MESSAGGIO FRANCESCANO DI FRATELLANZA-FRATERNITA’ UNIVERSALE Padre Ernesto Piacentini

IL MEETING “L’ORIENTE INCONTRA l’OCCIDENTE “PER UNA NUOVA CIVILTA’ DELL’AMORE.

(Il sentiero delle religioni)-Conferenza del Prof. Ernesto Piacentini-Teologo francescano

il 10 settembre 2006 a Valfabrica – Aula ex chiesa di San Sebastiano.

INTRODUZIONE

Per fissare bene i contenuti della tematica che ci è stata assegnata, ci sembra opportuno iniziare con quella che era la metodologia corrente nella esposizione delle varie tematiche nello studio delle tesi di teologia, dare cioè la explicatio terminorum dell’enunciato del nostro tema: Il messaggio di fratellanza fraternità universale, lanciato ieri ed oggi da Francesco e dai francescani, valido per la società del III millennio.

Dal Vocabolario siamo edotti che:

1) FRATELLANZA è la relazione che intercorre tra fratelli; ma per fratellanza si intende anche il rapporto di amicizia e di affetto reciproco tra persone che si amano come fratelli. Concretamente fratellanza è anche il nome di alcune associazioni con fini umanitari, assistenziali e simili.

2) FRATERNITA’, sempre dal vocabolario, significa l’affetto fraterno, specialmente fra persone che non sono fratelli di sangue, ed in questo senso si parla di fraternità tra i popoli.
I due termini a vario livello si richiamano a vicenda per cui tratteremo della fraternità fratellanza con riferimento ai contenuto e ai valori di fratellanza-fraternità umana e soprannaturale così come è proposta dal messaggio di dottrina e di azione di Francesco e dei Francescani.

3) MESSAGGIO DI FRATELLANZA-FRATERNITA’ UNIVERSALE FRANCESCANA. A livello umano e soprannaturale la fratellanza-fraternità francescana si qualifica come un messaggio di testimonianza, offerto al mondo, della universale paternità di Dio e dell’universale fraternità dell’uomo.

I contenuti ed i valori di questo messaggio si fondano essenzialmente sull’esperienza di vita evangelica, realizzata un giorno da san Francesco con i suoi primi compagni, che oggi uomini fratelli del nostro tempo, come tutti i membri del Mandir, vogliono rivivere nel nome di Cristo, come segno di speranza, per un dono di pace e di universale fratellanza-fraternità fra tutti i figli di Dio.
E per trattare della fraternità-fratellanza, come tale, nel suo essere e nel suo divenire, si devono tener presenti sia i contenuti e i valori della fratellanza-fraternità naturale, sia i contenuti ed i valori della fratellanza-fraternità spirituale, creata nell’uomo dalla fede cristiana.

PARTE PRIMA
Dopo aver dato il significato etimologico dei termini di questo nostro intervento, passiamo ad esporne i contenuti a vario livello della fratellanza-fraternità francescana.

1) – La fratellanza-fraternità umana.

A livello umano il concetto di fratellanza-fraternità è legato al concetto di consanguineità. Il concetto generico di fratellanza-fraternità assume contenuti di rilevanza in ragione della paternità e della maternità da cui procede.
Oltre la comunione del sangue, l’essere fratelli non è un fatto di scelta, ma di accettazione: tra amici ci si accetta o ci si rifiuta.. Al concetto di fraternità si contrappone in questo contesto il concetto di estraneità: gli stranieri sono coloro che con i fratelli non hanno in comune né il sangue, né la patria. La solidarietà che si istaura tra fratelli di sangue è una solidarietà di vita o di morte.

2) – La fratellanza-fraternità cristiana.
L’uomo viene restituito all’uomo come fratello quando viene restituito a Dio come padre. Non si può dire di amare Dio, che non si vede, se non si ama l’uomo che si vede (I Gv 4,19). L’amore dell’uomo per l’uomo è la misura e la verifica dell’amore dell’uomo per Dio: la validità di ogni orizzontalismo cristiano è ancorata alla verticalità della Croce.
L’amore dell’uomo per l’uomo si traduce in un atto di culto verso Dio. Chi ama il proprio fratello, ha adempiuto la legge. La fraternità cristiana è rivelazione dell’amore di comunione dell’Unità e della Trinità di Dio: è rivelazione dell’amore che è all’origine di ogni paternità in cielo ed in terra. L’amore di comunione di Dio è rivelazione dell’amore di comunione con l’uomo: Dio è onorato dall’uomo e l’uomo è onorato da Dio. La fratellanza-fraternità cristiana è accettazione di Dio come Padre ed è accettazione dell’uomo come fratello: è testimonianza che i discepoli di Cristo sono rinati a vita nuova nella comunione con Cristo.
B

1) – La fratellanza-fraternità francescana.

Ma dopo aver parlato della fratellanza-fraternità a livello umano e cristiano ci si potrebbe chiedere se ci sia ancora spazio per un discorso sulla fratellanza-fraternità francescana, intesa come valore a sé stante, in rapporto alla fratellanza-fraternità umana e cristiana.Un discorso in questo senso non solo è ancora possibile, ma necessario, benché si tratti di nuovi contenuti in senso assoluto.
Infatti, la fratellanza-fraternità francescana si riduce essenzialmente ad una testimonianza concreta offerta al mondo della universale paternità di Dio e dell’universale fratellanza-fraternità dell’uomo.
Suscitato da Dio per il restauro della sua Chiesa, San Francesco si lascia coinvolgere nella responsabilità di costruire il Regno di Dio con tutte le sue possibilità di mente e di cuore.

a) – San Francesco si fa fratellanza-fraternità per restituire all’uomo la paternità di Dio e la gioia di essere fratelli.
Come il Verbo di Dio si è fatto “umanità” per restituire il dono della vita divina a tutti gli uomini, così Francesco si fa “fratellanza-fraternità”per restituire ad ogni creatura l’amore della paternità di Dio e la gioia di essere tanti fratelli. Per la “trasparenza” della sua conformazione di vita con la vita di Cristo, l’esperienza evangelica di san Francesco si pone come “regola di Vita” e come “proposta di sicura osservanza evangelica”. Non si tratta, invero, di una nuova regola di vita, ma senza dubbio di una regola di vita rinnovata, perché fondata sul vangelo.

