‘’La torre di Babele: evoluzione dei paradigmi scientifici’’ -Ing.Claudio Cardella

Assisi 2001 Meeting del Mandir della Pace
L Unità nella diversità INSIEME PER LA PACE NEL TERZO MILLENNIO
Atti del Convegno
Ing.CLAUDIO CARDELLA .docente Universita’ La Sapienza
Relazione sul tema:
‘’La torre di Babele: evoluzione dei paradigmi scientifici’’

La torre di Babele era una grande piramide a gradini, una zigurrat, ma diversa dalle altre e molto più imponente. Gli architetti avevano concepito quell’edificio come una sfida al firmamento. Nelle intenzioni dei suoi costruttori, Etemananki sarebbe stato un testimone della grandiosa sapienza di quella gente ed era destinato a svelare ogni arcano e sbalordire quelli in grado di decifrarne il codice. Quei costruttori, paradossalmente, vinsero la sfida con la loro stessa sconfitta: l’incapacità di conciliare una vasta mole di dati eterogenei in una struttura semplice, sembra aver generato una tale confusione delle lingue da ostacolare il compimento dell’impresa e avviarla al fallimento.
L’uomo sembra non poter fare a meno dell’Assoluto. Perlomeno alcuni uomini, gli emuli dei costruttori di Etemananki, che in ogni epoca hanno tentato di racchiudere tutto lo scibile in un’opera totale. La Babele delle lingue non ha risparmiato nessuna di quelle opere: la parola d’ordine, il codice, è sempre, inesorabilmente andato perduto. La nostra mentalità, condizionata da un’epoca frettolosa, analitica e superficiale, non ha più voglia di decifrare alcun Etemananki, e forse ne ha perduto per sempre la capacità.
Il linguaggio, con un pizzico d immaginazione, può essere ritenuto un oggetto frattale perché è simile a se stesso ad ogni livello. A ben considerare, ogni concetto è un Etemananki e ancor di più se, come avviene, comporta un’infinità di elementi. Successivamente, per nostra comodità, lo tronchiamo in modo da renderne più agevole la rappresentazione sulla nostra personale mappa del mondo. Questa possibilità di ridefinire continuamente ogni concetto arricchisce la nostra libertà di scelta e conferisce significato al libero arbitrio.
E quasi impossibile sfuggire agli inganni che il linguaggio è sempre pronto a tenderci e che rendono così difficile la comprensione. Ripetiamo parole e frasi per abitudine e per imitazione, senza considerare le circostanze e i fatti che le hanno originate: spesso le usiamo non conoscendone appieno il significato e il più delle volte esse eludono il controllo della nostra consapevolezza. Queste incomprensioni sono da sempre l’origine d innumerevoli lutti e impedimenti all’avanzamento della civiltà.
Esiste un’oggettività distinta dal soggetto conoscente, oppure i nostri organi sensoriali forniscono immagini, che noi poveri illusi ci ostiniamo ad analizzare, scambiando il nostro sogno per la realtà esterna? In fondo l’unica realtà di cui possiamo affermare con assoluta certezza l esistenza, siamo noi stessi. Il’’penso dunque sono’’ resiste ad ogni assalto, ed é l’unico fondamento incrollabile a nostra disposizione per costruire una teoria della conoscenza.
Tuttavia, l’Io é un’entità troppo complicata perché sia assunta tal quale come punto di partenza. Dovremo perciò sostituire Io con delle entità più semplici e maneggevoli, che chiameremo assiomi. Sarà dunque l’insieme degli assiomi ammessi, poiché sono indimostrabili, a formare la base su cui edificheremo la nostra teoria della conoscenza. In tal modo comprendere significa attribuire, a ciò che veniamo conoscendo, la medesima certezza e la medesima evidenza che possiede il nostro Io intuitivo e, per esso, gli assiomi che abbiamo convenuto di sostituire all’Io per usufruire della sua natura, senza per questo smarrirci in una sorta di labirinto ove sarebbe impossibile ragionare.
L’idea di natura è sempre stata un eccellente veicolo per molte ideologie, proprio perché sembra così perfettamente neutrale, oggettiva ed estranea ad ogni destinazione impropria. Tuttavia, quando ci si occupa di linguaggio scientifico non si può fare a meno d esaminare le radici di quell’idea, e mostrare come le diverse concezioni del mondo se ne servono e se ne sono servite nel passato. Nascono così i paradigmi scientifici. La nostra visione scientifica del mondo, ossia comunicabile e partecipabile, in fondo non è altro che la nostra interpretazione attuale dell’idea di natura e di realtà. Un paradigma scientifico è un linguaggio, o meglio un linguaggio formale, ossia un modo di ragionare intorno ai fenomeni sensibili. Anche in questo caso valgono dunque le precedenti considerazioni, ed in particolare il fondamento assiomatico in rappresentanza dell’Io razionale. Ma a differenza di un linguaggio comune e comprensibile a tutti, perché costruito su assiomi resi accessibili da un uso consolidato, un paradigma è il più delle volte un linguaggio specialistico ed è appannaggio esclusivo di un ristretto gruppo d individui.
In altre parole diventa uno strumento di potere, perché la concatenazione delle idee, ossia il passaggio da un concetto ad un altro più complesso, è regolato da un codice conosciuto solo dagli appartenenti al gruppo, eufemisticamente denominato comunità scientifica. In ultima analisi quel codice diventa una seconda base assiomatica introdotta a proteggere il linguaggio specialistico dalla comprensione dei profani.
La creazione di nuovi linguaggi specialistici, oggi così frequente, si traduce sempre in una perdita di cultura. Questa costituisce il patrimonio comune del corpo sociale, e ogni linguaggio specialistico frammenta la conoscenza e la sottrae alla comunità nascondendola in una babele labirintica ove, una volta entrati è difficile tornare indietro, come dal giardino dei sentieri che si biforcano, magistralmente raccontato da Borges.
Per questo l’arte è da sempre ritenuta la più alta espressione dell’ umanità, in quanto costituisce un linguaggio immediatamente fruibile e che non decade nel tempo, pur essendone il fedele testimone.

