L’essere umano e la Terra-Abitare oggi un pianeta vivente e cosciente-Relazione di Giovanni Simona

Assisi 2005-Meeting”L’Oriente incontra l’Occidente”

Vista dalla superficie lunare, la caratteristica più stupefacente della Terra -una cosa che toglie il respiro – è che sia viva. Le fotografie ci mostrano in primo piano la superficie asciutta e butterata della Luna, morta come un osso calcinato dal sole. Ma alta, librata senza appoggi entro la membrana umida e luccicante del suo chiaro cielo azzurro, c’è la Terra sorgente, unico corpo esuberante di vita nella nostra parte del cosmo. Se rimirassimo quell’immagine per un tempo sufficientemente lungo, vedremmo mulinare i grandi banchi di nubi candide, che coprono e scoprono le masse seminascoste delle terre emerse. E se continuassimo a guardarla per un tempo molto lungo davvero, per un tempo geologico, vedremmo i continenti stessi muoversi, allontanarsi sulle zolle tettoniche che galleggiano alla deriva sui fuochi interni del pianeta. La Terra ha l’aspetto organico, autosufficiente, di una creatura viva, ricca di conoscenza, meravigliosamente capace di amministrare la luce solare che la tocca.

Lewis Thomas, The Lives of a Cell

” Un essere umano è una parte di una totalità chiamata da noi universo, una parte limitata in tempo e spazio.

Egli fa esperienza di sé stesso, dei suoi pensieri e delle sue sensazioni, come di qualcosa separata dal resto, una specie di illusione ottica della sua consapevolezza.

Questa illusione è come una prigione per noi, ci restringe ai nostri desideri personali e all’unione con poche persone, le più vicine.

Il nostro obiettivo è di liberarci da questa prigione, allargando il nostro cerchio di comprensione fino ad abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza”.

Albert Einstein

“Il rigore da solo è la morte per paralisi, ma l’immaginazione da sola è la pazzia.”

Gregory Bateson

” Vuoi conoscere te stesso,

cercati nel vasto mondo.

Vuoi conoscere l’universo,

immergiti nelle profondità di te stesso.

Come una memoria del mondo,

queste profondità ti forniranno la chiave,

la chiave dei segreti del Cosmo.”

Rudolf Steiner

Alla fine del ventesimo secolo si è delineata una società globale a scala planetaria, caratterizzata da importanti squilibri d’ordine ecologico, socioeconomico e psicologico. La crisi è un ostacolo ma anche un’opportunità: infatti di fronte all’accavallamento estremo dei problemi attuali, il mondo scientifico risponde sviluppando una scienza olistica e sistemica, attenta alla complessità dei fenomeni, che indaga sulle relazioni e sull’interdipendenza tra gli esseri viventi allo scopo di individuare nuove vie per una regolazione degli squilibri attuali. Dopo un periodo in cui ha predominato un approccio specialistico volto allo studio di aspetti particolari della realtà, ci si sforza oggi di capire come questi aspetti sono collegati e quali sono le interazioni che ne risultano. L’importanza di questo nuovo orientamento è sottolineata da Bateson, il quale spiega che per rispondere in modo creativo ai bisogni della Terra e dell’Umanità è essenziale porsi l’interrogativo seguente: “Qual è la struttura che collega tutte le creature viventi?”(1)

Gli approcci scientifici olisti e sistemici sono rivelatori dell’adozione progressiva di nuovi paradigmi (in quanto basi della scienza) che possono completare ma anche superare i paradigmi della scienza positivista e riduzionista. Ecco alcuni aspetti salienti di questi nuovi paradigmi: Secondo la visione olistica (da holos che in greco significa il tutto) l’universo è prima di tutto un’unità caratterizzata da un’interdipendenza complessa delle sue parti. La visione olistica attribuisce quindi una priorità all’interpretazione della totalità dell’universo, della Terra o ancora dell’essere umano per poter poi capire meglio le caratteristiche delle parti che li compongono.
In questi ultimi decenni, si sono profilate nuove concezioni elaborate dalla scienza olistica e sistemica: partendo da alcune esperienze cruciali della fisica quantistica e dallo studio della complessità nell’universo, esse mettono in luce l’intima interdipendenza tra tutti gli esseri viventi a livello fisico come a livello psichico. Parallelamente biologi ed ecologi di varia provenienza pensano di aver identificato una capacità di autoregolazione globale della Terra ed hanno così promosso l’ipotesi di Gaia. Questa ipotesi descrive il nostro pianeta come un organismo vivente, dotato quindi di un certo grado di coscienza.

