SENZA COSCIENZA NON VI E’ SCIENZA – Relazione di Edoardo Conte

SENZA COSCIENZA NON VI E’ SCIENZA

Relazione di Edoardo Conte

Dagli albori della individualizzazione umana, da quando cioè la fiamma dell intelletto ha “nobilitato” l’essere umano, coscienza e scienza sono intrinsecamente legate.
Il metodo sperimentale scientifico nasce infatti dalla capacità autocosciente dell’Uomo di distinguere tra il dentro e il fuori. Nella dualità primigenia è l’osservatore che mantiene in essere l’osservato, e la pura osservazione è il tramite della sua concentrazione volitiva. Le origini filosofiche del metodo sperimentale giungono dal pensiero cartesiano basato sul: “Cogito ergo sum = penso quindi esisto”; cioé: “Io esisto in quanto sono una coscienza”.
La coscienza è il testimone interiore, il conoscitore delle informazioni che giungono a noi dal mondo esterno e da quel nostro stesso mondo interiore che chiamiamo corpo dei sensi; essa è il punto essenziale senza il quale non vi sarebbe soggetto e, quindi, esistenza.
Noi siamo, in virtù della coscienza che ci esprime. Ogni attività mentale, ogni memoria o sensazione, ogni sentimento, ogni intuizione non potrebbero esistere senza un centro di coscienza, senza un “Ego” che ne percepisca il significato, che ne comprenda il senso.
Nello sviluppo della civiltà moderna, la scienza ha assunto il compito di “Deus ex machina”; di colei che rimette ordine e separa il vero dal falso, il possibile dall improbabile. Essa è artefice del progresso sociale, dell’avanzamento tecnologico, ed è asservita alle logiche di mercato. Nel bene e nel male impone le sue leggi, i propri diktat, a cui bisogna obbedire per non rischiare la paralisi del sistema.
La scienza ha sostituito in qualche modo la religione, assumendosi l incarico di stabilire ed esprimere la verità; unica universalmente riconosciuta su questo pianeta diviso dalle speculazioni ideologiche, le tradizioni di popolo, le culture di razza ed i dogmi teologici.
Il metodo sperimentale ha sicuramente contribuito a creare le basi per una conoscenza e una cultura di scambio tra i popoli, ma procede lentamente a causa dei suoi propri limiti e della sua mancanza di comprensione degli aspetti più sottili e profondi della vita.
Una scienza senza coscienza è una mente senza cuore, un corpo senza anima che lo dirige e stimola. La scienza che, nella propria essenzialità, è conoscenza, ha indagato la realtà esteriore ma non ha mai scrutato la natura del conoscitore, la dimensione interiore della coscienza che anima lo scienziato come ogni altro essere vivente. Essa dimentica che tutte le scoperte sulla realtà materiale del mondo sono dovute alla coscienza e alla mente intelligente di chi ha intuito, compreso e conosciuto l’esistenza.
Siamo ora a una svolta. Sempre più, specie nella indagine delle energia che plasma l’Universo, intendiamo il campo della fisica dei quanti, lo scienziato sta giungendo, e a volte ha valicato senza accorgersene, quel velo che separa il processo sperimentale dalla conoscenza interiore;oggettivo dal soggettivo; il finito dall’infinito. Non vi è realtà oggettiva sembra affermare. Se non le miriadi di soggettività che la portano in essere. In altre parole è lo sperimentatore che determina l’esperimento, e il risultato è intrinsecamente legato al rapporto fra i due.
E con questa convinzione interiore che vogliamo mirare ad un futuro in cui sarà l’aspetto più alto della consapevolezza umana (l’intuizione) a dirigere il cammino dei Popoli.

Dagli Atti del Meeting ”L’Oriente incontra l’Occidente per una Civiltà di Pace”, promosso dal Mandir della Pace al Cenacolo Francescano, settembre 2000, nella Sezione: Scienza ed Evoluzione della Coscienza

shantij

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