La Torre di Babele tra realtà, leggenda e religione
La ZIQQURAT , TEMPIO MESOPOTAMICO DI BABILONIA

Nella Bibbia, Genesi XI 1-9, troviamo la descrizione della torre di Babele; un brano che si apre a diverse interpretazioni ma che in via generale simboleggia la nascita delle differenti lingue nel mondo. Gli uomini infatti fino a quel momento avevano condiviso il medesimo linguaggio e insieme desideravano costruire una città la cui forma avrebbe riprodotto una torre per ergersi verso il cielo fino a raggiungere Dio. E’ a questo punto però che gli esseri umani vengono separati, una separazione che secondo alcuni è frutto di una raggiunta consapevolezza dell’uomo che lo rende pronto a popolare il mondo, a realizzare altrove ciò che ha imparato; che invece viceversa secondo altri è il castigo divino per l’imperdonabile superbia umana che ha ritenuto con la realizzazione della torre di poter sfidare Dio. Questa separazione fra gli uomini passa prima di ogni cosa da una lingua improvvisamente non più comune che non consente loro più di capirsi, si consideri che il termine Babele in senso figurato rappresenta la confusione, utilizzato non a caso anche nel linguaggio comune con questa accezione.

La Torre di Babele, citata più volte nella Bibbia, è riconducibile dal punto di vista archeologico alla grande Ziqqurat (o Ziggurat), edificio adibito a tempio caratteristico del periodo mesopotamico, iniziata nel XII secolo AC a Babilonia (che si trovava nell’attuale Iraq) sotto l’imperatore Nabucodonosor I.

L’edificio rimase incompiuto per un lungo periodo, fino al VII secolo AC quando fu terminata sotto Nabucodonosor II.
Sotto l’impero persiano, con Serse I, nella prima metà del IVsecolo AC, la Ziqqurat fu colpita ed in parte abbattuta insieme al resto della città’ anche se Babilonia era considerata città santa -ma nonostante ciò nella seconda metà del IV secolo AC fu visitata da Erodoto, storico greco, che la descrive ancora come molto imponente, con otto torri una sull’altra e con in cima un tempio.

shantij

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