Il Mito del Giudizio Universale nella Cappella Sistina di Giancarlo Litofino

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Assisi 11/13 settembre 2001-“Meeting:”L’Oriente incontra l’Occidente :Insieme per la Pace nel terzo millennio” Relazione di Giancarlo Iacomucci in arte Litofino sul tema: “Il mito del Giudizio Universale nella Cappella Sistina” Le premesse sono : 1) Vangelo di Matteo (versetti 26-27, par.10): “Non temeteli dunque. Non c’è nulla di coperto che non debba essere svelato, e nulla di nascosto che non debba essere conosciuto. Ciò che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; quel che udite nell’orecchio, predicatelo sui tetti”, perché da lì a poco avrei svelato dei segreti. 2) Le parole di Ermete Trismegisto nel Pimandro (cap.V) la dove parla “Il Dio invisibile è visibilissimo” se analizziamo la sua creatura cioè noi in rapporto al creatore (Dio), così come guardando un quadro possiamo conoscere i pensieri del pittore al momento della creazione dell’opera. Tutto questo è molto affine con la scoperta del volto subliminale di Michelangelo nascosto tra le “pieghe pittoriche” del Giudizio universale nella Cappella Sistina, perché alla corte dei Medici, in quel periodo, si traducevano proprio gli scritti di Ermete. Inoltre, considerato il titolo del meeting:L’Oriente incontra l’Occidente” come premessa, ho parlato della “Creazione di Adamo” di Michelangelo nella volta della Cappella Sistina, perché ho considerato che tale titolo era perfettamente rappresentato nell’immagine (Creazione d’Adamo), la dove l’occidente, razionale e scientifico, era impersonato dalla scoperta del neurologo Frank L. Mehberger che afferma che la forma del Dio creatore attorniato da angeli è incredibilmente simile all’immagine di una sezione sagittale del cervello umano. Ma Mehberger fa una mezza scoperta, perché non tiene conto, pur suggerendolo, del colore del manto che avvolge il divino. Questo manto color rosso sangue più lo svolazzo nella parte posteriore, ci suggeriscono la forma del cuore con la principale vena “l’aorta”. Come vedi, la sezione sagittale del cervello è anche e contemporaneamente, secondo me, la sezione del cuore, cosa che sicuramente avrebbe colpito di più l’uomo orientale più intuitivo ed interiore. Perciò come vedi l’oriente, il cuore, e l’occidente, la ragione, sono contenute nella stessa forma del divino e sono un tutt’uno. Quando quest’unità avviene, quando c’è equilibrio tra testa e cuore allora, e solo allora, si può creare l’uomo cioè l’Adamo, il vero uomo. Questo è quanto ci suggerisce Michelangelo con il suo lavoro. Questa è la premessa, la causa prima, della gnosi universale che unifica tutte le religioni e tutte le sfaccettature della conoscenza umana, che al di là dell’apparente frammentazione esteriore, coincidono perfettamente quando il tutto è riportato alla nostra singolare ed unica esperienza interiore. E’ questo il messaggio profondo che Michelangelo ci lascia con il Giudizio universale. Rappresentandosi in forma inconfondibile al centro della sua opera, sposta tutto l’interesse dell’osservatore, che penetra il vero soggetto dell’affresco, dall’esteriore (il Cristo storico giudicante della fine dei tempi) con il Cristo interiore, con il se stesso (profilo subliminale), che si giudica, quindi si conosce, ed è questo giudizio interiore il vero giudizio universale cui siamo tutti personalmente chiamati. La parola Apocalisse, nel linguaggio comune, è diventata la fine del mondo, l’Armagedon, la guerra finale, il giudizio universale e, in effetti, è vero, se tutto rimane esteriore a noi, ma la conoscenza universale, perfettamente illustrata da Michelangelo, parla chiaro: la fine del mondo è e deve essere la fine del modo di vedere le cose esteriori a noi. Finché il tutto non è visto e vissuto in prima persona corriamo, come umanità, dei grossi pericoli. Se invece ci mettiamo al centro degli eventi, al centro del nostro personale giudizio universale così come si rappresenta Michelangelo al centro dell’affresco, allora e solo allora ci sarà la conoscenza di se e la parola Apocalisse riprenderà per noi il suo vero significato: Apocalisse = svelamento. E quando non ci sono più i veli, che c’impediscono di vedere le cose, allora c’è vera conoscenza. Per finire e far sì che quanto è stato scritto non sia un volo pindarico, è necessario evidenziare la scoperta del profilo subliminale di Michelangelo, per coloro che non ne siano ancora informati: IL VOLTO NASCOSTO DI MICHELANGELO NEL GIUDIZIO UNIVERSALE In alcuni disegni di Leonardo e di Michelangelo ho notato un particolare modulo compositivo che attraverso la giustapposizione di gruppi di figure umane variamente disposte arriva a comporre una più grande figura (tipicamente un volto). La grande figura non è facilmente estraibile a colpo d’occhio perché la percezione è bloccata sulla scala minore (quella delle piccole figure componenti). Superando tale blocco ho potuto individuare nella zona centrale del Giudizio finale della Cappella Sistina il profilo di un volto orientato verso destra. Nel