialogo ha una valenza fisica (esperienza tra uomini) e metafisica (evocato dalla verità che trascende l’esperienza).

10. Dialogo e Compromesso

Il compromesso è la soluzione pratica, ma non esaurisce l’ideale ricercato. Se l’uomo si ferma al compromesso credendo di essere arrivato alla verità, diventa arrogante e violento.

11. Comunicazione e Dialogo

Comunicare indica il commune facere. È possibile comunicare solo se c’è già un orizzonte comune (linguaggio, intenzione). La verità è tanto fine quanto origine della ricerca: è trascendentale perché immanente e trascendente.


Prof. Aldo Stella
Medico, filosofo e docente presso l’Università degli Studi di Perugia.


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