Queste rappresentazioni della Terra e dell’interdipendenza, ancora poco diffuse, comportano numerosi interrogativi ed opportunità per l’essere umano. Estendono infatti il campo della nostra partecipazione alla vita del pianeta: che rapporto c’è tra mente e corpo? qual è la natura fisica del pensiero? se la Terra è un essere vivente, come interpretare la sua vita psichica e la sua coscienza; in quale misura i nostri stati psicologici partecipano e si diffondono in seno al sistema planetario?

Indagando nel cuore della materia, vari fisici pensano infatti di aver identificato un’unità fondamentale, un livello di manifestazione integrale dell’universo (Bohm parla di “Wholeness”(2)). Il celebre fisico Jeans, già all’inizio del secolo, non esita ad affermare che l’universo assomiglia sempre più a un grande pensiero piuttosto che a una grande macchina (3). Costa de Beauregard ipotizza l’esistenza di un’infrapsiche di cui l’universo materiale non sarebbe che un doppio passivo e parziale; questa infrapsiche manifesterebbe una coscienza superiore, una forma di esistenza dell’energia in quanto serbatoio di ordine (4).

La materia nell’universo non è più considerata quale principio fondamentale ma risulta essere un fenomeno complementare causato da interferenze di campi energetici. Queste interferenze sono le manifestazioni di un “Campo di creazione unificato”, di un “Olomovimento, onnipresente e onnipenetrante”(5).

La concezione di quest’unita è profondamente diversa rispetto al modello meccanicistico dell’universo che considera la coscienza quale semplice epifenomeno della materia. A questo proposito, Eddington afferma: “Riconoscendo che il mondo fisico è totalmente astratto e senza realtà al di fuori del suo legame con la coscienza, ristabiliamo la coscienza nella sua posizione fondamentale invece di considerarla come una quantità trascurabile che si manifesta talvolta nella natura inorganica a uno stadio avanzato dell’evoluzione”(6). Come spiega De Riencourt, storico della scienza, la materia dell’universo è una “materia mentale”. Questa materia non si estende nello spazio e nel tempo, ma sono lo spazio e il tempo che sono derivati da essa (7).

La fisica olistica mette pure in evidenza la complessità della relazione tra soggetto e oggetto, tra pensiero e materia, tra conoscenza e esperienza. Questa concezione è stata ipotizzata nella fisica quantica visto il comportamento paradossale delle “particelle elementari” che sfida le leggi della fisica classica e che sembra essere influenzato dal punto di vista adottato dallo sperimentatore. L’astrofisico Xhuan Thuan spiega che nel mondo microscopico “ogni tentativo di cattura della realtà oggettiva fallisce in modo lampante. Questa viene irrimediabilmente modificata e si trasforma in realtà soggettiva che dipende dall’osservatore e dal suo strumento di misura. (…) Non siamo più spettatori passivi davanti al dramma maestoso del mondo degli atomi. La nostra presenza cambia il decorso del dramma. Le note di musica che gli atomi ci mandano vengono modificate dal fatto stesso che le udiamo”(8).

L’interpretazione delle esperienze di indagine nel mondo subatomico è senz’altro delicata e ancora “instabile”, ma questi riscontri sperimentali implicano una crisi del paradigma della neutralità dell’osservatore rispetto a un presunto mondo oggettivo esterno. Ne risulta una teoria cosmologica che include il soggetto-osservatore e che pone il problema dell’universo in quanto “sistema che si osserva” in quanto unità multidimensionale che integra ciò che descriviamo, seconde le apparenze, come interiorità ed esteriorità.

