Tratto da “La Grande Sintesi della Tradizione Esoterica”, a cura di Guido Da Todi e dedicato al Sacro Leone dell’India: Sri Sri Yukteswar
Le due cause occulte del vegetarianismo
L’origine atlantidea della disciplina vegetariana · Il legame con l’Akasha · La coscienza del regno vegetale dimostrata scientificamente
Ci siamo prefissi, in questo Corso di Lezioni, di porgere allo studente la conoscenza dei tradizionali concetti che formano il quadro fondamentale della saggezza esoterica, come è stata tramandata attraverso i millenni e come, tuttora, viene studiata dai seguaci della Loggia Bianca. Il nostro punto di vista è sempre rimasto analitico, poiché siamo convinti che l’obiettiva presa di posizione di un individuo, di fronte allo studio dell’esoterismo, non gli proibisca di alimentare in lui la dolcezza di un impersonale amore, caldo e vivo, per la verità.
Toccando un argomento come il vegetarianismo e dandone le sue reali ragioni di esistenza — molto diverse da quelle che gli stessi vegetariani suppongono secondo le tradizioni segrete della Magia Iniziatica — forse creeremo delle polemiche. Ma tant’è. Il nostro dovere è di riportare, secondo le esperienze che possediamo e i lunghi studi che abbiamo fatto sull’argomento, l’occultismo nei suoi giusti binari, cercando di battere via la polvere del logoro tappeto di quel che la gente pensa che esso sia, estirpando ogni fanatismo in proposito, ogni agire emotivo, ogni violenza di pensiero nata da stretti punti di vista personalistici.
Le due ragioni fondamentali
Per il momento, non consideriamo le molte ragioni morali che hanno fatto nascere il vegetarianismo nel mondo. Non consideriamo il fatto della crudeltà verso gli animali in se stessa, che spinge i vegetariani a non nutrirsi della loro carne, né lo squilibrio che, secondo essi, porta all’organismo umano l’ingestione della carne.
Due ragioni fondamentali — come viene sottolineato dal Maestro Tibetano nel Trattato dei sette Raggi (Alice A. Bailey, Edizioni Lucis) — sono le vere cause che hanno creato il fenomeno del vegetarianismo lungo i tempi. La prima riguarda la sfera educativa e volitiva del neofita che intraprende il sentiero del discepolato; la seconda ha delle ragioni occulte molto profonde, che delineeremo più avanti.
Grazie all’attrazione magnetica e luminosa, silente e suggestiva della Fratellanza Bianca, da sempre il finito si è allacciato a una forma più alta di esistenza lungo i secoli. Esseri umani avanzati hanno percepito il Messaggio che scaturiva dalle Alte Cime dell’esistenza e si sono incamminati verso il mondo interiore dell’esistenza intensificata. Sia per ragioni karmiche quanto per il loro movimento disordinato di vita, fu necessario — e continua ad esserlo — che quegli individui, chiamati neofiti e discepoli, dessero un severo ritmo di nuova educazione alle proprie facoltà vitali.
Infatti, la loro aura, le loro vibrazioni, i loro pensieri avrebbero contrastato con potenza materiale negativa l’Aura pacata della Gerarchia Bianca. Quindi, non solo il neofita si trova nella necessità di staccarsi da forme di vita esteriori deleterie, ma di crearsi un carattere e una volontà occulti, necessari a ogni mago bianco.
Poiché l’unico ponte che il neofita, al grado di evoluzione in cui si trova, deve e può adoperare agli inizi è il corpo fisico, ecco la ragione per cui tanta importanza ha per lui un’educazione del tutto biologica. Gradualmente, egli penetra nella sfera emotiva, in quella mentale, e tocca gli Eteri Cosmici, se la continuità di proposito risulta coerente. Cessa di eccitare il suo sistema nervoso con l’alcol, di inquinarlo con la nicotina, di scuoterlo con prodotti chimici che agiscano sul simpatico e sul cerebro spinale.
L’origine atlantidea e il legame con l’Akasha
Capita sempre una vita, nel suo arco reincarnativo, in cui il discepolo imponga a se stesso una vita di celibato e segua la dottrina vegetariana. Pochi, però, ne sanno le ragioni. Per quanto riguarda il celibato, ne abbiamo esposto le ragioni nel capitolo dedicato allo studio del sesso dal punto di vista occulto. Ma, per il vegetarianismo, siamo convinti che pochi, di fronte alla massa, ne conoscano le vere ragioni.
Essi certamente ne portano diverse a favore, e tutti sappiamo quali siano: l’amore per gli animali, il rispetto per un regno di vita inferiore, la necessità di ribellarsi alla crudeltà generale nei loro riguardi, e il deleterio effetto di tale nutrimento alla salute fisica. Tutto ciò, però, non si allinea con l’obiettivo punto di vista esoterico e con l’evoluzione graduale della vita planetaria.