profilo è riconoscibile un gigantesco autoritratto di Michelangelo fedele alle caratteristiche fisionomiche trasmesse dall’iconografia coeva. Infatti, se a partire dalla nuvola che sorregge Adamo/S. Giovanni si fa scorrere in senso orario una linea d’inviluppo lungo la rima azzurra che isola la zona centrale (Cristo e santi) allora si evidenziano in progressione: la zona occipitale del ritratto (contorno del gruppo Adamo) la volta cranica (contorno delle figure sopra il Cristo) la fronte (tra un braccio sporgente e la testa di S. Pietro) i seni frontali (il dorso di S. Pietro) il naso (figura verde inginocchiata dietro S. Pietro) i baffi (gruppo a sinistra di S. Biagio e S. Caterina) la barba (parte dei dannati in caduta). Punti particolari di riferimento sono: l’occhio (contornato dalle gambe di S. Pietro) l’orecchio (figura di S. Lorenzo sulla nuvola /lobo auricolare). Il profilo si può considerare una matrice conforme all’incisione di Niccolò Beatrizet (Beatricetto) che ritrae Michelangelo all’età di 71 anni. Inoltre, per vedere le immagini del profilo e per ulteriori informazioni, si può consultare il mio sito: www.litofino.it Giancarlo Iacomucci, in arte Litofino, nasce a Urbino nel marzo del 1947. A Urbino frequenta l’Istituto Statale di Belle Arti, dove si diploma Maestro litografo nel 1964. La passione per la ricerca di soluzioni grafiche innovative, necessarie alla realizzazione della sua stessa produzione artistica, ha portato Giancarlo Iacomucci a collaborare con alcune fra le più note stamperie d’arte in campo internazionale e ad entrare in contatto con quei grandi artisti contemporanei (Afro, Alechinsky, Burri, Chema Cobo, Fontana, Capogrossi, Sam Francis, Liberman, Manzù, Pasmore, Arnaldo e Giò Pomodoro, Santomaso, Sutherland, Takahashi, ecc.) che, proprio nella sua duttile inventi-va, hanno trovato il veicolo per la corretta espressione dei propri lavori grafici. Pittore, disegnatore, incisore e scultore, Iacomucci è dal 1974 presente come artista sulla scena dell’arte italiana. Fra le altre si ricordano le partecipazioni alle rassegne di Pittura, Scultura, Grafica e Libro d’artista G. B. Salvi e Piccola Europa curate dall’Università di Urbino e Sassoferrato (1978 – 1980 – 1982), al Premio Internazionale di pittura e acquerello Sinaide Ghi a Roma (1977 – 1978), al Premio di pittura Città di Senigallia (1978 – 1979) e al Premio Arte e Ferrovia di Bologna (1982). Prima personale a Roma nel 1979 alla Galleria Amici del Tetto. Nel 1984, 1985 e 1987 è stato uno dei promotori dei Festival d’Arte di Castelnuovo di Farfa. Altra personale a Roma nel 1986 alla Galleria Il Ponte con la quale ha partecipato a varie fiere internazionali. Dal 1980 al 1987 partecipa in prima persona all’esperien-za imprenditoriale della 3K Stamperia d’Arte, riversando in essa la sua ormai ven-tennale esperienza. Dalla fine del 1987 l’artista decide di abbandonare ogni esterna distrazione per approfondire le linee della sua personale esperienza. Nel 1989 espo-ne alla Temple University Abroad a Roma. Nel 1991 è invitato alla V Biennale Internazionale d’Arte Sacra al Museo Diocesano Santa Apollonia di Venezia ed all’estero espone all’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, alla Orchard Gallery di Belfast ed al Museo Italo-Amenicano di San Francisco. Sempre nel 1991 espone alla Grafica Campioli di Monterotondo (Roma). Mostra personale nel 1992 e collettive nel 1993 e ‘94 allo Studio S di Roma. Nel 1994 è presente alla Biennale di Alessandria (Egitto) e alla mostra collettiva alla Galleria Akhenaton a Il Cairo. Mostra personale nel 1995 alla Confraternita S. Maria del Suffragio a Fano (Pesaro) e nel 1996 a Palazzo del Balì, Comune di Saltara (Pesaro). Sempre nel 1996 partecipa alla collettiva “Anticoli… Fiuggi” a Fiuggi. Nel 1997 espone all’Ufficio Culturale dell’Ambasciata Araba d’Egitto a Roma. Nel 1998 personale alla Saletta Paolini-Nezzo a Urbino e nel 1999 all’Associazione d’Arte e Cultura Grafica Campioli a Monterotondo. In occasione delle ultime due mostre tiene una conferenza rispettivamente al Circolo Acli e alla Biblioteca Comunale P. Angelani sulla sua scoperta dal titolo “Il volto nascosto di Michelangelo nel Giudizio Universale”. Ripete questa esperienza (mostra e conferenza) nell’ottobre del 1999 a Marino (Roma) alla Sala Esposizioni di Palazzo Colonna. Nell’aprile del 2000 presenta il suo libro “Il mito del Giudizio universale” (Mamma editori) alla Ex Chiesa Santa Rita dei Poverelli a Roma. Sempre nel 2000 tiene una mostra personale e conferenza a Matelica a Palazzo Ottoni (Macerata). Nel 2001 presenta il suo libro alla Società Dante Alighieri e ad Assisi, nel convegno “L’oriente incontra l’occidente”, oltre all’esposizione di alcuni quadri, tiene una conferenza sulla scoperta del profilo nascosto di Michelangelo nel Giudizio universale della Cappella Sistina spiegando il messaggio esoterico che il grande maestro ci ha lasciato. Per ulteriori chiarimenti si può consultare il sito: www.litofino.it.

shantij

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