Si assiste nel contempo a una riscoperta dell’importanza cosmologica dell’atto percettivo a tal punto che dei fisici come per esempio Wigner credono che “l’introduzione formale della coscienza nella fisica potrebbe diventare una caratteristica essenziale di ogni progresso futuro della nostra comprensione scientifica”(9).

La riconsiderazione di una qualità di coscienza del macrocosmo si manifesta anche nel campo dell’ecologia con l’ipotesi di Gaia, formulata da Lovelock e da altri ricercatori come Margulis, Goldsmith (10). Gaia è il nome di una dea greca della Terra a conferma della consapevolezza di Lovelock di rilanciare, mediante la sua ipotesi, un mito antico, quello della Terra in quanto essere vivente. Non è però un’immagine poetica quella proposta da Lovelock: si tratta di una rappresentazione scientifica.

Egli tenta di dimostrare che la Terra è un sistema vivente capace di autoregolazione globale; sembra sia in grado, grazie a un’ampia varietà di processi, di regolare l’ambiente planetario in modo che le condizioni ottimali per l’evoluzione della vita siano mantenute. Che si consideri il tasso di azoto, di ossigeno dell’atmosfera o la temperatura della stessa, che si tratti del tasso di salinità degli oceani, si constata un equilibrio dinamico che non si può spiegare mediante i soli meccanismi fisico-chimici sin d’ora considerati dalla scienza. Secondo Lovelock, Gaia utilizzerebbe gli organismi viventi per realizzare questo processo di autoregolazione diffuso su tutto il pianeta, che supera quindi le relazioni di causalità locale.

Il carattere rivoluzionario (per le scienze) dell’ipotesi risiede nella concezione di un sistema planetario che costituisce, in un certo modo, un’individualità dotata di una sensibilità globale e di una forma di intelligenza che permettano l’autoregolazione planetaria. Ma di quale tipo di sensibilità e di intelligenza si tratta? E’ importante sapere che vi sono varianti forti e deboli dell’ipotesi di Gaia. Margulis ha adottato le varianti deboli e rifiuta l’idea di Gaia in quanto organismo e individualità. Propone comunque l’ipotesi di un sistema estremamente complesso con proprietà di autoregolazione, specifiche però soltanto alla bassa atmosfera (11). Come nel caso delle teorie della fisica quantistica, anche l’ipotesi di Gaia, nella sua variante forte, ci invita a riconsiderare l’importanza della coscienza e della percezione in quanto processo attivo in seno a un organismo vivente, la Terra. La neutralità dell’osservazione, presunta dalla scienza positivista, è un’astrazione che può rivelarsi utile per esperienze puntuali ma che risulta molto limitante come approccio psicologico alla vita. Come lo spiega Abram ” … non siamo fuori dal mondo, ma totalmente entro di esso.(…) Il meccanicismo è una concezione che nega la natura intrinsecamente reciproca e partecipatoria dell’esperienza percettiva. In tal modo reprime e soffoca i sensi, che non sono più liberi di impegnarsi apertamente con manifestazioni naturali quali gli alberi, il canto degli uccelli, il moto delle onde. Sempre più ci dimentichiamo della Terra animata via via che il nostro corpo si rinchiude su se stesso: il nostro scambio diretto con il mondo sensibile è inibito (12).

I paradigmi emergenti della fisica comportano risvolti sorprendenti per quel che concerne la definizione della mente, delle sue caratteristiche e della portata dei processi mentali: sta forse terminando un periodo in cui l’attività psichica è stata concepita come una produzione del cervello incapsulata nel corpo. In questo senso ha una rilevanza particolare il paradigma “mentalista” promosso per esempio da Sperry e Eccles (13). Questo paradigma, che ha numerosi sfumature, consiste essenzialmente nell’attribuire alla mente un’esistenza propria (inserita in un mondo corrispondente). In una delle sue ultime opere di sintesi, Eccles spiega che “si propone di sfidare e negare il materialismo e di restituire all’io spirituale il controllo del cervello. Egli ha commentato vari studi sulle strutture cerebrali attivate dall’ideazione pura, “che viene definita come eventi indipendenti da qualsiasi stimolazione sensitiva o prestazione motoria in corso”. Quest’attivazione è stata registrata mediante le tecniche più accurate di tomografia a emissione di positroni (PET) (14).