b) – Testimonianza di Francesco della universale paternità di Dio.
San Francesco durante tutta la sua vita, non ha avuto altra preoccupazione che di aderire a Dio con tutto il cuore. Chiedeva a tutti, ai semplici, ai sapienti, ai perfetti, agli imperfetti come poter raggiungere la via della verità e pervenire a mete sempre più alte (I Celano 9,480). L’amore di San Francesco per Dio si traduce nell’accoglimento amoroso della paternità di Dio-Padre, della fraternità di Dio-Figlio e della comunione di Dio-Spirito Santo: egli risponde all’amore di Dio, uno e Trino, con un canto d’amore che si fa voce e interpretazione di tutto il creato.
“L’onnipotente, l’altissimo, il santissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore e Re del cielo e della terra merita di essere ringraziato, perché per la sua volontà per l’unico suo Figlio nello Spirito santo, ha creato tutte le cose spirituali e corporali, e ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo ha posto in Paradiso. L’uomo non può desiderare e non può volere nient’altro che il suo Creatore, Redentore e Salvatore che è pienezza di bene, totalità di bene, completezza di bene, totalità di bene, vero e sommo bene, che solo è buono, misericordioso, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero e retto che sono è benigno, innocente e puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e di tutti i giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli” (Rnb, 23-63-70).
San Francesco si sente “accogliere” dalla paternità di Dio dal primo momento della sua conversione e la sua risposta alle attese di Dio passa attraverso la sofferta rinuncia all’affetto di suo padre Pietro di Bernardone: “finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli”, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutte la mia fiducia e la pia speranza” (Leg. M.2,4:1043).
San Francesco è pienamente consapevole che è Dio che prende ogni iniziativa nella sua vita, e vuole che la sua vita sia soltanto e semplicemente un “rendimento di grazie” alla bontà e munificenza di Dio: è il Signore che lo ha condotto fra i lebbrosi… è il signore che gli ha dato tanta fede nella chiesa… è il Signore che gli ha dato e gli dà tante fede nei sacerdoti… è il Signore che gli ha donati i frati, cioè i tanti seguaci fratelli… è il Signore che gli ha rivelato di vivere secondo la forma del santo Vangelo… è il Signore che gli ha rivelato il saluto della pace (Test. 110-121)
San Francesco ha quasi paura di porsi come diaframma tra i suoi frati e la paternità di Dio. Egli vuole che i suoi frati si chiamino “frati minori” ossia i fratelli più piccoli della grande famiglia del Padre che è nei cieli (Mt23,8) e fratelli di Cristo. Nessuno deve farsi chiamare padre perché il padre di tutti è Dio (Mt 239). Francesco vuole essere chiamato dai suoi frati soltanto come il loro “servo”, e vuole che come servi siano considerati tutti coloro che tra i suoi frati hanno incarichi di responsabilità. I frati minori devono considerarsi i fratelli più piccoli della grande famiglia di Dio-Padre, sottomettendosi a tutti e a tutte le cose create dall’amore del Padre, per gettare le solide fondamento della vera umiltà nella costruzione della carità, divenendo pietre vive del tempio dello Spirito Santo.

c) – San Francesco testimone dell’universale fratellanza-fraternità dell’uomo.
Dal primato assoluto di Dio-padre, la cui amorosa paternità è all’origine di tutte le cose create san Francesco allarga la sua “intelligenza” ed il suo cuore alla dimensione di una universale fratellanza-fraternità che si incentra su Cristo. Figlio unigenito del Padre, sua immagine e la sua “espressione” perfetta san Francesco brama condividere l’umiltà e la povertà dell’incarnazione del Cristo , affinché seguendo il suo insegnamento ed il suo esempio (Rnb,1:4) la sua vita si traduca in un canto di lode e di gloria il Padre. Egli desidera essere rapito dall’amore di Cristo per morire dell’amore di Cristo, come Cristo si è degnato di morire per amore (Abs:227). In questa visione l’amore per il figlio di Dio e il Figlio dell’uomo è alla base della universale fratellanza-fraternità di tutte le cose: la fratellanza-fraternità di Francesco con tutte e creature nell’espressione di un cantico di lode e di amore a Dio, santissimo e onnipotente, è sorretta da questa proiezione. Tutte le cose portano “significazione” della paternità di Dio, ma l’attenzione di Francesco si rivolge all’uomo, che di Dio porta l’immagine e la somiglianza. San Bonaventura afferma che non c’è da meravigliarsi se la carità di Cristo rendeva san Francesco ancor più intensamente fratello di coloro che portano in se l’immagine de Creatore, e sono stati redenti dal sangue del Redentore, poiché la pietà del cuore lo aveva reso fratello di tutte le creature (Leg M 9,4:1168).

d)– La fratellanza-fraternità di Francesco espressione del rispetto ecologico.

Poiché tutte le cose creato portano “significazione” di Dio, l’anima di san Francesco si riflette in esse come in uno specchio luminoso. Questa trasparenza gli consente di avvicinarsi ad ogni cosa creata con il cuore di un fanciullo, istaurando un rapporto di sintonizzazione e di intesa, che si esprime in un canto di gioia. Per San Francesco, tutte le cose sono le “parole di un canto di gioia, che è preludio alla liberazione dalla corruzione del peccato e dalla morte. Poiché tutte le cose create proclamano la gloria di Dio, san Francesco vuole cantare l’amore dell’”altissimo, onnipotente, bon signore con tutte le sue creature”, e a motivo di tutte le sue creature: “Laudato sie, mi Signore, cum tutte le tue creature”, dice Francesco nel cantico delle creature (Cant.263).