Spesso il vegetariano si mostra un emotivo, un fanatico, ricco di complessi di superiorità verso la massa e, in fin dei conti, un individuo che non ha capito a fondo il problema della vita. Difatti, le sue ragioni non possiedono quel senso realistico e tempestivo che pretendono di avere.
Chi scrive ama molto gli animali. Vederne soffrire uno gli comunica un senso di dolore fisico; e sempre si è sforzato, non solo di amarli, ma di educarli secondo le necessità evolutive, sapendo che la loro meta è l’individualizzazione nel regno umano. E ciò diciamo per dimostrare al lettore che il nostro punto di vista non è quello di un arido intellettuale in materia, o di un cinico teorico.
Durante l’epoca dell’Atlantide, come afferma il Maestro Tibetano, si sviluppò il sistema vegetariano. Era seguito negli Ordini Iniziatici. La vera ragione del metodo aveva, e continua ad avere, radici occulte. Difatti, per poter acquistare — armoniosamente e con grande delicatezza di sviluppi — la chiaroveggenza, la capacità di scavalcare il presente e fissare diritto lo sguardo nel futuro, i neofiti cercavano di sintonizzarsi con le “tavolette astrali” che contengono passato, presente e futuro, e che formano le scaglie dorate dell’Akasha.
L’Akasha è la radice del tempo e dello spazio, il gomitolo intessuto dall’origine dei tempi, che si dipana durante i cicli evolutivi portando alla luce il Disegno Logoico. Tutti gli iniziati, sviluppando il chakra alla sommità del capo, riescono a raggiungere il riverbero costituito dalle “arie eteriche” vibranti nella controparte invisibile del cervello; quindi possiedono il dono della preveggenza, collegati come si trovano al grande mare dell’Etere Cosmico, in cui sono incisi tutti i fatti, dal più grande al più piccolo, che costituiscono la linea di minor resistenza architettata, dall’origine dei tempi, dal nostro Logos Planetario.
Il secondo Raggio e la natura del regno vegetale
Ora, l’Akasha vibra intensamente sotto il dominio del secondo Raggio. Sia — da una parte — perché Giove, Emanatore del secondo Raggio, è il Discepolo planetario più “vicino” al nostro Logos solare e ne cela, più di ogni altro, i Progetti sublimi; sia perché il secondo raggio è l’assorbitore per eccellenza, e quindi rappresenta l’aspetto femminino della natura. Il Logos ne fissa la Volontà originaria sul Corpo, come su di una matrice di cera, rendendolo il depositario di essa.
Analizzando il mondo vegetale — sempre secondo le conoscenze esoteriche — veniamo a sapere che la Vita che ne costituisce l’anima è un’apoteosi del secondo raggio. Sul nostro pianeta, essa ha il secondo, il quarto e il sesto Raggio completamente sviluppati in lei. Tutte le qualità del secondo Raggio vengono di conseguenza intensificate dalla vibrazione dualistica del quarto e del secondo.
Sintonizzarsi con il regno vegetale, abolendo la carne e nutrendosi dei suoi frutti, significa assorbirne il potere e la natura. Significa vibrare sulla fortissima e radicale lunghezza d’onda del secondo Raggio; significa raggiungere, a lungo andare, la padronanza dell’Akasha. Queste sono le vere ragioni del vegetarianismo.
E se qualcuno obietta che è impossibile che la Gerarchia non accetti come valide e principali le ragioni filantropiche che seguono la maggioranza dei vegetariani riguardo alla ragion d’essere della loro disciplina, risponderemo che, da che mondo è mondo, la Gerarchia è stata sempre esempio di bontà, di amore e di fratellanza — non solo tra uomo e uomo, ma tra regno di natura e regno di natura. Però tiene conto anche di altre profonde ragioni che non si possono svellere dalla realtà dei fatti.
Il regime vegetariano deve essere sovente seguito, come dicemmo, e almeno per una vita da parte del discepolo. È una regola, ma per ragioni ancor più profonde che non siano soltanto quelle emotive. Il discepolo consideri che il karma non tiene conto di alcun regno della natura. Nei passati tempi in cui l’umanità prese a nascere sul nostro pianeta e, per ragioni naturali, viveva senza difesa, senza intelletto, con una costituzione fisica pressoché uguale a quella animale — ma tuttavia più debole — le belve rappresentarono uno dei flagelli più spaventosi che siano mai esistiti. L’umanità veniva spaventosamente dilaniata, divorata, falcidiata dalla ferocia e dalla forza del regno animale. Il karma è la molla irreversibile che ora spinge l’uomo a nutrirsi della vita animale.