Eccles presenta un’ipotesi sull’interazione mente-cervello fondata sulla fisica quantistica. L’interazione avverrebbe tra micrositi cerebrali chiamati dendroni e psiconi mediatori delle intenzioni mentali. Questi micrositi cerebrali costituiscono una struttura organica di connessione con la mente e sono abbastanza piccoli per essere retti dalle leggi della probabilità quantistica (circa 40 milioni di dendroni, massa di circa 10 -18 grammi per microsito) (15). La produzione di eventi cerebrali in funzione dell’intenzione mentale sarebbe legata al processo di selezione della mente sugli stati quantici formulato da Wigner (16). “L’interazione mente-cervello è analoga a un campo di probabilità descritto dalla meccanica quantistica, campo che non possiede né massa né energia ma che può comunque produrre un’azione quindi un effetto”(17).

L’ipotesi di Eccles è assai interessante per rivalutare le potenzialità della mente come fattore di azione sul corpo e quindi come forza di autoguarigione.

Alla luce di questi nuovi paradigmi scientifici abitare la Terra come pianeta vivente e cosciente significa non soltanto imparare ad abitarla in modo rispettoso e creativo a livello fisico, ma anche a livello psicologico, a livello mentale. Si tratta pertanto di sviluppare diverse abilità che ci permettano di imparare a lavorare mente/corpo; gli interrogativi che ne risultano sono numerosi: dove sono la mente e il pensiero? quale portata ha il pensiero in quanto processo attivo a livello individuale e collettivo? Che cosa significa “qualità” del lavoro mentale e quali sono le varie modalità per svilupparla? come sviluppare una mente ricettiva e un pensiero attivo?

Si tratta pertanto di sviluppare delle metodologie adeguate per affrontare la ricerca e la sperimentazione relative all’azione psichica e psicosomatica. In questo senso le visioni olistiche dell’universo e della Terra, sviluppate da grandi scienziati, si avvalgono anche dell’arte e delle tradizioni, senza idealizzarle ma rivisitandole con nuove aspettative cognitive e soprattutto metodologiche; ne risultano nuovi tipi di “solidarietà” tra i campi dell’attività umana che possono mettersi in luce reciprocamente. Gli sviluppi della fisica quantistica hanno portato a un superamento della separazione tra scienza e religione. Come spiega Eddington, evocando le teorie e il lavoro sperimentale della fisica dell’inizio del ventesimo secolo: “è verso il 1927 che la religione divenne infine possibile per una mente scientifica ragionevole”(18).

In questo nuovo contesto di ricerca, si può osservare come alcune problematiche di etica siano riproposte in termini di lavoro psicologico ed epistemologico per affrontare il problema della percezione della realtà. L’importanza della nostra percezione nella creazione e nella trasformazione della realtà individuale e collettiva ci è indicata con vigore da queste considerazioni del fisico Bohm:

“- La frammentazione del mondo in città, religioni, sistemi politici, conflitti sotto forma di guerra, di violenza generale, fratricida ecc. è la realtà. L’unità è soltanto un ideale verso cui forse dovremmo tendere.- Non è quello che sosteniamo! Sarebbe più opportuno esprimersi così: – L’unità e la pienezza sono reali e la frammentazione è la risposta-reazione di questa totalità all’azione dell’essere umano guidata da una percezione illusoria, che risulta dal pensiero frammentario e separativo.

In altri termini è proprio perché la realtà è una totalità unita, che l’essere umano, con il suo atteggiamento separativo, otterrà una risposta corrispondente”(19).