Certi gesti profetici di San Francesco li comprendiamo meglio noi, che assistiamo oggi alla tragedia dello sfacelo ecologico, che non gli uomini del suo tempo. Che egli – come dice il Celeano nella biografia di San Francesco – voglia strappare alla morte gli agnellini che il loro padrone porta al mercato per venderli, legati, belanti e penzolanti” dalle sue spalle (1 Cel. 79:457), non è una “fantasia agiografica”, ma è un gesto che esprime un messaggio ben preciso: l’uomo ha diritto di servirsi , ma non di abusare delle cose create, e tanto meno il diritto di servirsi di esse per appagare la propria smania di dominio e di possesso, distogliendo lo sguardo del Creatore del cielo e della terra.

e) – La Fratellanza- fraternità francescana e il cantico delle creature.

Il cantico delle creature, chiamato anche cantico di frate sole, è l’opera più celebre di San Francesco d’Assisi in lingua volgare. Quasi mezzo secolo prima della nascita di Dante, questo canto purissimo e di una musicalità squisita, a giusto titolo, è considerato come il più antico e il più prezioso Gioiello della nascente poesia italiana. Esso è degno di nota per il suo profondo afflato. Composto quando ormai Francesco era vicino alla morte, esprime una profonda ed entusiasta aderenza al mondo creato, alla stessa materia; esso è un si allo splendore dell’universo, una affermazione del valore degli esseri e delle cose, nel modo nel quali noi li abbiamo ricevuti dalle mani del creatore. La prima strofa esprime una grande slancio di lode, tutta orientata verso l’altissimo. Il Dio che Francesco si propone di lodare, non è uno spirito qualunque che anima il mondo. Ma è il Dio ineffabilmente trascendente, che sta al di sopra di quanto esiste e che “nullo omo e digno te mentovare”. Ma Francesco, dopo la prima strofa, non si sprofonda nel silenzio della contemplazione del Dio altissimo, come se il suo sguardo si fosse sradicato dalla terra. Avviene invece che lo sguardo verticale di Francesco si raddoppia in un movimento di comunione con tutte le creatura. E’ unendosi agli esseri di questo mondo che Francesco vuole dire la lode dell’altissimo. In questo sta precisamente la originalità del suo cantico. Quanti mistici hanno creduto di poter esaltare Dio proclamando l’insignificanza delle cose del mondo. Francesco si avvicina alle creature con umiltà e meraviglia. Le trova belle, bellissime. La sua lode per l’altissimo sarà così una lode delle creature, attraverso la quale egli esprimerà la sua esperienza meravigliata del mondo. Laudato sie mi Signore per frate sole,… per sora luce e le stelle, formate in celo, … per frate vento, per aere, e nubilo e sereno e onne tempo… per sora acqua ,… per frate foco,… per sora nostra madre terra.
Questa lode delle creature, che si ispira ai salmi ed ai cantici della bibbia, ha però una novità: Francesco fraternizza con le creature, con gli stessi elementi materiale. Egli non solo dà ad essi il nome di fratello, di sorella, ma prova realmente per essi sentimenti fraterni. “non si era mai veduto – scrive Tommaso da Celano un tale affetto per le creature” ( “ Cel 165:750). Quale è il significato di questa fratellanza-fraternità: non di sdolcinatezza né di antropomorfismo. Una tale fratellanza-fraternità è segno di una intuizione profonda. Essa si riallaccia al senso della paternità universale di Dio. Infatti Francesco, “considerando che tutte le cose – come scrive San Bonaventura – hanno un’origine comune, si sentiva colmo di pietà ancor maggiore e chiamava le creature per quanto piccole con il nome di fratello e sorella: sapeva bene che tutte provenivano, come lui, da un unico principio (Leg. M.8,6:1145). Dunque è con un senso teologico fortissimo che Francesco parlava del sole, delle stelle, del vento, dell’acqua, del fuoco, … come fossero fratelli e sorelle. Ai suoi occhi, uno stesso slancio d’amore generava tutti gli esseri e creava fra di loro dei legami di stretta parentela. “In ogni creatura, come in un ruscello, egli percepiva con straordinaria pietà lo zampillare unico della bontà di Dio” (Leg. M 9,1: 1162). Questa intuizione faceva nascere in lui una simpatia e una tenerezza universali che erano come l’eco dello stesso amore creante.
Ascoltando Francesco che canta gli elementi della creazione, noi ascoltiamo così il suo sogno profondo. Il suo messaggio di fratellanza-fraternità universale. Il cantico delle creature è il canto dell’uomo pienamente riconciliato: con se stesso, con la natura, con i suoi simili, con Dio. Non è stato per sfida che Francesco aggiunge alla lode delle creature una strofa per cantare il perdono e la pace. “Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e sostengono infirmitate e tribulazione. … ca da te altissimo saranno incoronati. Perfino la stessa morte non spaventa Francesco. Quando conosce dal suo medico che gli restano pochi giorni di vita, canta anche sorella morte: Laudato si, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo omo vivente può scappare. E’ il messaggio di Francesco a tutti gli uomini del nostro tempo: vivere una fratellanza-fraternità universale.
La singolare familiarità con tutte le creature fa di Francesco il loro custode preferito e quindi il confidente del loro mistero. Ed è per questo che Giovanni Paolo II il 29 novembre 1979 con la lettera Apostolica Inter sanctos praeclarosque viros, proclamava San Francesco di Assisi Patrono celeste dei cultori di ecologia, riconoscendo che egli “ha venerato la natura come un dono meraviglioso dato da Dio al genere umano”. E questo riconoscimento ufficiale del magistero della Chiesa diventa un invito a tutti gli uomini di buona volontà a seguire l’esempio del poverello di Assisi a riconciliarsi con Dio e con le creature, che sono sua opera e suo dono munifico. Per questo Francesco ha il potere di ricondurle nuovamente a Dio, accordandole in una rinnovata amicizia, nel suo cantico delle creature. La sua presenza umile e fraterna diventa un luminoso segno di speranza, ai nostri occhi resi inquieti da tanti “inquinamenti”che minacciano non solo la via della natura, ma la stessa vita dell’uomo. Ed allora accettando il messaggio della fratellanza fraternità universale francescana trasmessoci dalla via e dall’azione di Francesco deve essere rispettata accettata e darci la forza di seguirlo in questo messaggio di realizzazione della Pace tra tutte le creature del mondo riconoscendo che essendo tutte provenienti da Dio in quanto da lui create sono tutte da considerasi ed essere fratelli e sorelle.
f) – Dinamismo della fratellanza-fraternità di Francesco: componente cultuale, componente apostolica e componente comunionale.
Nei suoi contenuti e nei suoi valori di testimonianza della paternità di Dio e della fratellanza-fraternità di Dio, il dinamismo della fratellanza-fraternità francescana si qualifica e si sviluppa attraverso la complementarietà e l’essenzialità di tre componenti di fondo: componente cultuale, componente apostolica, componente comunionale.
La fratellanza-fraternità francescana è prima di tutto una fratellanza-fraternità cultuale, perché è costituita da “fratelli” che con un “patto di amore” (la professione) si sono consacrati al culto di Dio e, per amore di Dio, al servizio dell’uomo: la vita casta, povera e obbediente di questi uomini-fratelli è essenzialmente una espressione di cultualità, che riconosce e proclama il primato della paternità di Dio su tutto il creato.
La fratellanza-fraternità è una fratellanza-fraternità apostolica, perché è stata voluta da Dio e dalla Chiesa per un annuncio di salvezza a tutti gli uomini: andando predicate il vangelo; predicate la conversione al vangelo (facere et praedicare poenitentiam): chi crederà sarà salvo.
La fratellanza-fraternità è una fratellanza-fraternità comunionale di uomini che hanno creduto al vangelo: essi si accettano e si lasciano accettare vicendevolmente ce fratelli, perché accolgono nella bontà la paternità di Dio, la fraternità di Cristo e la comunione dello Spirito Santo. Essi osservano un “codice di comunione” (Regola) per avere in se stessi gli stessi sentimenti di san Francesco.
Questo è il messaggio di fratellanza-fraternità di Francesco annunciato da lui personalmente durante la sua vita e lungo i secoli dai suoi seguaci. E questo messaggio di fratellanza-fraternità francescana è sentito oggi non solo dagli stretti seguaci di san Francesco, cioè dai suoi tre Ordini Francescani (frati del primo Ordine, Suore clarisse del secondo Ordine, e Terziari del terzo Ordine), ma anche da tanti cristiani che si accostano per al suo spirito per un dialogo ecumenico, e tanti altri uomini che a livello interreligioso sentono il fascino di Francesco.

