E-CO-Passion-Relazione di Padre Christian Pagano

Assisi 14 settembre 2003-“L’Unità nella diversità”- Meeting promosso dal Mandir della Pace

Tratta della relazione ecologia-religione, attraverso la comunicazione, intesa non solo come strumento di diffusione, o forma culturale, ma come il modo di essere dell’Essere stesso, come ci appare nelle sue infinite differenze. Uno scambio sull’algoritmo formato dal titolo stesso, in tre momenti :
-E come Essere, Eternità…

Non c’è ecologia, né religione senza filosofia. Si dice in filosofia ens et verum, et ens et bonum convertuntur, e cioè l’essere e il vero, l’essere e il buono si convertono l’un nell’altro. Ma c’è differenza fra le due espressioni, poiché il vero, maggiormente seguito in Occidente, dà il primato all’intelletto e non si preoccupa di altro, mentre il bonum fa appello alla volontà, ed è “diffusivum sui” cioè ha bisogno di comunicarsi e quindi presuppone l’emergenza di qualcos’altro, il mistero di un Essere comunicante che “è” proprio perché diviene come una sorgente… E’ un primo passo verso l’écologia: trattare il vero senza preoccuparsi del bene puo’ trasformare il mondo in un triste laboratorio…
– Inoltre il sentimento dell’Essere e dell’Eternità (idea e desiderio in pari tempo) è tanto più “ineffabile” e personale che universale. Ognuno puo’ constatarlo in se stesso. Senza l’idea di infinito che abita in noi non sapremo nemmeno “de-finire” le cose e ancor meno manipolarle in funzione di un progetto comune… Ma cio’ significa anche che tutti i concetti che noi abbiamo d’infinito, eternità, di Dio stesso non sono concetti operanti se in qualche modo non incarnati nel finito. In realta niente è concepibile se il Logos non abita il mondo…
– In effetti quando si dice ens et bonum convertuntur, si tralascia la considerazione sulla “convertibità stessa” questo va et vieni dell’essere nella sua dimora che è l’uomo, secondo l’espressione di Heidegger, movimento propriamente discorsivo dalla radice latina di correre qua e là. Ognuno di noi quindi, a immagine del Logos, è un “portale” universale : un luogo di passaggio ma anche uno “studio”, dove si elabora un mondo ancora in progetto, una Utopia a cui tutti siamo invitati a collaborare.. ..
– ECO-LOGIA : LA CASA DEL LOGOS
arriviamo cosi a un concetto dell’ecologia, secondo l’étimologia greca (ecos, casa, et logos, linguaggio, discorso), non soltanto passivo come un discorso della casa, ma attivo come la casa della Parola da costruire insieme…
-paradossalmente questa possiblità del mondo è dovuta al fatto che non habemus hinc manentem civitatem: non abbiamo qui una città fissa e cioè siamo sempre in ricerca di un giardino e un senso perduto, l’Utopia, appunto, che viviamo con un sentimento di nostalgia, dal greco nostos (la patria) algia (dolore).
– ma a ben considerarla questa nostalgia non indica affatto il mitico “éternel retour” decantato da filosofi orientali e occidentali come Nieztche, ma come da lui stesso intuito, le retour de l’Eternel, e cioè dell’Essere come novità permanente, il fatto irripetibile dell’Instante, che come dice la parola in – stans, ci sta ogni volta di fronte e ci chiama. La buona novella dunque è anzitutto il fatto che la novità esiste, esiste in noi e in fronte a noi, e reclama amore.
– PASSIONE e compassione
Cio’ non toglie che anche la sofferenza esiste anzi l’universo stesso “geme” dice san Paolo. Anche la passione è un concetto eminentemente attivo e passivo che traduce bene la situazione dell’uomo. Noi siamo esseri crocifissi, il punto in cui passano tutte le tensioni del mondo, provenienti da Est et da Ovest, da Nord et da Sud…
– Questa passione, riflesso della sofferenza universale, puo’ portare a un sentimento ecumenico di Compassione condiviso da tutte le grandi religioni, base di ogni politica di pace fondato non solo sul rispetto delle differenze, e del consenso necessario per agire, ma come spinta a una partecipazione liberatoria, che diventa sempre più urgente.
– In effetti oggi il sentimento escatologico, cioè della fine dei tempi, che accompagna ogni epoca storica, assume colori apocalittici sia nel senso di catastrofe che di rivelazione universale…
ECO-PASSION : “être son destin”
Per poter benedire il cammino dei nostri giorni, proporrei alcune regole fondate non tanto su virtù trasformate in dovere, ma sulla creatività del linguaggio stesso. Mi servo di una teoria linguistica detta della doppia articolazione, e la teoria medievale dei 4 sensi della Scrittura : il senso letterale, analogico (o figurativo), morale e anagogico (o finale) .
– Anzitutto occorre dire che i 4 sensi della scrittura, in realtà, sono 5, poiché suppongono quello più importante, e cioè l’intervento di chi li mette in opera in funzione di un proprio obiettivo. Allo stesso modo si dice che i due occhi suppongono un terzo interiore, e, in generale, i sensi fisici, quello spirituale.
– In effetti i quattro sensi della scrittura hanno, proprio come il linguaggio, una duplice articolazione: il senso letterale, che è fondato sul rispetto della lettera scritta, e il senso spirituale fondato sull’interpretazione di questa lettera mettendo in armonia l’insieme degli altri sensi. Linguisticamente parlando il miracolo del linguaggio umano è dovuto al fatto che a differenza degli animali, l’uomo non significa immediatamente ma prima distingue delle unità dette discrete (come le lettere dell’alfabeto) per poi combinarle all’infinito. Portato sul piano ecologico, cio’ impone anzitutto il rispetto degli elementi di base del mondo (come l’acqua, l’aria…) che sono come le lettere dell’alfabeto, alla disposizione di tutti , per poi comporre qualcosa insieme, in armonia con gli altri sensi. E questa doppia articolazione del linguaggio non è un fatto occidentale, ma universale/
– In pratica il mio intervento vuol suggerire una ecologia intesa come strategia di un pace feconda. Essa è anzitutto rivolta all’individuo stesso che prenda in carico la dignità sacerdotale non solo di “custode” ma di artista del mondo D’altra parte vuole attestare come ogni ideologia, che confondendo insieme il religioso e il politico, intende proporre i propri dati letterari (siano essi “sacri”) non solo come unità “discrete” capace di suggerire infiniti sensi, ma addirittura come codice civile, esecutivo, ecc. priva l’uomo d’ogni dignità. La battaglia ecologica e la battaglia per la pace vanno dunque insieme. Esse suppongono non solo un ecumenismo religioso, fondato su temi e urgenze comuni, ma in un certo modo un patto di non-interferenza del religioso nel politico e viceversa. E’ la sola maniera di salvare l’uno e l’altra, l’uno a servizio dell’altro, evitando la guerra (che implica sempre la confusione dei due) proprio per rendere gli uomini disponibili per altre battaglie, divenute urgenti. Questo non intervento non significa l’otium dei Romani, ma lo studium, e cioè uno sforzo inteso a raggiungere quegli obiettivi che anche per le generazioni future, possono contribuire a dare senso al mondo, salvandolo dalla degradazione universale.

shantij

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