Introduzione alla filosofia e alla religione tra Oriente e Occidente

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Introduzione alla filosofia e alla religione tra Oriente e Occidente

Relazione del Prof. Bargellini alla conferenza “East meets West” · Rishikesh, Ottobre 2005

Una volta Rudyard Kipling disse: “L’Est è l’Est, e l’Ovest è l’Ovest, e i due non si incontreranno mai”. Anche se subito dopo aggiunse: “Ma non c’è né Est né Ovest, non c’è frontiera, né razza, né nascita, quando due uomini forti si trovano faccia a faccia, anche se vengono dai due lati opposti del mondo”.

Si può discutere a lungo su questa famosa frase, ma non si può negare che, pur esistendo differenti Orienti e Occidenti a seconda dei tempi e dei luoghi in cui vogliamo riferirli, tra essi vi sono notevoli tangenze e grandi affinità di fondo. Fermo restando, ovviamente, le diversità dei nomi impiegati e le differenti modalità di espressione.

La Philosophia Perennis e le Radici Comuni

Sui motivi di queste convergenze vi sono varie opinioni tra gli studiosi. Ad esempio, alcuni che fanno capo agli umanisti e a Schopenhauer fanno riferimento ad una philosophia perennis secondo la quale esisterebbe, da sempre e per sempre, un’unica verità che si esplica e determina in molti e diversi modi, in tempi e luoghi tra loro lontani e spesso lontanissimi.

“O Solone, voi greci siete sempre fanciulli e un Greco vecchio non esiste. Voi siete tutti giovani nelle anime: infatti nelle vostre anime voi non avete alcuna antica opinione che vi pervenga da una antica tradizione…” (Platone, Timeo)

Questa convinzione nei tempi moderni è stata ripresa e amplificata dal filosofo tradizionalista René Guénon, il quale parla esplicitamente dell’esistenza di una tradizione primordiale che è stata raccolta e sviluppata dall’Oriente e poi trasmessa all’Occidente. Scrive infatti Guénon che i Greci hanno adottato quasi tutto dagli orientali, almeno da un punto di vista intellettuale, ed essi lo hanno ammesso abbastanza frequentemente.

Incontri Storici e Civiltà Avanzate

Al seguito di Alessandro Magno, tra il 327 e il 326 a.C., non c’erano soltanto le sue falangi macedoni, ma anche un filosofo come Pirrone di Elide che, in quell’occasione, ebbe la possibilità di incontrare i Gimnosofisti che influenzarono notevolmente la sua dottrina. I Gimnosofisti erano una sorta di saggi che vivevano una vita di tipo monastico, tutta tesa al superamento dei bisogni umani, all’esercizio di rinuncia delle cose e alla conquista dell’impassibilità.

📖 Nota Storica
L’India vanta un primato spesso sottaciuto: l’origine della democrazia. Amartya Sen evidenzia che le prime assemblee generali aperte furono i Consigli buddisti. Questi servivano a risolvere dispute fra diversi punti di vista, richiamando delegati da varie regioni e promuovendo la tradizione del dibattito aperto su questioni controverse.

Sotto il patrocinio dell’imperatore Ashoka, nel III secolo a.C., si tenne il più imponente dei Consigli. Egli voleva che la discussione pubblica si svolgesse senza animosità né violenza, codificando regole di rispetto: Ashoka chiedeva ritegno nel discorso, affinché non vi fosse né lode spropositata della propria setta, né denigrazione delle altre.

Dobbiamo inoltre constatare che gli antichi Indiani posero le basi delle scienze matematiche e meccaniche. È probabile che agli Indù sia dovuta l’invenzione dell’algebra e la sua applicazione all’astronomia e alla geometria. Da essi gli arabi ricevettero non soltanto le loro prime concezioni di analisi algebrica, ma anche i simboli numerici e il sistema decimale, ora comuni nel mondo.

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L’Induismo: Il Risveglio della Coscienza

La religione si presenta in India in modo opposto a quello consueto in Occidente. Se da noi religio significa essenzialmente venerare una divinità come “altro da sé”, nell’induismo il culto e il rito sono strumenti per il risveglio della coscienza del divino che è in noi. “Tutto è Brahman”, dice la Chandogya Upanishad.

Il più elevato di tutti i nomi di Dio è la sillaba monogrammatica OM, composta dalle lettere A, U, M, che totalizzano ogni suono e la musica delle sfere. Essa costituisce il primo e più importante dei mantra, combinazioni di sillabe sacre che formano un nucleo di energia spirituale.

L’induismo resta saldamente ancorato ai Veda, i più antichi documenti dello spirito umano. La parola Veda significa “conoscere” o “ciò che è stato visto dai saggi”. Essi sono suddivisi in quattro sezioni: Mantra (Inni), Brahmana (Precetti), Aranyaka (Anelli di congiunzione) e Upanisad (Meditazioni filosofiche).

“Dio e io siamo una cosa sola. A chi mi chiedesse dove è Dio, risponderei: dappertutto.” (Meister Eckhart)

Nelle Upanishad si ha l’identificazione tra il Brahman (lo spirito divino) e l’Atman (lo spirito incarnato). Chi conosce la realtà di se stesso conosce perciò tutta la realtà. Questa visione mistica trova un parallelo impressionante nelle parole del mastro cristiano Meister Eckhart.

La Bhagavad Gita e le Tre Vie

La Bhagavad Gita introduce una concezione personale di Dio attraverso la figura di Krishna, la Persona Suprema che conduce il fedele alla liberazione (moksha) attraverso una triplice via:

  • Karma Yoga: la via dell’azione disinteressata;
  • Jnana Yoga: la via della conoscenza intellettuale;
  • Bhakti Yoga: la via della devozione amorosa.

Il concetto di “inazione nell’azione” della Gita, dove si agisce senza attaccamento ai frutti, è identico all’insegnamento di Eckhart sul distacco totale: “Tu devi abbandonare te stesso, completamente, ed allora sei veramente distaccato”.

Il Buddismo: La Via del Risveglio

Nel buddismo la salvezza non è portata da un dio. È una religione e filosofia basata sugli insegnamenti di Gautama Siddharta, il quale, interrogato sulla sua natura, rispose semplicemente: “Io sono sveglio”.

La dottrina del Buddha è raccolta nella predica di Benares, che svela la quadruplice nobile verità: tutto è dolore; l’origine del dolore è il desiderio; per eliminare il dolore bisogna estinguere il desiderio; il desiderio si estingue seguendo l’ottuplice sentiero (retta fede, retto proposito, retta parola, retta azione, retto contegno, retto pensiero, retto ricordo).

Conclusioni: Verso una Sintesi Universale

Appare chiaro che il movimento di avvicinamento tra Oriente e Occidente dovrà nascere in Occidente. Abbiamo bisogno di teologi che abbiano verificato di persona che tutti gli uomini in realtà riconoscano e servano l’unico e identico Dio, sotto qualsiasi nome.

Si può diventare un miscuglio bizzarro di Oriente e Occidente, fuori posto dappertutto e a casa in nessun luogo; oppure si può, sempre restando se stessi, imparare a sentirsi a posto in qualsiasi luogo e a casa dappertutto.

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