II PARTE

CONTRIBUTO DEL MOVIMENTO FRANCESCANO, OGGI,

(ALL’ANNUNCIO E REALIZZAZIONE DEL MESSAGGIO UNIVERSALE FRANCESCANO DI FRATELLANZA-FRATERNITÀ DI SAN FRANCESCO, DEI FRANCESCANI E DI TUTTI I SIMPATIZZANTI DI FRANCESCO, E DEL SUO MESSAGGIO, CRISTIANI E NON CRISTIANI),

PER LA CRISTIFICAZIONE E CONSEGUENTE VERA PACE DEL MONDO.

Oggi, nel mirino e all’ordine del giorno c’è il mondo è nella sua complessità e interessi come pure nelle sue varie caratteristiche e dimensioni: da quella economica a quella politica, da quella culturale a quella religiosa e interreligiosa, e in questo con validità e puntualizzazione di interessi vari.
Anche per la Chiesa, in questo contesto il tema del mondo nelle circoscrizioni dei vari continenti, ha costituito l’argomento di due Sinodi dei Vescovi a carattere continentale. Il primo nel 1991, dopo la caduta dei muri che la dividevano, il secondo nel 1999, in preparazione al Grande Giubileo del 2000. In seguito il Santo Padre Giovanni Paolo II ha diffuso una Esortazione con connotazioni universali, che fa seguito all’ultimo Sinodo dal titolo “Ecclesia in Europa”. E’ una esortazione ad ampio respiro che ci chiama direttamente in causa come cristiani e come francescani ponendoci degli interrogativi pregnanti ed urgenti. E’ quindi particolarmente significativo, oggi, che il movimento francescano voglia riflettere sull’Europa e sul mondo e vedere che cosa esso può fare per risolvere la sua crisi attraverso una nuova evangelizzazione cioè la sua rievangelizzazione, oggi, come fece San Francesco al suo tempo.
Il mondo è in crescita, ed in trasformazione, non solo, ma sotto l’aspetto cristiano è in profonda crisi. Il mondo e l’Europa rischiano di non riconoscersi più con lineamenti cristiani, di non averli mai avuti annunciati, e quindi ha bisogno di una nuova evangelizzazione, o rievangelizzazione. E’sotto gli occhi di tutti infatti che i processi evolutivi dell’Europa e del mondo sembrano aver luogo fuori di una visione evangelica della vita, della storia e del creato così che verrebbe a mancare, nel cammino di integrazione dei popoli, una casa comune, un fondamento forte che ne garantisca la costruzione sulla solida roccia della fede in Dio Trinità, in Dio creatore, in Dio Padre, in Dio Salvatore e Santificatore dell’umanità, specialmente in Dio Incarnato: Gesù Cristo. Occorre riflettere per conoscere e sapere che cosa fare come movimento francescano, dietro l’esempio di San Francesco. Occorre riscoprire le radici comuni cristiane dell’Europa, degli Europei e di tutti gli uomini fratelli in Cristo per non perdere la propria identità nel momento in cui, per il fenomeno inarrestabile della globalizzazione ci si apre agli altri popoli per sentirsi cellule vive della grande famiglia umana in cui tutti devono essere fratelli e figli dell’unico Padre che è il Dio di tutti.
Ma per vivere bene il presente e programmare un futuro migliore occorre ripercorrere le tappe di Francesco e del movimento francescano lungo i secoli per trarre oggi conclusioni operative di metodo e di contenuti inculturati nell’Europa e nel mondo di oggi avendo fissato bene il fine di ogni attività di nuova evangelizzazione.
In altre parole occorre partire dall’idea di fondo che il fine di ogni azione quale contributo evangelizzatore da parte del Movimento Francescano deve essere la cristificazione di tutto il vario tessuto dell’Europa e del mondo. Ricordarsi sempre che l’inculturazione della fede, la evangelizzazione, la nuova evangelizzazione deve essere sempre cristificazione come è avvenuto nel passato, nel primo, nel secondo millennio e come deve avvenire oggi nel terzo millennio.