Una nuova sinergia tra scienza e tradizione ci può aiutare a capire meglio come si forma la percezione e come si costruiscono le conoscenze. La riflessione epistemologica, che si sviluppa a partire dalla fisica quantistica, ci offre strumenti interessanti per lavorare sulle nostre illusioni, per esempio per imparare a interpretare a un livello più complesso e profondo gli antagonismi. Per terminare, introduco un esempio significativo che può essere uno stimolo interessante per iniziare una riflessione in questo senso. Quando lo spirito e l’impegno nella ricerca sono intensi allora le differenze “irriducibili” tra gruppi di lavoro sono un indizio di un principio unificante più profondo da cercare insieme.

“Contraria sunt complementa” Stemma di Niels BOHR (Scuola di Copenhagen) che invita a una riflessione epistemologica sulla complessità della conoscenza: “il contrario di un’idea profonda è un’altra idea profonda”.

Giovanni Simona, geografo 10-2005

Indicazioni bibliografiche

Alcune citazioni provengono da libri in francese; se la citazione è in italiano, la traduzione è mia.

1) BATESON G., La nature et la pensée. Ed. Seuil, Paris 1984, p.16.

2) Si veda: BOHM D., La plénitude de l’Univers, Ed. Rocher, Monaco 1987.

3) Espressione di Jeans in, DE RIENCOURT A., L’Oeil de Shiva, Interéditions, Paris 1980, p.17.

4) Costa de Beauregard citato in: VON FRANZ M-L., Le nombre et le temps, Ed. La Fontaine de Pierre, Paris 1978, p. 195 e 211.

5) Per una descrizione sintetica della teoria dell’Olomovimento di Bohm, si veda: LINSSEN R., L’homme transfini, Ed. Courrier du livre, Paris 1984.

6) Eddington A.S. citato da: DE RIENCOURT, L’Oeil de…, op. cit., p.18. Si veda pure: EDDINGTON A.S., La nature du monde physique, Ed. Payot, Paris 1929, pp.328- 329.

7) DE RIENCOURT, L’Oeil de…, op. cit., p.18.

8) TRINH XUAN THUAN, La mélodie secrète, Ed. Fayard, Paris 1988, pp.133-134.

9) Pensiero di Wigner citato da: DE RIENCOURT, L’Oeil de…, op. cit., p.18.

10) Si vedano le varie opere di James Lovelock, per esempio: Le età evolutive di Gaia, Ed. Boringhieri, Torino 1991.

Un’opera interessante che riassume gli atti di un convegno di ricercatori che hanno lavorato su quest’ipotesi: BUNYARD P., GOLDSMITH E. (a cura), L’ipotesi Gaia, Ed. Red, Como 1992.

11) Sull’ipotesi di Gaia forte o debole, si veda: SHELDRAKE R., L’Ame de la nature, Ed.Rocher, Monaco 1992, pp.171-182.

12) ABRAM D., Conseguenze epistemologiche dell’ipotesi di Gaia in, OUVRAGE COLLECTIF, L’ipotesi Gaia…, op. cit., pp.194-196.

13) Si veda per esempio una serie di articoli di Sperry in cui riassume le sue concezioni: articoli corredati di indicazioni bibliografiche, per esempio: SPERRY R., Structure et signification de la révolution de la conscience in, Troisième Millénaire, no 13, Paris 1989.

14) L’opera citata è: ECCLES J., Come l’Io controlla il suo cervello, Ed. Rizzoli, Milano 1994; per quel che concerne l’azione dell’ideazione pura sul cervello, si consulti in particolare le pagine: pp.191-215.

15) ECCLES J., Evolution du cerveau et création de la conscience, Ed. Fayard, Paris 1992, pp.254.

16) Si veda: ECCLES J., Come l’Io controlla il suo cervello…, op. cit., p. 192.

17) ECCLES J., Evolution du cerveau…, op. cit., p. 253.

18) DE RIENCOURT, L’Oeil de…, op. cit., p.19.

19) Bohm D., La plénitude de l’Univers…, op. cit., p.37.

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