DALL’IDEOLOGIA POLITICA ALLA SPIRITUALITA’ SOCIALE di Vittorio Marinelli

DALL’IDEOLOGIA POLITICA ALLA SPIRITUALITA’ SOCIALE

Intervento dell’Avv. Vittorio MARINELLI Presidente European Consumers alla tavola rotonda al convegno “L’Oriente incontra l’Occidente” Meeting “East meets West building Peace” in programma il 18 novembre 2006 al CONFERENCE Vasundhara Palace in Rishikesh, India, promosso dal Mandir della pace

Ho sempre ritenuto che nella vita dovessero essere due i piani differenti dell’agire umano e, secondo questa mia ferma convinzione, ho sempre agito.
Ho sempre inoltre ritenuto che i due piani di azione, fossero interdipendenti tra loro e si nutrissero l’uno con l’altro.
Per questo è per me motivo di orgoglio essere presente tra Voi in questo importante incontro internazionale e ringrazio Gabriella LAVORGNA che ha ritenuto che in me esistesse quella dote rara che si chiama coerenza.
E sono inoltre molto contento di essere in mezzo a delle persone che, come San Francesco e Ghandi, che sono le immagini di riferimento di questi lavori, hanno veramente posto in essere quello che molti dicono ma poi non praticano, alla ricerca di valori che non sono quelli superiori nei quali, anche l’ateo o il razionalista, si riconosce: lo spirito e la tensione dell’uomo a volgere verso il bene.
Credo che l’ideologia politica si nutra invece di questa componente della personalità che, purtroppo, non è invece normalmente esistente in tutti gli esseri umani.
Il fatto che la nostra epoca veda ancora la guerra, lo sfruttamento, la rovina ambientale, è indicativa del fatto che non tutti gli uomini sono di buona volontà e molti sono accecati dai falsi valori dell’arrivismo, della competizione sfrenata, dal desiderio che è impotenza, di essere migliori di altri anziché cercare di aiutare il nostro simile che è rimasto indietro.
Purtroppo l’ideologia politica è poi trasformata è diventa politica, che è una guerra con delle sue regole dove si dimentica che, dietro di essa, c’era una componente spirituale.
Ho sempre pensato che chiunque in ogni caso elabori una teoria politica o dica la sua per migliorare il mondo, sia in buona fede e, come tale, debba essere apprezzato.
Ho sempre pensato però che questa buona fede è poi tradita dall’ambizione di pochi che vedono nella politica non un servizio nei confronti dell’umanità ma un mezzo come l’altro di guadagnare con meno fatica rispetto ad altri lavori.
Oppure, se anche all’inizio potevano essere in buona fede, poi, andando avanti, perdono quello che Dante Alighieri, che voi certamente conoscete, chiama “la retta via”.
Ecc, credo e penso che la spiritualità sociale sia quel qualcosa che permetta a quelle persone che non possono arrivare all’ascesi, col distacco superiore dalle cose del mondo, di poter riuscire a mettere d’accordo materia e spirito, microcosmo e macrocosmo, azione e non azione.
Penso che ognuno di noi dovrebbe ogni tanto fare come il computer portatile che deve sincronizzarsi con il computer principale e cioè ricordarsi che, in quello che fa, c’è un progetto e riacquistare consapevolezza di questo progetto.
Penso che le persone di buona volontà non debbano rinunciare a dire la loro ma debbano invece impegnarsi per fare in modo tale che la musica possa essere sentita abbassando il rumore in quanto l’agire dell’uomo, quando dietro è presente spiritualità, è armonia e non rumore.
So che questo è momentaneo perché ciclicamente le persone di buona volontà che agiscono politicamente in buona fede vedono che il loro lavoro è inutile perché “i malvagi” prendono il marchio di fabbrica e rendono inutile questo sforzo.
Credo però che questo sia sempre avvenuto e la vita, come il mondo indiano che ci ospita ci ricorda, è fatto di cicli che si contrappongono e si susseguono.
Noi dovremmo impegnarci con una consapevolezza di appartenenza a una comunità che, oggi, è internazionale e globale e ha dei codici di riconoscimento per fare in modo tale che le persone possano riconoscersi tra di loro.
La mia esperienza con i consumatori condiziona le mie idee e credo che il consumatore si debba fidare di marchi di qualità che gli permettono di saper scegliere tra i diversi prodotti quello vero e non quello adulterato.
E credo che con questi principi, le persone in buona fede possano anche nel loro piccolo, riuscire a modificare i meccanismi dell’economia.
Un mondo che ha pagato le colpe di altri, con lo sfruttamento dei paese europei, oggi deve essere ripagato da chi si è arricchito e invece, grazie a questi incontri, il che è un paradosso, si può ancora arricchire il mondo europeo e occidentale ma non di quantità, come prima, ma di qualità.
L’India, con i suoi grandi pensatori, ci fa riflettere e ci fa fermare, in questa velocità nella quale non sappiamo più apprezzare niente perché i ritmi del mondo occidentale sono quelli della proprietà senza l’esperienza del possesso: le cose sono nostre ma non sono possedute.
Credo però che anche l’India e la Cina, che noi iniziamo a chiamare Cindia, debbano fermarsi perché, chi le governa, sta importando modelli occidentali, anziché modificare quelli orientali esistenti.
Certamente la lotta alla fame e alla povertà è una priorità ma poi, il mondo occidentale, si trova ricco, negli ipermercati, ma terribilmente povero dentro, nella povertà spirituale.
Deve esserci quindi uno scambio fecondo e fertile, dove l’Oriente possa incontrare l’Occidente e possano esserci doni reciproci di scambio e di amicizia.
Siamo a un bivio: diventare ricchi entrambi o andare verso la povertà e la distruzione del pianeta: noi, combinando i due piani, sappiamo dove andare e faremo di tutto per andarci.

shantij

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