a) La cristificazione nel primo millennio in Europa.
Circa 38 anni fa e precisamente a Pescara, nel settembre del 1977, durante il Congresso canonistico Pastorale, prendendo atto della nuova situazione che si era creata in Italia con la legge sul riordinamento nel calendario liturgico e civile in Italia di alcuni giorni festivi con effetti civili e religiosi, presentammo una comunicazione sui fondamenti teologico-giuridico-pastorali che avevano guidato la Chiesa lungo i secoli nell’azione di santificazione delle feste civili e pagane. In quell’occasione ci limitammo a richiamare soltanto due principi, uno di ordine teologico, l’altro di ordine pastorale. Essi sono validi anche per l’azione che il Movimento francescano, ed in fondo anche il Mandir della Pace, deve svolgere a proposito dell’evangelizzazione, di tutte le genti, oggi.
Il principio teologico consisteva nelle parole imperative di Cristo: “Andate dunque, istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare quello che vi ha comandato” (Mt 28,19-20).
Il principio pastorale invece è quello che fu formulato in una lettera di Papa Gregorio Magno (590-604) quando esortava Sant’Agostino vescovo di Chanterbery ed un gruppo di missionari come inculturare la fede e i vari riti cristiani presenti a Roma e in Gallia. Il Papa scriveva nella sua lettera ad Agostino: Risponde Papa Gregorio: la tua Paternità fraterna (il Vescovo Agostino) è a conoscenza della consuetudine della chiesa romana nella quale è stata educata. Ma io preferirei che, se vi fosse qualche cosa da te trovato sia nella Chiesa di Roma, sia di Gallia o in qualsiasi altra Chiesa,che possa maggiormente piacere all’onnipotente, tu agisca sollecitamente affinché con una itruzione fondamentale lo infonda nella mente degli Inglesi… Quindi raccogli dalle singole chiese tutto ciò che è pio, religioso e retto, e raccolto quasi in un mazzolino deponilo nella mente degli Inglesi” (Historia Ecclesiasticaa, in PL, 85,pp.58-59).
Non si tratta di confronto, o di miscelazione selettiva tra valori di culture diverse, ma di sostituzione totale e radicale di quello che era categorialmente pagano e mondano, nel senso ampio del termine, in tutto ciò che è categorialmente cristiano
In tutto il primo millennio si è evangelizzato in questo modo. La cristianità passata attraverso i travagli ed i rapporti tra i Vescovi-Diocesi e gli abati-monaci-abazie, ma arricchita dalla testimonianza dei santi, dei confessori, ed anche dei martiri; passata inoltre attraverso le invasioni barbariche sempre tra i due poli Impero e Chiesa; e passa anche attraverso la ruralizzazione dell’Europa, con la nascita dei Comuni fino ad arrivare a San Francesco.

b) La cristificazione nel II millennio con San Francesco e il Movimento Francescano
per realizzare la fraternità fratellanza universale