La coscienza del regno vegetale: la scienza di Jagadis Chandra Bose
C’è ancora un’altra considerazione che desideriamo fare per concludere l’argomento. Non si confonda quanto detto sinora con la vivisezione. Non stiamo parlando di essa. Questa pratica è una delle maggiori vergogne dell’umanità cosiddetta scientifica, e molte prove sono state portate da chi vi si oppone a dimostrazione che essa, oltre a rappresentare l’immorale crudeltà che è, non ha che una debolissima validità tecnica riguardo ai risultati che ottiene.
Il mondo vegetale possiede una sua sensibilità invisibile, altrettanto consapevole di quella animale. In un capitolo del famoso libro Autobiografia di uno Yoghi di Paramahansa Yogananda, il suo mistico autore dimostra come nulla in natura sia privo di una sua coscienza e di una sua sensibilità. Ciò avvalora le ragioni per cui il vegetariano erra nel credere che quanto di sofferenza possa venire arrecato al regno animale, nutrendosene, si possa dirottare sul regno vegetale — che, secondo loro, non avrebbe coscienza e quindi non subirebbe alcun danno.
Paramahansa Yogananda descrive l’incontro con il grande scienziato indiano Jagadis Chandra Bose, dell’Università di Presidency e fondatore dell’Istituto di Ricerca Bose a Calcutta. Il grande scienziato possedeva anche una sbalorditiva capacità inventiva e tecnica che gli permetteva di costruire strumenti di grandissima utilità e interesse scientifico. Il crescografo Bose consentì — quando ancora non era stato inventato il microscopio elettronico — un ingrandimento di dieci milioni di volte, rivelando i minutissimi movimenti vitali delle piante, le loro reazioni agli stimoli, e persino le “spasmodiche contrazioni” in risposta al dolore.
Lo scienziato dimostrò come le piante reagissero al cloroformio — arrestando la propria crescita — e come l’antidoto la riattivasse. Mostrò come, al contatto con una sbarra di ferro, i movimenti vitali si arrestassero bruscamente per riprendere il ritmo non appena la sbarra veniva ritirata. Le sofferenze del regno vegetale, altrettanto vive — se non maggiori — di quello animale, non giustificano gli assunti del vegetarianismo tradizionale né la coscienza di chi affermi che nutrirsi di esso elimina dalla responsabilità del dolore e della violenza l’uomo che evita di cibarsi del regno animale.
La disciplina del celibato e del vegetarianismo, una volta lungamente provata, può per varie e molteplici cause essere abolita. Ciò non significa che, di rimbalzo, molti possano affermare — sic et simpliciter — che la nostra asserzione riguardi proprio loro.
In ogni caso, il Verbo Gerarchico desidera che il vegetariano e colui che frena i suoi desideri sessuali sappiano, profondamente, perché lo fanno. Si lasci, quindi, secondo una spirituale ampiezza di vedute, esaurire il karma che contrappone il regno umano a quello animale in linee generali. Ci si sforzi di amare in tutto e per tutto i nostri fratelli minori; si abolisca dagli ospedali e dalle università il crudele esperimento della vivisezione; si abolisca l’arido e criminale istinto della caccia; ci si faccia un tutt’uno con la missione di educare gli animali, perché trapassino nel regno umano senza difetti e tare che porterebbero con sé.
Grazie a tali propositi, il Piano si inserirà più armoniosamente e dolcemente nel mondo dell’oggettività e l’uomo ne sarà, in realtà, un collaboratore divino e intelligente.
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Il volume che introduce i sette raggi come forze costruttive dell’universo e la psicologia dell’essere umano quale entità spirituale incarnata. Opera di riferimento fondamentale per il discepolato esoterico. -
Trattato dei Sette Raggi — Vol. 2: Psicologia Esoterica
Alice A. Bailey · Edizioni Lucis
Approfondisce il raggio egoico, le leggi della vita di gruppo e i metodi per favorire il dominio dell’Anima sulla personalità. Essenziale per comprendere il cammino del discepolo. -
Trattato dei Sette Raggi — Vol. 3: Astrologia Esoterica
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L’astrologia come scienza delle relazioni tra tutti gli organismi viventi. Esplora il rapporto tra energie di raggio, pianeti e costellazioni zodiacali nella loro influenza sul cammino evolutivo. -
Trattato dei Sette Raggi — Vol. 4: Guarigione Esoterica
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Descrive le tecniche dei sette raggi per la guarigione, le sue leggi e le cause prime della malattia. Un testo che connette la dimensione fisica del corpo alle forze energetiche sottili. -
Autobiografia di uno Yogi
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Il grande classico della spiritualità orientale, in cui Yogananda descrive — tra i tanti incontri straordinari — gli esperimenti di Jagadis Chandra Bose sulla coscienza del regno vegetale. Uno dei cento libri di spiritualità più importanti del Novecento. -
Trattato dei Sette Raggi — Vol. 5: Raggi e Iniziazioni
Alice A. Bailey · Edizioni Lucis
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