UNA DOMANDA AL PAPA sul vegetarianesimo di Franco Libero Manco

Se lo scopo della religione è quello di rendere l’uomo migliore, cioè più buono, più giusto e più misericordioso, come concilia il cattolicesimo la pratica dello sfruttamento e dell’uccisione di una animale senziente che induce alla durezza di cuore, all’indifferenza verso la sofferenza dell’altro e al disprezzo del valore della vita? Limitando il sentimento dell’amore e della compassione alla sola specie umana non si rende peggiore l’uomo sul piano morale, civile e spirituale? Reprimendo la pietà nell’animo umano non si inclina l’uomo alla violenza anche verso il suo stesso simile? L’indifferenza verso il valore della vita e verso la sofferenza in senso lato non genera una mentalità di predominio del più forte sul più debole? Non preclude lo sviluppo di una mentalità di pace e di non violenza, di rispetto, di condivisione, di benevolenza nei confronti degli stessi esseri umani? Se la Chiesa cattolica trae insegnamento dalla Bibbia perché non rispetta il comando in Gen. 1,29 dato da Dio agli uomini ad essere vegetariani? “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme ed ogni albero in cui è frutto saranno il vostro cibo, mentre agli animali do la verde erba dei campi”. Se lo sfruttamento degli animali è legittimato dalla Chiesa perché ritenuti esseri inferiori al servizio dell’uomo perché nel creare gli animali Iddio in Gen. 2,18-19 parla di esseri simili a noi? “Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia SIMILE, allora il Signore Iddio plasmò dal suolo ogni sorta di specie selvatiche e le condusse all’uomo per vedere come le avrebbe chiamate”. I presunti vantaggi dell’uomo nello sfruttare gli animali perché ritenuti esseri inferiori non ha forse lo stesso motivo che indusse i bianchi a legittimare la schiavitù nei confronti dei negri e non solo? Una mentalità di predomino del più del più forte sul più debole non è forse stato il seme di ogni tirannia a danno della civiltà umana e della democrazia? Se al pari degli uomini gli animali sono dotati di anima come affermato in Sap. II: 23-26: “Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose”. E in Gb. 12,7-10: “Egli ha in mano l’anima di ogni vivente ed il soffio di ogni carne umana” , nella dimensione trascendente l’anima degli animali uccisi non accuseranno la Chiesa alla presenza di Dio? Mangiare carne per procurarsi un piacere che causa sofferenza e morte ad una creatura senziente non è forse un fatto eticamente inaccettabile? Dato che la legge morale e spirituale deve necessariamente ampliarsi con l’evolversi della coscienza umana e con le mutate esigenze dello spirito e ciò che un tempo era tollerabile oggi non è più giustificabile come la legge “occhio per occhio”, la lapidazione degli adulteri, l’uccisione degli eretici ecc. perché ancora oggi la Chiesa cattolica resta ancorata a tradizioni che oltre ad essere a danno della coscienza umana, dello spirito, dell’intelligenza e dell’evoluzione sociale sono solo a vantaggio del piacere della gola che, tra l’altro, la Chiesa considera uno dei peccati maggiori? Che siano i laici e non la Chiesa a chiedere rispetto e amore anche per gli animali non è un controsenso per la morale cristiana?

shantij

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