Quando nel 1182 nasce San Francesco nel comune di Assisi la società europea presentava un aspetto singolare. L’unità e l’universalismo medioevali non avevano ancora trovato una compiuta e completa espressione filosofica e artistica, che raggiungeranno nel secolo seguente con la grande sintesi della scolastica, con l’arte gotica e con l’arte poetica che raggiunge la sua espressione più alta nella Divina Commedia. Eppure unità e universalismo medioevale vanno già perdendo la loro compattezza politica e religiosa. Ma un fatto nuovo si delinea appunto in Europa, particolarmente in Italia. Tra le due grandi forze della Chiesa e dell’impero, aiutata dai vescovi, combattuta dai feudatari, è comparsa un’altra forza: il Comune. Comune vuol dire nuclei di cittadini che lavorano, producono, trafficano, viaggiano, maneggiano il denaro e con il denaro il potere, e vogliono governarsi da se, abolendo servitù feudali e ingerenze di vassalli grandi e piccoli: Comune vuol dire concentramento di coloni dispersi. Comune vuol dire lento assorbimento della plebe rustica nella plebe urbana, sostituzione della economia monetaria nell’economia terriera, aumenti di fiere e di mercati, moltiplicazione di piccole aziende industriali e commerciali, in cui l’artigianato si sviluppa attraverso la specializzazione individuale e si coordina nelle maestranze.
Questo radicale cambiamento politico ed economico, che si dice pur dentro l’universalità dell’impero, produce una via molto più attiva e mobile di quella feudale, con esigenze di spirito ben diverse, che si manifestano tra l’altro nel fatto significativo della diffusione e dell’uso del volgare. La trasformazione di una lingua è cosa tanto grave, che non avviene senza una trasformazione di civiltà; l’arrivo della lingua volgare annuncia un popolo nuovo.Questo popolo nuovo, costituito a Comune, se sfuggiva alla gerarchia feudale, sfuggiva anche all’influsso benefico di una delle più grandi forze della Chiesa: il Monachesimo
Invero le abbazie come centri di lavoro e di preghiera erano divenute grandi centri di evangelizzazione, di educazione, di cultura. Le abbazie avevano le loro biblioteche e le loro scuole, ma si assumevano anche la bonifica di vaste estensioni di terre, prosciugavano paludi, dissodavano territori incolti: esse, insieme con l’agricoltura, l’ordine, il benessere, portavano la Croce la dove ancora si adoravano gli idoli.
Ma avveniva che i monaci non uscivano dalla clausura. Ed ai primi del duecento in Italia, la loro voce non può arrivare a quei contadini che lavoravano nei Comune o si davano al commercio viaggiando. Ed in questa situazione arrivarono gli eretici: Catari, Valdesi, Patarini. Essi disseminarono i loro principi di preteso ritorno alla vita evangelica di povertà, di lavoro, di pseudo comunione e di ribellione alla Chiesa. Si facevano ascoltare penetrando tra gli artigiani; e cominciavano da un argomento che adescava tutti: il mal costume del clero, diffamavano vescovi, clero, sacerdoti, monaci, alle volte con fondamento di verità; poi dicevano di essere poveri, casti, veri seguaci di Cristo. Spiegavano il vangelo al pubblico in volgare, mentre nelle chiese tutto si faceva in latino. Alcuni diffondevano idee apocalittiche di un prossimo anticristo. Essi incantavano le folle. Tutti, poi, con l’argomento della povertà toccavano intimi interessi, facendo breccia in quella società dove se era affievolita la distinzione tra i nobili e servi, ma già si distinguevano bene i maiores e i minores. Dopo la metà del secolo XII, queste voci profetiche si rinvigorivano per opera di Gioacchino da Fiore, che prediceva una terza età, età dello spirito, età di purificazione della chiesa. Queste dottrine e queste oscure profezie turbavano gli animi, i quali nel lavoro non sì immergevano mai tanto da dimenticare il problema dell’eternità; problema vivissimo in quel secolo per cui la religione aveva un valore totale.
Intanto le forze antiche sussistevano acconto alle nuove, impero, feudalismo, cavalleria erano tuttora istituzioni, non solo parole; pur essendo in decadenza serbavano una loro grandezza, destinata a crescere nell’immaginazione e nell’arte
Invero il medioevo feudale ha in un certo senso la stabilitas loci, aperta alla contemplazione: è il cerchio ben definito dell’Ora et Labora. IL Comune invece è in movimento e il movimento è azione. Ne risultavano due stati diversi. La Chiesa aveva pensato al primo con le grandi istituzioni monastiche, domatrici di barbari, educatrici di cavalieri e di servi della gleba, assolutrici di oppressori pentiti e di oppressi. Ma ai nuovi abitanti dei borghi, che non valevano saperne di latino, che si spazientivano dei lunghi canti liturgici, che non trovavano più il tempo per salire a chiedere la pace ad una maternamente accogliente abbazia, che cominciavano a leggere e a scrivere per conto loro, che cosa dava la Chiesa. L’opera di sacerdoti, alcune volte ottima, alcune volte manchevole, non riparava a tutto. Le eresie s’infiltravano nelle masse popolari, specie in quell’artigianato minuto, che davano il massimo contributo alle sette. Alla fine del secolo XII si sente tra i popoli cristiani una duplice esigenza: uniformare da una parte più strettamente la vita al Vangelo, riprendere cioè la cristificazione dell’Europa che si doveva riappropriare di Cristo; dall’altra di valorizzare cristianamente le nuove forme di vita, sopra tutto quella che distinguerà la civiltà moderna, radicandola maggiormente e più stabilmente nel Vangelo . E allora il Signore mandò San Francesco.
1) L’uomo Francesco nel suo carattere di uomo sente i contrasti del secolo e li risente proprio perché nella sua personalità di santo possa comporli, placarli, e segnare la via alle nuove forze . Il suo tempo tra feudalesimo e i Comuni, tra l’imperialismo medioevale e l’enuclearsi delle nuove nazioni, tra il latino e il volgare, tra l’ascesi e la dissolutezza, gli comunica spirito di gerarchia e fierezza di individualità, fantasie cavalleresche e virtù costruttrici, desiderio di rinuncia e ardore di vita.
La sua giovinezza sente il fascino del peccato, ma egli ne resta disgustato ed inizia allora un iter che lo porterà a scoprire il Cristo da incarnare nel suo tempo. E allora inizia la sua conversione, la predicazione del vangelo contro gli eretici, ama Dio, ama il prossimo e le creature, si da alla preghiera e nell’unione con Cristo, riceve le stimmate scoprendo ed amando l’umanità di Cristo, è povero, è casto, è ubbidiente e fedele alla Chiesa, è dedito alla predicazione, apprezza ed ama il lavoro, tende a raggiungere la perfetta letizia, trasmette il suo carisma al suo Ordine, o meglio ai suoi tre Ordini, l’Ordine dei Frati Minori, l’Ordine delle Clarisse e l’Ordine Francescano Secolare.
2) Quando San Francesco prese a seguire il vangelo e nella predicazione riprese la
cristificazione del suo tempo, non credeva di determinare una rivoluzione di coscienze. Ma quando si accorse che numerosissimi uomini correvano intorno a lui, sentì il bisogno di scrivere una Regola, che per lui era seguire e vivere il vangelo sine glossa. E quindi allargò la sua predicazione non solo in Umbria, in Italia, in Europa ma anche in Africa attraverso il Marocco, in attraverso la Palestina.
Il movimento religioso che san Francesco suscitò risponde alle esigenze dell’età in cui egli viveva: riforma evangelica, rivalutazione cristiana dell’azione. Esso accoglie quel tanto di verità che potevano avere le eresie, senza i loro errori e i loro vizi, unendo il ritorno alla povertà e alla semplicità dei primi secoli cristiani con la profonda sottomissione a Roma.
Rivalorizzare il lavoro benedettino è come la presa di possesso di tutti i valori della vita: ribenedire i campi, i libri, l’arte, la dignità umana, ritrovare altre dimensioni alla teologia, alla filosofia, alla spiritualità. Il francescanesimo sorto con i Comuni e con il nuovo ordine economico e politico della società, intende il compito dell’apostolato alla lettera, come lo praticò Gesù Cristo.
Proprio per questo tutto il cristianesimo del passato è accolto da San Francesco e dai Francescani con immedesimazione precisa nell’apostolato della parola e della preghiera, con un senso nuovo di amore e di letizia che, permeando lentamente tutte le classi sociale, darà una tonalità più serena alla vita su tutto il vivere europeo sociale cristiano.
San Francesco ha voluto far sentire al mondo quello che il mondo di frequente dimentica, o meglio, non riesce a comprendere: la felicità soprannaturale del Vangelo.
E questa spiritualità di Francesco e di tutto il movimento francescano ha continuato lungo i secoli, con tentativi di essere sempre fedeli e coerenti a questa eredità e azione apostolica nella chiesa e nel mondo, e particolarmente in Europa dove in modo speciale il francescanesimo sviluppa le sue radici e i suoi frutti culturali europei cristiani.
E così nel duecento: si è agitato il problema della povertà; le precisazioni sul carisma francescano quale espressione di maggiore attaccamento a Francesco; i pensatori che sviluppano e lanciano tra le altre cose la corrente di pensiero teologico-filosofico che priorizzando la volontà-amore, rispetto ai Domenicani che priorizzarono e priorizzano l’intelletto-conoscenza, daranno una linea di pensiero che verrà sempre più sviluppata nel secoli seguenti; i grandi pensatori francescani Alessandro D’Ales, San Bonaventura, Scoto, ecc.; i Santi Francescani, Sant’Antonio di Padova, Santa Chiara, la pietà francescana, , il Terzo Ordine e i suoi Santi, il francescanesimo e l’arte.
Nel trecento: le lotte per a povertà, la spiritualità francescana, le missioni, i Terziari secolari, i terziari regolari.
Nel quattrocento: l’Osservanza, i predicatori di penitenza e la loro missione; i santi, il pensiero teologico.
Nel cinquecento: francescanesimo e rinascimento, riforme francescane, missionari, pietà francescana.
Nel settecento: risveglio filosofico, continuo difesa dell’Immacolata dottrinale e pietistica, I francescani, il quietismo e il giansenismo… missioni.
Nel settecento: Giurisdizionalismo, Giansenismo, cultura, arte, missioni, predicazione, rivoluzione francese e francescanesimo.
Nell’Ottocento: la francescanofilia dell’ottocento, la definizione dell’Immacolata, il pensiero francescano, la cultura francescana, la pedagogia (P. Gregorio Girard), gli storici i predicatori,missioni in Africa, in America , in Asia, i terziari.
Nel novecento: Durante tutti secoli si è cercato di incarnare quanto possibile il carisma francescano fino a che si è giunti al novecento, al termine del secondo millennio con tutte le crisi, le problematiche ed i bisogni dell’Europa che oggi come mai ha bisogno di un ritorno di San Francesco che riprenda la cristificazione.
Inizi del Terzo Millennio: ora nel nostro inizio del Terzo Millennio, il francescanesimo si deve mettere all’opera.

c) Il Mondo Cristiano nel terzo millennio e l’opera di fratellanza fraternità del movimento
francescano.
Il mondo dell’inizio del terzo millennio, si trova infatti in uno stato di crisi che possiamo considerare più grave, più complessa e pericolosa della crisi dell’inizio del secondo Millennio, ai tempi di San Francesco.
Il francescanesimo oggi ha bisogno di un radicale ripensamento del mondo per far fronte alle sue sfide di oggi ma nella fedeltà al carisma di cristificazione di Francesco.
Invero il mondo cristiano va continuamente ampliandosi con l’aggregazione di nuovi paesi, popoli e cultura, al punto che ci ritroviamo membri di una società ormai multirazziale, multiculturale e multireligiosa, con le sue esigenze e pretese di non vedere più i crocifissi fuori dell’ambiente religioso e di non realizzare il presepe o i canti natalizi nelle scuole. Molti si dicono cristiani, ma di cristianesimo hanno ben poco. Si percepisce che ci viene richiesto necessariamente di crescere in una mentalità di conoscenza reciproca, di collaborazioni nuove, di tener conto di nuovi bisogni, di adattare l’annuncio della fede, ecc… Ma nello stesso tempo assistiamo all’insorgere di reazioni e di atteggiamenti di difesa, di paura di perdere la propria identità, con il conseguente ripiegamento in particolarismi di ogni tipo, come esclusioni do tipo razzista; come la crescita dei fodamentalismi, e nell’ambito interno di provincialismi, che minano le basi della dimensione profetica essenziale alla vita del cristiano e di tutti gli uomini figli di Dio e fratelli in Cristo..
Ma a questi pericoli o sfide del mondo dell’inizio del terzo millennio, vi è un pericolo fondamentale di cui già abbiamo accennato da un punto di vista teorico, ma che nei suoi aspetti pratici è ancora più pericoloso, cioè la globalizzazizone. Essa è fondamentalmente politica ed economica, ma che oramai ha decise dimensioni religiose, specialmente con le teorie della New Age. Il pericolo cioè che ci si incammini nel riconoscimento di una specie di super religione in cui si ritrovano tutte le religioni, ma senza che nessuna di esse vi si riscontri identificata interamente e singolarmente, ma solo in parte. I fondatori capi di religioni: Cristo, Bhudda, Maometto, ecc., vi si trovano tutti, ma senza le loro identità. Cristo per esempio non sarebbe più sia Dio, sia Dio incarnato, sia Gesù uomo e Dio.
Bisogna ritornare alla cristificazione secondo quello che stabiliva San Gregorio Magno quando diede il principio teologico-pastorale della Cristificazione. E cioè tener sempre presente i contenuti ed i modi di evangelizzaze, come fece San Francesco. Il suo messaggio di fratellanza fraternità universale deve trovare riscontri concreti e fattivi anche oggi da parte di ognuno di noi.
Per cui ad ogni cristiano, il movimento francescano, e tutti gli uomini di buona volontà che si considerano fratelli, come ad Agostino per la cristificazione dell’Inghilterra, si chiede oggi:
1) di essere CAUSA AGENTE DI CRISTIFICAZIONE e cioè agire con sollecitudine, di raccogliere…, di scegliere selezionando e componendo con cura in un insieme ben strutturato(sollecite agere… colligere… eligere in fasciculum / come causa agente);
2) di tener presente LA CAUSA MATERIALE DELLA CRISTIFICAZIONE, cioè accettare tutto ciò che nelle tradizioni e nell’insegnamento delle varie chiese è cristianamente pio, religioso e retto (quae pia, quae religiosa, quae recta sunt… de multis ecclesiis… ex singulis quibusvis ecclesiis / come causa materiale);
3) di perseguire LA CAUSA FINALE DELLA CRISTIFICAZIONE perché i contenuti della cristificazione siano trasfusi nella mente degli uomini, cioè nel loro modo di pensare e di vivere (infundare… quasi in fasciculum apud mentem / come causa finale);
d) tenere fissa LA CAUSA FORMALE DELLA CRISTIFICAZIONE, e cioè in modo che questi valori cristiani, questi modi di pensare e di vivere divengano consuetudine e modo di vivere stabile per loro, cioè recezione stabile di una nuova cultura: quella cristiana (in consuetudinem deponere … / come causa formale).
Si verificherà allora una piena cristificazione del mondo, all’inizio e nello scorrere del Terzo Millennio attuando il messaggio francescano di fratellanza-fraternità universale, nel riattivare da parte di tutti gli uomini, che si riscoprono tutti fratelli perché figli di un unico Dio, secondo il carisma di Francesco nella dottrina e nell’ azione, nell’agire e nell’essere. Tutti oggi dovremmo sentirci ed essere un Francesco Redivivo”.

TERZA PARTE

LA VIA PER EVITARE LA GUERRA E VIVERE NELLA PACE FRATELLANCA FRATERNITA’

Tutti nel mondo cercano la pace, almeno dicono di cercare la pace. Ognuno tenta le sue vie per trovare e realizzare la pace. Ma purtroppo la pace non si realizza nel mondo e si sta continuamente in lotta, in guerra. Ognuno crede sempre di stare da parte della verità rispetto agli avversari. Tutti ritengono comunque che la guerra è uno scandalo, è un qualche cosa di incomprensibile, di irrazionale, di sconcertante e di inquietante. I risultati della guerra sono la distruzione e la morte.
Nelle prime quattro settimane di guerra, in corso questi giorni, tra Israele e Libano si sono registrati 900 morti, 3.000 feriti, 1 milione di sfollati, cioè un quarto della popolazione libanese. E allora ci si domanda sempre con irrequietezza. Ma perché la guerra, perché non si fa qualche cosa per evitarla seriamente, e che cosa bisogna fare per realizzare veramente la pace. Gli appelli e gli inviti agli uomini di buona volontà sono insistenti per realizzare questa sospirata pace.
“Invito tutti – a ripetuto ultimamente il Papa – a continuare a pregare per la cara e martoriata regione del medio oriente. I nostri occhi sono pieni delle agghiaccianti immagini dei corpi straziati di tante persone, soprattutto di bambini, in particolare, a Cana e in Libano. Desidero ripetere che nulla può giustificare lo spargimento di sangue, da qualunque parte esso venga. Con il cuore colmo di afflizione, rinnovo ancora una volta un pressante appello all’immediata cessazione di tutte le ostilità e di tutte le violenze, mentre esorto la comunità internazionale e quanti sono coinvolti più dirittamente in questa tragedia a porre al più presto condizioni per una definitiva soluzione politica della crisi, capace di consegnare un avvenire più sereno e sicuro alle generazioni che verranno”(L’Oss. Rom., 3 agosto, 2006, p.1).Ma viene da domandarsi. Che cosa è la guerra? Perché essa si scatena nella vita dell’uomo nel mondo? E quale è il vero modo di evitare la guerra e far regnare solo la pace?
La guerra, da un esame socio politico funzionale economico ed evoluzionistico è considerata come il conflitto violento tra società e gruppi umani organizzati. La sua importanza nella evoluzione delle società storiche è paragonabile solo all’importanza della caccia nell’evoluzione della specie umana. La guerra costituisce uno dei principali oggetti dell’attenzione della storia, della letteratura e delle arti. Minore interesse essa ha suscitato tra le moderne scienze sociali, tendenti piuttosto a dedicare i loro studi ai fenomeni di cooperazione e di scambio non violento. Tuttavia la dimensione dei fenomeni bellici del nostro secolo è stata tale che l’eliminazione della guerra costituisce oggi uno dei principali valori alla cui realizzazione le scienze sociali cercano di dare il loro contributo.
Oggi poi non si parla solo di violenza o di guerra armata, ma anche di guerra economica, guerra psicologica, guerra fredda, guerra ideologica. La diffusione di questi tipi di conflitti è caratteristica della situazione atomica, in cui la guerra di tipo assoluto e totale, la rende praticamente inagibile come strumento di “politica estera”, e di risoluzione delle vertenze internazionali.
In tutta questa situazione l’uomo cerca di sfuggire la guerra, cerca la pace: ma la cerca per vie sbagliate poiché l’uomo, specialmente quello che fa politica, o la politica in genere (la pace politica) pensano di trovarla in periodi di non belligeranza, o nella parità degli armamenti, nella convinzione che se uno vuole la pace deve preparare la guerra (si vis pacem para bellum).
Ma la vera, l’unica via per eliminare la guerra ed avere la pace è quella di accettare Cristo che è la nostra pace: Ipse est pax nostra. E Cristo, nostra pace, ci ha detto che dobbiamo amare gli altri uomini non come se fossero avversari, ma come nostri fratelli. Egli infatti ci ha detto: Ama il prossimo tuo come te stesso, e non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te tesso. Se quindi l’uomo vuole evitare la guerra e vivere nella pace, deve convertirsi. Deve riconoscere nell’altro un fratello, figlio dell’unico Padre che è Dio, secondo il messaggio di fratellanza fraternità di Francesco.

P. Piacentini Ernesto

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– Annuncio e cultura – Spiritualità dell’inculturazione – Globalizzazione – Kolbe modello di
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